Il XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America (Emendamento XIV) è uno degli emendamenti approvati dopo la guerra di secessione noti con il nome di emendamenti della Ricostruzione. L'emendamento fu approvato con lo scopo di garantire i diritti degli ex schiavi. Oggi è alla base del giusto processo e della clausola di uguale protezione nelle leggi di ciascuno Stato. L'emendamento fu proposto il 13 giugno 1866 e fu ratificato il 9 luglio 1868. Ginsberg, Benjamin, Theodore J. Lowi, and Margaret Weir, ed. We the People: An Introduction to American Politics; Sixth ed. New York: W.W. Norton & Company., A14. Tuttavia, la Biblioteca del Congresso, fornisce come data di ratifica il 28 luglio 1868
L'emendamento contiene una definizione ampia di cittadinanza che vanifica la sentenza Dred Scott contro Sandford della Corte suprema degli Stati Uniti che escludeva gli schiavi e i loro discendenti dal godimento dei diritti costituzionali. Le disposizioni approvate richiedono agli Stati dell'unione di garantire la stessa protezione legale a tutte le persone sottoposte alla loro giurisdizione. Questa clausola fu usata a metà del XX secolo per porre termine alla segregazione razziale negli Stati Uniti. Di questo processo è un esempio la sentenza Brown contro l'ufficio scolastico di Topeka. Le disposizioni sul giusto processo sono state invece alla base di casi molto importanti e controversi relativi al diritto alla privacy, all'aborto (Roe contro Wade), ecc.
Gli altri due emendamenti della Ricostruzione: il XIII (proibizione della schiavitù) e il XV (proibizione di limitazioni all'elettorato basate sulla razza).
Testo del XIV emendamento Sezione 1 Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e sottoposte alla relativa giurisdizione sono cittadine degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono. Nessuno Stato produrrà o applicherà una qualsiasi legge che limiti i privilegi o le immunità dei cittadini degli Stati Uniti; né potrà alcuno Stato privare qualsiasi persona della vita, della libertà o della proprietà senza un processo nelle dovute forme di legge; né negare a qualsiasi persona sotto la sua giurisdizione l'eguale protezione delle leggi.
Sezione 2 I rappresentanti saranno distribuiti tra i vari Stati secondo la rispettiva popolazione, contando il totale delle persone in ciascuno Stato, escludendo gli Indiani non soggetti a imposte. Ma quando il diritto di voto per l'elezione per la scelta degli elettori per il Presidente e il Vice-Presidente degli Stati Uniti, i Rappresentanti nel Congresso, l'Esecutivo e i funzionari giudiziari dello Stato o i membri delle relative Assemblee legislative venga negato ad alcuno degli abitanti maschi di tale Stato, che abbia ventun anni di età e sia cittadino degli Stati Uniti, o gli sia in qualsiasi modo limitato, eccetto che per ribellione o altro crimine, la rappresentanza di tale Stato sarà ridotta nella proporzione con cui il numero di tali cittadini maschi è in rapporto con il totale dei cittadini maschi di ventun anni di età in tale Stato.
Sezione 3 Nessuno potrà essere Senatore o Rappresentante nel Congresso, o elettore per il Presidente e il Vice-Presidente o potrà tenere qualsiasi ufficio, civile o militare, presso gli Stati Uniti o presso qualsiasi Stato, se, avendo previamente prestato giuramento – come membro del Congresso o come funzionario degli Stati Uniti o come membro del Legislativo di uno Stato o come funzionario amministrativo o giudiziario in uno Stato – di difendere la Costituzione degli Stati Uniti, abbia preso parte a un'insurrezione o ribellione contro di essi o abbia dato aiuto o sostegno ai loro nemici. Ma il Congresso può, col voto dei due terzi di ciascuna Camera, rimuovere questa causa di interdizione.
Sezione 4 Non potrà essere posta in questione la validità del debito pubblico degli Stati Uniti, autorizzato con legge, compresi i debiti contratti per il pagamento di pensioni o premi per servizi resi nel sopprimere l'insurrezione o la ribellione. Ma né gli Stati Uniti né i singoli Stati potranno prendersi a carico o pagare debiti o obbligazioni contratti per aiutare insurrezioni o ribellioni contro gli Stati Uniti, o qualsiasi indennità per la perdita o l'emancipazione di uno schiavo; ma tutti i debiti, obbligazioni e indennità di questo tipo si considereranno illegali e nulli.
Sezione 5 Il Congresso avrà il potere di dare esecuzione, con la legislazione appropriata, alle previsioni di questo articolo.
Cittadinanza e diritti civili La prima sezione definisce formalmente i requisiti per la cittadinanza e protegge i diritti civili dall'azione degli Stati. Questa disposizione rappresentò la vanificazione della sentenza Dred Scott contro Sandford della Corte suprema che aveva stabilito che i neri non erano e non potevano diventare cittadini degli Stati Uniti d'America o godere dei diritti costituzionali. Il Civil Rights Act del 1866 aveva già disposto che fosse cittadino colui il quale fosse nato nel territorio degli Stati Uniti; tuttavia i proponenti di questo emendamento vollero introdurre questo principio direttamente nella Costituzione in modo da evitare che la Corte suprema potesse dichiarare incostituzionale la legge sulla cittadinanza o che il Congresso potesse cambiarla votando a maggioranza semplice.
Disposizioni sulla cittadinanza Durante il dibattito sull'emendamento il senatore Jacob Howard dell'Ohio, che era stato l'autore delle disposizioni sulla cittadinanza, disse che queste escludevano i nativi americani ma anche le persone nate negli Stati Uniti che fossero straniere o che appartenessero alle famiglie di ambasciatori o di ministri degli esteri.
Nel 1884 la Corte suprema, pronunciandosi per la prima volta sul significato della disposizione in riferimento ai nativi americani, nella sentenza Elk v. Wilkins, interpretò l'emendamento dichiarando che i figli dei nativi americani non erano cittadini nonostante il fatto che fossero nati negli Stati Uniti.
Nel 1898 nella sentenza United States v. Wong Kim Ark, relativa al caso di figli di cittadini cinesi nati negli Stati Uniti, la Corte decise che i bambini erano effettivamente cittadini degli Stati Uniti.
Non era chiaro, all'epoca di questa sentenza, se fosse rilevante la distinzione fra immigranti legali o clandestini.
La Corte suprema non risolse l'ambiguità e fino alla sentenza Trump v. Barbara non si era mai pronunciata sull'effettivo diritto dei figli degli immigrati clandestini a ottenere la cittadinanza nonostante si ritenga generalmente che ne godano. In alcune sentenze, tuttavia, la Corte aveva già implicitamente assunto, o suggerito, che i figli di immigrati clandestini abbiano effettivamente diritto alla cittadinanza, come ad esempio nella sentenza INS v. Rios-PinedaIn INS v. Rios-Pineda la Corte Suprema si riferì ai cittadini nati da cittadini stranieri clandestini come a "cittadini di questo stato" o in Plyler v. DoeIn Plyler v. Doe la Corte riconobbe che gli immigrati clandestini erano sottoposti alla giurisdizione degli stati in cui risiedevano e aggiunse in nota che "non è possibile fare alcuna distinzione, relativamente al concetto di giurisdizione enunciato nel XIV emendamento, fra i residenti stranieri che siano entrati negli Stati Uniti d'America in maniera legale e i residenti stranieri che lo abbiano fatto in maniera illegale".
Tuttavia vi erano opinioni secondo le quali il Congresso avesse il potere di escludere i figli dei clandestini dall'acquisire la cittadinanza approvando una legge apposita.
La Costituzione non prevede nessuna procedura per la perdita della cittadinanza, che è possibile solo nei casi seguenti:
Frode nel processo di naturalizzazione. Tecnicamente in questo caso non si tratta della perdita della cittadinanza ma dell'annullamento della sua acquisizione e della conseguente dichiarazione che l'immigrato non è mai stato cittadino. Rinuncia volontaria della cittadinanza. Questo può avvenire sia seguendo le procedure stabilite esplicitamente dal dipartimento di Stato oppure compiendo azioni che dimostrano l'intento di rinunciare alla cittadinanza.
Per un lungo periodo di tempo l'accettazione volontaria o l'utilizzo di una cittadinanza straniera è stata considerata una causa sufficiente per la perdita della cittadinanza.Ad esempio si veda la sentenza Perez v. Brownell, che in seguito fu superata dalla sentenza Afroyim v. Rusk Questo concetto fu reso esplicito in una serie di trattati negoziati fra gli Stati Uniti d'America e altre nazioni (noti con il nome di Trattati Bancroft).
Tuttavia la Corte suprema non considerò sufficiente questa motivazione in un caso del 1967, Afroyim v. Rusk, così come nel successivo Vance v. Terrazas (1980). La Corte stabilì che il XIV emendamento proibisce al Congresso di revocare la cittadinanza.
Diritti civili e altri diritti individuali
1868-1954 Il Congresso approvò il XIV emendamento anche in risposta ai Codici neri che gli Stati del sud avevano approvato allo scopo di indebolire il significato del XIII emendamento. Queste leggi avevano lo scopo di riportare gli ex-schiavi in una condizione simile alla schiavitù limitando, ad esempio, i loro movimenti o proibendogli di iniziare cause o di testimoniare.
Prima che fosse approvato il XIV emendamento, la Corte suprema aveva dichiarato che la Carta dei Diritti, cioè l'insieme dei primi 10 emendamenti, aveva valore solo riferita al governo federale; e sebbene molti Stati avessero scritto le proprie costituzioni modellandole sulla costituzione federale, non era scontato che ciascuna di queste contenesse disposizioni di portata simile a quelle contenute nella Carta dei Diritti. Secondo alcuni commentatori, coloro che originariamente proposero il XIV emendamento credevano che questo, una volta approvato, avrebbe assicurato che agli Stati sarebbe stato imposto di riconoscere i diritti individuali che il governo federale doveva rispettare in virtù delle disposizioni costituzionali. Si credeva infatti che tutti questi diritti fossero ricompresi nelle immunità e nei privilegi associati alla cittadinanza e protetti dall'emendamento. Tuttavia la Corte suprema sentenziò nel 1873 nell'ambito dei cosiddetti casi Slaughter-House che i privilegi e le immunità dovevano intendersi limitati a quelli garantiti dal governo federale in virtù del possesso della cittadinanza. La Corte inoltre dichiarò, stavolta nell'ambito dei cosiddetti casi sui diritti civili che la disposizione dell'emendamento era riferita esclusivamente alle azioni degli Stati e che quindi il Congresso non era autorizzato a bandire la discriminazione razziale se praticata da semplici cittadini o da organizzazioni private. Nessuna di queste decisioni è stata superata finora, ma anzi entrambi i concetti sono stati più volte riaffermatiSi veda ad esempio United States v. Morrison.
Nei decenni seguenti all'approvazione del XIV emendamento, la Corte suprema dichiarò incostituzionali le leggi che proibivano ai neri di far parte di una giuria (Strauder v. West Virginia) o che discriminavano i sino-americani nell'ambito della regolamentazione della lavanderie commerciali (Yick Wo v. Hopkins), grazie alla clausola di uguale protezione.