Il Piano di partizione della Palestina (chiamato anche Risoluzione 181 dell'Assemblea generale ONU) fu una proposta dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, destinato a risolvere il conflitto tra la comunità ebraica palestinese e quella araba palestinese (scoppiato già durante il Mandato britannico della Palestina). Elaborata dall'UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), tale Risoluzione proponeva la partizione di quel territorio fra due istituendi Stati (di cui uno ebraico e l'altro arabo, con Gerusalemme sotto controllo internazionale non permanente) e venne approvata dall'Assemlea stessa, riunitasi a New York, il 29 novembre 1947. Il rifiuto di questa proposta da parte dei Paesi arabi ed il deterioramento delle relazioni fra ebrei ed arabi in Palestina condussero alla guerra arabo-israeliana del 1948.
La creazione
Le Nazioni Unite, che avevano sostituito la Società delle Nazioni, tentarono di risolvere il conflitto fra arabi ed ebrei nel momento in cui era previsto dovesse cessare il mandato del Regno Unito sulla Palestina, che venne assunto l'indomani del crollo dell'Impero ottomano come conseguenza della vittoria alleata nella prima guerra mondiale.
Nel febbraio 1947 il governo di Sua Maestà (guidato da Clement Attlee) dichiarò di non essere più in grado di mantenere l'ordine in Palestina, per cui decise di affidare il Mandato britannico alle Nazioni Unite. Di conseguenza, il 13 maggio 1947 l'ONU istituì il Comitato UNSCOP, composto dai rappresentanti di 11 Stati che si dichiararono neutrali in merito alla questione in Palestina (ossia Australia, Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Jugoslavia, India, Iran, Paesi Bassi, Perù, Svezia e Uruguay), in modo tale da evitare accuse di parzialità. Questo è il motivo per il quale nessuna delle grandi potenze vincitrici della seconda guerra mondiale (ovvero Cina, Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Sovietica) entrò a far parte del Comitato.
L'UNSCOP considerò due opzioni: la prima era la creazione di uno Stato ebraico e di uno Stato arabo indipendenti (con la città di Gerusalemme posta sotto controllo internazionale per dieci anni), sulla falsariga del piano di spartizione proposto nel 1937 dalla commissione Peel; la seconda consisteva nella creazione di uno Stato federale che avrebbe a sua volta compreso uno Stato ebraico e uno Stato arabo. Nella sua relazione l'UNSCOP si chiese come accontentare entrambe le fazioni, ma giunse alla conclusione che era "manifestamente impossibile", in quanto le posizioni di entrambi i gruppi erano incompatibili (oltre al fatto che fosse anche "indifendibile" accettare di appoggiare solo una delle due posizioni):
Il Comitato raccomandò anche che il Regno Unito cessasse il prima possibile il suo controllo sulla zona, sia per cercare di ridurre gli scontri tra la popolazione di entrambe le etnie e le forze britanniche, sia per cercare di porre fine alle numerose azioni terroristiche che le due etnie commettevano reciprocamente.
A maggioranza (sette voti favorevoli: Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Paesi Bassi, Perù, Svezia e Uruguay), l'UNSCOP adottò la prima opzione. D'altro canto, tre membri (India, Iran e Jugoslavia) si pronunciarono in favore della seconda soluzione, mentre l'Australia si astenne. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite accettò a larga maggioranza la proposta dell'UNSCOP, ma apportò alcune modifiche al tracciato frontaliero che avrebbe separato i due istituendi Stati.
Partizione dei territori
Secondo il Piano di partizione, lo Stato ebraico avrebbe compreso la zona costiera che si estende tra Haifa e Rehovot (a est della Galilea) e il Deserto del Negev, includente l'avamposto di Umm Rashrash a sud (attualmente rinominato Eilat); lo Stato arabo avrebbe compreso l'ovest della Galilea (con la città di Acri), i monti della Cisgiordania e il tratto meridionale della costa (che si estende dal nord di Al-Majdal, attualmente chiamata Ashqelon, e comprendente l'attuale Striscia di Gaza), con una parte del deserto lungo la frontiera egiziana. Ne avrebbe fatto parte anche la città di Giaffa (a popolazione prevalentemente araba), situata a sud di Tel Aviv (sebbene l'UNSCOP l'avesse inizialmente inclusa nello Stato ebraico).
Complessivamente, sebbene la popolazione ebraica nella Palestina mandataria fosse meno della metà di quella araba ( ebrei, a fronte di arabi), lo Stato ebraico sarebbe stato più ampio di quello arabo (ammontante al 56% del territorio mandatario complessivo) e avrebbe compreso la maggior parte delle zone più fertili per l'agricoltura, oltre all'accesso esclusivo al Mar Rosso e al lago di Tiberiade: questa decisione venne presa dall'ONU in previsione di una massiccia immigrazione dall'Europa da parte degli ebrei sionisti sfuggiti ai campi di sterminio nazisti (l'UNSCOP stimava ebrei europei presenti in centri di accoglienza e pronti a trasferirsi in Palestina). In totale, sarebbero stati assegnati così alla comunità ebraica il 56% del territorio totale, l'80% dei terreni cerealicoli e il 40% dell'industria della Palestina.
È da notare che i precedenti tentativi di spartizione, effettuati (senza successo) dal governo mandatario britannico durante la grande rivolta araba, prevedevano che la regione circostante Gerusalemme (a maggioranza araba nella Palestina del 1946) venisse assegnata al controllo internazionale, mentre nel piano dell'ONU questa veniva possibilmente inclusa nello Stato arabo (nonostante un temporaneo controllo internazionale). Per quanto concerne, invece, la zona costiera nei dintorni di Giaffa e Tel Aviv (che i precedenti piani assegnavano di volta in volta al mandato, allo Stato ebraico o a quello arabo), nella spartizione dell'ONU venne incluso nel futuro Stato ebraico (in quanto nel 1946 la popolazione della regione era a maggioranza ebraica).
Partizione delle popolazioni Come già riportato nella sezione precedente, al momento del Piano di partizione, la popolazione totale della Palestina era composta per due terzi da arabi e per un terzo da ebrei. La popolazione ebraica rappresentata dallo Yishuv possedeva il 7% degli appezzamenti terrieri mandatari, avendoli acquisiti negli anni precedenti dai latifondisti arabi.
Lo Stato ebraico proposto avrebbe raggruppato una maggioranza di ebrei (, a fronte di arabi), mentre ebrei sarebbero vissuti nell'erigendo Stato arabo; di conseguenza, quest'ultimo sarebbe stato abitato per il 99% circa da arabi, con una comunità totale di abitanti.
La zona internazionale, imperniata sulla città di Gerusalemme, avrebbe avuto una presenza di ebrei, a fronte di arabi.
Nel dettaglio, la situazione sarebbe stata la seguente: Territorio Popolazione araba % Arabi Popolazione ebraica % Ebrei Popolazione Totale Stato Arabo98,6%1,4% Stato Ebraico45%55%Zona Internazionale51,2%48,8%Totale67%33% Fonte: Report of UNSCOP - 1947 (oltre a questo, sarebbe stata presente una popolazione beduina di persone nel territorio ebraico).
È da notare che, all'interno della popolazione araba, era compresa la maggior parte dei circa abitanti di religione cristiana.
Poco meno del 2% degli ebrei (cioè persone) sarebbero vissuti nello Stato arabo, mentre quasi il 33% degli arabi (cioè persone) sarebbero vissuti nello Stato ebraico.
Oltre alla prospettiva di prossime immigrazioni di massa dall'Europa, un altro dei motivi che portarono all'assegnazione della maggioranza del territorio ai coloni ebrei fu la volontà di radunare nel futuro Stato ebraico tutte le zone in cui i coloni erano presenti in numero significativo (seppure, nella maggior parte dei casi, fossero etnia di minoranza), in modo tale da scoraggiare possibili rappresaglie da parte della popolazione araba.
Nella sua relazione l'UNSCOP prendeva anche in considerazione la situazione economica dei futuri due Stati (United Nations Special Committee on Palestine, Recommendations to the General Assembly, A/364, 3 September 1947 - PART I. Plan of partition with economic union justification), consigliando d'istituire una moneta comune e una rete d'infrastrutture che si estendesse a tutta la Palestina, indipendentemente dalle divisioni tra i due Stati; oltre a questo, si evidenziava che agli ebrei sarebbe stata assegnata la parte più sviluppata economicamente, che comprendeva quasi del tutto le zone di produzione degli agrumi (ma venne sottolineato che in queste lavorassero anche molti produttori arabi). Il Comitato dichiarò che la creazione di un sistema economico comune ai due Stati non fosse dovuta all'eventuale interesse di quello ebraico di far rimanere quello arabo in una condizione di povertà e di precarietà economica, ma, anzi, era previsto il possibile arrivo di aiuti internazionali per la costruzione di sistemi d'irrigazione in entrambi gli Stati.
Reazioni Reazioni arabe La maggioranza degli arabi residenti nella Palestina mandataria, così come la totalità degli Stati arabi già politicamente indipendenti, respinsero la proposta di ripartizione ONU. Considerando che essi reclamarono l'intero territorio (rifiutandone dunque qualsiasi divisione), criticarono anche il tracciato di frontiera, nonostante l'ONU avesse spiegato il proprio criterio di spartizione: non accettarono il fatto che esso avrebbe portato a inglobare la gran parte dei villaggi ebraici all'interno dello Stato ebraico (mentre ciò non si sarebbe verificato nei confronti della maggior parte dei villaggi arabi) e si opposero all'idea che lo Stato arabo non avrebbe avuto sbocchi sul lago di Tiberiade (che era la principale risorsa idrica della zona) e sul Mar Rosso (contestando anche l'assegnazione di solo un terzo della costa mediterranea). Un'altra critica venne rivolta alla quantità di superficie che i due Stati avrebbero occupato, totalmente incoerente (addirittura opposta) con la popolazione presente.
Le nazioni arabe, contrarie alla proposta della suddivisione del territorio e alla creazione di uno Stato ebraico, fecero ricorso alla Corte internazionale di giustizia (sostenendo le succitate critiche mosse dalla popolazione araba della Palestina), ma il ricorso fu respinto.
Reazioni ebraiche La maggioranza degli ebrei di Palestina accettò la proposta di ripartizione, ma vi fu comunque una forte opposizione da parte dei nazionalisti più accesi (soprattutto da parte della Destra ebraica): in particolare, l'Irgun Tzvai Leumi e il Lehi criticarono vigorosamente sia la partizione in sé, sia il controllo internazionale su Gerusalemme. Menachem Begin, comandante dell'Irgun (nonché fondatore del futuro partito israeliano Likud e futuro Primo ministro dello Stato d'Israele), dichiarò a proposito del piano di spartizione del territorio:
Ciononostante, la maggioranza degli ebrei sionisti si rallegrò del fatto che avrebbero ottenuto alfine la nascita di un loro Stato indipendente. Da un punto di vista tecnico, anche i partigiani dell'accordo si lamentarono comunque della mancanza di continuità territoriale del loro nuovo Stato.
Materiali e testo della Risoluzione 181
Adozione del testo Posizioni prima delle votazioni Discorso del rappresentante sovietico Semyon Tsarapkin: «Gli argomenti storici e giuridici non possono e non devono essere decisivi nel regolamento della questione palestinese. Il problema ha come base essenziale il diritto delle popolazioni ebraica e araba di Palestina di decidere della loro sorte. Le sofferenze subite dagli ebrei nel corso dell'ultima guerra devono costituire un elemento importante nella decisione dell'Assemblea. Gli ebrei lottano per uno Stato che sia loro, e sarebbe ingiusto rifiutar loro il diritto di conseguire questo obiettivo» (dal quotidiano francese Le Monde, 12-13 ottobre 1947).