La questione dello status di Gerusalemme è uno dei punti nodali del processo di pace israelo-palestinese., dice a questo proposito: "it is generally thought that Jerusalem is the most difficult problem that the peace-makers have to deal with. [...] A solution to the conflicts about Jerusalem is a sine qua non for the achievement of a viable and durable peace in the area"., dopo aver osservato la criticità della questione già in occasione dei colloqui israelo-egiziani del 1978, a proposito dei colloqui di Camp David del 2000 elenca "i principali problemi che dividevano gli israeliani dai palestinesi: i profughi, Gerusalemme, i confini tra un futuro stato palestinese ed Israele, gli insediamenti, il rifornimento idrico e l'inquinamento", e definisce la questione di Gerusalemme "un cruciale punto morto". Tuttavia l'importanza simbolica della città per le tre grandi religioni monoteiste, unitamente alla varietà di composizione della popolazione, alla sua peculiarità storica ed all'importanza di luoghi considerati patrimonio dell'umanità, rendono la ricerca di una soluzione ancora più complessa, allargando lo scenario del problema all'intera comunità internazionale., dice a questo proposito: "the centrality of the issue of Jerusalem derives neither from security considerations nor from economic interests, but from emotional and religious sensitivities. The complexity of the issue is the result of three factors: the city is holy for adherents of Christianity, Islam and Judaism, namely, it is sacred for many millions of people, most of whom do not have in the city; it is the subject of conflicting national claims of two peoples Israelis and Palestinian Arabs; and its population is very heterogeneous".In , l'aspetto religioso viene considerato prioritario: "l'unicità di Gerusalemme, quale città sacra per le tre grandi religioni monoteiste, Cristianesimo, Ebraismo, Islamismo, ha rappresentato sempre un motivo dominante nelle soluzioni, attuate o tentate, ai problemi relativi al suo status giuridico internazionale. Proprio questa unicità, peraltro, determina una particolare difficoltà di tali problemi, accresciuta dalle pretese alla sovranità territoriale su Gerusalemme avanzate sia da Israele che dal popolo palestinese [...] nonché dalla composizione estremamente eterogenea della sua popolazione. Si tratta infatti di individuare una soluzione che sia accettabile non solo dalle parti in causa più direttamente interessate alla questione della sovranità territoriale (oggigiorno Israele e popolo palestinese), ma che soddisfi anche gli interessi legati alla dimensione religiosa, storica, culturale di Gerusalemme, interessi che coinvolgono anche altri soggetti, a cominciare dalla Santa Sede, e, in qualche misura, l'intera comunità internazionale".

Per quanto riguarda il processo di pace, negli ultimi due decenni sono stati fatti importanti tentativi per definire uno status permanente della regione, e dunque in particolare di Gerusalemme; tuttavia, i complessi negoziati fra Israele ed ANP/OLP, seguendo il principio del nothing is agreed until everything is agreed («nessun accordo finché non c'è un accordo su tutto»),, osserva come sia Oslo I e II, sia Camp David e Taba abbiano seguito questo protocollo negoziale. finora non hanno portato ad alcun accordo. Per contro, l'amministrazione e la fruibilità dei luoghi sacri sono state finora regolamentate da atti unilaterali di Israele o da accordi bilaterali tra questo ed enti religiosi; ma si tratta sostanzialmente di soluzioni ad hoc: il quadro generale rimane incompleto e provvisorio - se non addirittura insoddisfacente per alcune delle parti. Da un punto di vista simbolico i due aspetti del problema, segnatamente la questione israelo-palestinese e la questione dei luoghi sacri, si intrecciano indissolubilmente nella annosa disputa su Monte del Tempio/Spianata delle moschee; la complessità dei legami tra le questioni politiche, nazionali, etniche e religiose rende particolarmente difficile la ricerca di una soluzione basata solo sul diritto internazionale., prima in riferimento alla seconda intifada sostengono che i "recenti avvenimenti hanno confermato quanto l'insanabile disputa per il Monte del Tempio continui a rappresentare il più difficile e pericoloso fattore del conflitto nazional-religioso tra arabi ed ebrei. Gerusalemme e la sua sacra Spianata sono viste da ambedue le parti come un potente simbolo di identità nazionale"; quindi affermano che: "il problema di Gerusalemme è estremamente complesso. L'inestricabile legame tra religione e politica che lo caratterizza rende infatti difficile una soluzione che risponda ai tradizionali meccanismi del diritto internazionale".

Allo stato attuale Israele ha il controllo di tutta la città, tuttavia su Gerusalemme ci sono posizioni molto divergenti:

Israele rivendica l'intera Gerusalemme, inclusa Gerusalemme Est, come la sua "completa e unita" capitale; secondo la giurisprudenza israeliana, Gerusalemme è la capitale de facto dello stato di Israele; L'ANP rivendica Gerusalemme Est (in arabo al-Quds, ossia "la Santa") come capitale del futuro stato arabo di Palestina; de iure, la maggior parte dei membri dell'ONU e delle organizzazioni internazionali non riconosce l'annessione ad Israele di Gerusalemme Est, né riconosce Gerusalemme come capitale di stato; la maggior parte delle ambasciate estere in Israele si trova nel distretto di Tel Aviv.

Aspetti della controversia Gerusalemme città sacra Gerusalemme - in particolare la sua città vecchia - ha caratteristiche uniche rispetto ad altri territori contesi, poiché sacra per i fedeli di tre religioni: storico simbolo della patria ebraica, luogo dove fu eretto il Tempio di Gerusalemme (l'edificio sacro più importante per la religione ebraica), nonché capitale del Regno di Giuda e Israele dal 1000 a.C. circa e del Regno di Giuda dal 933 a.C. al 597 a.C.; sacra per i cristiani poiché luogo in cui per loro Gesù Cristo ha vissuto e sofferto gli ultimi momenti della propria vita terrena, è stato sepolto e poi è risorto; sacra per i musulmani in quanto essi sostengono che Maometto vi sia giunto al termine d'un miracoloso viaggio notturno (isrāʾ) per ascendere poi al cielo pur rimanendo vivo (miʿraj). Nel tempo questa sua peculiarità ha finito per determinare una profonda eterogeneità dal punto di vista etnico: una comunità ebraica è in Gerusalemme da migliaia di anni; nei primi secoli del cristianesimo Gerusalemme divenne il quarto patriarcato, e per secoli svariate chiese cristiane (in particolare quelle di rito orientale, la cui differenziazione è in qualche modo uno specchio della differenziazione etnica) hanno ininterrottamente conservato un proprio presidio in loco; per oltre mille anni, sebbene con soluzione di continuità (a causa delle conquiste crociate) la città è stata prima araba poi ottomana.

Sebbene possa riguardare un'area relativamente poco estesa rispetto alle dimensioni dell'attuale municipaltà gerosolimitana, la problematica relativa ai luoghi sacri ha un'enorme importanza dal punto di vista simbolico per ciascuna delle tre religioni abramitiche. La questione prettamente legata all'esercizio del culto - fruibilità, controllo, proprietà (da parte di soggettività private) dei luoghi sacri, ecc. - è di natura più che altro amministrativa; in generale Israele ha sempre dichiarato di voler rispettare le libertà di culto e pellegrinaggio, rappresentando l'attuazione di un atteggiamento sostanzialmente tollerante verso i vari credi come uno dei fiori all'occhiello delle sue politiche. Particolare importanza ha rivestito la decisione di rinnovare la validità dello Status Quo, che disciplina l'utilizzo dei luoghi più sacri per la cristianità. Tuttavia la questione è intrinsecamente relata ai piani politico, giuridico e diplomatico, da un lato coinvolgendo altri soggetti internazionali, tra cui la Santa Sede, dall'altro i luoghi sacri essendo stati più volte oggetto di atti legislativi, dichiarazioni d'intenti e risoluzioni da parte di diversi enti. La stessa idea di internazionalizzazione, prima abbozzata da varie commissioni britanniche, poi adottata nel piano di partizione dell'ONU, ha le sue radici - prim'ancora che nella particolare composizione etnica - proprio nella sua natura di città sacra.

Sovranità e riconoscimento internazionale Di fondamentale rilevanza nel contesto del processo di pace e della determinazione dello status permanente della zona, è il problema della sovranità territoriale.

Gerusalemme per due volte è stata teatro di guerra tra arabi ed israeliani, e nel tempo diversi soggetti del diritto internazionale hanno avuto il controllo e/o rivendicato la propria sovranità su una parte o sulla totalità della città; in particolare, negli ultimi vent'anni le rivendicazioni dei due attori principali, Israele e l'OLP-ANP, sono risultate finora inconciliabili; la posizione prevalente della comunità internazionale è quella di ritenere acquisita la sovranità di Israele sulla settore occidentale della città, e di considerare il settore orientale (al pari del resto della Cisgiordania) territorio occupato su cui vige la IV convenzione di Ginevra del 1949, con Israele potenza occupante.

La sovranità di Israele su Gerusalemme Ovest si è ormai considerata un fait accompli dalla comunità internazionale; questa idea è rintracciabile anche nei comportamenti dei paesi arabi e dalla stessa ANP. Rispetto a Gerusalemme Est la posizione internazionale è stata molto meno acquiescente, in ragione della norma che vieta ogni annessione ottenuta con l'uso della forza. prima sostiene che "l'atteggiamento generale della comunità internazionale e delle Nazioni Unite sembra mostrare il convincimento che la sovranità di Israele su Gerusalemme Ovest si sia ormai affermata giuridicamente o, quanto meno, che non sia più possibile, politicamente, rimetterla in discussione. E ciò, ai fini del consolidamento dell'autorità di governo di Israele su Gerusalemme Ovest, è pressoché equivalente, se non ad un riconoscimento di sovranità, almeno ad una posizione di acquiescenza"; in particolare nel documento si rimarca come tale acquiescenza sia riscontrabile anche nell'atteggiamento dei paesi arabi e della stessa OLP/ANP; riguardo alla posizione dell'ONU su Gerusalemme Est l'autore ricorda le "frequenti [...] risoluzioni del Consiglio di sicurezza e dell'Assemblea generale specificamente intese a condannare, dichiarandole invalide, le misure adottate da Israele a Gerusalemme Est", osservando in particolare come "rispetto a Gerusalemme Est [abbia] trovato quindi piena e coerente applicazione la norma, sempre più consolidata nel diritto internazionale, che vieta ogni annessione ottenuta con l'uso della forza", infine conclude che "gli Stati e le altre organizzazioni internazionali hanno mostrato di condividere la posizione dell'ONU".