La Romagna è una regione storica dell'Italia fin dall'VIII secolo.

Con la costituzione del Regno d'Italia (1861) il nome "Romagna" cessò di avere connotazioni amministrative. Con la Costituzione della Repubblica Italiana (1948) la Romagna è inclusa, insieme a una delle regioni ad essa confinanti (l'Emilia), nella regione amministrativa composita denominata Emilia-Romagna.

Per offrire una descrizione complessiva del territorio romagnolo, questa voce si occupa anche dell'Età antica e del periodo 1861-1948. Inoltre la voce si occupa di tutte le città che fanno parte della Romagna storica, compresa la Repubblica di San Marino.

La Romagna preromana La Preistoria

La Romagna fu abitata già dall'epoca preistorica, come dimostrano molti ritrovamenti, tra cui a Cesena il Colle Garampo e a Monte Poggiolo, presso Forlì.

A poca distanza dal Monte Poggiolo di Forlì, in una località chiamata Ca' Belvedere, sono stati ritrovati, a partire dal 1983, migliaia di reperti litici risalenti a anni dal presente, una delle più antiche attestazioni della presenza del genere Homo in Europa.

Da alcuni scavi effettuati nelle grotte della Vena del Gesso Romagnola sono emersi importanti reperti databili dall'eneolitico fino all'età del ferro e al medioevo.

Dagli Umbri ai Celti

I più antichi popoli che vissero nell'attuale Romagna di cui si hanno testimonianze storiche furono gli Umbri e gli Etruschi; a seguire, circa nel 350 a.C., il territorio fu conquistato dai Celti, il popolo che impose la propria lingua e la propria fisionomia alla Romagna. Tuttavia le etnie che già vi abitavano non scomparirono totalmente: infatti, con ogni probabilità, il grande commediografo Tito Maccio Plauto, originario Sarsina (centro dell'Appennino cesenate) era di origine umbra (Tite Plote).

Provenienti dal nord, i Celti si stanziarono in un ampio territorio che venne conosciuto come Gallia cisalpina: si estendeva dalle Alpi alla Pianura padana, comprendendo una parte dell'Appennino settentrionale e dell'Italia nord-orientale, presumibilmente fino a Senigallia, l'antica Sena Gallica. Tra i popoli che composero questa importante migrazione vi furono i Senoni, i Lingoni, e i Boi.

L'epoca Celtica All'ondata celtica, gli Umbri e gli Etruschi resistettero militarmente finché possibile, per poi soccombere all'esercito avversario. Sconfitti gli Etruschi sul Ticino, i Boi e i Senoni superarono l'Eridano (l'antico nome del Po) cacciando gli ultimi gruppi resistenti. Raggiunta la costa adriatica, i Senoni riuscirono a occupare un vasto territorio che fu chiamato poi dai romani Ager Gallicus. Tito Livio affermò che il loro territorio si estendeva, a nord, dal fiume Utis (oggi il Montone) fino, a sud, all'Esino, che scorre a poca distanza dalla città greca di Ankón (Ancona). A differenza dei Senoni, Lingoni e Boi si stanziarono nella Pianura padana settentrionale: lo testimoniano i ritrovamenti di sepolture di guerrieri celtici lungo le valli dei fiumi Santerno e SenioVincenzo Galvani, Zaniolo nella storia. Storia del canale Zaniolo e delle attività agro-colturali del territorio imolese, Conselice, Publi&Stampa, 2015, p. 26..

L'insediamento celtico, a distanza di oltre duemila anni ha tramandato tra le altre cose anche la lingua romagnola, derivata dal latino ma con un consistente substrato celtico, come ha rilevato il linguista Giacomo Devoto. Le inflessioni romagnole perdurano tuttora fino ai territori attorno a Senigallia.

L'egemonia romana La conquista

La permanenza dei Celti fu subito minacciata dalla potenza dei Romani. Un pericolo di cui i Celti si resero conto già prima della realizzazione di quella Via Emilia che, iniziata nel 181 a.C., sarà il mezzo di penetrazione romana nei territori. Nonostante tutto, davanti all'imminente pericolo i Senoni e i Boi rimasero disuniti, probabilmente per contrasti sul controllo dei commerci nell'alto Adriatico.

Nel 390 a.C., per risposta all'avanzata romana, i Senoni comandati da Brenno occuparono Roma con un esercito che annoverava tra le proprie file anche alcuni romagnoli dell'epoca. Ma è Roma la predestinata alla vittoria: infatti nel 295 a.C. con la vittoria a Sentino iniziò il tramonto dei Senoni, che pochi anni dopo furono definitivamente sopraffatti.

Molte città della Romagna sono state fondate sotto il controllo dei romani: Faventia (Faenza) Ariminum (Rimini), Forum Livii (Forlì), Forum Cornelii (Imola), Forum Popili (Forlimpopoli). Cesena e Ravenna sono, invece, di origine più antica e furono "romanizzate" soltanto in seguito alla loro conquista.

Epoca Repubblicana

Nel 192 a.C., quando Publio Cornelio Scipione (detto l'africano) cacciò i Celti oltre il Po, sarà la successiva battaglia di Milano a scacciare i Galli oltre le Alpi e a chiudere il loro dominio dopo oltre tre secoli di stanziamento in Italia e in Romagna.

Nonostante la conquista romana, l'eredità celtica non fu affatto cancellata. L'occupazione fu infatti rispettosa dei predecessori: Senoni e Lingoni non compromessi con Annibale furono autorizzati a rimanere nei territori e, pare, beneficiarono anche della distribuzione e della messa a coltura delle terre attraverso il sistema di centuriazione romana. Con il processo di romanizzazione lo "strato" celtico dei romagnoli non scomparve, ma si sovrappose alla nuova cultura imperante. Sotto il dominio della potenza romana e al centro della lotta fra Mario e Silla, la Romagna parteggiò per Mario, col quale si alleò anche Ravenna, che eresse in suo nome una statua nel foro. La scelta fu, però, deleteria, perché intere città andarono distrutte nel corso della guerra civile: toccò, ad esempio, a Forlì nell'88 a.C. La città, più tardi, venne ricostruita dal pretore Livio Clodio.

Infatti, proprio a Ravenna si diresse la flotta di Metello, luogotenente di Silla, che vi pose il centro delle sue operazioni. Così, diretto verso la via Emilia, Metello interruppe le comunicazioni mariane e poi sbaragliò a Faenza gli uomini di Carbone e Normanno. Successivamente arrivò la crisi della repubblica romana e l'avvento di quei "regimi personali" che culminano con Cesare. Proprio Cesare, che ancora ricorda le narrazioni delle grandi invasioni celtiche, vide nella Gallia Cisalpina la chiave per la conquista dell'impero e un territorio con le migliori truppe. Era infatti la Romagna il consolato più ambito.

Il convegno di Lucca del 56 a.C. assegnò a Cesare (come stabilito fra lui e Pompeo) il consolato della Gallia per il 48 a.C.: ma quando il Senato fece retromarcia e intimò a Cesare di cedere il governo della Gallia e sciogliere il suo esercito, Cesare reagì da par suo. Il 12 gennaio del 49 a.C. varcò il Rubicone, al tempo confine invalicabile per un generale in armi e oggi corso d'acqua della provincia di Forlì-Cesena, diretto verso Rimini e poi su Roma. Da questo gesto incominciò la sua straordinaria avventura che lo porterà alla vittoria su Pompeo nella battaglia di Farsalo del 48 a.C. e al definitivo dominio di Roma. Anche in questo caso la Romagna dimostrò una sorta di "vocazione" ai grandi appuntamenti della storia.

Epoca Imperiale

Con Augusto e l'epoca imperiale acquistarono crescente importanza Ravenna e il porto di Classe. Come ci racconta Plinio nella sua Naturalis historia, l'Italia è geograficamente suddivisa in 11 regioni. La Romagna è compresa nell'ottava regione, detta Gallia Togata Cisalpina e ha per confini l'appennino, il Po e Rimini, o come dice il Rossetti "il Crustumium, che si ritiene rappresentato dal fiume Conca: quindi con ciò ne risulterebbe un terzo spostamento del confine gallico, il quale sarebbe così passato dal Rubicone al Conca".

La ripartizione del territorio italico cambiò con Traiano prima e con Adriano poi: l'Italia era composta da 18 province, suddivisione approvata da Costantino I nel 336 e poi ammessa dall'imperatore Giustino I. In questa importante divisione la Gallia cisalpina era separata in due province distinte, decima e undecima, chiamate rispettivamente Emilia e Flaminia e aventi Bologna e Ravenna come capitali. Una divisione significativa di due territori che già allora erano sostanzialmente distinti.

Le invasioni germaniche e l'Esarcato

Dopo Cesare e il successivo potere augusteo la storia della Romagna ricalcò quella di un impero che dopo secoli di costante declino inizia a dare segni di collasso, per poi cedere sotto il peso delle continue invasioni germaniche. Nel 402 Ravenna divenne Capitale dell'Impero mentre Alarico, re dei Visigoti, invadeva l'Italia e saccheggiava la Flaminia facendo prigioniera Galla Placidia, figlia di Teodosio e sorella di Arcadio e Onorio. Nel 410 avvenne il Sacco di Roma di Alarico.

Sessantasei anni dopo, nel 476: Odoacre, re degli Eruli, scese in Italia, entrò vittorioso a Ravenna dove depose Romolo Augusto. Proprio con la data del 476 gli storici hanno concordato la fine dell'Impero romano e l'inizio del Medioevo (più precisamente l'Alto Medioevo).

A Odoacre seguì Teodorico, che conservò, come Odoacre, leggi e costumi romani. Le invasioni in suolo italico continuarono e nel 568 fu la volta dei Longobardi capitanati da Alboino che l'anno successivo si impossessa di Piacenza, Parma, Reggio e Modena. La linea di demarcazione tra l'area occupata dai longobardi e quella rimasta in mano ai bizantini inizialmente fu posta tra Parma e Piacenza, poi iniziò a spostarsi verso Est. Nel VII secolo si fermò tra Modena e Bologna.. La potenza longobarda trovò nel sistema difensivo bizantino un ostacolo al proprio avanzamento. Fu allestita una linea fortificata che andava da Ferrara (città di fondazione bizantina) a Faenza. Impostato su linee fluviali (essenzialmente il Santerno-Senio), il sistema era costituito da una lunga schiera di fortilizi (kastra) distanti tra loro appena 1,5–2 km in linea d'ariaNorino Cani, Lugo e la Bassa Romagna tra Ostrogoti, Bizantini e Longobardi (V-VIII secolo), Lugo, 2012..

Fu in questo periodo che avvenne un fatto di eccezionale importanza per la storia romagnola: la nascita (tra il 582 e il 585) dell'Esarcato. Fondato dall'esarca Smaragdo, fu una provincia di dominio bizantino con capitale Ravenna, sulla base delle disposizioni imperiali di Maurizio. Similmente al cesaropapismo orientale (poteri temporali e spirituali in un solo uomo) al vertice dell'Esarcato si trovava l'esarca, con pieni poteri religiosi, politici e militari su un territorio comprendente oltre Ravenna anche gran parte della futura Romagna e del nord delle Marche, che includeva anche le città di Ferrara, Bologna e Adria.

La Romagna

La prima volta della Romandiola

Nell'803 il vescovo Fortunato da Trieste, appena nominato Patriarca di Grado (all'epoca sotto la giurisdizione dei Bizantini), si rivolse a Carlo Magno chiedendogli protezione e sostegno. Non solo la richiesta fu accolta: l'imperatore Carlo Magno estese la sua protezione a tutti i servi e coloni del Patriarcato, L'illustre storico Ludovico Antonio Muratori (1672-1750), riporta questo passo nella sua opera Annali d'Italia: dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750.