Bagnoli Futura è stata una società di trasformazione urbana che dal 2002, fino al fallimento (2014) ha gestito il progetto di riconversione dell'area di Bagnoli, il quartiere di Napoli che fino al 1991 ha ospitato l'enorme complesso industriale dell'Italsider. Per estensione, il termine indica l'intero progetto e anche la nuova zona che sorgerà nell'area ex Italsider.
L'Italsider dalla nascita alla dismissione
La costruzione dell'impianto siderurgico della società ILVA inizia nel 1905 su una superficie di 120 ettari, nel quartiere di Bagnoli, già sede di alcuni impianti industriali nella seconda metà del XIX secolo. Lo stabilimento Ilva di Bagnoli viene inaugurato così il 19 giugno 1910. Lo sviluppo industriale proseguirà nei decenni, dando lavoro a migliaia di operai: nel 1954 viene costruito a sud dell'ILVA l'altoforno della Cementir; nel 1962 le necessità di ampliamento dello stabilimento portano alla costruzione di un riempimento a mare (colmata) e di un lungo pontile (il "Pontile nord") per lo scarico delle navi pesanti. Nel 1964 lo stabilimento cambia la denominazione in Italsider.
L'inizio della crisi e il Piano regolatore del 1997 Il primo calo di produzione dell'Italsider avviene nel 1969. L'anno successivo entra in crisi lo stabilimento Eternit. Nel 1972 il nuovo Piano regolatore approvato dal Comune di Napoli ritiene necessario impedire un ulteriore allargamento dell'area industriale e prevede una sua graduale trasformazione: il 30% dell'area sarebbe stato destinato ad attrezzature pubbliche e verde, mentre il restante 70% ad attività di tipo manifatturiero e a industrie ad alta tecnologia e basso impatto ambientale"Variante occidentale al piano regolatore del 1972 - relazione illustrativa", 1998.. Nel frattempo, nel 1976, il Comitato tecnico consultivo istituito per spiegare le perdite economiche dello stabilimento emette un rapporto conclusivo in cui si sostiene che i risultati negativi a partire dal 1969 vanno imputati a "deficienze impiantistiche e produttive non eliminabili per carenza di spazio". S'impone dunque un graduale abbandono dell'area, non più capace logisticamente di assicurare lo sviluppo industriale. Nello stesso anno il Consiglio comunale approverà una variante al Piano del 1972 per consentire la trasformazione e la de-industrializzazione dell'area di Bagnoli.
La chiusura degli impianti e le prime bonifiche Nel 1985 lo stabilimento Eternit, già in crisi dal 1970, è costretto alla chiusura. L'Ilva (che poco dopo tornerà a essere di nuovo e fino alla fine "Italsider") chiude poco dopo il suo altoforno. La Cementir è costretta a riconvertire la sua produzione. Nel 1991 la Federconsorzi viene posta in liquidazione. L'impianto propriamente Italsider chiuderà ufficialmente nel 1992.
Una prima bonifica dell'area avviene dopo la chiusura degli impianti Eternit, tra il 1988 e l'anno successivo, ma si limita appunto alla sola area dell'ex stabilimento. Nel 1994 inizia una prima fase di generale dismissione e bonifica dell'area. La colata continua viene smantellata e rivenduta alla Cina, l'altoforno 5 all'India; i forni a calce sono ceduti nel 1997 alla Malaysia; nel 2001 avviene lo smantellamento del treno nastri rivenduto alla Cina. Intanto, tra il 1996 e il 1999 vengono smantellati e rottamati molti altri capannoni, la centrale termoelettrica e le caldaie.
L'inizio della dismissione e della bonifica, nel 1994, viene stabilita da una delibera del CIPE, che finanzia l'operazione per un totale di quasi 400 miliardi di lire. Il CIPE individua nell'ILVA in liquidazione il soggetto responsabile della bonifica; successivamente, nel 1996, nasce la Società Bagnoli S.p.a. per l'attuazione dei lavori (vedi oltre)Notizie storico-critiche, op. cit.. Nel 1998 il sito di Bagnoli-Coroglio viene inserito nell'elenco dei siti di interesse nazionale de bonificare. La Bagnoli S.p.a. comincia le operazioni di bonifica attraverso una serie di sondaggi geognostici tra il 1997 e l'anno successivo, con carotaggi, campionamenti dei sottosuoli e delle acque, indagini geofisiche. Per le aree a maggiore inquinamento si procederà, nel 1999, a una serie di sondaggi a maglie più strette. Viene riscontrata nel sottosuolo un'ampia presenza di metalli pesanti (arsenico, piombo, stagno, vanadio, zinco), mentre nelle acque vengono rilevate tracce superiori alla norma di ferro, manganese e idrocarburi. Il progetto prevede la rimozione di questi contaminanti, soprattutto riguardo alla forte presenza di amianto riscontrata già nella prima bonifica nell'area ex Eternit. Viene inoltre avviata la realizzazione di una barriera con impianto di trattamento delle acque per evitare la contaminazione del mare di Bagnoli apportata dalla falde inquinate. Le operazioni, che procederanno a rilento, verranno oscurate da diverse vicende giudiziarie: gli ambientalisti presentano nel febbraio 1999 un esposto alla magistratura denunciando l'abbandono di 7000 tonnellate di amianto a cielo aperto, e nel mese di luglio un altro esposto alla Procura della Repubblica denuncia il ritrovamento di amianto occultato nel sottosuolo dell'area industriale dell'ex-Italsider.
Alla fine delle attività della Bagnoli S.p.a., le operazioni si limitano solo alla dismissione e all'abbattimento della maggior parte degli impianti. Gli impianti, le macchine e i manufatti industriali troppo vecchi per essere commercializzati vengono demoliti e i rottami derivati, decontaminati da eventuali inquinanti, vengono ceduti a fonderie e stabilimenti siderurgici. Al 2005 vengono demoliti complessivamente 163.277 tonnellate di macchine e 551.383 metri cubi di opere in cemento e muratura.
I progetti per Bagnoli: da Lamont Young al PUE Bagnoli-Coroglio L'area di Bagnoli, dopo la chiusura dell'Italsider, diventa oggetto di una serie di ambiziosi piani urbanistici per la sua riconversione, che sfoceranno poi nella Variante occidentale al Piano regolatore approvato dal Consiglio comunale nel 1996.
La "Piccola Venezia" di Lamont Young Uno storico precedente di progetto urbanistico risale all'opera di Lamont Young, il grande architetto inglese che voleva trasformare Bagnoli in una nuova Venezia. Il progetto risale al 1889, molto prima di qualsiasi ipotesi di costruzione nell'area dei grandi stabilimenti industrialiIrene Quaresima, Bagnoli e i Campi Flegrei. Tra mito e storiografia, 2005, ISBN 8890127635. Esso prevedeva innanzitutto una metropolitana (sarebbe stata la prima d'Italia) con partenza da Coroglio e ritorno nello stesso punto dopo l'attraversamento circolare della città; successivamente, un canale avrebbe collegato Bagnoli con MergellinaMarco Demarco, L'altra metà della storia. Spunti e riflessioni su Napoli da Lauro a Bassolino, 2007, ISBN 9788860422699. I materiali di risulta dello scavo sarebbero andati a creare un nuovo quartiere, il "Rione Venezia", a ridosso della collina di Posillipo, su un'area di 3000 metri di lunghezza e 600 di altezza. Un quartiere fatto di tanti piccoli rioni galleggianti, stabilimenti balneari, alberghi in vetro con giardini pensili. Lamont Young ottenne la concessione nel 1892 ma non riuscì a costituire una società che fosse in grado di portare a termine il progettoQuaresima, op. cit..
Il progetto di Renzo Piano e "Napoli 2000" Intorno al 1990, quando ormai il destino dell'area Italsider è segnato, l'architetto Renzo Piano elabora un primo piano di riconversione urbanistica. Piano, che a Napoli aveva già con successo realizzato il palazzo dell'Olivetti nel nuovo e avveniristico Centro direzionale, realizza un progetto che prevede la completa trasformazione delle aree di Bagnoli e Coroglio con il risanamento del litorale e un porto turistico. Sono altresì previsti nell'area due parchi tecnologici. Il finanziamento sarebbe derivato dai 150 miliardi previsti dal governo centraleErmanno Corsi, Napoli contemporanea. La città dalla guerra al Duemila, 1995, ISBN 88-8114-059-4. Il progetto di Renzo Piano viene tuttavia bocciato nel 1993 dall'allora assessore all'urbanistica di Napoli, Vezio De Lucia.
Lo stesso De Lucia, tuttavia, riprende buona parte di quelle idee quando nel 1994 presenta il progetto "Napoli 2000". La relazione, che prevede grandi cambiamenti urbanistici dall'area ovest all'area est di Napoli, si concentra soprattutto su Bagnoli. Nella zona dell'ex Italsider s'intende creare “al posto delle ciminiere, una riviera di città turistica, bella forse più di via Caracciolo, nell'incantevole scenario tra l'isoletta di Nisida e il litorale flegreo", un mare balneabile per due terzi, la spiaggia, un parco, e verso l'interno strutture per la ricerca scientifica, attrezzature alberghiere e turistiche. Il piano di De Lucia si concentra in definitiva su tre tipi d'interventoAntonio Ghirelli, Napoli dalla guerra a Bassolino, 1998, ISBN 8824414303: turistico, con la creazione di un centro congressi; produttivo, con la realizzazione di un polo scientifico-tecnologico; edificatorio, per un massimo di 2 milioni di metri cubi.
Presentando il piano di riconversione di Bagnoli nell'area dell'ex Italsider, il sindaco Antonio Bassolino afferma:
La Variante per la zona occidentale Nel 1996 il Consiglio comunale di Napoli adotta la Variante per la Zona Occidentale al PRG, ossia al Piano regolatore generale del 1972. La Variante consiste in una radicale modifica di quanto previsto dal vecchio PRG, che si concentra principalmente sulla trasformazione di Bagnoli nonché delle aree adiacenti (Agnano, la zona di Cavalleggeri a Fuorigrotta). Il 15 aprile 1998 la Giunta regionale della Regione Campania approva definitivamente la Variante che è pubblicata sul BURC il 28 Aprile 1998.
Per il cosiddetto "ambito di Coroglio", la Variante decide di realizzare un insediamento a bassa densità costituito principalmente da spazi aperti e con poche costruzioni. Nello specifico vengono previsti: Parco pubblico di circa 120 ettari, di cui 36 adibiti ad attività sportive; Recupero della spiaggia ripristinando il regolare flusso delle correnti ed eliminando gli edifici posti tra la spiaggia e gli assi viari litoranei; Approdo turistico di 700 posti, con ubicazione da decidersi; Polo del terziario, con istituti di ricerca e centri di produzione televisiva, poli artigianali ecc. Polo congressuale per circa 2000 posti.
Il PUE Bagnoli-Coroglio Successivamente all'approvazione della Variante, si rende necessario rendere subito operativo quanto previsto dal nuovo piano: a tale proposito si comincia a disegnare il Piano Urbanistico Esecutivo (PUE) di Bagnoli-Coroglio che specifica le trasformazioni da effettuare e le loro modalità. Il PUE viene presentato dalla Giunta del Comune di Napoli il 13 dicembre del 2000 e prevede alcune modifiche a quanto stabilito dalla Variante: innanzitutto il mantenimento di alcuni fabbricati considerati di "archeologia industriale", e in secondo luogo l'individuazione in una Società di Trasformazione Urbana (STU) dell'ente che attuerà il progetto della Bagnoli Futura. Dopo l'attuazione dei lunghi procedimenti burocratici che portano il Comune ad acquisire i suoli dell'area ex Italsider e a istituire la STU, finalmente il 16 maggio 2005 il PUE è approvato e si inizia la fase attuativa. Nello specifico, il Piano divide l'area di trasformazione in 9 aree tematiche: Parco urbano e spiaggia: comprende il grande parco urbano di Coroglio di circa 120 ettari, con la conservazione di 16 fra più significativi edifici dell'impianto siderurgico e il loro riutilizzo, il recupero della spiaggia per circa 33 ettari, la fondazione IDIS, il porto canale come approdo turistico. Coroglio-Bagnoli: comprende il nuovo borgo marinaro, caratterizzato da alberghi, residenze di alto prestigio, un sistema congressuale ed impianti sportivi e di svago a servizio dell'area. Cavalleggeri: accoglie residenze, attività produttive e commerciali, attività universitarie, attrezzature sportive all'aperto. Cocchia: comprende le strutture per la ricerca.