Santu Lussurgiu (IPA pronuncia italiana: , pronuncia locale: ; toponimo in sardo, in italiano sarebbe «San Lussorio») è un comune italiano di abitanti della provincia di Oristano in Sardegna.

Sorge sul versante orientale della regione storica del Montiferru a 503 metri sul livello del mare.

Geografia fisica Il territorio è montagnoso e collinare. La quota più elevata è di mentre la meno elevata è di circa

Territorio

Il territorio del comune è in gran parte montuoso. Si estende sul versante orientale del Montiferru fino all'altipiano di Abbasanta verso est dove sugherete si alternano ai pascoli. Cima più alta del Montiferru (Monte Urtigu) cade interamente nel territorio lussurgese. I fitti castagneti e lecceti, minacciati nel 1994 e nel 2021 dai gravissimi incendi che devastarono il Montiferru, fanno da cornice al paese.

Si assume comunemente che il paese si sviluppi all'interno di un'antica e inattiva conca vulcanica. In realtà è vero che tutto il massiccio del Montiferru sia di origine vulcanica ma non è provato che il sito dove si sviluppa il paese sia un cratere. L'abitato si sviluppa dai (Bia 'e Torru) e i (Sa Sedda). L'ingresso Sud è situato a circa , mentre gli ingressi a Nord Ovest a circa Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003.

Idrografia

Il territorio di Santu Lussurgiu è ricco di sorgenti e corsi d'acqua. Le sorgenti più conosciute sono sicuramente quelle di San Leonardo de Siete Fuentes l'acqua delle quali è anche imbottigliata.

Quasi alla sommità del Montiferru, alla quota di circa metri si trova la sorgente di Elighes Uttiosos dove dalle radici di lecci secolari sgorga la fresca acqua di sorgente, il nome significa infatti "lecci gocciolanti".

All'interno del paese, oltre a varie fontanelle e zampilli sparsi, troviamo la fontana di Su Sauccu sita proprio su un tornante della strada principale, il viale Azuni.

Sulla strada provinciale che porta a Cuglieri, a dall'abitato si trova la fontana de Sa Preda Lada sormontata da una Madonna votiva. La sorgente omonima, poco più a monte, origina il rio Preda Lada che è il tratto più a monte del riu di Mare Foghe che va ad alimentare lo stagno di Cabras.

Proseguendo sulla stessa strada, a circa 800 metri di quota, in un tratto pianeggiante della via, si trova la sorgente di Silvanis, nascosta nella fitta vegetazione di agrifogli e lecci. Nei dintorni troviamo i resti di un grande insediamento nuragico.

Lungo la strada di penetrazione agraria che si collega alla strada provinciale 15, leggermente addentrata nella vegetazione, si trova la fontana de Sos Crabalzos le cui acque si gettano nel riu Bau 'e Mela. Il suo nome poco più a valle diventa riu Sos Molinos e, scorrendo verso la pianura, alimentato da numerosi affluenti di modesta portata, va a formare il riu Mannu di Milis che infine sfocia nel riu di Mare Foghe.

Sono vari i corsi d'acqua che solcano il territorio alimentati dalle numerose sorgenti. Costituirono da sempre una grande ricchezza prima nell'allevamento e nell'agricoltura poi nella fiorente attività pre industriale delle macchine alimentate dalla potenza dei torrenti che fecero di Santu Lussurgiu una ricca comunità.

Alle pendici della cima Rocca de sa Pattada nasce il fiume Riu Mannu che, percorrendo una sorta di semicerchio di di lunghezza attraverso il tavolato vulcanico a ovest del Montiferru, sfocia in mare a punta Foghe.

Clima

Data la posizione racchiusa fra i monti i venti, soprattutto il Maestrale, soffiano più attenuati rispetto ad altre località del Montiferru.

La stazione meteorologica più vicina è quella di Macomer che dista in linea retta verso nord-est. Si trova alla stessa quota ma l'altopiano su cui sorge Macomer è più esposto ai venti e alle gelate rispetto a Santu Lussurgiu.

La tabella riporta le medie mensili per le misurazioni effettuate nella stazione meteorologica nel trentennio dal 1951 al 1980.

Classificazione climatica: zona D, 1684 GG

Origini del nome Il suo nome deriva dal santo militare Lussorio, che sarebbe stato martirizzato nel 303 o nel 304 sotto l'imperatore romano Diocleziano; il nome del santo viene citato per la prima volta in un documento del 559 indirizzato da papa Gregorio Magno al vescovo di Cagliari Gianuario.Giampaolo Mele, "San Lussorio nella storia: culto e canti. Origini, Medioevo, Età Spagnola", in: (a cura di G. Mele) Santu Lussurgiu: Dalle origini alla "Grande Guerra", 2 voll., Amministrazione comunale di Santu Lussurgiu, II, Società e cultura, p. 11.

Storia Preistoria e storia antica

La presenza umana nel territorio di Santu Lussurgiu è attestata sin da epoche prenuragiche, considerate le domus de janas, tra le quali sono notevoli per ampiezza e tecnica costruttiva quelle di Matziscula, verso Abbasanta, non mancando anche alcuni dolmen. Numerosi sono i nuraghi e alcuni in buono stato di conservazione. Numerose sono anche le Tombe dei Giganti e alcuni pozzi sacri. I

I Nuraghe meglio conservati sono Elighe Onna e ancor di più Piricu, che svetta per 15 metri e conserva due piani perfettamente agibili. Impossibile non ricordare le strutture nuragiche di Sa Rocca 'e su Para (Monte Pertusu) dove si recavano i frati camaldolesi in preghiera durante il medioevo.

Alcune strutture nuragiche sono considerate misteriose: In Sa Rocca 'e Zorzia si trova un imponente bastione quadrangolare, che domina dai suoi di quota; oppure vari altari nascosti in mezzo ai boschi fino all'altopiano di Abbasanta.

Il passaggio dei Romani è anch'esso visibile con resti di villaggi come quello di Santa Ittoria, Camputzola e Banzos, dove si trovano resti di terme, e di Monte Agudu. Santu Lussurgiu vide l'arrivo del cristianesimo, che si sovrappose ai culti pagani, grazie a San Lussorio, che qui predicò ed eresse una piccola chiesa, per poi morire martire a Fordongianus.

Storia medievale

Santu Lussurgiu nacque nel medioevo attorno al Santuario di San Lussorio (oggi chiesa di Santa Croce), la cui struttura attuale risulta consacrata nel 1185. Molto più importanti erano i centri di Lucentina (oggi scomparso, ma vari resti si trovano a dal paese, nella zona di Lughentinas, già abitata in epoca romana) e San Leonardo, secondo il Liber Censuum del Papa Onorio III.

Il territorio in cui oggi sorge il paese fece parte del Giudicato di Torres fino al 1259 poi del Giudicato di Arborea nella curatoria del Montiverru fino al 1410 quando, a seguito della battaglia di Sanluri, il territorio perse la sua indipendenza e cadde sotto il controllo degli aragonesi.

Eleonora d'Arborea, riconoscendo il valore dei Cavalieri lussurgesi nelle guerre Sardo-Aragonesi, fece dono agli abitanti di vari appezzamenti di terreno.

La fondazione di San Leonardo de Siete Fuentes, risalente al XII secolo, è antecedente a quella di Santu Lussurgiu. Quando intorno alla chiesa del santo di Noblac si stabilì un insediamento stabile, nel sito dove oggi sorge la chiesa di Santa Croce era presente solo un santuario con le reliquie di San Lussorio.

Degli atti del Liber Censuum del XIII secolo, attestano l'esistenza di un altro villaggio, Lucentina, che sorgeva a pochi chilometri dal santuario di San Lussorio in direzione dell'attuale Abbasanta nella zona che oggi prende il nome di Lughentinas. Nello stesso periodo intorno al santuario si era formato un primo insediamento stabile.

Per motivi attribuibili alle guerre e alla epidemia di peste che nel XIV secolo sconvolse l'Europa gli insediamenti medievali di San Leonardo e Lucentina persero importanza e abitanti mentre crebbe quello di Santu Lussurgiu. Il primo di spopola mentre del secondo non resta traccia. Non sarebbe quindi esatta la tradizione che vuole il comune fondato dagli abitanti del vicino San Leonardo de Siete Fuentes: i due borghi ebbero invece vicende storiche separate, che solo successivamente si incontrarono.

San Leonardo de Siete Fuentes, conosciuta appunto per le sue sette fontane (Siete Fuentes), sorse attorno alla chiesa omonima, di stile romanico, intorno al 1100. La zona, per la sua salubrità e per la presenza di abbondante acqua, venne scelta per fondarvi un ospedale da parte dei Cavalieri di San Lazzaro, che curavano i soldati di ritorno dalle crociate e i lebbrosi.

L'ordine ebbe un tale sviluppo da portare alla costruzione di un nuovo ospedale, anch'esso sotto la protezione di San Giovanni Battista: l'ordine prese quindi il nome di Giovannìti o cavalieri di San Giovanni Gerosolimitàno, e successivamente quello dei Cavalieri di Malta. Man mano che l'ospedale cresceva d'importanza, la chiesa di San Leonardo fu ampliata conservando in parte lo stile romanico e solo in alcune parti assunse lo stile gotico dell'epoca.

La zona godette in questo periodo di elevato prestigio e cospicue ricchezze, epoca che terminò con la conquista aragonese, in quanto i beni ricaddero nelle mani dei feudatari ispanici. L'amministrazione delle proprietà venne affidata ai preesistenti Cavalieri di Malta che lottizzarono l'area agricola suddividendola ai lussurgesi, e tuttora nella zona della borgata di San Leonardo è possibile riconoscere il regolare reticolo dei muri e dei sentieri. A questo punto gli abitanti delle "Settefontane", rimasti senza proprietà private, si stabilirono a Santu Lussurgiu, ma anche nella vicina Scano Montiferro per poter usufruire delle porzioni di terreno.

Nel 1417, in epoca aragonese, il paese venne incorporato nella baronia di Montiferro, data in feudo dal Re d'Aragona Alfonso V il Magnanimo a Guglielmo de Montagnana.

Alla fine del Quattrocento passò per Santu Lussurgiu il beato Bernardino da Feltre, che fondò la chiesa di Santa Maria degli Angeli e il convento dei Frati Minori Osservanti che, come in altri luoghi in cui operarono i monaci, ebbe grande importanza per lo sviluppo sia spirituale che culturale del paese.

Storia moderna

Nel 1761 fu fondata da Giovanni Battista Massidda l'istituzione del Monte Granatico come deposito di grano di mutuo prestito per i coltivatori. Alla fine del Settecento e inizi dell'Ottocento diversi abitanti si resero attivi protagonisti dei moti rivoluzionari sardi accesi dall'illuminismo francese e inglese e inseriti nei moti riformisti europei iniziati nel secolo XVIII. Personaggi lussurgesi che ebbero maggior risalto in queste vicende storiche furono i fratelli Obino, fra i quali don Michele Obino, amico e parente di Giovanni Maria Angioy, don Antonio Martino Massidda e don Francesco Giuseppe Massidda, i fratelli Antonio Giovanni Carta e Pietro Paolo Carta.

L'avversione al regime feudale e all'autorità piemontese causò non pochi problemi a Carlo Felice di Savoia che in una sua lettera al fratello Placido Benedetto conte di Moriana, governatore di Sassari esternò tutto il suo disprezzo per Santu Lussurgiu: «Sono mendicanti perché non hanno ben accolto un uomo prezioso come Voi. Ho intenzione di inviare l'ordine di demolire l'intero paese, che non ne resti pietra su pietra, e che tutti gli abitanti siano passati a fil di spada».Felice Cherchi Paba, Don Michele Obino e i moti antifeudali lussurgesi, Editrice Sarda Fossataro, Cagliari, 1969.

Storia contemporanea Nel 1839, con la soppressione del sistema feudale, il paese venne riscattato agli Amat di San Filippo, ultimi feudatari, divenendo un comune amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.

A metà del 1800 grazie a cospicui lasciti di Pietro Paolo Carta e Giovanni Andrea Meloni, ai quali si aggiunsero quelli di Luigi Cerchi e Nicolò Carippa, fu fondato l'Istituto Salesiano Carta-Meloni che restò attivo fino all'anno 2000.

Dagli inizi del 1900 Santu Lussurgiu seguì le vicende storiche degli altri paesi del Montiferru facendo parte della provincia di Cagliari e fu capoluogo di mandamento insieme a Bonarcado.