Nave Sirio è stata una torpediniera della Regia Marina e successivamente una corvetta della Marina Militare.
Storia La Sirio divenne operativa negli ultimi mesi del 1936, venendo dapprima impiegata nelle acque della Libia.
Nel 1937 la torpediniera prese parte alla guerra civile spagnola, svolgendo azioni di contrasto del contrabbando di rifornimenti a favore delle truppe spagnole repubblicane.
Successivamente, dal giugno 1938 al gennaio 1940 prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, l'unità operò nel Dodecaneso.
Seconda guerra mondiale All'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale la Sirio faceva parte della X Squadriglia Torpediniere di base a La Spezia, che formava unitamente alle gemelle Vega, Sagittario e Perseo. Fu assegnata a missioni di scorta inizialmente in Libia e poi in Egeo, per poi tornare sulle coste libiche e tunisine sino alla caduta di tali territori in mano alleata.
Dal 9 al 15 giugno 1940 la nave partecipò, insieme alle torpediniere Curtatone e Carini ed ai posamine Crotone, Fasana, Orlando e Gasperi, alle operazioni di minamento delle acque prospicienti l'isola d'Elba.
Dal 29 al 31 agosto la Sirio scortò da Palermo a Tripoli la pirocisterna Marangona ed il piroscafo San Giovanni BattistaGiorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, pp. 231-455-544-550.
Dal 6 all'11 novembre l'unità fu di scorta, sulla rotta Tripoli-Palermo, alla nave cisterna Ticino ed al piroscafo Sirena.
Alle 00:33 del 27 novembre 1940 la Sirio, in missione nel canale di Sicilia (era partita da Trapani alle 17 del 26), avvistò al largo di Capo Bon le sagome di sette navi britanniche – la corazzata HMS Ramillies, gli incrociatori Newcastle, Berwick e Coventry e tre cacciatorpediniere (questi ultimi in realtà erano cinque) – con rotta verso nordovest (si trattava della Forza D britannica, in mare per l'operazione Collar) e le attaccò infruttuosamente con il lancio di due siluri da 1800 metri (le armi non vennero nemmeno notate da bordo delle navi inglesi)Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p. 63. Dopo l'attacco la Sirio ripiegò e lanciò un segnale di scoperta, che permise alla flotta italiana in mare di dirigere verso la squadra britannica (ne derivò poi l'infruttuosa battaglia di Capo Teulada).
Il 19 maggio 1941, la Sirio partì dal Pireo di scorta ad un convoglio di 21 caicchi con a bordo 2331 militari tedeschi, che avrebbero dovuto raggiungere Creta per partecipare ai combattimenti in corso per l’occupazione dell'isola. Tuttavia fu immobilizzata da una grave avaria all'elica di dritta e costretta a rientrare in porto, così come 7 dei caicchi. La nave guasta venne rimpiazzata dapprima dalla vecchia torpediniera Curtatone, che saltò su mine nel golfo di Atene prima di poter raggiungere il convoglio, e poi dalla torpediniera Lupo, che nella notte tra il 21 ed il 22 maggio affrontò una preponderante formazione britannica nel tentativo di difendere il piccolo convoglio.
Nel corso del 1941 la torpediniera venne modificata con l'eliminazione delle poco efficaci mitragliere da 13,2 mm e la loro sostituzione con 8 armi da 20/65 mm. Vennero inoltre imbarcati altri due lanciabombe di profondità.
Il 23 luglio 1941 la Sirio partecipò, insieme al rimorchiatore di soccorso Hercules, alle operazioni di disincaglio della nave ospedale Gradisca, aretatasi sei giorni prima su un banco di sabbia al largo di Capo Kara (Grecia).
Alle 11:58 del 15 agosto il sommergibile britannico Thrasher attaccò infruttuosamente con quattro siluri il piroscafo tedesco e posamine ausiliario Bulgaria (secondo altre fonti la motonave tedesca Ankara), che la Sirio stava scortando, in posizione 37°36' N e 24°03' N (al largo di Capo Sounion).
Il 4 settembre dello stesso anno la torpediniera lasciò il Pireo per scortare ai Dardanelli la pirocisterna Maya ed il piroscafo rumeno Balcik, ma l'indomani, alle 7:45, la Maya venne colpita da un siluro lanciato dal sommergibile ellenico Perseus circa 6 miglia a sud di TenedoRolando Notarangelo, Gian Paolo Pagano, Navi mercantili perdute, p. 320-328. Dopo infruttuosi tentativi di rimorchio la Maya dovette essere finita a cannonate dalla stessa Sirio, inabissandosi nel punto 39°43' N e 25°57' E.
Alle 9:53 del 15 ottobre il sommergibile HMS Thunderbolt attaccò con tre siluri, in posizione 37°40' N e 23°51' E, il convoglio – piroscafi tedeschi Burgas ed Arthemis, navi cisterna Petrakis Nomikos (tedesca) e Torcello (italiana) – che la Sirio stava scortando insieme alla gemella Alcione ed al cacciatorpediniere Quintino Sella: nessuno dei siluri andò a segno, così come risultò infruttuoso il lancio da parte della scorta di una decina di bombe di profondità.
Il 25 ottobre 1941, alle 13:18, il sommergibile britannico Triumph centrò con due siluri (su tre lanciati) il piroscafo Monrosa, che la Sirio ed il cacciatorpediniere Sella stavano scortando insieme al piroscafo Sant'Agata dal Pireo a Candia, provocandone l'affondamento in dodici minuti in posizione 37°41' N e 23°53' E (tra gli isolotti di Gaidaro e Phleva). La reazione delle navi italiane (cui si era aggiunta la torpediniera Libra) danneggiò il sommergibile attaccante.
Alle 14:55 del 16 settembre 1942 la Sirio salpò da Suda per scortare a Tobruk, unitamente alla gemella Lupo, i trasporti Dora (con a bordo 192 tonnellate di rifornimenti), C. Fougier (carico di 1347 tonnellate di munizioni ed altri rifornimenti) e Nerucci (con a bordo 1019 tonnellate di benzina e 134 di altri materiali): il convoglio arrivò a destinazione alle 10.15 del 18, dopo aver eluso un attacco da parte del sommergibile HMS Taku con obiettivo il Dora (il sommergibile britannico aveva infruttuosamente lanciato quattro siluri contro il mercantile alle 3.20 del 18, mentre si trovava in posizione 32°29' N e 23°34' E, circa 35 miglia a nordovest di Tobruk).
Il 24 settembre la torpediniera, al comando del capitano di corvetta Bortone, lasciò il Pireo per scortare a Tobruk, insieme al cacciatorpediniere da Recco ed alle torpediniere Lupo e Castore, i piroscafi Menes (tedesco) ed Anna Maria Gualdi (italiano), cui poi si aggiunsero la nave cisterna Proserpina e le torpediniere Libra e LiraAldo Cocchia, Convogli. Un marinaio in guerra 1940-1942, p. 277. Il convoglio giunse a destinazione indenne dopo aver respinto un attacco aereo.
All'1:45 del 25 novembre la nave lasciò Palermo per scortare a Biserta, insieme alla torpediniera di scorta Groppo, un convoglio composto dai piroscafi Carlo Zeno, Etruria e XXI Aprile e dalle motozattere MZ 705 e MZ 756. Alle 13.50 dello stesso giorno il sommergibile HMS Utmost attaccò infruttuosamente il convoglio una quarantina di miglia a sudovest di Capo San Vito, venendo poi affondato (in posizione 38°31' N e 12°01' E) dalla reazione della Groppo. Le navi del convoglio giunsero a destinazione a mezzogiorno del 26.
Alle 14:30 del 30 novembre la Sirio salpò da Napoli per scortare in Tunisia il convoglio «B» (piroscafi Arlesiana, Achille Lauro, Campania, Menes e Lisboa) insieme alle torpediniere Pallade, Groppo ed Orione; alla scorta furono successivamente aggregati anche la torpediniera Uragano (alle 17.10 del 1º dicembre) e la X Squadriglia Cacciatorpediniere (Maestrale, Grecale ed Ascari, aggiuntisi alle 19.35 dello stesso giorno), ma il convoglio fu comunque fatto rientrare alla notizia dell'uscita in mare della Forza Q britannica (incrociatori leggeri Aurora, Sirius ed Argonaut, cacciatorpediniere canadesi Quiberon e Quentin), che poi, nella notte del 2 dicembre, intercettò e distrusse il convoglio «H», che invece era stato fatto proseguire.
Alle 21:00 del 23 dicembre 1942 la Sirio lasciò Palermo insieme alla gemella Perseo ed al cacciatorpediniere Lampo per scortare a Biserta le motonavi Viminale e Col di Lana ed il trasporto militare tedesco KT 2. Alle dieci del 24 il sommergibile britannico P 48 cercò di silurare il Viminale al largo di Capo Bon, senza riuscirvi, mentre la reazione della Perseo danneggiò il sommergibile attaccante (poi affondato due giorni dopo dalla torpediniera Ardente). Il convoglio giunse a destinazione alle sette di sera dello stesso giorno.
Alle 4:30 del 31 gennaio 1943 la torpediniera partì da Napoli di scorta, insieme alla gemella Clio, alle moderne torpediniere di scorta Monsone ed Uragano ed al cacciatorpediniere Saetta, ad un convoglio composto dalle moderne motonavi Alfredo Oriani, Manzoni e Mario Roselli. Dopo aver evitato un attacco da parte del sommergibile HMS Turbulent il 31 gennaio, il convoglio fece tappa a Palermo (dalle 17.45 del 1º febbraio alle 00.30 del 2) e ne ripartì poi per arrivare a Biserta alle tre del pomeriggio del 2 febbraio.
Alle 5.30 del 3 febbraio 1943 la Sirio lasciò Biserta per Napoli di scorta, insieme al cacciatorpediniere Saetta ed alle torpediniere Monsone, Uragano e Clio, alla grossa nave cisterna Thorsheimer in navigazione di rientro in Italia. La navigazione era ostacolata da foschia, mare forza 5 e vento di Maestrale forza 6, che provocavano rollio e scarrocciamento e rendevano difficoltoso il calcolo della posizione e l'uso di scandaglio ed ecogoniometro. Alle 9.38 di quello stesso giorno l’Uragano urtò una mina (posata dal posamine britannico Abdiel), che le asportò la poppa, e rimase immobilizzata. Alle 9.40 Clio e Saetta si avvicinarono per fornire soccorso, ma otto minuti più tardi quest'ultimo urtò una mina ed affondò spezzato in due in meno di un minuto, trascinando nella sua fine 170 uomini. Anche il tentativo di soccorso del Clio a mezzo imbarcazioni di bordo, avvenuto alle 9.51, risultò infruttuoso, ed alle 10 il resto del convoglio ricevette l'ordine di proseguire, giungendo indenne a Napoli alle 12.50Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, pp. 273-274. Nell'affondamento di Uragano e Saetta scomparvero 284 uomini, mentre solo 54 poterono essere salvati.
Alle 11:20 del 15 febbraio 1943 la Sirio, al comando del capitano di corvetta Antonio Cuzzaniti, lasciò Palermo insieme alla moderna torpediniera di scorta Monsone, al vetusto cacciatorpediniere Augusto Riboty (che rientrò poi, dopo circa otto ore, per avarie, venendo sostituito l'indomani mattina dalla torpediniera Clio) ed alle moderne corvette Antilope e Gabbiano, per scortare a Biserta un convoglio composto dai piroscafi Alcamo, Frosinone e Chieti e dalla piccola motonave cisterna Labor. Alle 23:30 la Monsone e la Gabbiano rilevarono con l'ecogoniometro il rumore prodotto da motori a scoppio a circa 3000 metri di distanza: si trattava delle unità britanniche MTB 77, MTB 82 ed MGB 61, due motosiluranti ed una motocannoniera, che stavano manovrando per attaccare il convoglio. Le unità della scorta aprirono il fuoco con le proprie artiglierie, mentre quelle britanniche sparavano con le proprie mitragliere e, giunte a breve distanza, la MTB 77 e la MTB 82 lanciarono due siluri contro l’Alcamo, mancandolo. Poi le tre unità, due delle quali danneggiate (la MTB 77 colpita più volte da schegge e con un ufficiale morto a bordo, la MTB 82 raggiunta da un proiettile a poppa) ripiegarono, inseguite inutilmente da Sirio e Monsone; quando, alle quattro del mattino, tornarono per tentare un secondo attacco, vennero nuovamente respinte dal fuoco della Sirio. Il convoglio, scampando anche ad alcuni attacchi aerei, arrivò indenne a Biserta alle 23.45 del 16 febbraio.