Le pianure del passaggio è un romanzo fantasy storico del 1990 scritto da Jean M. Auel, quarto libro della serie comunemente nota come I figli della Terra.

Trama Ayla e Giondalar, lasciato il Raduno d'Estate dei Mamutoi, da cui Ayla è stata adottata e dove hanno stretto molti legami di affetto ed amicizia, si addentrano nelle steppe e nelle praterie dell'Europa Glaciale, con l'intento di raggiungere le terre degli Zelandoni, popolo di Giondalar.

I due ragazzi viaggiano con Hinni e Vento, i loro fidati cavalli, ed il giovane Lupo, che Ayla ha allevato sin da cucciolo durante la sua permanenza con i Mamutoi.

Proprio il loro incontro con un Campo Mamutoi, il Campo del Falcone - definito Campo dell'Erba Piumosa dai suoi abitanti, poiché si tratta di un campo estivo - porta Ayla a riflettere sul fatto di far avvicinare con circospezione gli animali alle persone, e ciò le suggerisce di essere prudente per ciò che riguarda le tappe successive del lungo viaggio che aspetta lei ed il suo compagno.

Al Campo del Leone infatti, i Mamutoi si erano abituati progressivamente alla presenza dei cavalli, ed avevano conosciuto Lupo sin da quando, piccolissimo, Ayla lo aveva portato tra loro...ma l'incontro con i Mamutoi del Campo del Falcone - che Ayla insiste per andare a visitare, in quanto probabilmente saranno gli ultimi esponenti del suo popolo adottivo che avrà modo di incontrare - le fa comprendere che a prima vista gli animali incutono timore alle persone, poiché l'idea che si possano addomesticare è ancora talmente rivoluzionaria da essere scambiata per vera e propria magia.

Lasciando quindi i Mamutoi per sempre, Ayla comincia a chiedersi quale sarà l'accoglienza che la attende tra gli Zelandoni, e non ultimo, si trova ad affrontare il problema di dover addestrare seriamente Lupo, ancora irruente e maldestro a causa della giovane età, a non spaventare le persone, a non intromettersi nella caccia, ed a non rosicchiare i loro averi.

Anche Giondalar ha molte preoccupazioni, specialmente legate al lungo cammino che li attende, prima tra tutte quella della strada da percorrere.

Talut infatti, il capo del Campo del Leone, gli ha suggerito di passare a settentrione, per abbreviare il viaggio che Giondalar sa che durerà almeno un anno, ma ciò significherebbe non poter mai più rivedere gli Sciaramudoi, il popolo al quale si unì suo fratello Tonolan e presso il quale lui stesso aveva pensato di rimanere per unirsi a Serenio, la donna con cui aveva avuto una lunga relazione...parlandone con Ayla, lei gli suggerisce di passare dalla stessa strada che fece a suo tempo con il fratello, in modo da poterli rivedere ancora una volta, poiché tramite Tonolan è come se anche loro fossero la sua famiglia.

Giondalar, rasserenato, le dà ragione, e decide quindi di continuare a seguire il corso del Fiume della Grande Madre - il Danubio - per poter far visita ai suoi parenti, per informarli della sorte di Tonolan, ed anche per una ragione che non si sente di rivelare ad Ayla.

Quando lasciò gli Sciaramudoi infatti, Giondalar aveva il sospetto - avallato da Serenio stessa, malgrado lei per prima lo avesse spinto a partire - che Serenio fosse incinta...e poiché l'uomo inizia a chiedersi come mai, malgrado abbia avuto già un figlio in passato, Ayla non sia mai rimasta incinta, comincia a dubitare della forza del suo Spirito, o delle intenzioni della Madre Terra nell'usarlo per benedire Ayla con una gravidanza.

Il giovane infatti non sa che Ayla, grazie alle nozioni trasmessele dalla madre adottiva Iza, Donna Medicina di alto lignaggio e dalle immense conoscenze, utilizza degli infusi adatti ad impedire una gravidanza, poiché la ragazza non gliene ha mai parlato, in quanto le conoscenze di una Donna Medicina in merito ai preparati che utilizza riguardano lei soltanto, ed Iza le aveva insegnato che gli uomini potevano adirarsi moltissimo - quantomeno quelli del Clan, ma lei non ha idea di come la pensino gli "Altri" al riguardo - se avessero saputo che una donna era in grado di impedire l'arrivo di uno o più figli al Focolare di un uomo, pertanto, sin da giovanissima, Ayla aveva osservato scrupolosamente il riserbo legato alla sua particolare "professione", e non aveva fatto eccezione per il suo compagno, in quanto maschio e non versato nelle arti di guarigione.

Di conseguenza, sebbene sia consapevole che una gravidanza con davanti un viaggio così lungo sarebbe più un problema che una gioia, e che Ayla avrà bisogno di avere intorno delle donne al momento di un eventuale parto, per non parlare delle esigenze che avrebbe un neonato, inizia a chiedersi se il suo Spirito sia idoneo a generare figli, e se una o più delle donne con le quali si era accoppiato nel suo viaggio precedente abbia avuto almeno un figlio del suo Spirito.

I due giovani piegano quindi verso meridione, seguendo il corso del Donau, e costeggiano il Mare di Beran, dove Ayla prova la tentazione di cercare la nuova caverna del Clan dell'Orso delle Caverne, sapendo che non sarà mai più tanto vicina al territorio della gente che l'ha salvata ed allevata nella prima parte della sua vita, e consapevole che la gente di Giondalar vive talmente lontano da rendere impossibile, un giorno, il suo ritorno in quelle terre.

Tuttavia, è anche consapevole del fatto che Durc, il suo bambino rimasto con il Clan, ora abbia la sua vita della quale ormai farà parte anche la bambina che gli era stata promessa, Ura, di Spiriti Misti come lui...Ayla, a causa della Maledizione di Morte che Brud aveva fatto lanciare su di lei, sa che se lui la vedesse penserebbe al ritorno di uno Spirito, magari intenzionato a condurlo nell'altro mondo, e che per lui non sarebbe una gioia rivederla, ma un enorme spavento.

Ayla, addolorata, si rassegna quindi all'idea di non poter mai più vedere suo figlio e le persone che ha amato, nemmeno per un'ultima volta, e si avvia con il compagno in direzione dell'occidente, pur sapendo che porterà per sempre quel rimpianto nel cuore.

Dopo varie peripezie, tra cui il fatto di scampare ad un'alluvione ed il ritrovamento fortuito di un campo abbandonato dove riescono a recuperare le forze ed a riparare l'attrezzatura danneggiata, rimpiazzando anche quella perduta, Ayla e Giondalar giungono presso gli Sciaramudoi, il "Popolo del Fiume", grandi cacciatori e costruttori di barche, oltre che abilissimi conciatori di pelli di camoscio, che si rivelano felicissimi di rivedere il loro congiunto.

Tra di loro, la compagna del capotribù, Roshario, ha urgente necessità di assistenza medica, perché qualche luna prima, cadendo da una grande altezza, si è fratturata gravemente un braccio, e poiché lo Sciamud - che Giondalar aveva conosciuto quando aveva curato suo fratello Tonolan - all'epoca era già morto, la frattura - peraltro scomposta - si è saldata male, facendo soffrire molto la donna e rendendo inutilizzabile il braccio ferito.

Ayla si propone subito di aiutarla, e con un delicato intervento di frattura e riallineamento delle ossa, riesce a normalizzare la linea del braccio, rendendo possibile il completo recupero dell'arto...la gioia del Campo nei confronti dei visitatori, però, è guastata dalla reazione del loro capo, Dolando, quando scopre che Ayla è stata allevata dal Clan dell'Orso delle Caverne, i cosiddetti "Testapiatta".

Il giovane figlio di Dolando e Roshario infatti, Doraldo, fu ucciso proprio dagli uomini del Clan, e l'uomo - sebbene lui e Roshario abbiano poi adottato la piccola Getamio, divenuta compagna di Tonolan e drammaticamente morta di parto - non ha mai superato l'odio verso la loro razza, che ha cercato di sterminare nei territori circostanti a seguito dell'uccisione del figlio...Ayla apprende della cosa con dolore, ma poiché sa per esperienza che il Clan preferisce evitare "gli Altri", parla della madre della bambina promessa a suo figlio, Oda, e racconta di come gli uomini degli Altri, oltre a violentarla, furono i responsabili - sebbene involontari - della morte della sua prima figlia.

Ciò pone l'attenzione sulla riprovevole abitudine di alcuni uomini degli Altri, specialmente i più giovani e turbolenti, di sfogare i propri istinti sulle donne del Clan, abusandone e trattandole come se fossero davvero degli esseri inferiori, e Dolando capisce perciò che suo figlio è morto probabilmente per questo motivo, e che forse chi l'ha ucciso l'ha fatto per difendere le donne del Clan, magari una figlia, una sorella o addirittura una compagna, quindi per legittima difesa, non per un irrazionale ed animalesco istinto omicida.

Nel periodo con gli Sciaramudoi, Ayla fa poi amicizia con Tolie, una donna di origini Mamutoi, imparentata sia con il Campo del Leone che con quello del Falcone, ed originaria del Campo del Cervo Rosso, che ha sposato uno Sciaramudoi, e che stringe con lei un forte legame di affetto, incrementato dal fatto che Tonolan e Getamio erano parte della sua famiglia assieme a Markeno, il suo compagno...pertanto, con il passare del tempo, il mitigarsi della rabbia di Dolando ed il procedere positivo della convalescenza di Roshario, ad Ayla e Giondalar viene proposto di restare con loro, di unirsi agli Sciaramudoi e di fermare il loro peregrinare.

Persino Lupo è stato accolto volentieri dal popolo dei Cacciatori di Storioni, e Giondalar ha ritrovato tra loro il giovane Darvalo - figlio di Serenio, che si è trasferita altrove con il nuovo compagno Mamutoi, parente di Tolie, impedendogli quindi così di scoprire se ha poi avuto un figlio "con i suoi occhi" - che già dal loro primo incontro gli si era molto affezionato...la proposta è fatta quindi con grande affetto e generosità, ed è avallata dal fatto che Dolando stesso, compresa ora la verità sulla morte di suo figlio, ha superato l'odio ed ha capito i propri errori...Ayla sarebbe felice di accettare, perché in poco tempo ha imparato a voler bene agli Sciaramudoi, e Tolie è una Mamutoi come lei...ma sa che la decisione deve essere di Giondalar, e lui vuole tornare agli Zelandoni.

È tempo quindi di un nuovo addio, e dopo aver salutato tutti, ed aver ricevuto dagli Sciaramudoi una bellissima tunica decorata per Ayla, e due oggetti appartenuti a Tonolan e Getamio, che Giondalar promette di consegnare a sua madre, i due giovani riprendono il loro cammino verso il Tramonto.

Sempre seguendo il Fiume della Grande Madre, Giondalar ed Ayla si trovano ad incontrare delle vecchie conoscenze dell'uomo, gli Adumai, il cui villaggio però rimane più a nord...sebbene Giondalar sia estremamente curioso di scoprire se la ragazza con la quale aveva celebrato i Primi Riti, Noria, abbia avuto un bambino dal suo Spirito, il tempo che occorrerebbe per far loro visita sarebbe troppo, e poiché il giovane non parla correttamente la lingua Adumai, non può chiedere nulla di preciso, rimanendo quindi con il dubbio nel cuore.

Poco dopo, malgrado l'uso dei cavalli consenta loro di procedere a velocità assai maggiore dell'andatura a piedi tenuta da Giondalar e Tonolan al tempo del loro Viaggio, due disavventure attendono i giovani viaggiatori.

Il primo, è l'attraversamento del Fiume della Sorella, pericoloso e turbolento affluente del Fiume della Grande Madre, nel quale entrambi rischiano di affogare e dove per poco non perdono Lupo...inoltre Hinni, nuovamente vicina al calore stagionale, viene portata via da un branco di cavalli selvatici piuttosto numeroso, che non ne rende facile il recupero.

Ayla e Giondalar, pronti a tutto pur di recuperare la loro amica, seguono la mandria, che ad un certo punto viene intercettata anche da un gruppo di cacciatori e fatta precipitare in un dirupo poco distante...Ayla riesce a recuperare Hinni ad un soffio dal baratro, assieme a Vento, ma quando tutto si calma, si accorge che Giondalar è scomparso, e con Lupo si muove per andarlo a cercare, poiché è evidente che è stato qualcuno a portarlo via, di proposito.