Capitale sociale in sociologia indica la rete di relazioni di cui una persona dispone e può sfruttare per conseguire i propri scopi; in scienza politica intende l'insieme di regole, norme, valori e organizzazioni che facilitano la collaborazione e il conseguimento degli obiettivi all'interno di gruppi o tra gruppi sociali diversi.

Origini del concetto La prima menzione di capitale sociale è in un articolo del 1916 seguito da un saggio del 1920 di Lyda Judson Hanifan, un riformatore scolastico della Virginia occidentale. Egli sosteneva che: "il capitale sociale si riferisce a quei beni intangibili che hanno valore più di ogni altro nella vita quotidiana delle persone: precisamente, la buona volontà, l'appartenenza ad organizzazioni, la solidarietà e i rapporti sociali tra individui e famiglie che compongono un'unità sociale". Una definizione più recente, coniata da Jane Jacobs in The death and life of great american cities del 1961, intende le relazioni interpersonali informali essenziali anche per il funzionamento di società complesse ed altamente organizzate. Il tema è stato studiato dall'economista statunitense Gary Becker, Premio Nobel per l'economia nel 1992. Bourdieu (1980, p. 119) ha definito il capitale sociale come «la somma delle risorse, materiali o meno, che ciascun individuo o gruppo sociale ottiene grazie alla partecipazione a una rete di relazioni interpersonali basate su principi di reciprocità e mutuo riconoscimento». Si tratta quindi di una risorsa individuale, che è connessa all'appartenenza a un gruppo o a una rete sociale, ed è collegata all'interazione tra le persone.

Chi inizia a farne uno strumento di analisi sociale è Glenn Loury che, nel 1977, nella sua ricerca sulla disuguaglianza negli stipendi dovuta alla razza, critica le sanzioni legali contro i datori di lavoro rei di discriminazioni e i programmi attuati dalle imprese per ridurre questo divario come misure sterili e improduttive. La povertà dei lavoratori di colore viene ereditata dai figli che godono di minori risorse materiali e hanno sfruttato opportunità educative meno formative dei bianchi, quindi dispongono di un più scarso capitale economico e umano rispettivamente.

I giovani neri, però, manifestano anche un insieme di conoscenze e relazioni col mercato del lavoro più superficiale e limitato e una certa mancanza di informazioni riguardanti le eventuali opportunità che potrebbero cogliere, mostrando quindi anche un più carente possesso di capitale sociale. Se la scarsità di risorse economiche, culturali e relazionali dei giovani neri condiziona negativamente la loro capacità di accesso al mercato del lavoro, a detta di Loury le teorie economiche classiche perdono di efficacia esplicativa, propense come sono a vedere le differenze individuali nella resa produttiva e quindi nel guadagno determinate soltanto dal livello delle competenze lavorative di ciascuno. L'autore ha scritto in proposito: "Nessuno percorre la strada completamente da solo. Il contesto sociale in cui avviene la maturazione individuale condiziona fortemente ciò che individui ugualmente competenti possono ottenere".

Capitale come livello di risorse Il "capitale" è un concetto economico indicante l'insieme dei mezzi umani, materiali e finanziari necessari per la produzione di beni e servizi (capitali finanziari e capitali fisici). Anche il capitale sociale può essere inteso in questa accezione, sebbene abbia un significato più ampio, non limitato alle scienze economiche. Lo si può definire come l'insieme delle risorse di tipo relazionale durature che un attore sociale (individuo, gruppo ecc.) può utilizzare, insieme ad altre risorse, per perseguire i propri fini. Relazioni che esistono indipendentemente dai fini e dalla loro mobilitazione o meno. Pizzorno nei suoi studi distingue 2 tipi di capitale sociale: capitale sociale di solidarietà (cioè che deriva dall'appartenenza ad un gruppo) capitale sociale di reciprocità (cioè che deriva dalle relazioni sociali e non dall'appartenenza) In sostanza distingue l'elemento relazionale (dipendente dalle reti create nella socializzazione) da quello strutturale (derivato dall'appartenenza ad un gruppo).

La teoria sociale di Coleman Il sociologo James Coleman ha utilizzato il concetto di capitale sociale nella sua costruzione di una teoria sociale generale imperniata sull'assunto della fondamentale razionalità degli esseri umani, ma che - proprio grazie al capitale sociale - risulta opposta alla tesi individualista tipica dell'economia classica e neoclassica.

La sua categorizzazione del capitale sociale è molto diffusa nelle opere che hanno lo stesso argomento ed è utile richiamarla.

Basandosi sulle relazioni di "autorità", di "fiducia" e di "norma", Coleman ha definito le seguenti forme che può assumere il capitale sociale: "Credit-slip": forma tipica dell'età precedente alla modernità economica, ma non per questo scomparsa, è caratterizzata dal controllo della rete di capitale sociale da parte del capofamiglia, e dalla possibilità, per ogni componente della famiglia, di vedere attivato tale capitale sociale per il proprio interesse (da ciò il nome: ogni componente della famiglia può "esigere" un credito). "Canali informativi": relazioni di qualunque tipo che, all'occorrenza, vengono usate al fine di raccogliere informazioni. "Norme e sanzioni": relazioni di tipo prescrittivo e repressivo che impediscono il dilagare della devianza e spesso anche il cambiamento. "Relazione di autorità": attribuiscono il potere-diritto di controllare e decidere. "Organizzazione sociale appropriabile": possibilità di utilizzare una relazione sociale per un fine diverso da quello per il quale è nata.

A queste forme, basata sull'informalità delle strutture di relazione diretta, Coleman oppone le "organizzazioni intenzionali", che vengono costruite di proposito al fine di avere altro capitale sociale - si tratta di quelle che, nella sociologia dell'organizzazione, sono appunto dette organizzazioni. Coleman tra l'altro sostiene (1990) che «è l'organizzazione sociale a costruire il capitale sociale, e in ciò si facilita il perseguimento di fini che non sarebbero affatto raggiungibili in sua assenza o che comunque sarebbero affatto raggiungibili in sua assenza o che comunque sarebbero raggiunti solo a prezzi molto elevati». Gli elementi fondamentali sono due: il livello di fiducia presente nell'ambiente sociale (l'aspettativa che le obbligazioni sociali siano ripagate) e il numero delle obbligazioni in atto. Perciò il capitale sociale è, nello stesso tempo, un attributo del sistema, quindi dipendente da norme, istituzioni, aspetti organizzativi, e risorsa individuale. Il c.s. collettivo influenza le possibilità per i singoli di costruirsi c.s. personale. Tuttavia, in un determinato contesto, i singoli soggetti possono differire notevolmente tra loro quanto a c.s. individuale. Inoltre, è spesso un sottoprodotto di attività intraprese per altri scopi. Ad esempio, un'associazione di residenti nata per contrastare un determinato progetto, può poi utilizzare i legami formati nell'ambito di quest'obiettivo per gli scopi più diversi.

L'approccio di Putnam L'approccio di Coleman, sostiene Belussi (2002), è di tipo “micro”, mentre quello di Putnam opera una concettualizzazione “macro” del fenomeno, in quanto analizza e confronta le prestazioni di diverse società civili in relazione ai livelli di fiducia collettiva e di c.s. Infatti, Robert Putnam (2004), esamina due aspetti fondamentali che rendono vantaggiosa la presenza di elevati livelli di capitale sociale nella società: il primo è che esso rappresenta un meccanismo che determina l'osservanza di un comportamento collettivamente desiderabile (ad esempio, dove gli indicatori segnalano alti livelli di capitale sociale presenti nella società, i livelli di criminalità sono relativamente bassi, e viceversa). Il secondo è che “lubrifica” gli ingranaggi che permettono alla società di progredire senza intoppi, in quanto dove le persone si fidano tra loro e sono sottoposte a ripetute interazioni con i propri concittadini, gli affari e le transazioni sono meno costosi.

Anche a livello individuale, per Putnam, gli effetti del c.s. sono benefici, risultando statisticamente che le persone con vita ricca di capitale sociale affrontano con maggiore successo traumi e malattie. L'isolamento sociale, all'opposto, provoca danni non solo al benessere psichico, ma anche al sistema immunitario e a varie funzionalità biologiche, come verificato da numerosi studi, non solo sull'uomo ma su tutti gli animali che normalmente vivono una vita in gruppo. Putnam dimostra che negli Stati nordamericani dove, in base ad indicatori statistici, i livelli di capitale sociale risultano più elevati, corrispondentemente risultano più bassi i valori di indicatori quali, ad esempio, il tasso di mortalità per cancro, la diffusione dell'alcolismo, le morti per suicidio, la mortalità infantile. Dimostra anche che, prendendo come riferimento lo stesso Stato, negli anni in cui si verifica una diminuzione delle connessioni sociali aumentano i casi di depressione e suicidio (Hunout 2003-2004).

Altri approcci al capitale sociale Per il politologo statunitense Francis Fukuyama (1996) il capitale sociale è una risorsa che è presente dove prevale, in tutta o in parte della società, la fiducia.

Similmente, secondo Pittamiglio (2003) è costituito dall'insieme delle risorse, concretamente e immediatamente disponibili, che derivano sia dalle reti in cui il soggetto è inserito che dalla posizione che il soggetto stesso assume in ciascuna rete. Si tratta delle reti interpersonali amicali, che inglobano al loro interno reti di categoria, di relazioni e interazioni economiche, di scambi culturali e di informazioni. Ovviamente si tratta di reti soggette a continui cambiamenti, che determinano variazioni nel capitale sociale disponibile.

Come evidenzia Burt (1998), il capitale sociale è una qualità che scaturisce dall'interazione tra persone, mentre il capitale umano è una qualità dell'individuo. Perciò, il capitale sociale è il complemento contestuale del capitale umano. Croce e Ottolini (2003) sottolineano che il c.s. non risiede, come il capitale umano, nelle persone, ma tra le persone. Lo stesso Bordieu (1980) precisava ulteriormente che il volume di capitale sociale posseduto da un particolare agente dipende dall'ampiezza dei legami che può efficacemente mobilitare e dal volume di capitale (economico, culturale e simbolico) detenuto da ciascuno di coloro cui è legato.

Il c.s. è quindi distinto dagli altri tipi di capitale che possono essere posseduti, ma è legato a tutti i tipi di capitale in possesso di coloro con cui si sono instaurati legami sociali di tale tipo. Mentre Fukuyama precisa che il capitale sociale differisce dalle altre forme di capitale in quanto si costituisce e viene tramandato con meccanismi culturali, e non può essere acquisito con una decisione razionale di investimento, come per le altre forme di capitale. A quest'ultima affermazione si potrebbe obiettare che, in realtà, è possibile che un individuo adotti in maniera razionale una strategia volta a migliorare il proprio capitale sociale, ad esempio cercando di privilegiare, a questo scopo, determinati contatti sociali rispetto ad altri.

Infatti, per Mutti A. (1998) il capitale sociale è costituito da relazioni fiduciarie, sia di tipo forte che debole, formali e informali, regolate da norme che definiscono, anche in modo flessibile, forma e contenuti degli scambi, regolati anche da sanzioni sociali di vario tipo. La rete di relazioni è il prodotto, intenzionale o inintenzionale, sia di strategie di investimento sociale, sia di eredità ascrittive (come per le relazioni parentali e di ceto). Il c.s. ha la natura di bene pubblico, nel senso che coloro che rafforzano queste strutture di reciprocità producono benefici per tutti gli individui che fanno parte di tali strutture.