La concattedrale di San Nicola vescovo è il principale luogo di culto cattolico di Palmi. L'edificio è ubicato nel centro storico cittadino e prospetta sulla piazza Duomo, di fronte al Palazzo comunale e di fronte agli uffici vescovili della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Chiamata anche chiesa madre o matrice, la concattedrale è sede dell'omonima parrocchia eretta nel XIV secolo e, al suo interno, custodisce la reliquia del Sacro Capello oltre alle venerate raffigurazioni della Madonna della Sacra Lettera e di San Nicola, patrono comunale.
Storia Tra il 1310 ed il 1311, è attestata in Palmi una chiesa dedicata a san Nicola,Con cappellano un presbitero di nome Bartolomeo «Pbr. Bartholomeus, cappellanus eccl.e S.ti Nicolai de Palma, pro secunda decima solvit tar. III gr. decem». che risultava essere l'unica del villaggio..
La chiesa di san Nicola è nuovamente citata, per la prima volta come parrocchia, in atti del 1532 e, negli anni successivi, risulta in commendam a vari commendatari.. Inoltre è descritta anche nella visita ex limina a Palmi di mons. Marco Antonio Del Tufo, vescovo della diocesi di Mileto, nel 1586.La chiesa era servita dall'arciprete Minico Porfida, che aveva diritto a cinque porzioni, e dall'abate sestuario Ottaviano Bellafaccia, che percepiva una porzione soltanto. I rettori esigevano tre tomoli di grano per due appezzamenti di terra, e ricevevano annualmente 228,00 ducati alla pubblica amministrazione. Nel fonte battesimale l'acqua benedetta era posta dentro un recipiente di rame. Nella sagrestia vi erano i sacri arredi della parrocchia: una croce di legno dorata, due calici con coppe e patene d'argento ed un incensiere anche d'argento, cinque pianete, i ferri per le ostie, tre camici con amitti e cingoli, tre messali ed un «battisterio», un antifonario, un graduale, un campanello. Nella chiesa pavimentata e senza soffitto vi erano le sepolture, l'acquasantiera, il pulpito di legno, un orologio, due campane efficienti e le porte munite di serrature. Quasi tutti gli altari erano sprovvisti di crocifisso e di pietra sacra. L'edificio sorgeva discosto dalle mura cittadine di Carlopoli e vi avevano sede la confraternita di san Nicola e la confraternita del Santissimo Sacramento.. Al suo interno vi era l'altare maggiore,Nell'altare maggiore il Santissimo Sacramento era conservato in un vaso di argento col suo coperchio, dentro una custodia col prospetto di marmo rivestita all'interno con drappo di seta. Erano consacrati sia la chiesa che l'altare, sul quale vi erano intagliate le figure di san Pietro e san Nicola di marmo con le sue colonne e cornici intagliate. una cappella dedicata al Santissimo SacramentoSul lato destro dell'altare maggiore era eretta la vecchia cappella del Santissimo Sacramento, nella quale erano riposti gli oli santi contenuti in due vasi di stano separati. In essa celebravano i cappellani titolari dei "benefici" istituiti con le descritte rendite annualmente esatte da censi e da immobili. e gli altari laterali dedicati rispettivamente a san Pietro,Era stato costruito dalla "casata antiqua" dei Miccinà, dotato di una rendita annua di 1,50 ducati sopra un orto in contrada "la bivera" assegnata ai rettori per la celebrazione di una messa di requiem ogni settimana. san Nicola,Sull'altare era collocata l'«Immagine di rilievo del beato Santo Nicola e al muro dipinta l'Immagine della Madonna Santissima di sant'Ambrogio e sant'Agostino coperta da una intempiatura dipinta che faceva da baldacchino». san Giorgio,I due altari seguenti, dedicati uno a san Giorgio e l'altro senza immagine, erano privi di ornamenti. Ogni settimana si celebrava nel primo una volta per il legato di 1,50 ducati di Tommaso Lametta, e nel secondo due volte dall'entrata di 3,00 ducati lasciati da Paolo Lombardo. san GirolamoL'altare di san Girolamo con quadro vecchio del titolare, consacrato, era ornato con tre tovaglie e due candelieri e con l'avantaltare di oropelle. Ius patronato di Scipione Timera, era cappellano il sacerdote Tommaso Bendici, istituito con bolla del vicario generale Salvatore Barbieri il 7 agosto 1578. Le entrate provenivano da un giardino di gelsi e da due piccoli fondi olivetati, e da 5,60 ducati su una casa ed un casaleno di Palmi. e alla Natività del Signore.L'altare era ornato con le sole tovaglie. Si celebrava una messa ogni settimana con il lascito di 1,80 ducati di Bernardino Cosentino.
Nel 1664 vi venne fondata una congrega del "Purgatorio" o del "Sacro Monte delle cinquanta messe". In quel secolo, nella chiesa erano custoditi un quadro di san Giovanni che predica, di autore ignoto, ed un quadro dell'Assunta, opera di Giacomo Farelli,. oltre ad essere adoperata anche per la sepoltura dei fedeli, cosa che si protrarrà pure nel secolo successivo..
Nei documenti della visita del 1707 di mons. Domenicantonio Bernardini vescovo della diocesi di Mileto, la chiesa presentava l'altare maggiore dedicato ai santi Pietro e Paolo e gli altari laterali del Santissimo Crocifisso, Dove insisteva una cappella dedicata a Santa Maria dei Sette Dolori e nella quale agiva l'omonima confraternita. di san Nicola, di san Giovanni Battista, di san Girolamo, delle anime del Purgatorio, di san Giuseppe, di sant'Antonio Abate e di san Francesco da Paola..
Il luogo di culto venne riedificato nel periodo tra il 1740 e il 1743 e, nel mentre, il 25 agosto 1741 il vescovo della diocesi di Mileto mons. Marcello Filomarini, eresse la chiesa a «insigne collegiata» avendo ottenuto la bolla pontificia da papa Benedetto XIII.. Nella seconda metà del XVIII secolo, il feudatario di Palmi Giovan Battista Spinelli II, ne collocò il suo seggio ducale, che era stato spostato da Seminara a Palmi..Alla sua morte, avvenuta nel 1791, il feudatario fu seppellito in questa chiesa poiché la sua moglie Maria Caterina Doria gli fece costruire un mausoleo con lapide. Il testo della lapide recitava: "D.O.M. / Scipioni Spinello Saverio / Ex Carinenbis. Princibus / Seminariae Duci / Non Magis Majorum Imaginibus / Quam Comitate Beneficentia Animique Candore / Spetatissimo / Vixit annos XXIX / Obiit III Kal. Septembris An. MDCCXCI / Maria Catharina Doria / Ex Princibus Angri / Conjux Desolata / Viro Suo Optimo Benemerentissimo / Propera Eheu. Morte Praerepto / De Quo Nihil Doluit Praeter Mortem Eius /Contra Votum / Posuit". Il mausoleo andò distrutto a causa dei vari terremoti..
La chiesa venne nuovamente distrutta dal violento terremoto del 5 febbraio 1783. Nel marzo del 1786 il vicario generale per il dipartimento della Piana, riferì che si era quasi interamente riedificata, con la città di Palmi, la sua «chiesa cattedrale» con direzione dei lavori da parte dell'ing. Pietro Galdo. Questo nuovo edificio di culto fu però ricostruito con materiale difettoso ed i muri, dopo pochi anni, incominciarono a far crepe anche a seguito del terremoto del 1791..
Nel 1803 i muri che avevano evidenziato delle lesioni negli anni precedenti, crollarono in più parti tanto che l'edificio fu reso inagibile e le funzioni parrocchiali vennero spostate nella chiesa di san Rocco,.Periodico "Madre Terra News" n. 34 - Ottobre 2012 Pag. 30-31. dove furono collocati temporaneamente il quadro della Madonna della Lettera e la statua di san Nicola.
La chiesa, tornata agibile, aveva dimensioni che la rendevano imponente, tant'è che nel panorama della città il tempio si stagliava sulle altre costruzioni dell'abitato.L'edificio misurava 29,95 metri di lunghezza, 10,58 metri di larghezza e 7,94 metri d'altezza. La collegiata però venne ulteriormente danneggiata dal terremoto del 1894.La relazione di Riccò riporta, per la Cattedrale di Palmi, quanto segue: «È di costruzione recente, ancora incompleta nelle decorazioni. È caduta la volta a botte di mattoni in taglio della navata centrale ed un'altra è rotta nel vertice; nell'abside vi sono due grandi fratture simmetriche le quali si prolungano anche nella volta; molti archi sono rotti in chiave; le maggiori lesioni sono nei muri diretti NNW-SSE. Nella facciata diretta ENE-WSW, vi sono varie fratture poco rilevanti». e si provvide ancora una volta alla sua parziale ricostruzione.
Sopraggiunse ulteriormente il terremoto del 1908 che arrecò nuovi e gravi danni alla struttura pregiudicandone l'utilizzo. Pertanto, nel 1909 si procedette alla demolizione del fabbricato e successivamente una chiesa provvisoria venne realizzata vicino al luogo dove sorgeva la vecchia chiesa demolita.
Nel 1915, il Comune di Palmi affidò l’incarico di realizzare la nuova chiesa all’ing. padre Carmelo Umberto Angiolini e il progetto venne approvato nel 1926.Il progetto dell'ing. Angiolini prevedeva la ricostruzione della chiesa nello stesso luogo di quella precedente demolita nel 1909, con la realizzazione di un campanile di forma ottagonale dietro l’abside. L'anno seguente venne approvato però un nuovo progetto, redatto stavolta dall'ing. Mario Pandelli.Il nuovo progetto prevedeva lo spostamento della sede nel luogo attuale, una nuova posizione del campanile e forme più semplici, mantenendo lo stile neoromanico. I lavori iniziarono nel 1929, realizzati dalla ditta S.I.L.A. di Roma con fondi stanziati per la ricostruzione delle chiese dei centri terremotati del 1908. La nuova e attuale chiesa collegiata fu aperta al culto nel 1932.
Nel 1954 venne invece realizzato ed inaugurato, su progetto dell'ing. Francesco De Luca il nuovo campanile con funzione anche di torre civica della città. Negli anni sessanta vi fu l'adeguamento della chiesa alla riforma liturgica post Concilio Vaticano II, con l'aggiunta di una mensa e di un ambone marmorei.
Nel 1979 il luogo di culto e tutta la città di Palmi passarono dalla giurisdizione della diocesi di Mileto a quella nuova di Oppido Mamertina-Palmi e il 20 giugno 1988 la chiesa assunse il titolo di concattedrale della diocesi.
A metà degli anni novanta del XX secolo, accanto alla concattedrale furono realizzate ed inaugurate alcune importanti strutture sociali al servizio della comunità.Fu realizzato il centro socio-educativo e riabilitativo "Emmanuele", centro d'accoglienza con laboratori per bambini e giovani portatori di handicap, la "Casa Emmaus", centro residenziale per anziani provvisto di sala teatro, biblioteca, studio medico, ristorante e palestra di riabilitazione psicomotoria, ed una palestra di fisioterapia.
Nel periodo tra il 2001 e il 2003, su progetto dell'ing. Nicola Gentile, la concattedrale è stata completamente ristrutturata con i fondi dell'otto per mille.
Il luogo di culto è stato elevato a chiesa giubilare sia in occasione del Giubileo straordinario della misericordia del 2016 sia per il Giubileo ordinario del 2025.
Descrizione Esterno
La facciata della concattedrale è a salienti, ripartita verticalmente da quattro lesene, che si innalzano da una zoccolatura in pietra che si sviluppa per tutta la larghezza della facciata, e da modanatura con cornice ad archetti pensili. Nella ripartizione centrale, di altezza maggiore rispetto a quelle laterali, è collocato centralmente un protiro con timpano triangolare ed un piccolo portico, con arco a tutto sesto sorretto da quattro colonne, nel quale è collocato l'ingresso principale della concattedrale, rialzato di tre gradini rispetto alla piazza. Nelle colonne sono inseriti dei capitelli con i simboli dei quattro evangelisti. Sopra il protiro è collocato invece un artistico rosone. Le due ripartizioni laterali presentano entrambe un ingresso, rialzato sempre di tre gradini rispetto al sagrato, con arco a tutto sesto sormontato da una monofora. La facciata è conclusa, nel punto più alto, da una croce in ferro.