La mistica fascista fu una corrente di pensiero tutta interna al fascismo,Luigi Emilio Longo, I vincitori della guerra perduta, sezione su "Niccolò Giani", Edizioni Settimo sigillo, Roma, 2003, pag. 81.Tomas Carini, Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943, Mursia, 2009, pag. 130. basata su un'etica guerriera che prediligeva il fideismo volontaristico e l'attivismo dell'azione,Tomas Carini, Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943, Mursia, 2009, pag. 202. in una fusione di teoria e prassi. All'interno della Scuola di mistica fascista Sandro Italico Mussolini, fondata a Milano il 10 aprile 1930 e attiva fino al 1943, queste tematiche furono il principale oggetto di studio da parte di diversi intellettuali fascisti che tentarono di uscire da un ambito esclusivamente politico per crearne uno spirituale. La Mistica fascista si sviluppò in particolare per l'impegno costante di Niccolò Giani con l'appoggio determinante di Arnaldo Mussolini. Anche in alcune università italiane fu istituita la cattedra di Mistica fascista.
Storia
La scuola di pensiero avviata da Giani assunse il nome di «mistica», come scrive lui stesso, utilizzando la definizione che ne dà il filosofo francese Louis Rougier:
In linea con Rougier, Giani ribadisce nel manifesto programmatico, «che il fascismo ha una sua "Mistica", in quanto ha un complesso di postulati morali, sociali e politici, categorici e dogmatici, accettati e condivisi senza discussione da masse e da minoranze... ripone il proprio credo in Benito Mussolini quale Duce infallibile e creatore della civiltà fascista. Nega che all'infuori del Duce abbia padri spirituali o putativi...»Aldo Grandi, Gli eroi di Mussolini. Niccolò Giani e la Scuola di mistica fascista, Milano, Rizzoli (Edizioni BUR), 2004, pag. 32..
L'apertura della Scuola servì quindi per permettere ai suoi adepti di dedicarsi completamente a una sorta di culto verso Mussolini, meditando sugli scritti e sui discorsi del Duce,Cfr. a tale proposito Emilio Gentile, Il culto del littorio, la sacralizzazione della politica nell'Italia fascista, Bari-Roma, Laterza, 1993, p. 243. e vivendo la sua dottrina con uno spirito di assoluta fedeltà e intransigenza, come specificato nella voce «mistica fascista» presente nel Dizionario di Politica edito dal Partito Nazionale Fascista nel 1940:
L'utilizzo del termine "mistica" causò la vivace reazione di una parte della Chiesa cattolica per la consueta attinenza del termine alla sfera prettamente religiosaGiacomo De Antonellis, Come doveva essere il perfetto giovane fascista, su storia illustrata n° 243 del febbraio 1978, pag 50. Nella concezione dei mistici tuttavia la propria sfera d'azione era nell'ambito politico senza pericolo di sovrapposizione dei due mondi. Lo stesso Giani ribadì la separazione: «Né la Chiesa deve fare della politica, né lo Stato deve fare della religione. Fascisti cattolici, perciò, o cattolici fascisti, se più piace, ma fascisti: ricordiamocelo».Tomas Carini, Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943, Mursia, 2009, pag. 129.
Ancora oltre si spinse il sacerdote di Ischia Onofrio Buonocore che ritenne la mistica fascista come «la testimonianza di un'Italia non più divisa ma rinnovata e pacificata sotto le insegne papali e littoriali».Tomas Carini, Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943, Mursia, 2009, pag. 145. Nel febbraio 1937 il cardinale di Milano Ildefonso Schuster tenne un discorso presso la Scuola di mistica fascista.Tomas Carini, Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943, Mursia, 2009, pag. 144.
Punti dottrinari Il culto del Duce All'interno del magma dottrinario fascista che ebbe come punto di riferimento la scuola di mistica fascista, convissero quindi personalità molto diverse fra di loro. Esiste tuttavia una connotazione comune fra i padri fondatori della Scuola che si riflette nei principio informatore cui essi diedero vita: la piena affermazione del culto di Mussolini, cioè il Duce identificato come la sua concretizzazione. Da qui discese la piena affermazione del culto di Mussolini seguita dalla Scuola di mistica fascista. Secondo Daniele Marchesini «la fonte, la sola vera, unica fonte della mistica è infatti Mussolini, soltanto, esclusivamente Mussolini.»Cit. in Daniele Marchesini, La scuola dei gerarchi, Milano, 1976, p. 121 (sta in Emilio Gentile, Il culto del littorio, Editori Laterza, 2001, p. 243
La dedizione al Duce ed alla sua linea politica si spingeva infatti fino al sacrificio della vitaEmilio Gentile Il culto del littorio, Editori Laterza, 2001, p. 243, così come il matrimonio e la generazione di prole venivano intesi come omaggio a Mussolini che, secondo uno studioso dell'epoca, «riusciva ad educare gli italiani col semplice guardarli negli occhi.»Emilio Gentile, op. cit. p.244 Secondo un noto intellettuale italiano «...un che di esercito e di chiesa ha, vuole avere, questa pattuglia di fascisti devota a Mussolini sino al fanatismo»Mario Isnenghi, Intellettuali militanti e intellettuali funzionari. Appunti sulla cultura fascista, Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, 1979 p. 253 Il culto di Mussolini e lo studio del suo pensiero non furono solo all'origine della Scuola di mistica, ma assunsero una centralità indiscussa sia nei corsi tenuti presso di essa, sia negli articoli pubblicati su Dottrina fascista.Alessandra Tarquini, op. cit., p. 347.
Accanto all'esaltazione della figura del Duce, fondatore e guida spirituale del fascismo, i mistici svilupparono:
Una visione mistica della rivoluzione fascistaEmilio Gentile, op. cit., p. 243 Una "pedagogia mussoliniana"Emilio Gentile, op. cit., p. 244 Una devozione particolare per Arnaldo Mussolini, visto come maestro spirituale. Anche i genitori del duce venivano visti, dai giovani fascisti, in un alone di santità.. L'individuazione di una ipotetica razza italica, come parte della grande famiglia indoeuropea. Quest'ultima era vista da taluni, nella sua accezione puramente biologica (Giovanni Preziosi), mentre da altri, come «idea e mito» (Julius Evola) La discriminazione fra razze, e in particolare fra quella ariana e quella ebraica, irriducibile nemica della prima. Conseguenza diretta di tale inconciliabilità razziale fu la diffusione dell'antisemitismo, che, poco presente nel corpus dottrinario della mistica fascista nella prima metà degli anni trentaFra le pubblicazioni periodiche vicine al PNF che fin dagli anni venti si erano distinte per alcuni articoli di chiara matrice antisemita ricordiamo La Vita Italiana diretta da Giovanni Preziosi e Il Regime Fascista di Roberto Farinacci, vi si sviluppò vigorosamente a partire dal 1936-1937 la certezza che «l'unica fonte della dottrina fascista fosse il pensiero del suo capo»Cit. da: Alessandra Tarquini, op. cit., Bologna, Il Mulino, 2009, pag. 345.
Niccolò Giani pubblicò, nel 1939, i dieci punti fondanti della Scuola di mistica fascista Sandro Italico Mussolini col nome di Decalogo dell'italiano nuovo, firmati da Arnaldo Mussolini sulla rivista Dottrina Fascista.
La missione civilizzatrice di Roma Altra connotazione comune fra i padri fondatori della Scuola mistici fu il credere fermamente in una idea di Italia portatrice di una missione civilizzatrice nel mondoTomas Carini, Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943, Mursia, 2009, pag. 143. Missione che trae le proprie origini storiche dall'Impero romano fino ad arrivare all'Italia fascistaTomas Carini nella prefazione su Niccolò Giani, La marcia sul mondo, Novantico Editore, Pinerolo, 2010, pag. 15.. Dalla caduta di Roma in poi l'eredità dell'Impero romano era stata raccolta dalla Chiesa Romana garantendone la sopravvivenza e attraversando diversi stadi come l'Umanesimo. Secondo i mistici la missione civilizzatrice di Roma imperiale è partita nuovamente in seguito alla Marcia su Roma e una volta diffusasi in Italia, concretizzata nella Rivoluzione fascista, attende di essere esportata nel mondoTomas Carini, Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943, Mursia, 2009, pag.155
Volontarismo eroico Secondo i "mistici", caratteristica dell'Uomo nuovo «...che non vuole essere un fuscello in balia delle leggi cosmiche ma una volontà capace...» era il saper reagire alle avversità.Aldo Grandi, Gli eroi di Mussolini, BUR, Milano, 2010, pag. 64. Guido Pallotta, in polemica con il razionalismo e l'intellettualismo sottolineò che:
Secondo Giani, infatti, il fideismo che comunque caratterizza la "mistica" è soltanto una prima fase del loro pensiero. I mistici devono essere sia uomini di pensiero che d'azione, unendo la teoria alla prassi, perché il pensiero mistico ha bisogno di volontari che siano disposti a diffondere il proprio pensiero.Tomas Carini, Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943, Mursia, 2009, pag.123-124 Investitura che secondo Giani era stata data direttamente da Mussolini, il quale avendo investito sui giovaniAldo Grandi, Gli eroi di Mussolini, BUR, Milano, 2010, pag. 57. li portava a considerarsi quasi come degli "apostoli" impegnati nella diffusione della dottrina fascista.
L'«Europa del Toro» e l'«Europa dell'Ariete» Giani vedeva in Europa lo scontro tra due diverse concezioni, da una parte il mondo mediterraneo vicino alla tradizione greca e di Roma fondata sullo spiritoFranco Ferraresi, Julius Evola: Tradition, Reaction, and the radical right, European Journal of Sociology - Archives Européennes de Sociologie - Europäisches Archiv für Soziologie, Vol. 28, No. 1, Über politisches Handeln (1987), pp. 107-151. che definisce come l'«Europa dell'Ariete», e dall'altra una visione materialista, nata dalla Rivoluzione francese che aveva dato vita al materialismo violento che definì come l'«Europa del Toro».Aldo Grandi, Gli eroi di Mussolini, BUR, Milano, 2010, pag. 66.
Queste due posizioni inconciliabili, di cui era esempio la contemporanea guerra di Spagna, sarebbero prima o poi venute allo scontro. Per Giani quindi il nemico era rappresentato dall'Europa materialista concretizzatasi nei governi di Parigi, Londra e MoscaAldo Grandi, Gli eroi di Mussolini, BUR, Milano, 2010, pag 67 e di cui sarebbe stata parte integrante la cultura ebraica. Conseguenza diretta fu la diffusione dell'antisemitismo che, poco presente nel corpus dottrinario della mistica fascista nella prima metà degli anni trenta, vi si sviluppò vigorosamente a partire dal 1936-1937. Una parte importante nello sviluppo dell'antisemitismo della Scuola, nella sua accezione di «idea e mito», la rivestì Julius Evola.
Sempre in questa ottica Giani approvò l'avvicinamento dell'Italia alla Germania.
Principali esponenti Pur considerandosi la mistica fascista una "corrente di pensiero" esclusivamente italiana e fondamentalmente dedita al culto della personalità, si autodichiarava ispirata anche da pensatori stranieri, come Rougier citato dallo stesso Giani o come Georges SorelRoth, J. (1967). The Roots of Italian Fascism: Sorel and Sorelismo. The Journal of Modern History, 39(1), 30-45. e Henri Bergson citati da Nino Tripodi, anche se questi ultimi furono importanti nel predeterminare uno stato d'animo nei giovani mistici più che fornire delle linee guida. Secondo il filosofo Enzo Paci il misticismo come buona parte della cultura dell'epoca era influenzato da Nietzsche e Sorel.