La letteratura tedesca raccoglie l'insieme delle opere letterarie scritte in tedesco, per cui vengono incluse la letteratura austriaca, quella della Svizzera tedesca e quella delle altre isole linguistiche tedesche. Si inscrivono nel campo della letteratura anche le opere che non perseguono in maniera diretta un progetto estetico, ma comunque frutto di particolare rigore compositivo, come gli scritti storiografici, delle scienze sociali, di filosofia, di religione e di storia della letteratura, oltre a diari ed epistolari.
Le periodizzazioni letterarie sono sempre difficili da delineare. I periodi sono qui ordinati (fin dove sarà possibile) a seconda del loro inizio. In tal modo, le interdipendenze tra le varie fasi potranno essere meglio ravvisate.
Alto Medioevo (750-1170 circa) La letteratura dell'Alto Medioevo ha conosciuto solo una diffusione orale e, per tale motivo, è andata quasi del tutto perduta. Affidare alla scrittura delle conoscenze implicava al contempo, quasi sempre, una trascrizione in latino (per esempio, le leggi delle tribù germaniche). L'esistenza di un bacino di leggende dell'aristocrazia (canti epici, laudi per il principe, racconti in versi) e di una tradizione lirica (ballate, canzoni d'amore, lamenti funebri, formule magiche) può soltanto essere supposta. Solo per caso ne sono stati registrati alcuni frammenti negli ambienti monastici. Un esempio ci è fornito dalle formule magiche di Merseburgo (Merseburger Zaubersprüche), due formule di scongiuro che rappresentano l'unica testimonianza scritta della religiosità pagana nell'area linguistica tedesca. La seconda di esse recita:
Phol ende Uuodan uuorun zi holza. du uuart demo Balderes uolon sin uuoz birenkit. thu biguol en Sinthgunt, Sunna era suister, thu biguol en Friia, Uolla era suister; thu biguol en Uuodan, so he uuola conda: sose benrenki sose bluotrenki, sose lidirenki, ben zi bena, bluot zi bluoda, lid zi geliden, sose gelimida sin
Stando alla lezione più comunemente accettata e condivisa da Ladislao Mittner:
Phol e Wodan cavalcarono verso il bosco; si storse allora il piede del cavallo di Balder. Pronunziò allora parole di scongiuro Sinthgunt e Sunna, sua sorella; pronunziò allora parole di scongiuro Freyja e Volla, sua sorella; pronunziò allora parole di scongiuro Wodan, come egli sapeva fare alla perfezione [contro la] slogatura dell'osso, slogatura con sangue, slogatura di un membro: “Osso [torni] ad osso, sangue a sangue, membro a membro; così siano saldamente uniti”.
I primi documenti dell'alto tedesco antico risalgono all'VIII secolo e sono da ricercare in un milieu culturale molto diverso: nel momento dell'impiego della lingua volgare – è qui possibile il parallelismo tra theudisca lingua e lingua vulgaris: indoeuropeo *teuta > gotico thiuda "popolo" (più il suffisso isk a formare thiudisk, come il latino vulgus dà vulgaris) – come strumento di evangelizzazione e come ausilio per la comprensione dei testi latini (le glosse): la letteratura tedesca nasce nella Germania centromeridionale in ragione del processo di parificazione ortografica e lessicale cui i conventi, anche assai distanti, tesero nella loro opera di traduzione, copiatura e conservazione dei manoscritti.
Gli attivissimi scriptoria dell'abbazia di Fulda e San Gallo traghettarono quanto ancora rimaneva della cultura classica oltre il naufragio del Medioevo, come in qualche modo tentò di fare Cassiodoro (485-580) con il suo Vivarium – sebbene la filosofia scolastica lesse i classici attraverso le lenti a volte deformanti della religione e riprese la teoria, formulata dai padri della Chiesa, dell'«ingiusto possesso», che riconobbe sì agli scrittori pagani una indiscutibile grandezza, ma ingiusta e da armonizzare con la fede.
La prima vera opera in lingua tedesca è ritenuta lAbrogans, un glossario bilingue latino-tedesco – voluto da Arbeone, vescovo di Frisinga dal 764 al 783 –, che costituisce una raccolta di sinonimi e curiosità linguistiche della tarda romanità. Grande importanza ha l'opera dell'anonimo traduttore del De fide catholica […] contra Judaeos di Isidoro di Siviglia (560-636), che primo provò, intorno al 790-800, a regolare l'ortografia di un tedesco ancora in fieri.
L'epoca di Carlo Magno dà nuovo impulso alla cura delle arti e della letteratura (rinascita carolingia): vengono chiamati alla Schola palatina – la scuola, istituita per l'aristocrazia, seguiva gli spostamenti della corte itinerante di Carlo – i maggiori studiosi del tempo, tra cui Alcuino (735-804) e Paolo Diacono (720-799); si raffina il ductus dei copisti, che promuovono la scrittura chiara ed elegante chiamata minuscola carolina; un forte giro di vite, nel tentativo di tenere insieme un impero multiforme attraverso amministratori capaci, viene dato alla scarsa conoscenza che i sacerdoti avevano del latino (Epistola de litteris colendi). L'ampio movimento di riforma culturale, di concezione già preumanista, rallenterà – fino ad arrestarsi del tutto – con i torbidi dinastici che seguirono la morte di Carlo.
Sono del IX secolo le due lunghe parafrasi dei Vangeli, lo Heliand (830 ca.), promosso da Fulda, in sassone antico, ancora allitterante, e il Liber evangeliorum di Otfrid di Weissenburg (800 ca. - 870 ca.), redatto nei nuovi, precursori versi a rima finale (verso otfriediano). Sempre a Fulda venne effettuata la prima copia della preghiera di Wessobrunn, che ha come oggetto la creazione del mondo, e quella dell'unica canzone epica conservatasi in Germania, il Carme di Ildebrando (Hildebrandslied).
Il Carme (redatto nell'800 ca.), l'espressione più alta del tedesco antico, è costituito da 68 versi, nei quali compare – forse per un errore di copia – la prima rima a noi nota: accanto ai versi dallo stile rigidamente stichico, caratteristico della poesia delle origini – che faceva corrispondere ad ogni verso una compiuta unità logica: allitterazione, stile stichico, forte accento sulla prima sillaba delle parole rappresentano quanto vi è di tipicamente germanico nella poesia tedesca – si affiancano i versi dalla metrica ad arco, l'enjambement. La storia vede confrontarsi il vecchio Ildebrando – che combatte al fianco del re Teodorico per riconquistare l'Italia occupata da Odoacre – a suo figlio Adubrando, riproponendo in forma estrema il topos narrativo che oppone uomini della stessa stirpe e dello stesso sangue, nel compimento dell'ineluttabile destino di morte, la wurde. Ma in questa che potremmo definire l'ultima canzone epica bifronte affiora già un Dio dai tratti cristiani.
Il Muspilli (825-30 ca.) è una canzone sul giudizio universale, e forma con la preghiera di Wessobrunn un'ideale parabola della dottrina cristiana. Per celebrare la vittoria di Lodovico III sui Normanni, nell'881, fu invece scritta la Canzone di Lodovico, panegirico del re e poesia pagana e cristiana ad un tempo.
Il baricentro della cultura si sposta da Fulda a San Gallo nella seconda metà del IX secolo, dove operarono Notker Balbulus (840-912) – autore della cronaca leggendaria Gesta Caroli Magni e probabile ideatore della sequenza, canto rimato di argomento devoto basato su melodie liturgiche – e Notker Labeo (950 ca.- 1022), detto anche Teutonicus, che tradusse e commentò con grande acribia filologica molti autori latini, tra cui Marziano Capella (De nuptiis Mercurii et Philologiae) e Boezio (De consolatione Philosophiae).
Vene di diglossia scorrono a fondo in questa fase della poesia e della cultura, così strettamente intrecciate al latino, come nei due componimenti tedeschi dei Carmina Cantabrigensia (il De Henrico e lInvitatio ad amicam) o nella prima poesia d'amore trasmessaci da un altro codice: du bist min, ich bin din: | des solt du gewis sin. | du bist beslozzen | in minem herzen: | verloren ist das sluzzelin: | du muost och immer drin sin (tu sei mio, io sono tua: | di ciò devi esserne certo. Tu sei chiuso nel mio cuore: | perduta è la piccola chiave: | vi dovrai restare per sempre.
L'impero di Carlo Magno si era diviso tra i figli Ludovico il Germanico, Lotario I e Carlo il Calvo nell'843, con il trattato di Verdun, che avviava il definitivo distacco tra l'area tedesca e quella romanza (già preannunciata dai giuramenti di Strasburgo, nell'841, dove Ludovico e Carlo – stretta l'alleanza in chiave antilotariana – parlano agli eserciti rispettivamente in francico – Pro Deo amur et pro christian poblo et nostro commun salvament [...] – e in tedesco – In godes minna ind in thes christânes folches ind unsêr bêdhero gehaltnissî [...] – ). Con la dinastia degli Ottoni (919-1024) la Germania diviene il fulcro di una politica divisa tra Bisanzio e Roma, in piena espansione economica e militare. La cosiddetta «rinascita ottoniana» è però poca cosa rispetto a quella carolingia, sebbene risalgano a questo periodo il Waltharius e lEcbasis.
Accanto alla larga produzione didattica e teologica si affiancano le opere – ripensamento in latino di materiali pagani – di Ekkehard I, di Roswitha di Gandersheim (935 ca. - 974 ca.), dell'anonimo di Toul e di Tegernsee.
Ekkehard I (909 ca.- 973) è forse l'autore del Waltharius manu fortis (altri pensa Gerald, il redattore del prologo). Il poema in esametri latini fu scritto intorno al 970 e narra la fuga di Waltherius d'Aquitania e dell'amata Hintgunt dalla prigionia di Attila. L'opera è un rimaneggiamento di una proto-canzone germanica perduta e rappresenta, con la sua lingua dalle modulazioni satiriche e burlesche piene di barbarismi, il primo epos con intenti antiepici, il rovesciamento in chiave cristiana dell'etica del combattimento. Agli ideali guerreschi si sostituisce una humilitas colorita di ironia: Waltharius, che pure affronterà i combattimenti mortali previsti dal genere, fugge portando con sé delle canne da pesca.
Nell'XI secolo emergono testi, di carattere prevalentemente parenetico, in precoce medio alto tedesco a distici rimati. Rappresentazioni salvifiche come la Cantilena de Miraculis Christi (Ezzolied, 1065 ca.), i poemi agiografici, la Canzone di Annone (Annolied, 1077 ca.), l'epica biblica del Vecchio e Nuovo Testamento (Genesi, Esodo, vita di Gesù), esposizioni dogmatiche, poemi escatologici e mariani hanno plasmato questa prima fase della poesia ecclesiastica.
Basso Medioevo (1100-1250 circa)
L'età che va dal 1100 al 1250 è conosciuta come l'età cortese, che per quanto riguarda la letteratura "alta" venne rappresentata da scrittori che si dedicarono sia al romanzo in versi o di formazione sia alla poesia d'amore (Minnesang), mentre a livello popolare ebbero diffusione e successo soprattutto le canzoni dei giullari.
L'età cortese è permeata dalla fede nel ruolo di guida spirituale e politica del popolo germanico e della cavalleria, ispirata e rafforzata dall'impegno politico di Federico Barbarossa (1122-1190).
I primi due scrittori di questa età da ricordare sono Hartmann von Aue (1160-1220 ca.) e Hendrik van Veldeke (1150 ca. - 1184 ca.), che furono gli iniziatori del romanzo in versi.
Le opere di Hartmann von Aue si caratterizzarono per gli elementi metaforici, per la freschezza espressiva, per l'esaltazione della cavalleria, per la descrizione del cammino di ricerca e di crescita spirituale che permea anche la sfera sentimentale.
Le tematiche fondamentali espresse dagli scrittori in questa età risultarono l'amore e le virtù cortesi, oltreché la bellezza della vita cortese; autori come Hendrik van Veldeke non fecero mancare nelle loro liriche una buona dose di umorismo e di ironia, mentre altri, come il poeta Gottfried von Straßburg con il suo (Tristan), incentrarono le loro opere sulla necessità di superare le barriere di classe sociale e di interessi.
Dedicando una grande parte dei loro lavori alla cavalleria spirituale, gli scrittori di questa età cortese relazionarono i loro scritti al mistero e alla saga del Sacro Graal oltreché al ciclo bretone di re Artù, come evidenziò il poema Parzival di Wolfram von Eschenbach.