Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia (in cirillico: Народноослободилачка војска Југославије; in serbo e croato: Narodnooslobodilačka vojska i partizanski odredi Jugoslavije - NOV i POJ; in sloveno Narodnoosvobodilna vojska in partizanski odredi Jugoslavije, "Esercito popolare di liberazione e distaccamenti partigiani della Jugoslavia") era la denominazione assunta durante la seconda guerra mondiale dai partigiani jugoslavi (Partizani), che, guidati dal capo comunista Josip Broz Tito, svilupparono un grande movimento di resistenza militare contro le potenze occupanti dell'Asse.
La resistenza armata dei partigiani jugoslavi si sviluppò a partire dal crollo del Regno di Jugoslavia e ottenne crescenti successi; i partigiani, guidati da Tito e da altri capi molto capaci come Koča Popović, Sava Kovačević, Milovan Đilas e Peko Dapčević, combatterono con abilità e determinazione non solo contro gli eserciti occupanti tedeschi e italiani ma anche le forze militari collaborazioniste dello Stato Croato, del governo-fantoccio serbo e soprattutto contro le formazioni monarchico-nazionaliste dei cetnici.
Le forze partigiane comuniste, che assunsero ufficialmente il nome di "Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia" nel novembre del 1942, furono in grado di resistere nel periodo 1942-1943 alle ripetute offensive degli eserciti dell'Asse; quindi a partire dal crollo dell'Italia nel settembre 1943, estesero progressivamente la loro azione e potenziarono le loro forze grazie anche all'aiuto militare dell'Unione Sovietica e del Regno Unito.
Nel periodo finale della guerra i partigiani jugoslavi, equipaggiati finalmente con armi pesanti, divennero sempre più un esercito regolare che, organizzato in quattro armate con circa 800.000 combattenti, contribuì in modo decisivo alla liberazione dei territori occupati. Dopo la liberazione di Belgrado nell'ottobre 1944, nella primavera del 1945 le armate dell'Esercito di Liberazione entrarono a Sarajevo, Zagabria e Lubiana e avanzarono fino ai territori contesi di confine con Italia e Austria.
Costituzione e organizzazione dell'Esercito popolare
Crollo e smembramento della Jugoslavia La Jugoslavia era un obiettivo molto importante per Hitler, . Oltre che dall'invasore tedesco (in Croazia), la Jugoslavia venne invasa dall'esercito italiano (Carniola-Slovenia, Dalmazia e Montenegro), da quello ungherese (Nord-Est Slovenia) e quello bulgaro (Macedonia del Nord).
Come ringraziamento ai filonazisti croati, gli ustascia, che parteggiavano per Hitler, gli invasori crearono uno stato fantoccio, lo Stato Indipendente di Croazia (NDH), affidandolo ad Ante Pavelić (denominato "Poglavnik"), un estremista nazionalista croato che seppe sfruttare l'avversione che la maggioranza dei suoi connazionali nutriva nei confronti della monarchia serba al potere per provocare il massacro di 750.000 circa tra serbi ed ebrei. La Jugoslavia quindi, oltre che invasa, era smembrata.
Nascita della Resistenza partigiana jugoslava
Il Partito Comunista Jugoslavo (KPJ) organizzò un comitato militare il 10 aprile 1941 mentre l'invasione delle potenze dell'Asse era appena iniziata, e il 15 aprile diffuse un proclama alla popolazione in cui invitava i cittadini a combattere gli invasori per salvaguardare la libertà e l'indipendenza della nazione; durante una riunione tenutasi a Zagabria nel maggio 1941 vennero prese le prime decisioni organizzative.. La decisione politica più importante affermava soprattutto la necessità di ricercare la cooperazione di ogni forza politico-sociale disposta a partecipare ad una lotta intesa come guerra di liberazione nazionale. In un primo momento in realtà l'attività dei comunisti jugoslavi, che seguivano fedelmente le direttive provenienti dall'Unione Sovietica che in questa fase richiedevano di evitare di provocare i tedeschi con attacchi, si limitò all'aspetto organizzativo, alla raccolta di armi e munizioni, alla costituzioni delle prime strutture di comando e dei necessari servizi; le azioni militari attive ebbero inizio solo il 22 giugno 1941 dopo l'inizio dell'invasione tedesca dell'Unione Sovietica.
I comunisti jugoslavi agirono rapidamente e mostrarono energia e capacità organizzativa; il 27 giugno 1941 venne costituito un comando supremo delle formazioni partigiane di liberazione guidato personalmente dal capo del partito, Josip Broz Tito, e il 4 luglio 1941 il Politburo deliberò ufficialmente di dare inizio alla lotta armata; infine il 12 luglio venne diramato un nuovo proclama alla popolazione in cui si affermava la necessità di opporsi alla brutale violenza dell'occupante e dei suoi collaboratori interni e di dare inizio alla guerra generale..
Josip Broz Tito dimostrò notevoli qualità di dirigente e di capo militare; abile e determinato, fu in grado di organizzare la guerriglia e di soppiantare progressivamente tutti gli altri capi della resistenza; circondato da luogotenenti disciplinati e fidati, seppe mantenere, grazie al suo carisma personale e alla sua autorevolezza, la guida supremo del movimento resistenziale comunista e costituire una struttura militare efficiente..
Nella prima fase della resistenza il comando supremo delle formazioni comuniste si impegnò soprattutto in un'intensa preparazione politica e organizzativa; il partito seppe promuovere una politica efficace che faceva appello all'unità di tutte le etnie jugoslave per la difesa nazionale contro il brutale occupante; inoltre i comunisti affermavano la necessità di un profondo rinnovamento economico e sociale del paese che era così disastrosamente crollato nell'aprile 1941.
Le formazioni partigiane, reclutate su base territoriale, vennero inizialmente organizzate in quattro tipi di reparti denominati "gruppi", "compagnie", "battaglioni" e odred che erano distaccamenti formati da un numero di uomini variabile fino a un massimo di 1.500-2.000. Queste unità dipendevano da Comitati militari (Vojni Komiteti) di distretto a loro volta collegati ai Comitati militari presso il comitato centrale del partito; in questa prima fase tutta la struttura militare comunista era diretta dal cosiddetto Quartier generale dei "Reparti partigiani di liberazione nazionale della Jugoslavia", Narodnooslobodilački partizanski odredi jugoslavije, in sigla NOPOJ.. Tito era contemporaneamente il capo del partito comunista e il comandante militare supremo dei "reparti partigiani di liberazione nazionale".
Dopo tre mesi il partito comunista jugoslavo organizzò a Stolice nel settembre 1941 una conferenza organizzativa che, sotto l'impulso di Tito, elaborò nuove direttive che stabilirono le caratteristiche fondamentali del movimento partigiano jugoslavo. In questa consulta venne quindi decisa la costituzione in tutto il territorio occupato di odred guidati da un comandante militare e da un commissario politico e la formazione di un nuovo "Comando supremo del movimento di liberazione della Jugoslavia" diretto dal capo dei comunisti jugoslavi.. Venne inoltre adottato il distintivo della stella rossa a cinque punte da portare sui copricapi e il saluto con il pugno chiuso; si stabilì che il termine "Partigiano" (Partizani) avrebbe identificato tutti i combattenti e le formazioni del movimento di resistenza; vennero anche emanate rigide disposizioni per la lotta contro i collaborazionisti; si sottolineò l'importanza di svilupparela propaganda e il proselitismo; si sottolineò anche la necessità di ricercare l'unificazione di tutti i movimenti di resistenza..
Costituzione delle brigate e delle divisioni
Il 7 dicembre 1941 Tito, nel corso di una riunione del Comitato centrale dei comunisti jugoslavi tenutasi a Drenovi, vicino a Novi Varos, analizzò in profondità lo sviluppo del movimento di resistenza dei partigiani e affermò la necessità di ampliare le strutture militari e organizzare nuovi reparti.. I partigiani attivi sul territorio occupato in questo periodo era circa 80.000 ma dovevano fronteggiare oltre 390.000 truppe di occupazione dell'Asse supportate anche da circa 100.000 uomini delle milizie collaborazioniste croate. In queste condizioni gli odred (unità delle dimensioni di circa un reggimento) partigiani, piccoli e dispersi sul terreno, non potevano svolgere grandi operazioni attive; venne quindi deciso di costituire la prima formazione organica mobile in grado di agire in modo aggressivo e offensivo.. Il 21 dicembre 1941 venne ufficialmente costituita, con due battaglioni montenegrini e altri quattro reparti partigiani giunti dalla Serbia, la 1ª Brigata proletaria d'assalto di Liberazione nazionale (Prva proleterska udarna brigada) di cui assunse il comando il 29 dicembre, Koča Popović con commissario politico Filip Klijajc "Fića"; da quel momento il 21 dicembre, che era anche la data di compleanno di Stalin, divenne il giorno di festa del nuovo esercito jugoslavo che in seguito, dopo la rottura post-bellica con l'Unione Sovietica, venne spostato al 22 dicembre.. La brigata era formata da circa 1.200 partigiani ben armati con armi automatiche.
Il 1º marzo 1942 fu organizzata con quattro battaglioni serbi anche la 2ª Brigata proletaria (Druga proleterska udarna brigada) di cui prese il comando Ratko Sofijanić.. Da questo momento lo sviluppo delle forze partigiane su base regolare proseguì rapidamente; in primavera si formarono la 3ª brigata del Sangiaccato (Treća proleterska sandžačka udarna brigada) guidata da Vladimir Knežević Volođa, la 4ª brigata del Montenegro (Četvrta proleterska crnogorska udarna brigada) comandata da Peko Dapčević e la 5ª brigata del Montenegro (Peta proleterska crnogorska udarna brigada) che venne affidata a Sava Kovačević che si era distinto nell'insurrezione montenegrina del 1941.. Venne prevista anche la costituzione di una brigata dell'Erzegovina, che in agosto divenne la 10ª Brigata d'assalto erzegovese (Deseta hercegovačka proleterska udarna brigada) al comando di Vlado Šegrt. Queste formazioni mobili costituirono il nucleo centrale delle forze partigiane e anche l'elemento politicamente più sicuro del nuovo esercito, dimostrandosi in grado di affrontare in campo aperto le forze nemiche e contemporaneamente di svolgere anche una funzione politica rivoluzionaria.. Nel giugno 1942 il comando di Tito poteva disporre di circa 60 battaglioni d'assalto con cui furono progressivamente costituite entro il 1º novembre 1942 un totale di ventotto nuove brigate..
Nel dicembre 1941 Tito aveva iniziato a potenziare anche la struttura del cosiddetto Comando supremo delle forze partigiane inserendo come capo di stato maggiore e principale consigliere militare Arso Jovanović, capitano nel vecchio esercito jugoslavo e già dirigente dell'insurrezione in Montenegro dell'estate 1941.; Arso Jovanović avrebbe mantenuto questo incarico accanto a Tito fino al termine della guerra. I due collaboratori più importanti di Jovanović erano il colonnello Pavle Ilić "Veljko" e il colonnello Velimir Terzić, entrambi nominati vice capo di stato maggiore.. Nelle sue memorie tuttavia Tito afferma che egli mantenne sempre il totale controllo della direzione strategica della guerra oltre a prendere tutte le decisioni politiche più importanti..