Il suo matrimonio con Oddone di Savoia consentì ai Savoia, una stirpe transalpina, di affacciarsi in Piemonte e subentrare poi, in parte, agli Arduinici in Piemonte.
Origine Appartenente alla famiglia degli Arduinici, Adelaide, secondo lo storico Samuel Guichenon, nel suo Histoire généalogique de la royale maison de Savoie era figlia del margravio di Torino e Susa, Olderico Manfredi II e della contessa Berta degli Obertenghi, che secondo lo storico Ludovico Antonio Muratori era figlia di Oberto II, margravio di Milano, di Tortona e di Genova.Olderico Manfredi II era figlio del margravio di Torino e Susa, Olderico Manfredi I e di Prangarda di CanossaPrangarda era sorella di Tedaldo, il nonno di Matilde di Canossa: Adelaide e Matilde erano cugine di II grado., nonché nipote di Arduino il Glabro, il primo signore della Marca di Torino.
Biografia Legami familiari e matrimoni Adelaide secondo l'Annalista Saxo aveva un fratello detto conte di monte Bardone, che prima del 1034 premorì al padre, e due sorelle minori, Berta, moglie di Teutone del Monferrato, e Immilla (o Ermengarda), sposata prima col duca di Svevia, Ottone III e poi col Margravio di Meißen, Egberto I. Il marchese divise tra le sue figlie i suoi possedimenti, la maggior parte dei quali andò ad Adelaide, ma dopo la sua morte il Piemonte meridionale (Saluzzo, Boves, Ceva, ecc.) passò al figlio di sua sorella Berta, Bonifacio del Vasto.
Nel 1037, come conferma Samuel Guichenon, Adelaide andò sposa ad Ermanno duca di Svevia (1014 – 1038), che, secondo il Chronicon Ottonis Frisingensis, era il secondo figlio di Gisella di Svevia ed Ernesto I duca di Svevia e figliastro dell'imperatore Corrado II il Salico, terzo marito di Gisella; il matrimonio viene confermato indirettamente anche dal Herimanni Augiensis Chronicon (Hermannus quoque dux Alamanniæ marcham soceri sui Maginfredi in Italia ab imperatore accepit).Il documento n° CXVII del Regesta comitum Sabaudiae documenta una donazione di Adelaide ed Ermanno (Adaleida f. quondam Maginfredi marchionis et coniux Ermanni ducis et marchionis), datato 4 luglio 1038.Ermanno, secondo il documento n° CXV del Regesta comitum Sabaudiae, morì di peste il 28 luglio del 1038, combattendo nel napoletano; la morte di Ermanno (Herimannus dux obiit) è riportata anche negli Annales Necrologici Fuldense, nell'anno 1038.
Dopo essere rimasta vedova, Adelaide, nel 1042, come ci viene confermato da una donazione a S. Antonino (Henricus marchio filius quondam Wilielmi similiter marchioni et Adalena comitissa jugales), riporta da Il conte Umberto I (Biancamano) e il re Ardoino: ricerche e documenti, si sposò in seconde marchese del Monferrato, Enrico, figlio del marchese del Monferrato, Guglielmo III, come ci viene confermato dal documento nº 1 de Le carte della prevostura d'Oulx raccolte e riordinate cronologicamente fino al 1300 (Heynricus marchio filius quondam Uuilielmi similique marchioni), e della moglie Waza.Adalgisa e Enrico dopo le loro nozze fecero diverse donazioni: nel 1042 alla chiesa di Torino nel 1043 al monastero di S. Antonino nel 1043 all'Abbazia di Santa Maria di Cavour nel 1043 ancora al monastero di S. Antonino, come da documento n° LXXIX del Diplomatique de Bourgogne nel 1044 alla chiesa di Pinerolo, come da documento n I de Il gruppo dei diplomi Adelaidini in favore dell´abbazia di Pinerolo (non consultato).Enrico morì tra il 1044 ed il 1045.
Dopo essere rimasta vedova per la seconda volta, Adelaide, nel 1046, come ci conferma Samuel Guichenon, sposò il futuro conte di Moriana e conte d'Aosta, Oddone, il figlio quartogenito del Conte di Moriana e del Chiablese, Umberto I Biancamano e di Ancilia od Ancilla d'Aosta, come ci viene confermato dal documento n° XXVII de Il conte Umberto I (Biancamano) e il re Ardoino: ricerche e documenti; il matrimonio viene confermato anche dall'Annalista Saxo, quando parla della figlia Berta (Berta, filiam Ottonis marchionis de Italia et Adheleidis).Alla morte del suocero, Umberto, tra il 1047 ed il 1048, suo cognato Amedeo, il primogenito, gli succedette in tutti i suoi titoli.Dopo la morte del cognato, Amedeo, avvenuta dopo il 12 dicembre 1051, inumato, secondo Samuel Guichenon, nella cattedrale di San Giovanni di Moriana, siccome il figlio primogenito, Umberto, gli era premorto ed il secondogenito, Aimone era un ecclesiastico (forse, anche lui premorto al padre) i suoi titoli passarono a Oddone, il marito di Adelaide.Secondo il documento n° VII de Le carte della prevostura d'Oulx raccolte e riordinate cronologicamente fino al 1300, datato 1057, Adelaide ed il marito Oddone, assieme ai figli Pietro, Amedeo e le figlie (Oddo et uxor mea Adalaicis et filii mei Petrus Admedeus et filie mee), fecero una donazione alla chiesa di Oulx.
Il suo terzo marito, Oddone di Savoia, morì giovane, probabilmente nel 1057, secondo il Regesta comitum Sabaudiae, a Torino il 19 gennaio (XIV Kal Feb depositio Dnis Oddonis Marchionis) (invece, secondo lo storico C. W. Previté-Orton, nel suo The early history of the house of Savoy (1000-1233), il 21 maggio 1060), e lasciò tutti i figli pressoché bambini affidati alla reggenza della moglie poco più che quarantenne; tutt'oggi la salma di Oddone riposa nella Cattedrale di San Giovanni Battista a Torino. Adelaide, oltre che al marito, sopravvisse anche ai figli e mantenne di fatto il potere, reggente prima per i figli, Pietro e Amedeo, poi per il nipote, Umberto, fino alla morte, avvenuta nel 1091, 31 anni dopo quella del marito. Ricca e potente, aveva anche una grande attitudine a governare.
Il documento nº 16 del Peter der Zweite, Graf von Savoyen, Markgraf in Italien ci documenta che nel 1064 Adelaide conduceva il governo assieme al figlio, Pietro, infatti il documento viene firmato dal figlio e dalla madre (Dominus Petrus Marchio filius quond. bonæ memoriæ Oddonis marchionis simul cum domina Adheleida comitissa matre sua).
Tra i 1079 ed il 1083, Adelaide fa tre donazioni, riportate dal Peter der Zweite, Graf von Savoyen, Markgraf in Italien.
Tra i 1089 ed il 1090, Adelaide sigla tre documenti del Regesta comitum Sabaudiae.
Sempre il Regesta comitum Sabaudiae riporta che nel 1091, lo stesso anno della morte della contessa Adelaide, nel mese di marzo, la città di Asti faceva parte del suo dominio.Anche l'imperatore Enrico IV riconobbe ad Adelaide il possesso di Asti (comitatum [Astensi] habuit et tenuit Adheledis comitissa).
La morte di Adelaide è riportata dal Necrologium Scafhusenses, Bernoldi Chronicon Introduction il 19 dicembre 1091 (14 Kal Jan Adelheida Taurinensis comitissa obiit - 1091)Ancora il Regesta comitum Sabaudiae riporta la morte di Adelaide nel dicembre del 1091, con due diversi necrologi:il 25 dicembre (VIII Kal Jan ob com Adalasia comitissa)il 19 dicembre (Adelaida Taurinensis comitissa, 14 Kal Januarii obiit).
Azione politica La sua primogenita Berta aveva sposato l'imperatore Enrico IV, che, però, tentò di ripudiarla convocando a Magonza un concilio, in cui prevalse l'opposizione del delegato papale San Pier Damiani. Poco dopo, nel 1077, Enrico IV venne in Italia portando con sé Berta per ottenere dal papa Gregorio VII la revoca della scomunica.Il 22 aprile 1073 l'arcidiacono Ildebrando fu eletto papa per acclamazione popolare e adottò il nome di Gregorio VII. Non informò l'imperatore Enrico IV né chiese la sua approvazione perché questi era allora in discredito presso la Santa Sede continuando a mantenere relazioni con i consiglieri scomunicati da Alessandro II. La sua altissima, mistica concezione del papato, contemplava non solo la personale santità del papa derivante direttamente da San Pietro, ma anche la sua supremazia su tutte le autorità, tanto temporali quanto spirituali, e il suo diritto di deporle. Ripristinò i decreti dei suoi predecessori contro il matrimonio dei chierici e la simonia. Ciò suscitò un gran malcontento, specialmente in Francia e in Germania, tuttavia riuscì a placare la maggior parte delle opposizioni. Inoltre dichiarò la proibizione delle investiture laicali, cioè dell'ingerenza dei laici nelle nomine ecclesiastiche. Tale proibizione suscitò un'agitazione ancora più grande e provocò anche un serio conflitto con Enrico IV, in quanto mirava soprattutto all'abolizione della interferenza regale sulle nomine dei vescovi. Enrico IV continuò a designare i candidati a lui graditi non solo per Milano e per le sedi tedesche, ma anche per Fermo e Spoleto. Aspramente ripreso da Gregorio VII, convocò a Worms un sinodo di vescovi tedeschi (24 gennaio 1076) che depose il papa, e lo invitò personalmente ad abdicare. Riunitisi a Piacenza anche i vescovi lombardi aderirono alle decisioni dell'episcopato tedesco.
Gregorio VII reagì immediatamente: scomunicò Enrico IV, lo sospese dall'esercizio del potere regale e sciolse i suoi sudditi dal vincolo di fedeltà verso di lui. Poiché ciò avrebbe favorito gli avversari di Enrico, questi, in tale pericolosa situazione, ritenne prudente sottomettersi al pontefice. Nel gennaio 1077F si presentò in abiti penitenziali al papa, in quel momento dimorante a Canossa, e gli chiese il perdono. La clemenza del papa doveva rivelarsi un errore politico. Per tre anni cercò inutilmente di far da paciere fra Enrico IV e il suo rivale Rodolfo di Svevia, eletto anch'egli re, in contrapposizione a quello legittimo, nel 1077. Nel 1080 infine, convintosi che il re era assolutamente incorreggibile, lo scomunicò, lo depose per la seconda volta, e riconobbe Rodolfo come legittimo re. In risposta a questa sentenza Enrico convocò un sinodo di vescovi imperiali a Bressanone (25 giugno 1080) che dichiarò Gregorio deposto ed elesse a sostituirlo Guiberto di Ravenna con il nome di Clemente III (antipapa). Tuttavia era ancora possibile un compromesso politico perché Enrico desiderava essere incoronato imperatore. Ma Gregorio non era uomo da compromessi. Il suo atteggiamento inflessibile spinse molti dei suoi sostenitori, compresi tredici cardinali, ad allontanarsi da lui. Nel marzo del 1084 Enrico occupò Roma, ma il Normanno Roberto il Guiscardo riuscì a liberare Gregorio. Per gli eccessi commessi dalle truppe di Roberto, il popolo si sollevò e diresse la sua collera contro il papa. Questi dovette lasciare precipitosamente la città, trasferendosi prima a Montecassino e poi a Salerno. Là morì attestando che aveva amato la giustizia e odiato l'iniquità. Venne sepolto in quella città. Beatificato nel 1585, fu canonizzato da Paolo V nel 1606. Egli dovette passare per i domini di Adelaide, anche perché gli altri passi alpini erano impediti dai suoi nemici, e riuscì ad ottenere il supporto di Adelaide. Nella biografia di G. Giovannini si riporta: « Adelaide, riabbracciando la figlia Berta e vedendola tanto deperita e con evidenti tracce di patimenti, giurò odio eterno al genero infame. Non voleva neppure riconoscerlo come membro della sua famiglia, non voleva accoglierlo né aiutarlo. Eppure finì col riconoscerlo, accoglierlo ed aiutarlo per intercessione della dolcissima Berta.». E per intercessione della figlia, Adelaide si decise ad accompagnare Enrico IV dal papa a Canossa e con lei anche il fratello di Berta, Amedeo II di Savoia. «L'imperatore dovette a questa energica donna, alla sua fermezza e al suo prestigio, più che alla stessa contessa Matilde di Toscana, i patti, che riuscì a strappare a Papa Gregorio VII. » Il perdono papale ottenuto al prezzo di una tremenda umiliazione generò un noto modo di dire (Andare a Canossa).