Carìnola è un comune italiano di abitanti della provincia di Caserta in Campania.
Geografia fisica Carinola ha un'estensione territoriale di , in gran parte occupati da terreni coltivati e selve. Sviluppatasi nella parte nord della regione, nell'antico territorio della Campania Felix, Carinola è la culla dell'Ager Falernus, la fertile zona che dall'antica Sinuessa fino all'odierna Francolise produceva (e produce ancora) il Falerno, uno dei vini più apprezzati dagli antichi romani. Centrale nel collegamento tra le città di Napoli e Roma, confina a nord con Sessa Aurunca, a nord-est con Teano, a sud-est con Francolise, a ovest con Falciano del Massico (il cui territorio era, fino al 1964, parte del Comune di Carinola) e a sud, per pochi km, con Mondragone, Cancello Arnone e Grazzanise. Lo sviluppo di agglomerati urbani è limitato alle frazioni sparse del territorio e al capoluogo, che dà il nome all'Ente. Le frazioni più popolose sono Nocelleto, Casale e Casanova, insieme al capoluogo Carinola, che tuttavia costituisce l'agglomerato più piccolo tra le comunità maggiori. Altre frazioni sono S. Donato, Ventaroli, S. Croce, Croce di Casale e Cascano di Carinola (Parco Libellula, Campo de' Felci). Borghi caratteristici, seppur poco popolati, sono S. Bartolomeo, S. Ruosi-Ceraldi, S. Anna, Borgo Migliozzi e Borgo Fava.
Confini naturali del territorio urbano sono il monte Massico ad ovest e il fiume Savone ad est. Più ampia è l'area oltre il Savone, riportata sulle carte geografiche come Piana di Carinola.
Origini del nome Forse il nome deriva dal toponimo greco Kalinium, luogo su cui fu anticamente fondata la città, oppure forse deriva da Calinolum, derivato a sua volta dalla colonia romana di Calenum. Tale origine del toponimo, come sostenuto dagli storici locali Luca Menna e Salvatore Theo, andrebbe a identificare sia la città di Carinola che la vicina Calvi Risorta. In realtà, tale identica denominazione, sarebbe da ricercare in un errore materiale nella trascrizione da parte di Paolo Diacono, il quale avrebbe trascritto l'aggettivo Calenum, riferito all'Antica Cales (odierna Calvi Risorta), al posto del longobardo toponimo Calinium, riferito invece proprio a Carinola. È un'ipotesi, questa, che riprenderebbe una diretta latinizzazione del greco Kalinium.
Storia La cittadina venne probabilmente fondata prima dai Pelasgi con il nome di Urbana, alla confluenza tra le strade per le romane Teanum Sidicinum (l'odierna Teano) e Gallicanum (Cascano). In seguito venne occupata dagli Etruschi, come testimoniano alcune costruzioni ancora presenti sul territorio, e poi anche dai Romani stessi. Fu tra il X e il VI sec. a.C. che la città visse sotto la costante protezione di Capua, centro sempre importante. Come afferma il Menna, «[…] divenne fortezza, al centro di una vasta vallata, dove potevano vivere e prosperare i numerosi abitanti. Fu sotto il dominio dei Romani che Caleno o Calinum accrebbe la sua prosperità e la sua notorietà, divenendo subito Municipium». Ciò vale a dire — con le parole dello stesso Menna, che era «città con governo, leggi, milizie e magistrati propri. Di Caleno parlano Plinio il giovane, Strabone, Orazio […]». E ancora: «A Calinum i Romani, che spesso si recavano a Napoli e a Cuma per interrogare la Sibilla circa le sorti dell'impero, trovavano le tabernae deversoriae e le stabines.»
A dispetto dell'identificazione diretta di Carinola - Foro Popilio o Carinola - Foro Claudio, le parole di De Stasio e le successive deduzioni dello storico Giovanni Iannettone rendono l'idea della costituzione di una città che conteneva al suo interno varie realtà di fondazione di epoca Romana e anteriore. A De Stasio («estendeva il suo territorio fino a comprendere da un lato Mondragone e dall'altro la Valle del Volturno fin quasi a Capua, da cui dipendeva») così fa eco Iannettone: «difatti nell'ambito sono state sempre comprese non solo la città di Foro Popilio, che fu fondata dai Pelasgi verso il 1100 a.C. e dagli Etruschi, ma anche la zona de I Greci, la città di Foro Claudio, la colonia di Urbana, la città di Larissa, territorio su cui si sono sviluppate le attuali frazioni di Casanova, Casale, Nocelleto, Ventaroli, S. Donato, S. Croce e le ex frazioni di Falciano Capo e F. Selice.»
L'arrivo nel IX secolo dei Saraceni nella zona coincise con la lenta distruzione della città, cominciata già dalle incursioni barbariche di Genserico, e portò la popolazione a rifugiarsi nel sito di Foro Claudio e nelle colline circostanti (odierna Casale, ove esiste un palazzo di residenza estiva del vescovo e uno stemma del presule Tommaso Anfora datato 1143 ?). Dopo la distruzione degli agglomerati di Urbana - Foro Popilio, la città venne ricostruita come riunificata con il nome di Carinola e innalzata a sede vescovile intorno al 1100. Successivamente la città passò sotto il controllo di un feudatario normanno, il conte Riccardo, ed entrò a far parte del principato di Capua.
Nelle campagne circostanti molti dei ruderi delle abitazioni di Urbana vennero rimossi e riutilizzati nella costruzione di "poderi-fortezza". Accanto a questi poderi gli abitanti cominciarono a costruire delle cappelle e le due comunità più grandi, quelle di San Pietro a nord-ovest e di San Sisto a sud-est, costruirono delle vere e proprie parrocchie. Con la fusione delle due comunità nel 1400 ci fu la nascita della frazione di Nocelleto.
Più ad ovest del centro urbano di Carinola, ai piedi di una piccola collina del massiccio massicano, la Grancelsa, si sviluppavano in epoca tardo-medioevale i Borghi Lorenzi (oggi Laurenzi) e Carani. Sulla direttrice delle due piccole comunità si sarebbe sviluppata successivamente la frazione di Casanova, a vocazione prettamente pastorale e di coltura vitivinicola, ancorata alle tradizioni culturali e religiose di devozione al tempio sacrale della collina dedicato a Maria SS. Grande ed Eccelsa (da cui Grancelsa). Raggiungibile da via Padre Michele Piccirillo, dedicata all'illustre studioso e archeologo originario del luogo, vi è il monumentale convento di S. Francesco (XIII sec.).
Nel XVI secolo la città decadde per via delle avverse condizioni ambientali. Infatti, nelle vicinanze dei centri abitati erano presenti molti acquitrini e corsi d'acqua i cui alvei non erano tenuti adeguatamente puliti: l'impaludamento che ne seguì portò malattie come il tifo e il colera, decimando la popolazione. Nel 1818 la diocesi di Carinola venne soppressa e il suo territorio fu unito a quello della diocesi di Sessa Aurunca.
Per i fatti conseguenti all'occupazione tedesca del 1943, Carinola è stata insignita nell'anno 2004 di medaglia d'argento al merito civile. Fu infatti, come si legge anche nella motivazione dell'onorificenza, "centro strategicamente importante": la cittadina fu sede del Deutsch Ortskommandantur, parte della Linea Massico-Trigno, a sua volta sostegno della più conosciuta Gustav. Storica la testimonianza, nel segno della sofferenza della deportazione, dell'illustre cittadino carinolese Antonio Zannini, docente ed ex dirigente social-democratico, scomparso nel 2012. Particolarmente sentita è la ricorrenza del 28 ottobre: a Borgo Laurenzi (presso la frazione Casanova) vennero uccisi dai corpi di mortaio sparati dai nazisti — appostati sulla vicina Grancelsa — ben tredici civili. Moderne ricostruzioni storiche datano in realtà il nefasto evento al 1º novembre, data di un documentato scontro tra le forze Alleate e l'esercito tedesco, limitato ai centri di S. Croce e Carinola.
Nel 1964, Falciano, che fino ad allora era frazione del comune di Carinola, ottenne l'autonomia comunale.
Simboli Stemma
Lo stemma è stato concesso con regio decreto del 26 luglio 1868.
Tuttavia il Comune usa una versione non conforme alla blasonatura con cinque rombi, attestata sin dal 1865. Questa versione dello stemma cittadino, con la caratteristica croce a rombi, è presente sulle torri civiche oltre che in uso sulle bandiere e gli atti del Comune.
Gonfalone
Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di azzurro.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture situate nel centro
Il nucleo abitato e i casali attorno hanno subito un continuo processo di stratificazione architettonico, ultimo quello ravvisabile negli stili primo-novecenteschi. Tuttavia, fu a partire da metà del Quattrocento, che si risentì della maggiore influenza artistica catalano-aragonese, che avrebbe segnato significativamente il volto della città per i futuri anni. Per tale motivo, lo storico dell'arte Adolfo Venturi la definì, in uno storico epiteto, "Pompei del Quattrocento".
Nel centro di Carinola si trova la già cattedrale – infatti il comune fu sede vescovile, poi soppressa nel 1818 dalla bolla De utiliori di papa Pio VII –, originariamente intitolata alla Madre di Dio ed ai santi Giovanni Battista ed apostolo. Voluta dal vescovo san Bernardo da Capua, che ne fu il costruttore in stile romanico, vi sono oggi riscontrabili diversi elementi di gusto tardo-gotico di foggia durazzesco-catalana.
Nella parte orientale dell'abitato, a ridosso dell'antica cinta muraria, vi è il complesso religioso dell'Annunziata, costituito originariamente dalla chiesa, da una congregazione e da un ospedale. Fu fondato, probabilmente a scopo assistenziale (significativa la presenza della congregazione) nel corso del XV secolo.
Nel centro cittadino, per lo più conservatosi nelle sue forme originarie, si trova il palazzo Petrucci-Novelli, risalente al XV secolo, costruito per volere di Antonello Petrucci, segretario regio sotto Ferrante d'Aragona implicato nella famigerata "Congiura dei baroni". Fu costruito in forme rinascimentali del gotico fiorito, che presentano però già molti elementi tipici del barocco spagnoleggiante, specialmente nel loggiato di un angolo occidentale del palazzo. È l'esempio più imponente di architettura catalano-aragonese nella cittadina, stagliato sulla vista della centrale piazza Osvaldo Mazza, attiguo al municipio. Gli archi sono sostenuti da colonne ottagonali e sono presenti fra le volte importanti affreschi rinascimentali. Oggi è sede del Consiglio comunale.
All'ingresso settentrionale del borgo medievale si trova il castello cittadino. La sua costruzione fu voluta dal conte Riccardo, nel 1134, locale feudatario normanno, quando la città era inclusa nel principato di Capua. Fu oggetto di restauri e ricostruzioni in età angioina e aragonese, epoche in cui furono costruiti i principali elementi gotico-catalani. Oggi ne rimangono i ruderi e, quasi completo, il maschio di epoca aragonese.
Per l'architettura civile della cittadina, c'è anche Palazzo Marzano. Commissionato dal Duca di Sessa Marino Marzano, sposo di Eleonora d'Aragona, venne edificato in tutta probabilità a metà del XV secolo. La struttura presenta l'impianto tipico della residenza catalano-aragonese. Purtroppo, la struttura originaria è stata fortemente danneggiata e mutilata dagli eventi del secondo conflitto mondiale. Tra il 2016 e il 2019 è stato oggetto di un importante restauro, commissionato dal Ministero dei beni culturali e curato dagli architetti Francesco Miraglia e Corrado Valente.
Architetture situate nelle frazioni Nella frazione di Ventaroli è presente la Basilica di Santa Maria in Foro Claudio, comunemente conosciuta come Episcopio, antica cattedrale in stile pre-romanico, molto famosa per i dipinti riguardanti i lavori manuali dell'epoca longobarda. Il primo nucleo venne realizzato in prossimità di preesistenze romane, forse ad uso termale. Da rilevare la presenza di un catino absidale affrescato secondo forti influenze orientali. È stata riaperta da poco, ma fu sede vescovile dal VI secolo all'XI secolo.