Biografia

Gregorio nacque a Clermont-Ferrand, nell’antica Gallia e attuale regione francese dell’Alvernia-Rodano-Alpi, il 30 novembre del 538 o del 539L’anno di nascita risulta incerto perché Gustavo Vinay, nel suo saggio San Gregorio di Tours, opta per il 538, mentre Massimo Oldoni, nell’introduzione all’edizione della Storia dei Franchi, sceglie il 539. con il nome Georgius Florentius (aggiunse il nome Gregorio successivamente in onore del bisnonno materno Gregorio, vescovo di Langres). I suoi genitori furono il senatore Florentius e sua moglie Armentaria, nipote del vescovo Nicezio di Lione, entrambi provenienti da famiglie nobili: quella paterna era di origine senatoria e tra le figure più importanti della sua infanzia ci fu in particolare lo zio paterno san Gallo I, vescovo di Clermont.Cfr. Gustavo Vinay, San Gregorio di Tours, Carmagnola 1940

Gregorio sembra aver ricevuto una buona educazione; tra l'altro, conosceva le opere di Virgilio e Sallustio (anche se forse solo sotto forma di compendi). Si ammalò gravemente in giovane età e fece voto di diventare un ecclesiastico se fosse guarito. Suo padre morì prematuramente e sua madre, rimasta vedova, si stabilì in Borgogna e Gregorio visse insieme allo zio Gallo e poi al successore sant’Avito, presso i quali ricevette la sua educazione.Ibidem. Un altro tassello importante della sua formazione fu anche il prozio materno san Nicezio, vescovo di Lione dal 552 al 573: sappiamo che Gregorio si trovava presso di lui nel 554Cfr. Introduzione in Gregorio di Tours, Storia dei Franchi. I Dieci Libri delle Storie, a cura di M. Oldoni, p. XXXIV..

Dopo aver contratto una grave malattia in gioventù, nel 563 Gregorio si recò a Tours per essere guarito da san Martino, uno dei primi santi non martiri della Chiesa cattolica. Proprio a Tours nel 573 venne nominato vescovo come successore del cugino materno Eufronio.

In questo modo Gregorio poté partecipare almeno in parte alla vita politica della città, importante crocevia e luogo di culto. Conobbe in prima persona anche diversi re merovingi,A questo aspetto della vita di Gregorio si fa cenno anche nella voce dell'enciclopedia Treccani dedicata a Gregorio di Tours. tra cui Sigeberto d’Austrasia, con cui intrattenne buoni rapporti, e Chilperico di Soissons, con cui invece i rapporti furono tesi, stando a quanto riferisce Gregorio stesso nella Historia Francorum.Molto noto è il ritratto di Chilperico proposto da Gregorio nel sesto libro della Historia Francorum.

Gregorio morì il 17 novembre 594 a Tours.La data di morte è confermata tanto da Gustavo Vinay nel suo saggio San Gregorio di Tours quanto da Massimo Oldoni nell'edizione critica da lui curata della Historia Francorum.

Opere

Gregorio compose diverse opere, principalmente di carattere agiografico e storiografico.

Decem libri historiarum L’opera più importante e nota sono i Decem libri historiarum, ovvero i “Dieci libri delle storie” (altrimenti chiamati Historia Francorum, “Storia dei Franchi”). Si tratta di un’opera storiografica divisa in 10 libri e composta da Gregorio tra il 576 e il 593-594, dunque negli anni del suo episcopato fino alla morte.Cfr. Introduzione in “Gregorio di Tours, Storia dei Franchi. I Dieci Libri delle Storie” a cura di M. Oldoni, pp. XXXVI-XXXVII.

Di seguito un riassunto del contenuto:

LIBRO I: Gregorio inquadra la storia dei Franchi all’interno della storia universale e inizia a narrarla partendo dalla creazione, seguendo il dettato biblico; si passa poi attraverso l’arrivo di Cristo e quindi dei Romani (che assumono una funzione negativa in quanto persecutori dei cristiani) fino alla morte di san Martino di Tours. All’inizio Gregorio inserisce anche una professione di fede e condanna gli eretici.

LIBRO II: si racconta il difficile periodo delle invasioni e l’inizio della dinastia merovingia. Dapprima si narra dell’arrivo dei Vandali, dei quali si abbozza l’origine e la storia, quindi degli Unni; entrano poi in gioco i Franchi con Childerico I e Gregorio si concentra quindi sulla figura di Clodoveo, figlio e successore al trono di Childerico. Il secondo libro si conclude con la morte di Clodoveo.

LIBRO III: Gregorio si sofferma sul racconto di quanto accade ai figli e successori di Clodoveo, ovvero Teodorico I, Clodomiro, Childeberto I e Clotario I, che si spartiscono il regno franco non riuscendo però a convivere pacificamente. Emerge anche la figura positiva di Teodeberto, nipote di Clodoveo e figlio di Teodorico I: il terzo libro termina con la sua morte.

LIBRO IV: muoiono gli ultimi due figli di Clodoveo, Childeberto e Clotario, che aveva governato da solo l’intero regno franco negli ultimi anni di vita. I figli di Clotario si dividono il regno e si impone Sigiberto. Il quarto libro si conclude con la morte di quest’ultimo e ormai si giunge alla narrazione della storia contemporanea a Gregorio.

LIBRO V: si raccontano le vicende del regno di Childeberto II, figlio di Sigiberto, e di sua madre Brunechilde; Gregorio introduce anche la figura negativa di Chilperico I e di Fredegonda e si racconta dell’uccisione di due suoi figli, Meroveo e Clodoveo.

LIBRO VI: Childeberto II si allea con lo zio Chilperico, di cui Gregorio offre un ritratto poco edificante, e il libro si conclude con il racconto dell’assassinio di Chilperico stesso (avvenuto nel 584).

LIBRO VII: emerge la figura positiva di Gontrano, figlio di Clotario I e zio adottivo di Childeberto II. Si narra anche la ribellione e l’uccisione di Gundovaldo, che si dichiara figlio illegittimo di Clotario I e si scontra con Gontrano, uscendone sconfitto.

LIBRO VIII: Gontrano prova a portare a compimento il suo progetto di pacificazione della Gallia insieme al nipote Childeberto, ma si ritrovano anche delle velate critiche ad alcune sue decisioni, come la scelta di Gontrano di far nominare vescovo un laico, Desiderio, violando il precedente giuramento di non nominare più come vescovi dei laici.

LIBRO IX: prosegue il racconto delle vicende che vedono protagonisti Gontrano e Childeberto e in particolare la loro politica estera. Gontrano è sconfitto dai Britanni e dai Visigoti. Si racconta anche lo scandalo del monastero di Poitiers provocato dalla ribellione di Clotilde, figlia di Chilperico II e moglie di Clotario I. Gregorio fu scelto, insieme ad altri, come giudice della controversia, sulla quale aveva già ricevuto informazioni dalle monache fuggite dal convento e passate a Tours per recarsi poi a corte.

LIBRO X: si raccontano le ultime gesta di Gontrano e Childeberto. L’opera si conclude con una ricapitolazione di tutti i vescovi di Tours predecessori di Gregorio.

Questa imponente opera di Gregorio è estremamente rilevante per conoscere l’età merovingica.

Importanti modelli per Gregorio nella stesura della sua Historia furono le opere di Orosio, Renato Profuturo Frigiredo e Sulpicio Alessandro, insieme alla tradizione orale e annalistica andata oggi perduta.Cfr. Introduzione in Gregorio di Tours, Storia dei Franchi. I Dieci Libri delle Storie a cura di M. Oldoni, p. XLVII e seguenti.

L’opera di Gregorio è fonte di grande interesse anche per quanto riguarda la veste linguistica, che rispecchia un uso del latino lontano da quello della tradizione classica e in linea con quello contemporaneo a Gregorio. Proprio Gregorio, all’inizio del primo libro della Historia Francorum, si scusa con il lettore per gli errori grammaticali che si possono riscontrare nella sua opera e afferma di non aver ricevuto un’istruzione solida nella materia.Cfr. Gregorio di Tours, Storia dei Franchi. I Dieci Libri delle Storie a cura di M. Oldoni, libro I. Lo stile di Gregorio è stato definito rusticus, principalmente a causa di una certa irregolarità dei periodi e di un’asprezza della frase. La sua scrittura non è elegante se comparata a quella dei modelli classici, ma la sua abilità di narratore e cifra stilistica consiste proprio nella capacità di rendere vivo ciò che racconta e di descrivere con vigore e partecipazione fatti a cui egli stesso, soprattutto negli ultimi libri, talvolta ha assistito.Cfr. Introduzione in Gregorio di Tours, Storia dei Franchi. I Dieci Libri delle Storie a cura di M. Oldoni, pp. LXIV-LXV.

Tradizione manoscritta della Historia FrancorumCfr. La trasmissione dei testi latini del Medioevo: Te.Tra, a cura di Paolo Chiesa e Lucia Castaldi, Firenze, SISMEL Edizioni del Galluzzo, 2004, Vol. 1, pp. 152-159. LHistoria Francorum è il più ampio testo letterario trasmesso in manoscritti di età merovingica.

Il testo dell’opera che viene diffuso e letto non corrisponde all’originale scritto da Gregorio, benché egli stesso avesse chiesto di rispettarne la stesura.Cfr. Mirabile, Gregorius Turonensis episcopus, Opere (Decem libri historiarum - tradizione manoscritta). Tutte le versioni in cui l’opera è stata conosciuta derivano da esemplari che probabilmente discendevano da un archetipo (oggi perduto) conservato a Tours. Alcuni frammenti e la tradizione indiretta (canoni, omelie, testi agiografici) testimoniano però che l'opera circolava anche nella versione completa in 10 libri licenziata da Gregorio.Cfr. Mirabile, Gregorius Turonensis, Opere (Decem libri historiarum - tradizione manoscritta).

I rami della tradizione sono quattro (A, B, C, D) e il più vicino all’autore è il ramo A: il testimone più antico è della prima metà del VII secolo ed è il manoscritto Copenaghen, Kongelige Bibliotek, Ny Kgl.Saml. 1878 f. (O.8) (A2), che tramanda 17 capitoli ed è molto vicino alla data di composizione dellHistoria. Esso è giunto diviso in tre parti frammentarie ed è originario della regione della Loira. Il manoscritto 275 di Montecassino (A1) è il testimone completo più antico di A: risale al 1086/1087 e fu copiato a Montecassino, per volere dell’abate Desiderio, forse su un modello che Paolo Diacono aveva portato da Lorsch.Cfr. La trasmissione dei testi latini del Medioevo: Te.Tra, a cura di Paolo Chiesa e Lucia Castaldi, Vol. 1, p.156.

Generalmente l’opera circolava divisa, anche in base agli scopi politici perseguiti da chi usufruiva dellHistoria (nell’edizione del ramo B ad esempio, diffusa nel nord- est della Francia, furono eliminati gli ultimi quattro capitoli, che mettono generalmente in buona luce Gontrano).

Libri VIII miraculorum Appartenente al genere agiografico e perciò in linea con la tradizione letteraria dell’epoca, si tratta di una vasta raccolta (costituita da 8 libri) di vite di santi, che contiene:Cfr. Mirabile, Gregorius Turonensis, Opere, Libri VIII miraculorum.

Liber in gloria martyrum, dedicato ai martiri Liber de passione et virtutibus sancti Iuliani martyris, dedicato a san Giuliano Libri I-IV de virtutibus sancti Martini episcopi, dedicato a san Martino di Tours Liber vitae patrum, dedicato alle vite di monaci ed eremiti del deserto presentati come modelli di santità, anche in virtù dei miracoli compiuti da Dio attraverso di loro Liber in gloria confessorum, dedicato ai santi che, pur non essendo martiri, sono stati propugnatori della fede

Lo scopo della raccolta è di offrire ai fedeli modelli di vita esemplare cristiana e di narrare le vicende di santi e martiri più o meno noti. Quest’opera di Gregorio è spesso associata per la sua funzione ai Dialogi di Gregorio Magno. Grande rilievo viene dato soprattutto alla figura di san Martino di Tours, a cui Gregorio è particolarmente legato per via della guarigione ricevuta grazie a lui in gioventù e per il suo episcopato proprio nella città di Tours.Cfr. sezione "Biografia" precedente in questa pagina. I quattro libri dedicati a san Martino, separati spesso dal resto dell’opera, sono stati infatti i più copiati.Cfr. La trasmissione dei testi latini del Medioevo: Te.Tra, a cura di Paolo Chiesa e Lucia Castaldi, Vol.1, p. 163.