Soprannominato Il Pendolino dai tifosi della Roma, è considerato uno dei più forti terzini destri di sempre.

Nel corso della sua carriera, iniziata nel 1989 al San Paolo e successivamente proseguita tra , Palmeiras, Roma e Milan, ha vinto numerosi titoli a livello internazionale, tra i quali spiccano due Coppe Libertadores, una UEFA Champions League, due Supercoppe UEFA e tre titoli mondiali per club.

È uno degli unici tre calciatori della storia, insieme a Ronaldinho e Dida, ad essere riuscito a conquistare, almeno una volta, Campionato mondiale di calcio, Coppa Libertadores, Copa América, Confederations Cup e UEFA Champions League.

È primatista assoluto di presenze con la maglia della nazionale brasiliana, con la quale vanta un quinquennio da capitano (2002-2006), 142 presenze e 5 gol. Si è laureato per due volte campione del mondo, nel 1994 e nel 2002, per due volte campione d'America nel 1997 e nel 1999 e per una volta vincitore della Confederations Cup nel 1997.

A livello individuale è l'unico giocatore nella storia del calcio insieme a Lionel Messi ad aver disputato tre finali del campionato del mondo. . Nel 1994 è stato nominato calciatore sudamericano dell'anno. Nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. Nel 2009 è stato inserito nella "squadra ideale del decennio" dal Sun. Nel 2013 è stato incluso nella formazione più forte della storia da parte della rivista World Soccer. Nel 2014 è stato inserito dal quotidiano inglese The Guardian nella lista dei 30 migliori calciatori che «hanno lasciato un segno» nella storia dei campionati del mondo. Il suo nome figura sia nella Hall of Fame ufficiale della sia in quella del . Nel 2020 è stato inserito da France Football nel Dream Team del Pallone d'oro come miglior terzino destro della storia del calcio. È stato inoltre ambasciatore del Mondiale del 2022 disputato in Qatar.

Biografia Cresciuto in una famiglia disagiata, nel quartiere di Jardim Irene, intraprende molto presto il cammino verso la carriera calcistica con il soprannome di Cafu, in onore dell'ala brasiliana Cafuringa, idolo del padre. Nel 1999, mentre giocava per la Roma, intraprese gli studi in economia presso l'European School of Economics della capitale.

Rimasto coinvolto nello scandalo dei passaporti del 2001, fu condannato a 9 mesi con la condizionale: rinviato a giudizio nel 2004, assieme al presidente Franco Sensi, venne infine assolto nel 2006.

Il primogenito Danilo è morto il 4 settembre 2019 all'età di trent'anni, colto da infarto durante una partita.

Caratteristiche tecniche Era un terzino destro di spinta, dotato di grande velocità e abilità nel cross, caratteristiche che lo rendevano estremamente efficace nelle sue incursioni offensive. Nella sua lunga carriera ha ricoperto anche ruoli più avanzati, come l'esterno di centrocampo in un 3-5-2 e l'ala destra in un 3-3-3-1.

Carriera Club Inizi e San Paolo Entrò in gioventù nel vivaio del Nacional, per poi passare a quelli della Portuguesa e dell'Itaquaquecetuba. Nei primi anni 1980 venne rifiutato dalle giovanili di varie squadre, come il Corinthians, il Palmeiras e l'Atletico Mineiro, fino a quando, nel 1988, entrò nelle giovanili del San Paolo, con cui vinse il torneo giovanile della Coppa San Paolo.

Esordì in prima squadra e nella Série A brasiliana per sostituire l'infortunato terzino destro Zé Teodoro. A 19 anni divenne titolare, grazie a Telê Santana che ne individuò le ottime doti e dunque non esitò a promuoverlo. In quel periodo si formò come terzino destro, ma giocò diverse partite anche da centrocampista e a volte addirittura da attaccante, risultando sempre il migliore, e perfino il capocannoniere della squadra. Tra il 1989 e il 1993 conquistò un campionato brasiliano (1991), due Coppe Libertadores nel 1992 e nel 1993, e negli stessi anni, la Coppa Intercontinentale rispettivamente contro il Barcellona e il Milan. Nel 1994 fu nominato Calciatore sudamericano dell'anno.

Real Saragozza e Palmeiras Nel gennaio 1995, fresco Campione del Mondo con il Brasile, si trasferì in Spagna al , con cui vinse la Coppa delle Coppe. Con il club spagnolo disputò un totale di 19 partite.

Nel maggio 1995 la Parmalat acquistò il cartellino del giocatore per poterlo inserire nella rosa del Palmeiras. Tuttavia, per evitare una possibile ammenda da parte del San Paolo, che al momento della cessione del giocatore aveva inserito una clausola che gli impediva di ritornare subito in Brasile a giocare per un'altra delle maggiori squadre pauliste, la società lo tesserò dalla Juventude, altra squadra che sponsorizzava, con cui Cafu disputò solo due partite "Juventude", Placar numero 1263-A, Especial 500 Times do Brasil, Editora Abril, 2003, p. 68.. Nel successivo mese di giugno si trasferì dalla Juventude al Palmeiras, con cui giocò due anni sotto la guida di Vanderlei Luxemburgo, uno fra i più bravi allenatori brasiliani, vincendo il titolo di campione paulista nel 1996 e continuando a migliorarsi sul piano tattico.

Roma

Negli anni 1990 Falcao fu consultato dalla Roma per delle consulenze su Cafu e Zago fornendo in entrambi i casi delle relazioni favorevoli. Nel 1997 il terzino brasiliano fu acquistato dalla società giallorossa per 13 miliardi di lire.

Esordì in Serie A in Empoli-Roma (1-3), prima giornata del campionato 1997-1998. Dal punto di vista tecnico e tattico, dimostrò di essere compatibile con i rigidi schemi dell'allenatore boemo Zdeněk Zeman, fautore di un gioco rapido e molto offensivo improntato sul 4-3-3, mostrandosi disposto al sacrificio e alla corsa. Dopo solo un mese in Serie A era già considerato uno dei migliori stranieri del campionato e i tifosi giallorossi lo ribattezzarono il Pendolino per la sua infaticabile corsa lungo la fascia destra, che lo portava di fatto a essere spesso un attaccante aggiunto .

L'11 aprile 1998 realizzò il suo primo gol in Serie A nella sconfitta all'Olimpico contro l'Inter (1-2).

Con l'arrivo sulla panchina giallorossa del tecnico Fabio Capello la Roma adottò il modulo 3-5-2 e Cafu poté spostare ulteriormente il suo raggio d'azione nella trequarti avversaria . Gli anni con Capello costituirono per Cafu un periodo di sempre maggiore responsabilità nella squadra giallorossa, sia dentro che fuori dal campo. Il 3 ottobre 1999 realizzò la sua prima doppietta in Serie A nella vittoria per 1-3 contro la Fiorentina, sancendo dopo venti mesi la fine dell'imbattibilità interna dei viola.

Titolare inamovibile della Roma che vinse lo scudetto nel 2001, in quella stagione realizzò una delle giocate più famose della sua carriera, un triplo sombrero ai danni del biancoceleste e futuro Pallone d'oro Pavel Nedvěd durante il derby della capitale Lazio-Roma del 17 dicembre 2000 vinto dai giallorossi 1-0 . Nella stagione 2001-2002 aggiunse al suo palmarès la Supercoppa italiana e nella stessa stagione esordì in UEFA Champions League contro il Real Madrid nella prima gara della fase a gironi. In quella stagione fu spesso messo in ballottaggio con Panucci per il posto di titolare.

Il 13 marzo 2002 segnò all'Olimpico il suo primo gol in Champions, quello del pareggio contro il Galatasaray nella penultima gara della seconda fase a gironi.

Alla fine della stagione 2002-2003, chiusa dai giallorossi a metà classifica in campionato, la dirigenza capitolina decise di non rinnovargli il contratto, lasciandolo libero di accasarsi a parametro zero..

Milan

Dopo aver rifiutato una sostanziosa offerta da parte del club giapponese dello Yokohama Marinos, nell'estate del 2003 si accasò a parametro zero al Milan. Andò così a rafforzare la difesa rossonera che già da un anno necessitava di un terzino destro naturale. Infatti, in quella posizione il tecnico Ancelotti fu quasi sempre costretto a impiegare prima Šimić e poi Costacurta.

Accolto con iniziale scetticismo dalla tifoseria rossonera per la sua non più giovane età, Cafu cancellò immediatamente qualsiasi diffidenza diventando titolare e sfoggiando ottime prestazioni. Esordì in maglia rossonera il 3 agosto 2003 nell'incontro valido per l'assegnazione della Supercoppa Italiana 2003 contro la Juventus, perso ai rigori. Il 29 agosto 2003 conquistò il primo trofeo con i rossoneri: la Supercoppa europea 2003 contro il Porto. Il 21 dicembre realizzò invece il suo primo gol con la nuova maglia nella sconfitta casalinga per 1-2 contro l'Udinese. Il 6 gennaio ritornò a Roma da avversario e fu accolto dai fischi della tifoseria giallorossa: «Mi aspettavo tutto - dichiarò il brasiliano - e nessun problema. Ai fischi non ho neanche fatto caso e non mi hanno affatto ferito. L'importante è aver vinto. Simili accoglienze nel calcio avvengono, fanno parte del gioco, non è facile per i tifosi accettare che un giocatore di spicco cambi maglia». Nella stessa partita, vinta dal Milan per 1-2, uscì anticipatamente dal campo per un problema muscolare. Il 2 maggio 2004 mise in bacheca il suo primo scudetto con i rossoneri (e il secondo personale) a due giornate dal termine del campionato grazie alla vittoria per 1-0 contro la Roma. Con 41 presenze tra campionato e coppe risultò tra i giocatori più impiegati da Ancelotti.

L'arrivo di Stam nel mercato estivo del Milan all'inizio della stagione 2004-2005 costrinse Ancelotti a ridisegnare la difesa rossonera. Cafu dichiarò che avrebbe lottato per un posto da titolare e che era disponibile a giocare anche in un ruolo più avanzato. Il 21 agosto 2004, in occasione della Supercoppa italiana vinta contro la Lazio, esordì la nuova difesa rossonera con Cafu e Nesta riconfermati nei loro ruoli originari (terzino destro e difensore centrale), Maldini spostato sulla fascia sinistra e Stam nel ruolo di difensore centrale. Nonostante questa fosse la difesa titolare, in più occasioni Ancelotti preferì lasciare Cafu in panchina e invertire i ruoli di Maldini e Stam da terzino sinistro e difensore centrale a difensore centrale e terzino destro Il 24 novembre 2004 Cafu realizzò un assist per Kaká nella quinta giornata della fase a gironi di Champions League contro lo Šachtar e giocò titolare a sorpresa (per via del forfait di Stam) l'ottavo di finale di andata contro il , risultando uno dei migliori della sfida vinta dai rossoneri per 0-1. Fu impiegato titolare anche nella storica finale di Champions persa contro il Liverpool ai rigori.

Il 25 luglio 2005, durante l'amichevole contro il Chelsea, Cafu si infortunò al ginocchio sinistro. Il 20 novembre 2005, nella sfida di campionato contro la Fiorentina a Firenze, entrò nella ripresa per sostituire Stam e si infortunò nuovamente al medesimo ginocchio. Fuori per più di due mesi ritornò titolare in -Milan (3-0), dove risultò uno dei migliori nella delusione generale. Cafu raccontò in seguito che questo fu il periodo peggiore della sua avventura rossonera. Gli infortuni calarono il suo rendimento e la malattia del padre non gli permetteva di entrare in campo con la giusta mentalità. Nel mese di febbraio fu sottoposto a intervento in artroscopia in Brasile alla presenza dottor Massimiliano Sala, il medico sociale del Milan. Il recupero fu lungo e si concretizzò solo nel mese di aprile. Ebbe così l'occasione di giocare, sebbene da subentrante, le due semifinali di andata e ritorno di Champions League contro il Barcellona che sancirono l'eliminazione del Milan dalla coppa.

Nella stagione 2006-2007 conquistò la UEFA Champions League contro il Liverpool, ma non scese in campo nella finale perché Ancelotti gli preferì il neoacquisto Oddo. Le sue confortanti prestazioni di fine campionato convinsero la dirigenza rossonera a puntare ancora su di lui. Nella stagione 2007-2008 visse un lungo ballottaggio con Oddo.