Fu un sindacalista riformista sebbene la sua formazione sia avvenuta in una delle realtà più feconde del sindacalismo rivoluzionario. Segretario dei tranvieri di Torino e della Camera del lavoro di Milano fu anche segretario nazionale della federazione giovanile socialista schierata con Filippo Turati e Matteotti. Per lungo tempo fu leader della componente socialista della CGIL dal 1947 al 1965.
Biografia Nacque a Parma nella frazione di Golese,da Eugenio Santi e Clementina Bambozzi il 13 novembre 1902. A cavallo tra il XIX e il XX secolo si diffusero capillarmente gli ideali socialisti che condussero alla formazione di numerose società di mutuo soccorso di leghe e cooperative. Eugenio Santi vi partecipò direttamente contribuendo a costruire una delle prime roccaforti del movimento socialista italiano. In quegli anni il movimento operaio italiano tentò di creare un collegamento diretto tra azione, politica e rivendicazioni sindacali abbandonando le posizioni originariamente egemoni di ispirazione bakuniani, in generale contrarie a qualunque forma di legittimazione degli istituti tipici delle democrazie borghesi e a qualsiasi ipotesi di collaborazione di classe. Santi affermò di ispirarsi a uomini di azione come Andrea Costa, Nullo Baldini, Camillo Prampolini.
Le lotte sociali nel parmense all’inizio del XX secolo.
Fin dall’inizio della sua attività politica Santi militò nelle file del socialismo riformista con una serrata critica al gradualismo e al determinismo riformista, esaltando però, l’azione diretta, il mito soreliano dello sciopero generale e acquisendo grande fascino tra i lavoratori agricoli. Alla testa del movimento sindacalista- rivoluzionario si pongono importanti intellettuali: Antonio Labriola, Leone, Francesco Merlino, Alceste de Ambris. Nel 1917 Santi si iscrisse al PSI e cominciò a lavorare presso la Federazione delle cooperative di Parma; la sezione giovani non esisteva più quindi lui si iscrisse direttamente a quella degli adulti. Sarà lui a fondare un circolo giovanile socialista concretizzando l’attività politica in comizi tenuti in piccoli comuni della provincia e nella distribuzione "Dell'avanguardia". Nel 1919 fu eletto segretario del circolo giovanile socialista della cooperativa di consumo di Parma e nel 1920 venne nominato alla guida della federazione provinciale giovanile socialista; cominciò a lavorare con la carica di vice segretario presso la Camera del Lavoro di via Imbriani guidata da Simonini. In quei mesi si verificò un conflitto insanabile tra fazione comunista e la corrente riformista guidata da Turati accusata dai primi di mancato sostegno verso il movimento dei consigli di fabbrica. Santi si riconosce nella corrente di Turati nonostante la ammirazione per Lenin e i soviet. Nel gennaio del 1921 si tiene il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano durante e al termine del quale avvengono due fondazioni: una a Fiesole dove nacque la federazione giovanile socialista e il 21 gennaio la fondazione ufficiale del Partito Comunista Italiano, sezione italiana della Terza internazionale.
L'affermarsi del Fascismo e la crisi del movimento operaio.
Nel 1921 lo scenario politico apparve profondamente diverso rispetto al biennio precedente; infatti, i rapporti di forza tra gli attori politici e sociali subirono cambiamenti alla luce anche del fallimento dell’occupazione delle fabbriche e delle durissime polemiche tra i vari componenti del movimento operaio. Il Fascismo si affermò e ottenne il sostegno e la simpatia delle élite economiche, componenti che fino a quel momento avevano appoggiato i liberali e Giolitti; nel contempo le organizzazioni sindacali e politiche sembrarono non in grado di porre un argine alle metodiche violenze fisiche delle squadracce. Il Partito Socialista Italiano continuò a percorrere la strada semi-rivoluzionaria e del semi-riformismo che di fatto ne limitò la capacità di incidere sulla situazione politica. Fu in questo contesto che Santi si dedicò all'opera della riorganizzazione e nella ricostruzione della federazione giovanile socialista che, in pochi mesi, tornò a contare centinaia di circoli e quasi ventimila iscritti. Ciò lo indusse a viaggiare e a stringere rapporti con numerosi giovani militanti del partito e ciò gli permise di creare una rete di contatti che cercherà di mantenere in vita e di mettere a frutto. Mentre l’Italia capitolò al fascismo, Parma riuscì apporre una forte resistenza; l'assedio dei fascisti si protrasse sino alla notte tra il 5-6 agosto. Anche Santi fu presente alle barricate erette nella zona di Borgo del Naviglio e redisse una cronaca di quelle giornate per conto dell'Avanti. L'episodio, sottolineato da Santi stesso, non fu un atto insurrezionale ma una legittima reazione popolare. Il giovane militante socialista svolse il servizio militare a Padova e quindi non partecipò direttamente al Congresso di Roma da cui nacquero due importanti conseguenze: il Partito Socialista Unitario (1922) e la rottura del patto di alleanza e di collaborazione tra il PSI e il Confederazione Generale del Lavoro. Il 28 ottobre si concretizzò la famosa Marcia su Roma; Benito Mussolini ottenne la fiducia della Camera due giorni più tardi. A partire dall'autunno le spedizioni punitive ripresero in grande stile e anche Santi subì un vero e proprio attentato, perciò fu costretto a riparare a Torino dove venne chiamato a dirigere il locale sindacato dei tranvieri e continuò a svolgere attività politica tra le file del PSU. Nel 1925 si trasferì a Milano dove assunse la carica di segretario provinciale del PSU e dove ebbe la possibilità di conoscere Filippo Turati, Oddino Morgari e Claudio Treves e diventare loro amico. Il PSU venne soppresso e Santi continuò ad essere sorvegliato dalla polizia. Lavorando come agente di commercio per una ditta di profumi e saponi, sua copertura, riuscì a mantenere vivi rapporti e personali e politici. Nonostante le difficoltà non abbandonò la lotta politica e collaborò con il gruppo clandestino dell'antifascismo milanese non comunista entrando così in contatto con Ferruccio Parri, Nello Rosselli, Ernesto Rossi, Albini. Successivamente alla fuga di Turati, Parri e Rosselli vennero arrestati, ma l'organizzazione cospirativa, costituitosi a Milano, continuò la propria opera di opposizione al regime mussoliniano. La piccola rete di solidarietà di cui Santi faceva parte ottenne qualche parziale successo nella sua testarda lotta contro il regime. Fu negli anni Trenta però che l’attività politica di Santi si affievolì tentando di mantenere in vita una rete di contatti personali con alcuni degli ultimi demoralizzati socialisti. Il ritorno alla militanza si data 1941-1942 con i primi segnali di cedimento del regime. Il 4 aprile Santi fu arrestato, ma venne presto liberato nel luglio del 1943 dopo la sfiducia del Gran consiglio del fascismo a Mussolini. Dopo il Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943 si rifugiò all'estero, a Lugano, dove assunse la direzione della sezione del comitato svizzero del soccorso operaio, occupandosi dell'assistenza ai rifugiati politici e antifascisti.
Il ritorno alla democrazia. Con il ritorno ad un governo democratico Santi lasciò definitivamente l'attività di rappresentante di commercio e si dedicò a tempo pieno al lavoro sindacale e politico. Dopo un brevissimo periodo alla guida del CDL di Milano assunse la carica di segretario del sindacato di categoria dei rappresentanti di commercio della nuova Confederazione generale italiana del lavoro. I profondi mutamenti del contesto internazionale si ripercossero inevitabilmente sulla situazione politica italiana. I socialisti non poterono contare sul sostegno politico e finanziario dell'URSS, dall'altro furono coinvolti da un'ennesima lacerante scissione, evento che ne indebolì il peso elettorale, contrattuale e politico. La scissione si concretizzò nel 1947 quando Saragat, presidente della Assemblea Costituente, in disaccordo con la maggioranza del partito abbandonò il congresso del PSIUP e si riunì a Palazzo Barberini dove venne costituito il PSLI, formazione che intese essere erede dell'antica tradizione riformista di Turati e Matteotti. Santi non aderì a questa scissione e con il tempo divenne uno dei più intransigenti critici del nuovo partito. La progressiva polarizzazione del clima politico interno internazionale non poté non ripercuotersi anche sulla vita della CGIL dove i contrasti tra le differenti correnti dell'organizzazione si acuirono sempre di più. Il primo congresso della CGIL mostrò quanto erano profonde le divergenze politiche tra le varie anime del sindacato. Santi, concorde con Di Vittorio, si schierò contro la tesi dell'incompatibilità e redisse un emendamento finalizzato all’accrescimento del potere di veto delle minoranze; ritenne che la confederazione in quanto strutturata da tutti i lavoratori italiani non poteva limitarsi alla semplice contrattazione dei rapporti di lavoro bensì, si doveva elaborare e sostenere attivamente una più ambiziosa politica di piano e delle profonde riforme di struttura. Sostenne, ancora, che uno stato democratico in quanto espressione della volontà popolare ha il preciso compito di indirizzare e di guidare lo sviluppo economico di un Paese. Le elezioni politiche in programma il 18 aprile del ‘48 si svolsero in un clima teso e fortemente influenzato dalle variabili internazionali: la DC e il fronte Popolare che riunisce in un'unica lista PC e PSI. Gli USA sostennero massicciamente la Democrazia Cristiana e con il piano Marshall fornirono aiuti per 176 milioni di dollari; mentre sul fronte interno la DC ebbe come alleato la Chiesa e le differenti organizzazioni ad essa legate. Il fronte Popolare fu fortemente egemonizzato dal PC allora disciplinatamente allineato alle posizioni provenienti dall'Unione Sovietica, situazione che favorì la campagna elettorale democristiana. Nonostante la disfatta Santi venne eletto deputato nel collegio di Parma, Modena, Piacenza e Reggio. L'unità sindacale nonostante gli sforzi del nostro si ruppe ed egli mise in guardia dal pericolo che la CGIL potesse diventare uno strumento del PCI in quanto molto influenzata dal fronte comunista; per scongiurare tale eventualità che condurrebbe alla ghettizzazione e all'isolamento politico dell'organizzazione, il segretario della corrente socialista sostenne che la confederazione doveva essere un organismo libero, unitario, indipendente, democratico, aperto a tutte le correnti politiche, a tutte le fedi religiose, così da evitare una organizzazione di una determinata colorazione politica.
Gli anni del frontismo.