It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back è il secondo album in studio del gruppo musicale hardcore hip hop statunitense Public Enemy, pubblicato nel 1988.
Descrizione Nelle intenzioni dei Public Enemy l'album doveva essere l'equivalente hip hop del disco What's Going On di Marvin Gaye, opera rinomata per il suo forte contenuto a sfondo sociale.Russell Myrie. Don't Rhyme For the Sake of Riddlin': The Authorized Story of Public Enemy. 2008, Canongate, p. 102, ISBN 978-1-84767-182-0.
L'album rimase in classifica per 49 settimane nella statunitense Billboard 200, raggiungendo come posizione massima la numero 42. Nell'agosto 1989, il disco venne certificato disco di platino dalla Recording Industry Association of America, con vendite superiori al milione di copie nei soli Stati Uniti. L'opera fu molto ben accolta dalla critica, che lodò le tecniche di produzione e le liriche a sfondo politico e sociale di Chuck D. Inoltre apparve in molte classifiche di fine anno come uno dei migliori album del 1988, e fu scelto come miglior disco del 1988 da The Village Voice.
Quest'album ha avuto un notevole successo ed è considerato una pietra miliare del genere, tanto che nel 2003 la rivista Rolling Stone lo piazzò al quarantottesimo posto nella classifica dei 500 album migliori di tutti i tempi, e lo mise al primo posto tra gli album hip hop consigliati. Nell'aggiornamento del 2020 della stessa classifica, l'album è salito fino alla posizione numero 15.
Antefatti L'album di debutto dei Public Enemy Yo! Bum Rush the Show nel 1987, sebbene acclamato dagli appassionati di hip hop e dai critici musicali, era stato pressoché ignorato dalla maggior parte del pubblico mainstream rock e R&B, vendendo solo 300,000 copie, cifra relativamente bassa per gli standard di vendite all'epoca di altri artisti della Def Jam come LL Cool J e Beastie Boys.Hilburn, Robert. Public Enemy's Chuck D: Puttin' on the Rap. Los Angeles Times: 63. 7 febbraio 1988. Tuttavia, il gruppo proseguì l'attività senza sosta, facendo tour e incidendo in studio. «Il giorno nel quale uscì Yo! Bum Rush the Show [nella primavera del 1987], stavamo già registrando in studio le tracce per Nation of Millions», dichiarò Chuck D.Coleman (2007), p. 352.
Per assicurarsi che le loro esibizioni dal vivo fossero esaltanti tanto quanto quelle di Londra e Filadelfia, il gruppo decise che la musica in Nation of Millions sarebbe stata più veloce di quella contenuta in Yo! Bum Rush the Show.Myrie (2008), p. 106.
Registrazione Le sedute di registrazione si svolsero durante il 1987 presso i Chung King Studios, i Greene St. Recording, e gli Sabella Studios di New York City. I Public Enemy cominciarono le sessioni di registrazione dell'album ai Chung King di Manhattan ma insorsero contrasti e dissidi con i tecnici del suono a causa di pregiudizi contro gli artisti hip hop.Myrie (2008), p. 101. Il gruppo si spostò quindi negli studi Greene St. Recording dove l'atmosfera era migliore.Russell Myrie (2008). Don't Rhyme For the Sake of Riddlin': The Authorized Story of Public Enemy. Canongate. ISBN 978-1-84767-182-0. Inizialmente, anche gli ingegneri del suono di Greene Street avevano qualche perplessità ma alla fine la stima nei confronti del gruppo crebbe grazie alla loro etica lavorativa e alla serietà dimostrata nel processo di registrazione. Inciso con il titolo di lavorazione provvisorio Countdown to Armageddon, il gruppo scelse poi It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back come titolo del disco, ricavandolo da una strofa della canzone Raise the Roof inclusa nel loro primo album.Coleman (2007), p. 353. Il materiale fu inciso in 30 giorni con una spesa di circa 25,000 dollari.Charnas, Dan. "Respect : Making Noise". Scratch (luglio/agosto 2005): pg. 120.
Invece che andare in tour insieme al resto del gruppo, Eric "Vietnam" Sadler e Hank Shocklee rimasero in studio a lavorare sul materiale di Nation of Millions in modo che Chuck D e Flavor Flav avessero le basi già pronte al loro ritorno in sala di registrazione. Quando il gruppo cominciò a pianificare il secondo album, le tracce Bring the Noise, Don't Believe the Hype e Rebel Without a Pause erano già pronte.Russell Myrie (2008). Don't Rhyme For the Sake of Riddlin': The Authorized Story of Public Enemy. p. 106, Canongate. ISBN 978-1-84767-182-0. Quest'ultima era stata incisa durante il tour Def Jam del 1987, e il testo era stato scritto da Chuck D in un giorno.Myrie (2008), pp. 83–84. Piuttosto che utilizzare solo un campionamento da Funky Drummer di James Brown, pratica ampiamente abusata nel primo hip hop, Rebel Without a Pause include la presenza di Flavor Flav che suona il beat alla drum machine per tutta la durata del brano.Russell Myrie (2008). Don't Rhyme For the Sake of Riddlin': The Authorized Story of Public Enemy. Canongate. p. 83-84. ISBN 978-1-84767-182-0.
Secondo Chuck D, Hank Shocklee ebbe l'ultima parola una volta che tutte le tracce furono completate: «Hank sarebbe venuto fuori con il mix finale perché era il maestro del suono ... Hank è il Phil Spector dell'hip-hop. Era molto più avanti dei suoi tempi, perché osava sfidare le possibilità del suono». Fu deciso contro la volontà dei membri del gruppo che la durata dell'album dovesse essere di una ora precisa, trenta minuti per lato. All'epoca, le musicassette era più diffuse e popolari dei CD e il gruppo non voleva che gli ascoltatori dovessero ascoltare una pausa troppo lunga dopo che metà dell'album era finita.Myrie (2008), p. 104.
Musica e testi
«Volevamo creare un nuovo sound dall'assemblaggio dei suoni che ci hanno fatto avere la nostra identità. Specialmente nei nostri primi cinque anni, sapevamo che stavamo facendo dischi che avrebbero resistito alla prova del tempo. Quando abbiamo fatto It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back volevamo "rifare" What's Going On di Marvin Gaye e quando abbiamo fatto Fear of a Black Planet stavo tentando di "rifare" Sgt. Pepper's.» — Chuck D Sotto la direzione di Hank Shocklee, convinto che la musica non fosse niente altro che "rumore organizzato";Mark Dery et al. Forman & Neal (2004), p. 484. The Bomb Squad, il team di produttori, cominciò a sviluppare uno stile produttivo caotico e denso che si basava su suoni trovati casualmente e rumori avant-garde tanto quanto sul funk della vecchia scuola. Insieme a una vasta selezione di campionamenti, le tracce presentano un ritmo maggiore rispetto a quelli dei contemporanei del gruppo. Come nelle esibizioni dal vivo, nell'album Flavor Flav supporta le esternazioni politiche di Chuck D con i suoi testi surreali.Hess, Mickey, 2007, Icons of Hip Hop: An Encyclopedia of the Movement, Music, and Culture, Greenwood Publishing Group, p. 176.
In un'intervista concessa al New York Daily News, Shocklee fece notare come il suono dinamico dell'album fosse stato ispirato dall'abilità rap di Chuck D, affermando: «Chuck è un rapper potente. Volevamo creare qualcosa che potesse resistere a lui dal punto di vista sonoro». Circa i suoi contributi alla produzione, Shocklee si è citato come arrangiatore e ha specificato che "non aveva alcun interesse per le canzoni lineari". Quando utilizzava dei dischi per dei campionamenti, Shocklee disse che qualche volta li gettava in terra e ci saltava sopra se il loro suono era troppo "pulito".
Hank indicò Chuck D come la persona che scovò tutti i campionamenti vocali, Eric Sadler come "quello con il talento musicale", e disse che suo fratello, Keith Shocklee, "conosceva un sacco di breakbeat e fu il maestro degli effetti sonori". Anche Chuck D confermò quanto detto da Shocklee parlando dei metodi di lavoro del gruppo durante la produzione: «Eric era il musicista, Hank era l'anti-musicista. Eric fece molta programmazione alla drum machine, [il fratello di Hank] Keith era il tizio che portava l'atmosfera».
Alcuni errori occorsi durante la produzione furono volutamente inseriti nell'album. Il break in Bring the Noise, dove il campione di grancassa tratto da Funky Drummer di James Brown suona l'assolo, fu un errore. Apparentemente, la sequenza errata uscì fuori da un campionatore SP1200 e Shocklee decise non solo di tenerlo ma volle anche che Chuck riscrivesse le sue rime per seguire il ritmo. L'album stesso venne mixato senza automazione, ma invece registrato su nastro analogico e successivamente meticolosamente mixato a mano. Questo è un fatto significativo che ha fatto guadagnare a It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back la nomea di essere uno degli album più intricati di musica campionata digitalmente mai realizzati. Interrogato anni dopo se replicare l'elevato numero di campionamenti presenti nell'album sarebbe stato possibile al giorno d'oggi [a causa dell'incremento dei costi circa il materiale sotto copyright], Hank Shocklee disse che sebbene possibile, sarebbe costato molto più che in passato fare una cosa del genere.
Brani Lungo l'arco narrativo dell'album, Chuck D lancia messaggi caratterizzati dalla retorica della filosofia del nazionalismo nero, parlando di tematiche come il potere nero e l'affermazione degli afroamericani, criticando il suprematismo bianco, e accusando lo sfruttamento dei neri nell'industria musicale.Eglash (2004), p. 131. Caught, Can We Get a Witness? si rivolge direttamente alla questione dei campionamenti nell'hip hop e alla violazione del diritto d'autore dalla prospettiva di chi supporta tale pratica e dichiara legittima ogni appropriazione in virtù della "proprietà intellettuale nera dei suoni in primo luogo". She Watch Channel Zero?! è un attacco verso il potere lobotomizzante della televisione.