Arcidosso è un comune italiano di abitanti della provincia di Grosseto in Toscana.
Geografia fisica
Territorio
Arcidosso sorge alle pendici del versante occidentale dal monte Amiata, ai margini dei grandi boschi che salgono sino alla vetta del monte. Per la sua vastità, il territorio comunale appare caratterizzato da aree molto varie tra di loro: si va dalla parte alta della montagna ( metri circa) alle vallate che gradualmente scendono verso la Maremma. Il territorio è per gran parte coperto da foreste di faggi e di castagni, questi ultimi in particolare svolgono da sempre un ruolo importante per l'economia e la gastronomia del paese. Mano a mano che scendiamo di altezza possiamo incontrare anche vaste aree coperte da olivi e vigneti. Proprio dai vigneti di questa area si ricava il vino DOCG Montecucco. Parte del territorio è occupata dai rilievi pietrosi che salgono intorno al punto panoramico del monte Labbro fino a raggiungerne la cima, sulla quale si trova la Torre Giurisdavidica fatta costruire da Davide Lazzaretti.
Il territorio comunale, pur essendo classificato dal punto di vista sismico in zona 3, è stato l'epicentro di un terremoto verificatosi il 17 giugno 1868, che raggiunse la magnitudo 5,03 della scala Richter ed il VI-VII grado della scala Mercalli.https://emidius.mi.ingv.it/DBMI04/consultazione/terremoto.php?visualizzazione=svg Stucchi et al. (2007). DBMI04, il database delle osservazioni macrosismiche dei terremoti italiani utilizzate per la compilazione del catalogo parametrico CPTI04. Quaderni di Geofisica, INGV.
Classificazione sismica: zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003
Clima Classificazione climatica: zona E, Diffusività atmosferica: media, Ibimet CNR 2002
Origini del nome Il comune e la cittadina prendono il nome dal fatto che entrambi posano le loro radici in una collina non troppo elevata. Gli arcidossini si riferivano ad essa come "arci-dosso" per la dimensione intermedia tra una fortezza su un dosso. Da qui il nome tuttora in uso.
Storia Arcidosso risulta essere storicamente uno dei centri più importanti del Monte Amiata, nonché uno dei principali centri tra le province di Grosseto e Siena.
Il nome di Arcidosso viene menzionato per la prima volta in un documento del 4 marzo 860. Il nome deriva probabilmente dai sostantivi latini arx e dossum, che significano rispettivamente fortezza e dosso. A partire dal XII secolo si trovò a far parte dei possedimenti della famiglia degli Aldobrandeschi della Contea di Santa Fiora, i quali la fortificarono, iniziando la costruzione del castello e la torre maestra con l'aiuto degli abitanti di Casal Roveta, Talassa e Montoto, antichi insediamenti medioevali oggi scomparsi. Nel 1331, dopo uno dei più lunghi assedi condotti dall'esercito senese, comandato dal condottiero Guidoriccio da Fogliano, il castello ed il borgo di Arcidosso entrarono a far parte della Repubblica di Siena. Questo storico evento è stato dipinto da Simone Martini e figura nel museo del Palazzo Pubblico di Siena, oggetto di una accesa disputa sull'attribuzione artistica dello stesso non ancora conclusa.L'assedio da parte delle truppe senesi condotte da Guidoriccio da Fogliano è rappresentato in un affresco situato nella sala del Mappamondo del Palazzo Comunale di Siena.
Arcidosso divenne poi sede di un vicariato tra il 1347 e il 1348, rimase sottomesso a Siena fino alla fine della Repubblica nel 1559, quando passò ai Medici di Firenze, che vi nominarono un capitano di giustizia. Ottenuto il ruolo di "capitale" amministrativa del Monte Amiata, ricevette le visite dei granduchi Cosimo II nel 1612 e di Leopoldo II nel 1842. Durante il periodo del Granducato di Toscana, fino a pochi anni prima dell'unità d'Italia, Arcidosso arrivò a contare oltre abitanti: il quadruplo di quelli che risiedevano nel capoluogo di provincia Grosseto. Arcidosso, in seguito alla costituzione dello Stato unitario italiano venne eletto al ruolo di pretura. Il comune ha subito una drastica riduzione demografica a partire dal dopoguerra e molte località del territorio sono oggi nettamente spopolate. Tuttavia, la vicinanza alle piste da sci sulla vetta del Monte Amiata, la presenza di luoghi di interesse storico-artistico, la realizzazione di percorsi naturalistici e culturali, hanno reso Arcidosso una località turistica particolarmente frequentata d'estate e nel periodo invernale. Inoltre nella seconda metà dell'Ottocento fu proprio questa cittadina a vivere le gesta e l'avventura mistica e sociale di David Lazzaretti.
Negli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, Arcidosso fu uno dei comuni della Toscana designati dalle autorità fasciste ad accogliere profughi ebrei in internamento libero.Ebrei stranieri internati in Toscana. Altri comuni nella provincia di Grosseto includono Castel del Piano, Civitella Paganico, Pitigliano, e Roccalbegna. Gli internati furono 27 (incluse famiglie con bambini), uno dei nuclei più numerosi della Toscana. Dopo l'8 settembre 1943, con l'occupazione tedesca, furono quasi tutti arrestati il 12 dicembre 1943, deportati e uccisi ad Auschwitz nel maggio 1944. Solo 6 di loro evitarono la cattura e sopravvissero in clandestinità fino alla Liberazione. 3 faranno ritorno dai campi di sterminio.Enzo Collotti (a cura di), Ebrei in Toscana tra occupazione tedesca e RSI, Carocci, Firenze 2007.
Simboli Lo stemma di Arcidosso, riconosciuto con D.C.G. del 28 maggio 1934, è costituito da uno scudo sannitico di colore rosso e verde su cui è presente una fortezza con torre da cui spunta una quercia. Lo stemma ha la seguente blasonatura ufficiale:
L'alberatura posta a lato del castello che fu residenza dei conti Aldobrandeschi, compare anche nell'affresco di Simone Martini, presente nel Palazzo Pubblico di Siena. Lo scudetto con la balzana di Siena fu posto dopo il 1331 quando Arcidosso sottomesso a quella repubblica.
Il gonfalone è un drappo di rosso.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Chiese parrocchiali Chiesa di San Niccolò, ricordata sin dal 1144, è la chiesa più antica di Arcidosso. Agli inizi del XVII secolo fu unito ad essa l'adiacente oratorio di Santa Croce, incorporato nella navata sinistra, permettendo così all'edificio di assumere uno schema planimetrico a tre navate. Modificata in stile neoromanico tra il 1934 e il 1943, conserva all'interno opere quali un'acquasantiera del 1603 dell'intagliatore Pietro Amati ed un crocifisso ligneo del XVI secolo di scuola fiorentina.Bruno Santi, Guida storico-artistica alla Maremma. Itinerari culturali nella provincia di Grosseto, Nuova Immagine, Siena, 1995, p. 205. La parrocchia di San Niccolò conta circa abitanti. sul sito della CEI. Chiesa di Sant'Andrea, situata presso Porta Talassese, è ricordata sin dal 1188 ed è stata ampliata una prima volta nel 1672, quando fu realizzato il presbiterio. Nel 1782 l'edificio fu consolidato da Leonardo Ximenes e nel 1872 la parte presbiterale divenne sede della Confraternita della Misericordia.Santi, op. cit., p. 206. Qui è stato inoltre sepolto il celebre poeta arcidossino Giovan Domenico Peri.Carlo Morganti, Susanna Nanni, Itinerari a piedi nel comune di Arcidosso. Zaino in spalla alla scoperta del territorio, Edizioni Effigi, Arcidosso, 2008, p. 13. La parrocchia di Sant'Andrea conta circa abitanti. sul sito della CEI. Chiesa di San Clemente, situata nel centro storico di Montelaterone, è attestata a partire dal 1302. Ampliata nel XVI secolo con la costruzione delle cappelle di San Cristoforo (1514), per volere di Bartolomeo Vantagioli, e del Corpus Domini (1560), variandone così l'orientamento. Ristrutturazioni successive si ebbero nel 1711, nel 1756, nel 1932-34, e infine nel 1958, quando fu demolito il settecentesco altare maggiore in stucco e sostituito con un altro disegnato dall'architetto Egisto Bellini.Santi, op. cit., pp. 214-215. La parrocchia di Montelaterone conta circa 630 abitanti. sul sito della CEI. Chiesa di San Giovanni Battista, situata nella frazione di Stribugliano, risale al XIV secolo, anche se l'aspetto attuale risulta snaturato da alcune sostanziose ristrutturazioni avvenute in epoca recente.Morganti, Nanni, op. cit., p. 62. La parrocchia di Stribugliano conta circa 300 abitanti. sul sito della CEI.
Chiese minori Chiesa di San Leonardo, situata nel terziere di Codaccio e ricordata a partire dal 1188, inizialmente benedettina, passò ai monaci cistercensi nel 1228. Fu ampliata negli anni tra il XVI e il XVII secolo e successivamente ristrutturata dall'architetto Egisto Bellini nel 1950 dopo alcuni danneggiamenti subiti durante la guerra (1944). All'interno sono conservati un altare monumentale in trachite di Pietro Amati e opere pittoriche rinascimentali e barocche.Santi, op. cit., pp. 205-206. Chiesa della Madonna dei Fornaciai, situata in località Fornaci, risale al 1715 e conserva un altare barocco su cui è posta l'immagine della Madonna dei Fornaciai, la stessa venerata a Roma nel rione di Santa Maria delle Fornaci.A. Morganti, op. cit., p. 122.Morganti, Nanni, op. cit., p. 21. Pieve di Santa Maria a Lamula, situata alle pendici della collina di Montelaterone, si tratta dell'edificio religioso più famoso del territorio di Arcidosso. Assegnato il terreno ai monaci benedettini per la costruzione della chiesa da parte dell'abbazia di San Salvatore nell'anno 837, qui sorse in poco tempo la «cellam sancte Mariae ad Lamulas» (853), e già in un documento del 996 si legge della concessione di papa Gregorio V all'abate Winizzo di battezzare nella chiesa. Nel XII secolo la chiesa venne innalzata a pieve, divenendo un importante centro culturale e sociale del territorio di questo versante dell'Amiata. Nel 1265 fu attaccata e danneggiata dai senesi, ma già tre anni dopo ci si adoperava per sistemarla, grazie all'opera di tale Paganuccio. La pieve rimase un importante luogo di riferimento fino al XVI secolo. Ristrutturata in forme barocche nel corso del Seicento, la chiesa fu restaurata e riportata all'originario aspetto romanico negli anni tra il 1935 e 1943, ad opera dell'architetto Egisto Bellini. Il toponimo, Lamula, era il nome di un villaggio alto-medievale oggi scomparso nei pressi del quale venne realizzata la chiesa (nei documenti si legge infatti ad Lamulas o vico Lamule), anche se la leggenda lo fa risalire ad una fantomatica mula, che trasportando la statua della Madonna, si inginocchiò nel punto in cui sarebbe dovuta sorgere la chiesa, tanto che ancora oggi sarebbero visibili i segni delle sue ginocchia.Santi, op. cit., pp. 212-213.Carlo Prezzolini, Le chiese di Arcidosso e la pieve di Lamula, Edizioni Periccioli, Siena, 1985, pp. 39-67. Pieve di Santa Mustiola, situata nella frazione dei Bagnoli, lungo la strada che dalla località Canali porta alle Capannelle, conserva ancora nonostante alcune ristrutturazioni l'originaria struttura romanica. Ricordata sin dal 1205, fu ampliata con il transetto nel 1885.Santi, op. cit., p. 208. Chiesa della Madonna della Misericordia, situata nella frazione di Montelaterone, fu costruita nel 1664 e successivamente ristrutturata nel 1907. Conserva alcuni affreschi di Francesco Nasini raffiguranti la Madonna della Misericordia, i Quattro evangelisti e Cristo benedicente, e una Pietà del 1659.Santi, op. cit., p. 215. Chiesa della Madonna, situata nella frazione di Salaiola, non è possibile risalire con certezza all'origine di questa chiesa. È possibile che l'edificio esistesse già nel XVIII secolo, tuttavia è sicuro che l'aspetto attuale è dovuto ad una radicale ristrutturazione del 1863, data posta sul tetto dell'edificio.Santi, op. cit., p. 216. Chiesa di San Girolamo a Roveta, chiesa sconsacrata situata alla fattoria di Roveta, presso Salaiola, è ricordata dal Repetti come oratorio pubblico dipendente dalla parrocchia di Sant'Andrea, officiato da una compagnia laicale a partire dal 1787. sul Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana di Emanuele Repetti.