Biografia

Dal 1870 al 1895

Giulio Bechi, figlio di Giovanni Bechi e di Giulia Cortini, nacque a Firenze il 20 agosto 1870, da una famiglia di piccola nobiltà, ma di grandi tradizioni patriottiche e militari. Un suo zio, Stanislao Bechi, ufficiale meritandosi la Medaglia d'Argento al Valor Militare sul campo per le battaglie di Curtatone-Montanara e Goito (29-30 maggio 1848), nel 1863 era morto combattendo per la libertà della Polonia, nella cosiddetta Rivolta di gennaio, insieme ai garibaldini di Francesco Nullo, suscitando vasta eco nell'opinione pubblica polacca ed italiana.

Compì gli studi presso le Scuole Pie, dove ebbe una educazione cattolica, ed il Liceo classico statale Galileo di Firenze, ed ebbe come insegnante liceale Ermenegildo Pistelli, che gli fu sempre vicino come supporto spirituale e gli fece un vivido ritratto letterarioErmenegildo Pistelli, "Profili e caratteri", Giulio Cesare Sansoni Editore, Firenze, 1921, Pagg. 205-213: di "un ragazzo dall'aria mite, quasi verginale," diventato "uomo" nel duro apprendistato militare e nella sua quotidiana polemica contro l'establishment di un esercito che avrebbe voluto diverso.

Ispirato dalla carriera militare dello zio Stanislao, che fu l'ispirazione del nome di Lao (Stanislao) al protagonista dei suoi romanzi, entrò appena diciottenne, il 13 novembre 1888, volontario nel 28º Corso (1888-1890) della Scuola Militare di Modena del Regio Esercito, divenendo nel 1890 Sottotenente e trasferito al 67º Reggimento Fanteria della Brigata Palermo, con sede prima ad Agrigento e poi, nel 1892, a Firenze; nel 1894 fu promosso TenentePromozione a Tenente con Regio Decreto dell'8 marzo 1894, con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 76 del 30 marzo 1894 a Pag. 1331.. Ma la vita militare, in questa fase, non gli era confacente e gli fu però d'ispirazione per i primi suoi scritti letterari, che scrisse usando lo pseudonimo "Miles".

Dal 1895 al 1896 (Campagna d'Africa Orientale)

Dal dicembre 1895 al giugno 1896 fu inviato in Eritrea ed in Etiopia, col XXXVII Battaglione Fanteria d'AfricaTutte le fonti riferiscono che Giulio Bechi servì, dal dicembre 1895 al giugno 1896, nel XXXVII Battaglione Fanteria d'Africa durante la Guerra di Abissinia, ma di questo Reparto non ci sono tracce. Nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 56 del 7 marzo 1896, a Pag. 1113, si fa menzione dell'invio in quel teatro di guerra dei 32º, 33º e 36º Battaglione Fanteria d'Africa, come numeri di Battaglioni più vicini al 37º/XXXVII. Inoltre, l'"Annuario Militare del Regno d'Italia" - Anno 1913 - Volume I "Ufficiali in Servizio Attivo Permanente ed Impiegati Civili", Enrico Voghera Tipografo Editore del Giornale Militare, Roma, 1913, elenca la formazione di tutti i Battaglioni inviati per la Campagna d'Africa Orientale (1895-1896), ed il XXXVII Battaglione Fanteria d'Africa non esiste! Il 67º Reggimento Fanteria concorse alla formazione del 33º Battaglione Fanteria d'Africa., per la Campagna d'Africa Orientale, dove raccolse spunti e idee per suoi "bozzetti e scarabocchi" africani, che pubblicò a Firenze nel 1898 col titolo "Fra il bianco e il nero", suo primo libro.

Dal 1899 al 1900 (Campagna contro il Banditismo sardo)

Nel 1899 fu inviato in Sardegna, nei Circondari di Nuoro e di Ozieri, col 67º Reggimento Fanteria della Brigata Palermo, in affiancamento ai Carabinieri Reali, per la repressione del banditismo sardo; qui fu attratto dal substrato sociale ed antropologico e dall'approccio che il "Governo italiano" aveva per l'estirpazione del "banditismo", che culminò con gli arresti di massa (circa un migliaio di arrestati) che si ebbero nella notte tra il 14-15 maggio 1899, definita dallo stesso Bechi come "Notte di San Bartolomeo", e con la "Battaglia" della Boscaglia di MorgogliaiGiancarlo Barbonetti, "La Battaglia di Morgogliai", in: "Notiziario Storico dell'Arma dei Carabinieri", Roma, Anno III, n° 1 del gennaio 2017, Pagg. 45-49 a 30 km da Orgosolo ed Oliena, il 9-11 luglio 1899, essendo Bechi operante con la III Compagnia, e la strategia di terrore messa in atto dal Governo Pelloux I, che pose in stato di assedio l'intera Barbagia ed il Supramonte, nel tentativo di creare il vuoto attorno ai latitanti.

Queste azioni, che condivideva, seppur impressionandolo, gli fecero scrivere l'agile e felice, seppur bozzettistico, "Caccia grossa: scene e figure del banditismo sardo", che pubblicò a Milano nel 1900.

Giulio Bechi non affondò affatto (come volle far credere) il coltello nella piaga del banditismo sardo: il suo libro non è nulla più che una riuscita descrizione d'ambiente, una raccolta d'impressioni vivaci, ma superficiali e disordinate; se qualche volta, sembra sul punto di affrontare "le questioni grosse" le lascia subito per mostrare al lettore "una magnifica collezione di facce". E, tuttavia, bastarono pochi accenni alle condizioni miserabili dell'isola "dimenticata", alla trama di collusioni di interessi su cui poggiava il fenomeno del banditismo, per scatenare contro il suo libro e contro sé stesso una reazione violentissima. Il libro ebbe numerose ed apprezzate critiche tra i "continentali", mentre suscitò un'ondata di aspre polemiche e proteste tra gli "isolani", che lo additarono "come calunniatore malizioso della Sardegna", che ebbero come acme una sfida a duello per aver «parlato male delle donne sarde»Mario Puccioni, "Militarismo e italianità negli scritti di Giulio Bechi", in: "Il Marzocco", Vallecchi, Firenze, Anno 35, n° 28 del 13 luglio 1930, Pag. 4Antonio Gramsci, "Quaderni dal carcere", Volume III (Quaderni 12-29), Edizione critica dell'Istituto Gramsci, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1977, frase riportata nel Capitolo "Quaderno 23 (VI) 1934 - Critica letteraria", Paragrafo 54, Pag. 2249, che fu punita dal ministero della guerra con una denuncia ad una Commissione di Disciplina, che gli inflisse, anche per placare l'opinione pubblica e le varie proteste dei Deputati sardi, 2 mesi di arresti nella Fortezza di Santa Maria in San Giorgio del Belvedere di Firenze. Ma ciò non fece altro che far acquistare a Giulio Bechi una certa notorietà ed il libro esaurì in breve tempo numerose edizioni.

Nonostante l'incarceramento, e nonostante l'urto provocato nella sua coscienza, aperta alle nuove idee, dall'impiego del Regio Esercito nella repressione dei primi moti socialisti, Giulio Bechi continuò a credere nella "grandezza della missione" del soldato e volle persistere nella carriera di ufficiale.

Dal 1900 al 1912

Nell'estate 1900 il 67º Reggimento Fanteria della Brigata Palermo si trasferì a Treviso.

Nel 1901 Giulio Bechi fu messo in aspettativa per infermità temporanea non proveniente dal servizioAspettativa con Regi Decreti del 4 ottobre 1901, con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 251 del 22 ottobre 1901 a Pag. 4970..

Nel 1902, ancora in aspettativa, viene prima (il 24 marzo 1902) ammesso alla nuova occupazione operativa e poi (il 1º aprile 1902) richiamato in servizio presso il 22º Reggimento Fanteria della Brigata Cremona, con sede a PisaRichiamo in Servizio con Regio Decreto del 5 giugno 1902, con pubblicazione sul Giornale Militare Ufficiale - Bollettino delle Nomine del Ministero della Guerra, Dispensa n° 28 del 5 luglio 1902 a Pag. 364..

All'inizio del 1904 si sposò con la piemontese Albertina Luserna dei Conti di Luserna e Signori di Campiglione, da cui nacque, il 21 dicembre 1904 a Spoleto, il figlio Giovanni Alberto Bechi poi Bechi Luserna, futuro ufficiale paracadutista pluridecorato al Valor Militare e martire a causa del nazifascismo il 10 settembre 1943.

Ma la politica riformistica giolittiana e, soprattutto, l'impresa di Libia sembrarono placare lo slancio apostolico-letterario nazionale di Giulio Bechi, reagendo dapprima solo sul piano dell'humour, descrivendo, in operette giocose di scarso impegno (La gaia brigata (1904); I racconti di un fantaccino (1906)), episodi di vita militare.

Nel 1906 fu promosso Capitano e trasferito al 17º Reggimento Fanteria della Brigata Acqui, con sede a Chieti, ma, poco dopo (il 17 giugno 1906), è di nuovo collocato in aspettativa specialeAspettativa Speciale con Regio Decreto del 17 giugno 1906, in Annuario Militare del Regno d'Italia - Anno 1909 - Volume I "Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili", Enrico Voghera Tipografo Editore del Giornale Militare, Roma, 1909, a Pag. 61., anche in conseguenza delle sue polemiche sull'assetto del Regio Esercito e la formazione del soldato, iniziando un proficuo periodo letterario, in cui i temi militari e sociali furono preminenti.

Il 1º novembre 1910, essendo in aspettativa speciale a Napoli, fu richiamato in servizio presso il 31º Reggimento Fanteria della Brigata Siena, con sede a CuneoRichiamo in Servizio con Regio Decreto del 28 ottobre 1910, con pubblicazione sul Bollettino Ufficiale del Ministero della Guerra, Dispensa n° 48 del 19 novembre 1910 a Pag. 978..

Le difficoltà incontrate nel chiuso ambiente militare lo indussero a dedicarsi tutto alla sua opera di scrittore, col fervore e l'entusiasmo di chi concepiva anche la letteratura come "milizia". Chiesta un'aspettativa, tracciò il piano di un'ambiziosa "trilogia", che doveva descrivere e sostenere l'opera di quei pochi "apostoli" dell'ideale che soli avrebbero potuto condurre "Verso una più grande Italia"; tale era il titolo della "trilogia", che rimase incompiuta: uscirono solo Lo spettro rosso (1909) e, più tardi, I seminatori (1914), opere diseguali in cui la fresca vena narrativa dell'Autore di Caccia grossa (1900) era soffocata dall'ambizioso intento morale ispirato ai motivi nazionalisti e tradotto in una forma spesso retorica. Di questi anni è anche Il capitano Tremalaterra (1910) dove al medesimo intento morale porge migliori occasioni la satira di un certo militarismo africanista.

Dal 1912 al 1912 (Guerra Italo-Turca)

Trasferito al 30º Reggimento Fanteria della Brigata Pisa, con sede a Nocera Inferiore (SA), per la Guerra Italo-Turca, nel marzo 1912, fu inviato in Tripolitania ottomana, partendo in nave da Napoli e sbarcando a Tobruk, partecipando successivamente, il 12 maggio 1912 al fatto d'arme di Uadi Aùda (Tobruk), dove fu decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare e del cavalierato dell'Ordine della Corona d'Italia.

Dal 1912 al 1915

Se in Tra il bianco e il nero (1898) egli aveva studiato la vita dei nostri ufficiali in colonia e con Caccia grossa (1900) ed I Seminatori (1914), aveva acquistato bella fama di narratore abile ed efficace ed aveva anche affrontato e discusso, con coraggiosa sincerità, importanti ed appassionanti problemi militari e sociali, nei I racconti di un fantaccino (1906) aveva mostrato, con molta arte, la necessità di dare al soldato una coscienza ed una fede.

Caccia grossa (1900) gli procurò molti ambìti consensi di scrittori insigni e di maestri, quali Edmondo De Amicis e Mario Corsi, in Lo spettro rosso (1909) denunciò un pericolo sovversivo che avrebbe minato la vita nazionale avendo vasta eco, e con I seminatori (1914), suo romanzo più conosciuto, ispirato a ideali di tipo nazionalista ricevette l'apprezzamento anche di Benedetto CroceBenedetto Croce, I seminatori di G. Bechi, in: "Conversazioni critiche", Giuseppe Laterza & Figli, Bari, 1924, Serie II, Pagg. 348-351, che fu anche suo amico, e che ne dà un giudizio favorevole ed in generale dell'opera letteraria del Bechi, specialmente della Caccia grossa (1900), sebbene distingua tra la parte "programmatica e apologetica" del libro e la parte più propriamente artistica e drammatica ed anche riguardo alla concezione dell'esercito che doveva assumere compiti morali e civili, anziché essere semplice strumento di cieca obbedienza, un esercito nazionale come strumento non solo tecnico-militare e di obbedienza esecutiva, ma anche di formazione di una coscienza morale e civile del popolo in armi.

Ma non ebbe solo giudizi positivi.