La storia del giallo coincide in gran parte con la storia del genere poliziesco, dato che l'evoluzione e lo sviluppo dei "nuovi filoni" del genere giallo (fra cui il thriller, la spy-story ed il giallo psicologico) è avvenuta solo in tempi relativamente recenti.

Il termine "giallo" in questa accezione si usa solamente nella lingua italiana e ciò si deve alla collana I Libri Gialli, ideata da Lorenzo Montano e pubblicata in Italia da Arnoldo Mondadori a partire dal 1929: il termine giallo, dal colore della copertina, ha sostituito in Italia quello di poliziesco, rimasto peraltro nei paesi francofoni (roman policier e polar), e viene usato non solo per indicare il genere di romanzo ma spesso, nel linguaggio giornalistico, anche per riferirsi a fatti di cronaca delittuosi o comunque misteriosi.

Le origini del giallo Benché esistano in letteratura numerosi esempi di storie in cui sono presenti elementi assimilabili al gialloPer alcuni riferimenti si veda la storia del poliziesco (si veda, ad esempio, il romanzo Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij), tradizionalmente la data di nascita del genere viene fatta coincidere con la pubblicazione, nel 1841, de I delitti della via Morgue di Edgar Allan Poe, il primo dei tre racconti in cui compare il personaggio di Auguste Dupin, un investigatore che riesce a risolvere i casi criminali senza nemmeno recarsi sul luogo del delitto, solo sulla base di resoconti giornalistici grazie alle sue enormi capacità deduttive. Il personaggio Dupin crea un modello al quale si ispireranno quasi tutti i più importanti autori degli anni successivi, da Émile Gaboriau con il suo Monsieur Lecoq (apparso nel 1863) ad Arthur Conan Doyle con il celebre Sherlock Holmes, apparso per la prima volta nel romanzo Uno studio in rosso del 1887.

I primi gialli italiani Come ha documentato Massimo Siviero, il primo giallo italiano è stato Il mio cadavere di Francesco Mastriani uscito nel 1852 con l'editore Rossi di Genova. Nel romanzo ci sono tanto di cadavere e di medico legale, il dottor Weiss, che ebbe subito il sospetto di una morte per avvelenamento. Il libro fu prima pubblicato in appendice sul periodico napoletano di politica e cultura L’Omnibus. La prima puntata (‘’La famiglia dello stradiere’’) uscì il 13 dicembre 1851. Il giornale aveva una cadenza bisettimanale.Siviero M. Come scrivere un giallo napoletano, Graus, 2003, pp. 21, 22, 33-43, 46-56, 61-69, 70, 75-77, 82-84, 88, 89, 98-102, 109-113, 115-118Costanza Falanga, "Brividi d’estate nella città del giallo", "Il Mattino", 18 luglio 2003, p. 34Melania Guida, "I misteri del romanzo giallo nella città dello zolfo e del tufo", "Corriere della Sera/Corriere del Mezzogiorno", 12 dicembre 2003, p. 17Giuseppe Amoroso, "Sulle plausibili menzogne nasce il teorema di verità / Massimo Siviero: Istruzioni per la scrittura gialla"; "Gazzetta del Sud", 13 gennaio 2004, p.15 “Con Mastriani il giallo nacque a Napoli. Si riaccende l’attenzione sull’opera dello scrittore. Il mio cadavere del 1852 inaugurò un genere”. "Il Mattino", Cultura e società, 3 febbraio 2011, p. 17 "La Sicilia", 25 gennaio 2011, ‘’Il testamento di Edmondo’’, di Carlotta Romano su https://www.facebook.com/174447715922013/photos/rpp.174447715922013/184761598223958/?type=3&theaterIl mio cadavere di Francesco Mastriani | Tutti i colori del giallo "la Repubblica" Il mio cadavere di Mastriani. "Alle radici del giallo italiano" di Pier Luigi Razzano su https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/07/17/il-mio-cadavere-di-mastriani-alle-radici-del-giallo-italianoNapoli09.html

Anche Il cappello del prete, romanzo di Emilio De Marchi, pubblicato nel 1888, può essere considerato uno dei primi romanzi gialli in lingua italiana, e fra i più interessanti dell'epoca.

In Italia a partire dal 1929, i primi romanzi sono stati pubblicati in copertine gialle dall'editore Mondadori e quindi il genere è stato battezzato con il termine di "libri gialli" o "gialli". Tali pubblicazioni divennero popolari dopo la guerra, in particolare influenzate dalla scuola americana Hard boiled della narrativa poliziesca. Scrittori famosi includono Leonardo Sciascia, Umberto Eco e Carlo Emilio Gadda.

L'epoca classica Il personaggio di Sherlock Holmes e i romanzi e racconti a lui dedicati, sono comunque universalmente riconosciuti come i primi veri gialli: Holmes diventa fin dagli esordi un vero e proprio culto, un modello destinato ad esercitare un'influenza decisiva su tutta la futura letteratura gialla. Il "modello Sherlock Holmes" ha resistito a lungo: per molti decenni, almeno fino agli anni trenta del novecento, .

Gli investigatori letterari del periodo classico, Hercule Poirot e Miss Marple di Agatha Christie, Philo Vance di S. S. Van Dine, Lord Peter Wimsey di Dorothy L. Sayers, Anthony Gethryn di Philip MacDonald, il Dr. John Thorndyke di Richard Austin Freeman, il Dr. Lancelot Priestley di John Rhode ed Ellery Queen, pur con le loro peculiarità, e anche se ciascuno di essi rappresenta il tentativo di introdurre elementi nuovi, di stile o di contenuto, hanno ancora moltissimi elementi in comune con Sherlock Holmes. Sono tutti abili deduttori e dotati della capacità di cogliere il vero significato di indizi apparentemente marginali, ed infine sono in grado di ricostruire la soluzione di ogni "rompicapo" su cui devono investigare, come ad esempio i cosiddetti "delitti della camera chiusa".

L'indagine porta alla unica soluzione possibile attraverso l'analisi dei segni e delle tracce lasciate nel luogo del delitto, un'analisi che conduce senza possibilità di errore alla verità, anche se le atmosfere tenebrose portano i racconti gialli dell'epoca, specie quelli di Sherlock Holmes, ad avvicinarsi anche alle suggestioni neogotiche.

Ci sono altri elementi che accomunano tutti gli investigatori dell'epoca classica del giallo: sono spesso dei benestanti, se non degli aristocratici, che indagano non per dovere, né per mestiere, e spesso neanche per denaro, ma per pura vanità intellettuale, per curiosità, quasi per diletto o per il semplice piacere di risolvere un enigma. Non rappresentano la legge, ma solo una aspirazione alla verità. Anche gli ambienti in cui si verificano i delitti sono quasi sempre altolocati e raffinati, lontani dai luoghi in cui avvenivano i fatti criminali della cronaca.

Il fatto che l'investigatore del giallo classico sia un "dilettante" è funzionale all'autore, poiché gli consente di far agire il suo detective in piena libertà di movimento e di scelte, dato che un vero investigatore del mondo reale, un poliziotto pagato dallo stato, non avrebbe potuto mai agire nelle sue indagini come la sua controparte letteraria.

Nel giallo dell'epoca classica la inevitabilità della scoperta (e conseguente punizione) del colpevole ad opera dell'investigatore sottolinea il trionfo della giustizia, il ristabilimento delle regole, il ripristino dell'ordine sociale e morale violato dal delitto In proposito Raymond Chandler fu molto criticoThe Simple Art of Murder in The Atlantic Monthly, Vol. 174, No. 6, December, 1944, pp. 53-9

Prima metà del Novecento All'inizio del secolo il genere ha conosciuto sempre maggior fortuna, dapprima soprattutto di pubblico e poi di critica. Numerosissimi gli autori che vi si sono dedicati e che hanno raggiunto fama mondiale, da Raymond Chandler (1888-1959), a Rex Stout (1886-1975), padre di Nero Wolfe, fino alla già citata Agatha Christie (1890-1976) il cui primo romanzo, Poirot a Styles Court è del 1920.

Tuttavia, nonostante agli inizi del Novecento vi sia stato qualche tentativo di dare uno spessore meno freddo e più umano alla figura del detective e alle storie narrate - si veda ad esempio Padre Brown, il prete detective di Gilbert Keith Chesterton - bisognerà attendere la metà degli anni trenta perché alcuni autori comincino a sviluppare un vero superamento degli schemi del giallo classico.Noir: Genere o stile?, di Cristina Menegolli È in questa epoca che si sono delineate le due strade che parallelamente e quasi contemporaneamente, in Europa e in America, segnano l'allontanamento dal modello di giallo classico "alla Sherlock Holmes".

Negli Stati Uniti Negli Stati Uniti, tra gli anni venti e gli anni trenta, si fa strada un nuovo genere di giallo che verrà poi definito hard boiled (oppure noir, anche se i due termini non possono essere considerati sinonimi), caratterizzato da storie dove il delitto rappresenta uno degli elementi della narrazione, mentre grande risalto viene dato alla caratterizzazione dell'ambiente e alla descrizione psicologica dei personaggi, con toni oscuri e fortemente negativi. In questi romanzi lo stile si fa più tagliente, e spesso anche il linguaggio messo in bocca ai personaggi è più crudo, talvolta al limite del volgare anche con espressioni mutuate dal gergo della malavita. Gli sfondi ambientali sono spesso degradati e corrotti: sono le grandi metropoli americane che portano ancora i segni dalla terribile crisi del 1929, dove si muove una società dominata dal potere e dal denaro, un mondo dove i deboli e i buoni sono fatalmente destinati a soccombere di fronte alla schiacciante tenaglia potere-affarismo-malavita.

Davvero molto distanti dagli investigatori raffinati e aristocratici della scuola classica del giallo, i detective di questo filone sono quasi sempre dei "duri", avventurieri solitari e smarriti, personaggi disillusi dalla vita, spesso alcolizzati o forti bevitori, che non credono più in niente e in nessuno, e forse nemmeno in se stessi, specchio di un'America disincantata, in grande fermento, ma spietata. È il caso dei celebri investigatori come Sam Spade, ne Il falcone maltese di Dashiell Hammett, o Philip Marlowe di Raymond Chandler (entrambi interpretati sullo schermo da Humphrey Bogart), dei personaggi di James Ellroy ne Il grande nulla e L.A. Confidential e in parte anche degli eroi dell'87º Distretto di Ed McBain. Il genere avrà poi un largo seguito nel cinema americano anche nel dopoguerra: ne sono discendenti diretti Mike Hammer di Mickey Spillane e personaggi come quello di Gene Hackman in Il braccio violento della legge, di Clint Eastwood nei panni dell'ispettore Callaghan, o di Al Pacino in Heat - La sfida di Michael Mann, di Jack Nicholson in Chinatown, e così via.

In Europa Più o meno contemporaneamente, dall'altro lato dell'oceano, in Europa, proprio a partire dai primi anni trenta, qualcosa sta ugualmente cambiando, anche se i toni si mantengono meno duri che in America. In quegli anni Augusto De Angelis creava il personaggio del commissario De Vincenzi, una sorta di commissario Maigret italiano, che non ebbe grandissima fortuna, forse anche per la chiusura, anche culturale, da e verso il resto del mondo che il fascismo aveva generato, e per lo scarso gradimento che il regime aveva nei confronti del genere letterario poliziesco. Finalità propagandistiche e di ordine pubblico spinsero infatti il regime fascista a far "scomparire" il crimine dalle cronache dei giornali e dalla letteratura, tanto che nel 1943 si arrivò addirittura ad imporre il sequestro in Italia di "tutti i romanzi gialli in qualunque tempo stampati e ovunque esistenti in vendita"da: "La nascita del romanzo giallo in Italia" di Alessia Mentella, su www.agoramagazine.it/agora/, con la chiusura anche della famosa collana dei gialli Arnoldo Mondadori Editore, visti con sospetto come una sorta di istigazione a sovvertire l'ordine costituito, e perché in contrasto con l'immagine positiva e integra della società italiana che il regime intendeva veicolare.Le maschere del mistero. Storie e tecniche di thriller italiani e stranieri, Crovi R., Passigli Editori, 2000, pp. 15, 16, 31Il giallo italiano negli anni Trenta, in: Il giallo degli anni Trenta, Canova G., Trieste, 1988.