Direttore di vari quotidiani, quali L'Indipendente, L'Europeo ed il Giornale, nel 2000 ha fondato Libero, del quale è stato direttore editoriale fino al 7 settembre 2023, quando gli è succeduto Daniele Capezzone.

Nel 2015 durante le elezioni presidenziali fu il secondo candidato più votato nei primi tre scrutini, ed il terzo nel quarto scrutinio (quello che elesse presidente Sergio Mattarella). Alle elezioni del 3-4 ottobre 2021 viene eletto consigliere comunale di Milano come capolista di Fratelli d'Italia, incarico che lascia dopo soli 7 mesi per motivi di salute. Alle elezioni regionali del 2023 viene candidato come capolista di Fratelli d'Italia, risultando eletto.

Biografia Dagli inizi al 1991 Nel 1962 inizia a collaborare con L'Eco di Bergamo, con l'incarico di recensire le prime visioni cinematografiche. Nello stesso periodo viene assunto per concorso alla Provincia come impiegato; lavora all'I.p.a.m.i., il brefotrofioStefano Lorenzetto, Il Vittorioso, Marsilio, 2010., poi si occupa delle rette dei manicomi. Quando è già di ruolo lascia tutto per riprendere la carriera giornalisticaMariano Sabatini, Ci metto la firma!, Aliberti, 2009, pag. 87.. Si trasferisce a Milano, dove viene assunto dal quotidiano La Notte come praticante. Il 16 dicembre 1971 ottiene l'iscrizione all'Albo dei giornalisti professionisti. Nel 1974 Gino Palumbo lo chiama al Corriere d'Informazione (edizione pomeridiana del Corriere della Sera): dopo tre anni Feltri passa al Corriere della Sera, allora diretto da Piero Ottone.

Negli anni 1981-82 scrive sul mensile Prima Comunicazione sotto lo pseudonimo Claudio Cavina. Feltri è tra coloro che difendono pubblicamente Enzo Tortora, il celebre conduttore televisivo accusato ingiustamente nel 1983 di associazione camorristica e spaccio di droga, Notizie radicali, 10-10-2012. Nel 1983 è nominato direttore di Bergamo-oggi, ma l'anno successivo è richiamato al Corriere della Sera come inviato speciale (1984-89, direttore Piero Ostellino). Fa un'intervista a Indro Montanelli, direttore de il Giornale, testata fondata dal giornalista toscano nel 1974 dopo aver lasciato il Corriere. Da allora Montanelli non aveva più avuto rapporti con via Solferino. Feltri e Montanelli, che si conoscono in quell'occasione, stabiliscono un rapporto personaleV. Feltri, Caro Montanelli, su Berlusconi avevo ragione io, su Libero del 20 luglio 2023.. Feltri difende Montanelli sulle colonne del Corriere quando, nel 1988, il giornalista toscano venne denunciato dal politico DC Ciriaco De Mita per diffamazione.

Nel 1989 Vittorio Feltri assume la direzione del settimanale L'Europeo, portandolo in due anni da copieVittorio Feltri, «Piccola storia del giornalismo», Libero, 13 giugno 2003.. Durante la sua direzione venne pubblicato un falso scoop da parte del giornalista pubblicista Antonio Motta. Motta sostenne di essersi infiltrato nelle Brigate Rosse come "agente di Carlo Alberto dalla Chiesa" e di aver scoperto particolari eclatanti e scabrosi sul rapimento di Aldo Moro. L'inchiesta, che fu pubblicata il 26 ottobre 1990, si rivelò invece un falso. Feltri si difese: «A questa storia – affermò – si aggiungono misteri su misteri, noi abbiamo cercato le conferme, e le abbiamo avute, poi chi ce le ha date ha cambiato idea».

Nel 1992 sostituisce Ricardo Franco Levi alla direzione de L'Indipendente, in grave crisi di vendite. Feltri rilancia il giornale e ne fa un quotidiano di successo, cavalcando lo sdegno popolare a seguito dell'inchiesta Mani pulite:

concentrando più volte i suoi attacchi sulla figura dell'allora segretario socialista Bettino Craxi:

Coniò per Craxi il soprannome "Cinghialone". Quasi un ventennio dopo corresse in parte le sue affermazioni:

Nel corso del 1993 L'Indipendente sale oltre le copie, superando anche il Giornale.

Direttore de il Giornale (1994-1997) Nell'aprile 1993 Feltri viene invitato per la prima volta ad Arcore, residenza di Silvio Berlusconi. L'imprenditore gli propone la direzione del Giornale. Feltri risponde che sta benissimo a L'Indipendente e conclude che, fintanto che Indro Montanelli fosse rimasto al Giornale, lui non lo avrebbe scalzato dal suo posto.

Nel gennaio 1994 Feltri viene contattato da Paolo Berlusconi, editore del Giornale, che gli offre la direzione del quotidiano - direzione che Indro Montanelli ha deciso di lasciare. Feltri accetta e rimane al Giornale per 4 anni, durante i quali riporta il quotidiano in auge, da copie (media annuale del 1996). Nello stesso periodo, Feltri cura una rubrica sul settimanale Panorama (scriverà anche alcuni reportage dall'Umbria colpita dal terremoto del settembre 1997), collabora con Il Foglio di Giuliano Ferrara e con altre testate nazionali, tra cui Il Messaggero e Il Gazzettino.

Durante la sua permanenza alla direzione del Giornale, Feltri accumula ben 35 querele da parte del magistrato Antonio Di Pietro. L'amministrazione del quotidiano decide di raggiungere un accordo con la controparte per la remissione delle querele. Feltri si uniforma alla decisione presa e il 7 novembre 1997 scrive in prima pagina una diplomatica lettera al magistrato. Nello stesso numero è pubblicata una lunga ricostruzione (due pagine) in cui tutte le accuse a Di Pietro vengono smontate. Un mese dopo il clamoroso articolo, Feltri lascia il Giornale.Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti, pag. 180.

Feltri spiega perché ha lasciato la direzione del Giornale:

Poi prosegue:

Complessivamente, sui quattro anni trascorsi in via G. Negri, ricorda:

Nel 1998 è editorialista per Panorama e il quotidiano Il Messaggero.

Direttore de Il Borghese (1998-1999) Il 1º settembre 1998 assume la direzione de Il Borghese, il settimanale fondato da Leo Longanesi e che fu diretto per lunghi anni da Mario Tedeschi (1957-1993). L'obiettivo è di rilanciare il periodico, trasformandolo nel settimanale dei lettori che fanno riferimento al centro-destra. Il progetto però non decolla.

Direttore del Quotidiano Nazionale (1999-2000) Il 1º giugno 1999 è direttore editoriale del Gruppo Monti-Riffeser. Il 1º agosto 1999 è direttore editoriale del Quotidiano Nazionale, testata con sede a Bologna che comprende i giornali di proprietà del gruppo: il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno. A fine febbraio 2000 ritorna a Milano per dedicarsi alla fondazione di un nuovo quotidiano. Il nome provvisorio è Il Giornale libero.

Direttore di Libero (2000-2009) Nel 2000 Feltri fonda Libero, giornale quotidiano indipendente di . Feltri ne è anche direttore ed editore per 9 anni, fino alle dimissioni del 30 luglio 2009.

Sulla sua creatura ha dichiarato:

Libero, uscito per la prima volta in edicola il 18 luglio 2000, è molto vicino alle opinioni politiche del centro-destra, ma non lesina critiche contro di esso. Lo stile del giornale è sarcastico, pungente e «politicamente scorretto»: si utilizzano talvolta termini gergali per raccontare i fatti della politica e per descrivere i politici. Il giornale in pochi anni passa da una tiratura di copie.

Il 21 novembre 2000 Feltri viene radiato dall'albo dei giornalisti con delibera del Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia presa all'unanimità. Il fatto contestato è la «pubblicazione alla pagina 3 dell'edizione del 29 settembre 2000 del quotidiano di sette fotografie impressionanti e raccapriccianti di bambini ricavate da un sito pornografico reso disponibile dai pedofili russi e di una Deontologia - Minori e soggetti deboli 519 ottava fotografia a pagina 4 (raffigurante una scena di violenza tratta dai video di pedofilia sequestrati dalla magistratura), fotografie che appaiono tutte contrarie al buon costume e tali, illustrando particolari raccapriccianti e impressionanti, da poter turbare il comune sentimento della morale e l'ordine familiare». Nel febbraio del 2003 l'Ordine nazionale dei giornalisti di Roma annulla il provvedimento di radiazione che era stato preso a Milano e lo converte in censura.

Nel 2001 si interrompono i rapporti personali tra Feltri ed Indro Montanelli. I due giornalisti avevano ripreso i contatti nel 1995, dopo la chiusura della Voce, l'ultima impresa editoriale del giornalista toscano (1994-95). La rottura avviene in marzo. Ospiti del programma Il raggio verde di Michele Santoro, tra i due era scoppiata un'accesa discussione. La successiva morte di Montanelli, avvenuta nel luglio dello stesso anno, impedì una riconciliazione.

Nel 2003 il quotidiano Libero ha ricevuto dallo Stato come finanziamento agli organi di partitoBernardo Iovene. . RAI, trasmissione Report del 23 aprile 2006. Libero era registrato all'epoca come organo del Movimento Monarchico Italiano, poi trasformato in cooperativa per ottenere i contributi per l'editoria elargiti alle testate edite da cooperative di giornalisti, a fine dicembre 2006 diventava srl. In seguito è stata creata una fondazione ONLUS per controllare la s.r.l. e, di conseguenza, il quotidiano, in modo da continuare a percepire i contributi in quanto edito da fondazione.

Nel marzo 2005 Libero ha lanciato una raccolta di firme affinché il presidente della Repubblica nominasse Oriana Fallaci senatrice a vita. Sono state raccolte firmeI documenti di Panorama n. 19. Libero simpatizza per la posizione del movimento dei Riformatori Liberali di Benedetto Della Vedova. Vittorio Feltri è uno dei firmatari del manifesto promosso dalla minoranza radicale che da aprile 2006 è alleata del centro-destra Blog di Benedetto Della Vedova, 14 ottobre 2006.

Dal gennaio 2007 al 15 luglio 2008, direttore responsabile di Libero diviene Alessandro Sallusti, con Feltri direttore editoriale. Nel 2007 il vicedirettore di Libero Renato Farina, con Feltri dalla fondazione del giornale, viene radiato dall'Ordine dei giornalisti per avere collaborato con i servizi segreti italiani fornendo informazioni e pubblicando su Libero notizie in cambio di denaro. Feltri curava anche, assieme a Renato Brunetta, la collana di libri "manuali di conversazione politica", periodicamente allegati al quotidiano.

Ritorno a il Giornale (2009-2010) Il 21 agosto 2009 ha assunto nuovamente la carica di direttore responsabile del Giornale, subentrando a Mario Giordano. Ha firmato il numero in edicola il giorno successivo. Negli ultimi giorni di agosto 2009 ha intrapreso un duro attacco a Dino Boffo, all'epoca direttore del quotidiano Avvenire, rivelando che Boffo aveva patteggiato (cosa che effettivamente risulta, osservando il casellario giudiziario) una pena per molestie comminatagli nel 2004, motivato da una "informativa" che descriveva Boffo come omosessuale. La Conferenza Episcopale Italiana si schierò in difesa di Boffo, ma la polemica montò fino a provocare le sue dimissioni. L'informativa si rivelò poi essere un falso accostato negli articoli del Giornale alla condanna, vera, per molestie. Il 4 dicembre 2009 Feltri scrive sul Giornale che «La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali».