Posada (, Pasada in sardo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Nuoro e il capoluogo storico della Baronia.

Storia

Primordi La presenza umana nell'area di Posada si attesta già durante il Neolitico, ma più chiare sono le tracce risalenti al periodo nuragico: si é ipotizzato che nell'area dove oggi sorge il Castello della Fava, vi sia stato un protonuraghe, a sud-est del quale si sviluppava un villaggio nuragico. Il bisogno da parte della popolazione nuragica di controllare il territorio circostante è testimoniato anche dalla presenza dei ruderi di un altro nuraghe sul Monte Idda, anch'esso con villaggio annesso. Si ipotizza che anche sul Monte Furcas vi sia stato un nuraghe, ma non ve ne sono rimaste tracce.

Feronia ed età romana

L'area posadina fu frequentata in maniera occasionale dai fenici e in maniera più stabile dai punici, contatti finalizzati probabilmente al commercio delle risorse minerarie dell'immediato entroterra posadino.

La costa orientale della Sardegna, dove è ubicato Posada, rappresenta verosimilmente la zona dove vi furono i primi contatti tra la Sardegna e il mondo romano-etrusco, ben prima dell'occupazione militare dell'isola da parte romana nel 238 a.C. Infatti nell'area di Posada, nell’opera geografica di Claudio Tolomeo si riscontra un'antica città chiamata Feronia, chiamato così in onore della dea Feronia. Questo centro italico-etrusco (verosimilmente falisco) è collegato probabilmente al primo tentativo di colonizzazione della Sardegna attuato dai Romani già in epoca punica. Diodoro Siculo riferisce dell'invio sull'isola di 500 coloni romani tra il 378 e il 377 a.C. (un secolo prima della conquista). Questa supposizione sarebbe confermata dal rinvenimento nel 1923 presso Posada, in località sconosciuta di una statuetta in bronzo rappresentante Ercole, datato tra la fine del V e gli inizi IV secolo a.C, la cui presenza ben si accorda con il culto di Feronia e che potrebbe essere stata portata in Sardegna da coloni romani (o italici) oppure dai mercenari campani a servizio di Cartagine. La presenza romana nella zona posadina è testimoniata anche dal ritrovamento di blocchi calcarei squadrati di origine non locale e dal rinvenimenti di ceramica a vernice nera.

Il sito nel quale era localizzata questa antica città è sconosciuto, ma le teorie più accreditate tendono a collocarla alla foce del Posada (che in quell'epoca era molto probabilmente più vicino all'abitato attuale), con un insediamento anche sulla collina e alla base del sito dove sorge oggi il castello. Nemmeno la sopravvenienza dei Romani dovette esser cagione della scomparsa del sito, poiché le carte nautiche che lo richiamano sono di molto successive al loro arrivo.

In età romana imperiale compare nell'Itinerarium Antonini nella zona di Posada Portus Luguidonis (o Portus Liquidonis), la cui ubicazione non è nota ma le teorie più accreditate lo localizzano a Santa Lucia o in località San Giovanni. In qualunque caso si esclude l'identificazione di Portus Luguidonis con Feronia.

È interessante notare che Portus Luguidonis era al tempo un vivace centro di scambio con i mercati dell'interno, fungendo da tappa intermedia con Olbia; a Olbia infatti giungeva il naviglio di grosso tonnellaggio proveniente da Ostia e dagli altri porti tirrenici, e da Olbia proseguiva con natanti più agili per il Portus Liquidonis, dove sarebbe stato sbarcato per proseguire via terra verso il Nuorese lungo le valli che costeggiano il Monte Albo. Il percorso nautico era estremamente periglioso, data la conformazione delle coste, rocciose, con innumerevoli scogli affioranti e sferzate da un tremendo vento di maestrale o di scirocco; i Romani, pertanto, prevedevano realisticamente, e conseguentemente già calcolavano, una perdita di un terzo del naviglio viaggiante fra queste due destinazioni, che in realtà distano fra loro circa una trentina di miglia nautiche.

Nelle acque intorno a Posada, i pescatori a metà del Novecento hanno riferito di numerosi ritrovamenti di opere marmoree e bronzee, statue e altri lavori presumibilmente destinati all'arredamento di dimore di rappresentanti dell'Urbe. Tali reperti, nella non consapevolezza del loro potenziale valore, venivano semplicemente spostati in zone non navigabili o verso il mare aperto, essendo la loro esigenza primaria quella di salvaguardare le reti.

Il periodo giudicale Nel primo medioevo inizia a diffondersi il nuovo nome di Pausata (poi confluito nello spagnolesco attuale), anche nelle varianti Possata, Pasada (come in sardo), Passata (latino volgare), toponimo che deriva direttamente dal verbo latino pausare ovvero posare, riposare, fermarsi, intendendo così un luogo il cui destino è quello di sosta, tappa di viaggio, stazione di cambio cavalli, nodo di scambio fra trasporto terrestre e marittimo. Luogo di frontiera, dunque, fra terra e mare, ma anche fra "terre" e "terre".

Una minoranza di studiosi riferiscono che il nome Pausada potrebbe derivare dall'antico nome Phausiana (o Fausania) che viene di solito riferito all'antica Olbia e non invece all'attuale Posada. Il nome inoltre, così come si vuole per tante altre località poste alla foce di un fiume potrebbe significare proprio questo: "luogo dove il fiume (formando stagni prima di sfociare in mare) si posa", secondo la quale era localizzata la sede vescovile prima diocesi gallurese.

La prima attestazione documentale della villa medioevale di Posada è del 1095, quando in una bolla di papa Urbano II nomina la "corte" di Santo Stefano di Pausade (popolarmente chiamata "sa Cathedrale"), che viene confermata fra le disponibilità dei monaci benedettini cluniacensi dell'abbazia di San Vittore di Marsiglia, i "Vittorini". Nel 1088 era stato Gregorio VII a darla loro in concessione perché divenisse sede di priorato e ospedaleE. Guérard, Cartulaire de l'Abbaye de Saint-Victor de Marseille, Paris, 1857, II, p. 208, doc. 840.. Questo documento è seguito da altre due bolle di conferma nel 1135 e una nel 1218.E. Guérard, Cartulaire de l'Abbaye de Saint-Victor de Marseille, Paris, 1857, II, pp. 228, 247, docc. 844, 853.. Queste limitate notizie, seppur informando dell'esistenza di importanti strutture ecclesiastiche a Posada, non sono in grado di chiarire la nascita dell'antica villa o dell'attuale borgo di Posada. Il motivo della confusione è dettato dal fatto che le prime fonti dirette che parlano di Posada, come ad esempio il Liber Fondachi risalgono al XVI secolo e in questa documentazione il borgo di Posada risulta essere un'entità distinta rispetto al castello; infatti la Posada medievale potrebbe essere identificata, grazie ad alcuni ritrovamenti archeologici, nell'attuale rione di Santa Caterina, collocato a occidente rispetto al castello. Nell'antico borgo di Posada erano localizzate diverse chiese parrocchiali documentate dalle fonti antiche e questo proverrebbe l'esistenza di una antica suddivisione in rioni (secondo uno schema di un abitato a grappoloJ. Day, L’insediamento precario in Sardegna nei secoli XII-XVIII, in Atti del Colloquio Internazionale di Archeologia Medioevale, Palermo, 1976, pp. 8-10.) dell'antico borgo.

Ai Giudici di Gallura si deve in una data imprecisata, la costruzione del castello della Fava, la cui prima attestazione risale alla Carta Pisana della fine del XIII secoloL. Piloni, Le carte geografiche della Sardegna, Cagliari, 1997, che nel corso della guerra sardo-catalana fu conquistato e riperso più volte dai contendenti e che il Fara definì nel XVI secolo "multis proeliis clarum […] natura et arte munitum”Ioannis Francisci Farae, Opera I-III. In Sardiniae chorographiam, ed. E. Cadoni, Sassari, 1992, p. 85. e del quale oggi sopravvive solamente il mastio e qualche tratto della cinta muraria.

Durante il Giudicato di Gallura e il periodo di dominazione pisana, Posada fu il capoluogo della curatoria omonima, che oltre a centri ancora esistenti come la stessa Posada, Siniscola, Lodè e Torpè, comprendeva dei villaggi oggi scomparsi e i cui nomi sono pervenuti tramite il Liber Fondachi. I nomi di questi villaggi erano Arischion, Sulla, Locholle, Tamarispa, Sortinissa, Gurguray, Panana, Ossio e Filluri. Sull'effettiva ubicazione di tali siti vi sono solo delle congetture che mancano però di riscontri validi: ad esempio le fonti del XVI secolo collocano Sulla a nord di Posada, nei pressi dell'attuale frazione di Sas Murtas, ma non sono mai stati fatti degli scavi per verificarne la notizia.

Questi villaggi, tra la fine del medioevo e l'inizio dell'età moderna si spopolarono, per poi alla fine scomparire come altre centinaia di villaggi in Sardegna. La scomparsa di questi villaggi è imputabile a diverse cause: tra queste abbiamo cause endemiche, come le frequenti inondazioni del Rio Posada e dei suoi affluenti, che rovinavano raccolti ed edifici, i ristagni d'acqua che favorivano la diffusione della malaria, l'uso del fiume per scopi alimentari, che a causa della scarsità di acqua potabile e sorgenti comportava dei rischi per l'inquinamento dovuto alla presenza di bestiameE. Deledda, L'insediamento umano medioevale nella bassa valle del Posada, Sardegna NordOrientale), in “Contributi alla geografia della Sardegna”, serie B, fasc. 1, Cagliari 1979, pp. 1-53, pp. 28-29.; abbiamo cause naturali, come l'abbassamento della costa o l'innalzamento del livello del mare che unito la scarsa manutenzione di argini e canali, li esponeva a ulteriori pericolo. A queste cause poi vanno aggiunte le frequenti epidemie, gli effetti della guerra sardo-catalana e il feudalesimo, imposto dalla dominatori aragonesi.

La Baronia

Alla caduta dell'Arborea nel 1420, il 25 Giugno 1431, Posada e la curatoria omonima furono infeudate da Alfonso V d'Aragona a Nicolò Carroz d'ArboreaA.S.Ca., Fondo: Antico Archivio Regio. Serie: Cause Patrimoniali (secc. XIV-XVIII), vol. Q 159, c1., membro della famiglia Carroz e futuro Vicerè di Sardegna, già Signore di Mandas e Barone di Terranova. che in questo modo divenne Barone della Fava, elevando in questo modo Posada e la curatoria omonima al rango di Baronia.

Da segnalare che Posada è stata teatro del primo sequestro di persona a scopo di estorsione della storia di Sardegna, avvenuto nel 1477.

Alla morte di Nicolò Carroz d'Arborea nel 1479, a causa della mancanza di eredi maschi, il feudo di Posada passo in mano a sua figlia, Stefania Carroz de Mur e d’Arborea, che molto probabilmente non mise mai piede in Sardegna. Anche Stefania Carroz de Mur e d’Arborea non aveva figli maschi e per questo motivo aveva disposto nel suo testamento compilato nel 1503, che alla sua morte, la Baronia passava in parti uguali in mano agli ospedali Nuestra Señora de Gracia di Saragozza e al Santa Creu di Barcellona. Alla morte della donna nel 1511, i due ospedali presero in possesso la Baronia e la mantennero fino al 1562. Durante questo periodo Posada e la sua Baronia furono soggette a continue scorrerie e predazioni da parte dei corsari barbareschi (a tal punto che 1514 all'ennesima predazione, l'amministrazione regia concesse a Torpè, Siniscola e Lodè di abbandonare le proprie case e di trasferirsi sulla rocca del castello e ricostruire qui il nuovo borgo).

I baroni che si succedettero non ebbero mai molta cura del feudo, tanto che nel 1623, a seguito di una delle innumerevoli sanguinose predazioni, il Consiglio del Real Patrimonio d'Aragona in pratica sequestrò il feudo al legittimo titolare (Michele Portugues, il quale non vi aveva organizzato alcun sistema difensivo, cagionandone così la vulnerabilità) e lo costrinse a procedimenti giudiziari di riscatto che poi lo condussero alla perdita fallimentare della proprietà e del titolo.