La migrazione lessepsiana, più raramente invasione eritreaNelle pubblicazioni in lingua inglese (ad esempio in Khalil et al., 2025) si incontra talvolta la terminologia Med-Red migration che, tuttavia, non compare mai in testi in lingua italiana.., è l'ingresso e la stabilizzazione di organismi marini dal Mar Rosso nelle acque del Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.
Il nome deriva da quello di Ferdinand de Lesseps, ingegnere francese promotore ed esecutore del canale che unisce il Mar Rosso e il Mediterraneo. Gli organismi immigrati sono definiti lessepsiani o eritrei, mentre quelli, in numero molto minore, che effettuano la migrazione opposta vengono chiamati anti-lessepsiani.
La presenza delle specie lessepsiane è massiccia nelle parti più meridionali e orientali del bacino mediterraneo, dove costituiscono una parte importante della fauna e della flora marine ma, soprattutto a partire dal secondo decennio del XXI secolo, molte di esse hanno iniziato ad ampliare il loro areale verso i bacini settentrionali e occidentali, stabilendosi con successo. Questo ampliamento della distribuzione viene attribuito al riscaldamento globale del clima. La migrazione lessepsiana ha avuto molteplici impatti sulle aree da essa più colpite: dalla sostituzione di specie native con specie lessepsiane ai mutamenti degli ecosistemi, dall'impatto sulla pesca all'immigrazione di specie potenzialmente pericolose.
Storia Un passaggio navale che metteva in comunicazione il Mar Rosso e il Mediterraneo orientale è esistito fin dall'antichità. ma, transitando in parte per un ramo del delta del Nilo contenente acqua dolce, non ha permesso alcun interscambio di fauna marina..
Nei primi anni dopo l'apertura del moderno Canale di Suez nel 1869, la migrazione di specie fu contenuta a causa di alcune caratteristiche ecologiche del canale e dell'area marina immediatamente adiacente allo sbocco nel Mediterraneo.
In primis, i laghi Amari attraversati dal canale erano bacini iperalini, con una salinità che poteva giungere al 161 per mille., valore elevatissimo e incompatibile con la vita di gran parte degli organismi. Con gli anni, si venne a formare un flusso stabile d'acqua tra il Mar Rosso e il Mediterraneo, che progressivamente disciolse i banchi di sale presenti sul fondo dei laghi, portando in circa sessant'anni la salinità a valori simili a quelli del Golfo di Suez..
Un altro ostacolo in grado di inibire inizialmente la migrazione di organismi tra i due bacini era l'acqua dolce riversata in grande quantità dalla foce del Nilo, non distante dallo sbocco del Canale di Suez. Questo flusso formava una "barriera" di acqua a bassa salinità, insuperabile dagli organismi del Mar Rosso, in gran parte stenoalini. In particolare, l'aumento estivo della portata del Nilo coincideva con l'inversione della corrente nel canale, facendo sì che l'acqua a bassa salinità vi penetrasse. In queste condizioni la salinità nel canale e nel Mediterraneo adiacente scendeva fino al 26 per mille. La fascia dissalata si spingeva fino a grande distanza; ad Haifa, ad esempio, si registrava ancora una salinità marina media del 34 per mille. Questo ostacolo è stato involontariamente rimosso con la costruzione della diga di Assuan, nella seconda metà del XX secolo, che ha ridotto la portata del fiume e, di conseguenza, l'apporto di acque dolci al delta del Nilo.. Lo sbarramento del corso del Nilo ha inoltre ridotto la produttività dell'area marina adiacente la foce, facendo cessare le fioriture algali – precedentemente frequenti soprattutto in occasione delle piene – e creando condizioni ecologiche oligotrofiche più simili a quelle del Mar Rosso..
Si ritiene che il primo organismo eritreo a formare popolazioni stabili nel Mediterraneo sia stato il mollusco bivalve Brachidontes pharaonis, che già nel 1876 ricopriva considerevoli superfici nei pressi di Porto Said. Un altro immigrante precoce è il gasteropode Cerithium scabridum, rinvenuto nel canale fin dal 1882..
Si deve aspettare il 1902 per osservare nel Mediterraneo le prime specie di pesci ossei lessepsiani: Siganus rivulatus e Atherinomorus lacunosus.. Nei decenni successivi, l'invasione ebbe un ritmo piuttosto basso; fino agli anni 1970 si valuta che, in media, sia stata scoperta una nuova specie lessepsiana ogni due anni. A partire da quel decennio, in concomitanza i con lavori di ampliamento del canale che ne hanno aumentato larghezza e profondità di circa dieci volte., si è assistito a un rapido incremento nella migrazione, che ha raggiunto il massimo nella prima decade del nuovo millennio con 31 nuove specie segnalate in dieci anni.. Al 2023 sono 445 le specie aliene marine – in stragrande maggioranza di origine lessepsiana – rinvenute lungo le coste di Israele, le più affette dal fenomeno in tutto il bacino mediterraneo. Si è calcolato che dagli anni 1970 il numero di specie eritree sia almeno triplicato.. Nel 2013, si stimava che un quinto delle specie presenti nel Mediterraneo fosse di origine esotica.
Il Canale di Suez è stato oggetto di ampliamenti e approfondimenti continui durante tutta la sua storia, per adeguare l'infrastruttura alle nuove esigenze del traffico marittimo.. In corrispondenza di ciascuno di questi ampliamenti si è potuto rilevare un aumento del flusso di specie eritree immigrate.. In particolare, il grande ampliamento effettuato nel 2015 nella parte centrale del canale, con raddoppio di un tratto dello stesso, è stato accolto con forte preoccupazione dalla comunità scientifica per il possibile vistoso incremento dello scambio di organismi tra il Mar Rosso e il Mediterraneo..
Ecologia Mentre numerosissime specie del Mar Rosso si sono diffuse nel Mediterraneo formando molto spesso popolazioni stabili e, non di rado, soppiantando le specie atlantico-mediterranee, la migrazione inversa dal Mediterraneo al Mar Rosso (migrazione anti-lessepsiana) è stata di entità molto inferiore. Una delle cause di questa disparità è probabilmente da ascriversi alla povertà di specie presenti nel Mediterraneo orientale: circa la metà di quelle ospitate nella parte occidentale. I bacini orientali del Mediterraneo sono fortemente caratterizzati in senso subtropicale, con valori di salinità e temperatura più elevati e un contenuto di ossigeno e nutrienti inferiore.; questo ha fatto sì che la colonizzazione da parte degli organismi – principalmente di origine temperata o temperata-calda – del bacino occidentale sia stata incompleta.. La colonizzazione da parte delle specie ittiche lessepsiane, ad esempio, è stata rapida e massiccia nella parte est e sud-est del Mediterraneo, mentre l'invasione della parte settentrionale del Mediterraneo orientale, come il Mar Egeo, e delle coste tunisine e siciliane è stata molto più lenta e ha condotto alla comparsa di un minor numero di specie aliene. In effetti, la varietà di specie eritree presenti nel mar Mediterraneo decresce dunque secondo un gradiente da sud-est a nord-ovest..
Si ipotizza che il riscaldamento globale possa influire sulla distribuzione delle specie eritree nel Mediterraneo, sia permettendo la diffusione in aree più a nord e ovest di specie attualmente presenti nel bacino orientale, sia consentendo l'immigrazione di taxa più esigenti in fatto di temperature minime. I coralli costruttori di barriere, ad esempio, necessitano che la temperatura dell'acqua non scenda al di sotto dei 18 °C, mentre in inverno nel Mar di Levante si registrano temperature minime anche di 15 °C. Basterebbe un innalzamento di pochi gradi, dunque, a consentire l'insediamento di questi organismi.
Caratteristiche ecologiche degli immigranti Sebbene gli organismi immigrati lessepsiani appartengano ai più svariati gruppi, esistono alcune caratteristiche ecologiche comuni a gran parte di essi. Il "tipo" ecologico più frequente è un animale bentonico, carnivoro, che vive in acque poco profonde su fondali mobili, con tendenza alla gregarietà..
Il tratto ecologico più importante per determinare le possibilità di successo e di dispersione di un immigrante lessepsiano è sicuramente la tolleranza alle basse temperature: il Mediterraneo è infatti un mare sostanzialmente temperato-caldo, mentre il regime termico del Mar Rosso è decisamente tropicale. I dati di distribuzione mostrano come, nelle annate con temperature medie più elevate, si abbiano maggiori tassi di immigrazione e di colonizzazione di aree a nord e a ovest rispetto al Mar di Levante.. Un esempio dell'influenza delle temperature nel processo di insediamento e di stabilizzazione delle specie eritree è stato l'inverno inusualmente mite del 1954-1955, dopo il quale numerose specie, prima di allora sporadiche, come i pesci Saurida undosquamis e Upeneus moluccensis, si sono insediate stabilmente nei bacini orientali mediterranei, dove sono tuttora tra le specie più abbondanti.. Risulta inoltre che lo stanziamento delle specie lessepsiane al di fuori dell'estrema parte sud-orientale del Mediterraneo riguardi perlopiù specie ad affinità subtropicale, ovvero con preferenze termiche nell'areale d'origine tra i 10 e i 20 °C, mentre l'insediamento delle specie strettamente tropicali, con temperatura preferenziale oltre i 20 °C, risulti comune solamente nel Mar di Levante.. A questo proposito, uno studio sui bivalvi ha mostrato come una delle caratteristiche più importanti per l'efficace stanziamento di una specie eritrea nel Mediterraneo sia la presenza, nell'areale naturale, anche in zone subtropicali e non soltanto strettamente tropicali.. Inaspettatamente, è stato rilevato come un fattore predisponente alla colonizzazione del Mediterraneo sia anche la tolleranza alle alte temperature estive: le temperature massime del Mediterraneo sud-orientale possono infatti superare quelle del Mar Rosso e inibire l'efficace insediamento di alcune specie eritree che mostrano scarsa tolleranza verso gli alti valori termici..
Nella grande maggioranza dei casi gli immigranti eritrei sono organismi costieri tipici di acque poco profonde, che al massimo si spingono nella parte superiore della piattaforma continentale., sebbene siano stati riscontrati alcuni taxa anche nella zona della scarpata a profondità di circa 200 metri.. Questo è dovuto alla bassa profondità del canale, che dunque permette il passaggio solo a organismi che, perlomeno nelle fasi larvali, prediligono ambienti littorali. In particolare, si registra un'elevata percentuale di immigranti lessepsiani naturalizzati nel Mediterraneo orientale tra i pesci ossei tipici di ambienti sabbiosi littorali o di spiaggia sommersa del Mar Rosso settentrionale.. Pare che l'eurialinità sia un prerequisito importante per il successo nell'invasione del Mediterraneo, come ad esempio è stato postulato per Plotosus lineatus... Uno studio del 2015 sui molluschi bivalvi ha evidenziato che le specie lessepsiane insediate con maggior successo – fino talvolta all'invasività – sono caratterizzate da preferenza per habitat su fondi duri e a bassa profondità, dimensioni relativamente grandi, alimentazione per filtrazione, areale naturale esteso anche a zone subtropicali e immigrazione precoce dopo l'apertura del Canale..
Generalmente, le specie invasive acquatiche sono caratterizzate da una strategia di tipo r, dunque con vita breve, grande potenziale riproduttivo e assenza di cure parentali. Questo è vero soltanto in parte per gli organismi lessepsiani, dato che fra essi – sebbene non maggioritari – vi sono numerosi esempi di cure parentali, come l'incubazione orale degli Apogonidae, l'ovoviviparità e la deposizione di uova adesive..