Bagnacavallo (Bagnacavàl in romagnolo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Ravenna in Emilia-Romagna.
Documentato sin dall’Alto Medioevo con il nome di castrum Tiberiacum, il centro fu per secoli uno dei principali insediamenti della bassa ravennate e mantenne un ruolo strategico nei collegamenti tra l’entroterra romagnolo e le aree vallive. Nel corso dell’età moderna e contemporanea sviluppò inoltre una consolidata tradizione agricola, commerciale e artigianale legata alla produzione cerealicola, vitivinicola e alla lavorazione delle erbe palustri.
Conserva un centro storico con edifici e impianto medievale. Tra i luoghi più caratteristici figura Piazza Nuova, piazza ellittica porticata realizzata nel XVIII secolo come sede del mercato cittadino. Nel territorio comunale si trovano inoltre la Pieve di San Pietro in Sylvis, risalente al VII secolo, e il Podere Pantaleone, area protetta che conserva la biodiversità della pianura padana.
Geografia fisica
Territorio Bagnacavallo è situata nella parte centrale della pianura romagnola, a circa 30 km dal mare Adriatico e a 23 km da Ravenna. Il territorio comunale si estende per circa 79 km² a un’altitudine media di 11 metri s.l.m., all’interno della fascia interfluviale compresa tra i fiumi Senio e Lamone, in un’area caratterizzata da morfologia interamente pianeggiante e da un fitto reticolo di canali di bonifica e corsi d’acqua artificiali.
L’assetto territoriale è prevalentemente agricolo, con ampie superfici coltivate a cereali, vigneti, frutteti e colture industriali, secondo la tradizionale organizzazione rurale della bassa Romagna. La struttura del paesaggio deriva in larga parte dagli interventi di bonifica e regimazione idraulica avviati nel Medioevo e proseguiti in età moderna, che trasformarono le antiche aree vallive e paludose della pianura ravennate in terreni coltivabili. Le aree naturali boschive sono limitate e concentrate soprattutto in piccoli ambienti residuali.
Clima Bagnacavallo è caratterizzato da un clima temperato-umido, tipico della fascia padano-adriatica, con inverni freddi e umidi ed estati calde e relativamente piovose. Le temperature estive mostrano massime medie comprese tra 25 °C e 28 °C, con punte occasionali fino a 31 °C; le minime notturne si aggirano tra 14 °C e 17 °C nelle ore più fresche. Durante l’estate la probabilità giornaliera di precipitazioni è circa del 19 %, con precipitazioni medie mensili nell’ordine di 30-50 mm. La stagione con maggiore incidenza di precipitazioni si estende da settembre a giugno, con periodi più piovosi in primavera.
Storia Alto Medioevo Nell'Alto Medioevo, Bagnacavallo era detta castrum Tiberiacum (Anastasio Bibliotecario, anno 756)Per il faentino Cavina, già in epoca romana Bagnacavallo si chiamava Tiberiacum; dello stesso parere sono anche il Coronelli, il Magnani ed il Tonducci.Qualche antico testo fa riferimento alla presenza di una sorgente di acque curative per i cavalli, di cui avrebbe usufruito il destriero dell'Imperatore romano Tiberio. Ma oggi questa ipotesi è stata abbandonata.. Il castrum aveva una funzione strategica: faceva parte della linea difensiva realizzata dai bizantini a difesa del confine con il territorio dei Longobardi. Insieme a Bagnacavallo, anche i vicini centri altomedievali di San Potito, San Biagio e Villa Cornete, hanno la stessa origineNorino Cani, Santi, guerrieri e contadini, Il Ponte Vecchio, Cesena 2017, pag. 46..
Il territorio circostante era in larga parte occupato da aree incolte, boschive e paludose (Lugo non esisteva): i pochi documenti scritti del tempo citano infatti una magnum forestum. Nel VII secolo sorse la Pieve di San Pietro intra Sylvas: il nome attesta che l'edificio si trovava all'interno di un'area boschiva. L'esistenza di una delle pievi più antiche del territorio testimonia l'antichità dell'insediamento bagnacavallese. Nel 744 il re longobardo Liutprando donò al vescovo di Faenza duecento ettari della magnum forestum. Bagnacavallo, che ancora oggi si trova nella Diocesi faentina, sorgeva al centro di quest'area.
Origine del nome attuale Il termine Balneocaballum, citato nel X secoloAA. VV., Le Vie dei Romei nella Regione Emilia-Romagna, Bologna, Regione Emilia-Romagna, 1997, p. 7., indicava il paleo-alveo del Senio nel tratto che corrisponde all'odierna Via AlbergoneVia Albergone è il tratto della SP "San Vitale" che scorre da Bagnacavallo verso est; è lungo circa 2 km. Proveniente da Cotignola, il fiume passava per il centro dell'agglomerato urbano. In sostanza, il toponimo ricorda la presenza di un guado del fiume, per attraversare il quale era necessario bagnare le cavalcature. Dopo il Mille comparve il toponimo definitivo castrum Bagnacaballi. Una decina di km a nord della città iniziava la Valle Padusa. Vi era un porto palustre che gli abitanti utilizzavano come luogo di scambio delle merci con Ferrara e RavennaLe vie d'acqua erano sempre vantaggiose rispetto alle vie di terra, poiché non richiedevano il pagamento di dazi.. Le merci esportate erano cereali, biade, canne palustri e vino.
A partire dai secoli IX e X avviene la riconquista del suolo. Tranne la parte settentrionale, dove permangono aree paludose poco adatte alla coltivazione, tutto il territorio è interessato all'intervento umano: Viene ripristinata l'antica centuriazione romana. Gli agrimensori locali costruiscono però un reticolato con un orientamento diverso da quello antico: mentre infatti la rete faentina è orientata di 28º verso est, in loco la rete è inclinata di 14º verso est, la metà. Ciò dipende probabilmente dalle trasformazioni subite nei secoli dal territorio, soprattutto per quanto riguarda la conformazione idrografica. Vengono migliorati i collegamenti viari con il porto vallivo (a nord) e con Faenza (a sud). Ciò è facilitato dal fatto che, in tempi antichi, una strada rettilinea partiva da Faenza (sulla Via Emilia) e giungeva a Bagnacavallo (kardo maximus, oggi SP "Naviglio"). Per tutto l'Alto Medioevo e buona parte del Basso Medioevo (fino al XIII secolo compreso), Bagnacavallo fu il centro più importante della pianura ravennateAugusto Vasina, «I conti e il comitato di Bagnacavallo: contributo di storia politica e istituzionale», in Storia di Bagnacavallo, Bologna 1994, vol. I, pp. 145-161..
Basso Medioevo Nell'XI secolo si ha l'affermazione signorile dei conti rurali Malvicini (o Malabocca), che domineranno Bagnacavallo fino al XIII secolo. In quest'ultimo periodo si ha un incremento edilizio ed urbanistico. Viene costruito il porto canale, a nord del centro urbano, sull'alveo dismesso del Senio. Inoltre viene eretta una torre interna all'abitato, a protezione dell'accesso principale. Tra il 1256 e il 1277 Bagnacavallo è soggetta a Bologna, che in quel periodo attraversa una fase espansivaLa città felsinea arrivò addirittura ad impossessarsi delle saline di Cervia, prima di essere ridimensionata dall'arcivescovo di Ravenna..
Dal 1308 al 1329 Bagnacavallo è un possedimento dei conti di Cunio. Casato appartenente al campo guelfo, i Cunio fanno entrare la città tra i possessi della Santa Sede. Erigono la rocca e fanno circondare la città da un recinto e da un fossato di difesa. Nel 1329 la Chiesa concede Bagnacavallo in feudo ai Manfredi di Faenza, che ristrutturano la cinta muraria e la rocca. Bagnacavallo viene riannessa allo Stato della Chiesa quando il cardinale Albornoz riconquista tutta la Romagna (1356). All'epoca della Descriptio Romandiolae (1371), Bagnacavallo presenta il numero più alto di focularia (cioè di abitanti con capacità contributiva) di tutti i centri della bassa ravennate.
Nel 1375 il capitano di ventura Giovanni Acuto, al servizio dello Stato Pontificio, non essendo stato pagato per i servigi resi, requisisce la città come indennizzo. Sei anni dopo (1381) la vende a Niccolò II d'EsteTraccia del passaggio dell'Acuto rimane nella toponomastica: nella frazione Villanova si trova infatti la via Aguta.. Nel 1394 la famiglia d'Este cede Bagnacavallo ai ravennati Da Polenta, che la acquisiscono in nome della Santa Sede. Dopo un breve periodo di riconquista faentina, la cittadina è di nuovo incorporata nei domini polentani (1438) finché papa Eugenio IV la cede a Niccolò III d'Este nel 1440. I Ferraresi ingrandiscono il fossato difensivo e costruiscono una nuova cinta muraria.
Nel 1471 venne costituito il primo Monte frumentario, un luogo pubblico in cui si ammassa il grano. I contadini potevano prelevarne la quantità che serviva per la semina nei loro campi. Dopo la fine della raccolta, erano tenuti a restituire il grano, aumentato di una percentuale come interesse. Quello di Bagnacavallo fu il primo monte frumentario della pianura ravennate. Nel 1598 viene fondato anche il Monte di Pietà.
Età moderna L'abitato di Bagnacavallo non subisce sostanziali modifiche fino all'età napoleonica. Esauritasi la dinastia estense, dal 1598 al 1859 Bagnacavallo è inserito nella Legazione di Ferrara nello Stato Pontificio. Tra il 1606 e il 1607 fu governatore cittadino il celebre letterato marchigiano Traiano Boccalini (1556-1613). Nella seconda metà del XVIII secolo vivevano in paese circa 4.000 abitanti.
Durante la parentesi napoleonica (1796-1815) è inserita nel Dipartimento del Rubicone. Con l'annessione delle Legazioni pontificie al Regno di Sardegna (1859), il comune di Bagnacavallo viene incluso nella Provincia di Ravenna (annessione sancita con i plebisciti del 1860).
XX e XXI secolo Bagnacavallo diede un elevato contributo alla causa dell'Italia nella prima guerra mondiale. Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, a Bagnacavallo trovarono temporaneo rifugio alcune famiglie di profughi ebrei provenienti da Fiume, di passaggio nel tentativo di espatriare in Svizzera. In questo impegno di solidarietà, si distinsero il cantoniere Antonio Dalla Valle e la famiglia Tambini. Il 28 aprile 1974, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni ad Antonio Dalla Valle, e ai coniugi Aurelio e Aurelia Tambini e ai loro figli Vincenzo e RosinaIsrael Gutman, Bracha Rivlin e Liliana Picciotto, I giusti d'Italia: i non ebrei che salvarono gli ebrei, 1943-45 (Mondadori: Milano 2006), pp.111-12,227-28; la famiglia Tambini - Yad Vashem database .
Durante l'alluvione dell'Emilia-Romagna del maggio 2023, si sono registrati ripetuti allagamenti a Bagnacavallo, in particolare nelle località di Boncellino, Traversara e Villanova. Nelle alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel 2024 è stata invece duramente colpita Traversara, altra frazione del comune di Bagnacavallo.
Nella letteratura Bagnacavallo è citata da Dante Alighieri nella Divina commedia. Il sommo poeta le dedica un sarcastico commento: Ben fa Bagnacaval che non rifiglia (Purg., XIV, 115), augurandosi l'estinzione della dinastia Malvicini e, di conseguenza, la fine del loro dominio sulla città.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati riconosciuti con decreto del capo del governo del 19 aprile 1928.
Il motto latino si traduce "Entro malato, esco Cillaro", ovvero: "Entro (in acqua) malato, ne esco guarito e forte": Cillaro era infatti il nome attribuito al destriero dei Dioscuri e fa riferimento alla leggenda secondo la quale nel comune sgorgava una fonte risanatrice per i cavalli. Lo stemma era già in uso in epoca pontificia e nel XIX secolo era adornato da una testa di cavallo come cimiero e un fastigio di bandiere bianche e rosse attorno allo scudo.
Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di rosso.
Monumenti e luoghi d'interesse Bagnacavallo ha un centro storico ben conservato dal tipico impianto radiale risalente al medioevo, con numerosi palazzi perlopiù seicenteschi e settecenteschi, appartenuti a nobili casate, molti dei quali conservano ancora oggi pregevoli affreschi e pitture a tempera. Oltre ai monumenti, uno degli edifici più caratteristici è una storica piazza, Piazza Nuova.