Lesercito cartaginese era una delle più importanti forze militari dell'antichità classica. Anche se la flotta fu la forza principale di Cartagine, l'esercito di terra ebbe un ruolo chiave per estendere il potere punico sopra le popolazioni native del nordafrica e del sud della penisola iberica, soprattutto nel periodo che va dal VI al III secolo a.C. Sappiamo inoltre che, a partire dal V secolo a.C., Cartagine avviò un ambizioso programma di espansione in Sardegna, nelle Isole Baleari oltreché nel nord Africa. In seguito a questa espansione, l'esercito venne trasformato in un mosaico multietnico, poiché la carenza di risorse umane richiese la necessità di arruolare contingenti di truppe straniere, principalmente come mercenari. Questo fatto generò nell'esercito cartaginese un insieme di unità alleate e mercenarie.

A differenza di altri eserciti classici, quello punico fu così formato in gran parte da mercenari, posti sotto il comando di un capitano, a sua volta subordinato ad un corpo ufficiali composto da cittadini cartaginesi, provenienti dalle classi sociali più elevate.

Per quanto riguarda la sua struttura militare rappresentò da sempre un esercito che disponeva di una fanteria pesante e di una leggera, oltre a unità di artiglieria, di cavalleria leggera e pesante, oltre a elefanti da guerra e carri. Il comando supremo dell'esercito venne inizialmente detenuto dai suffetes fino al III secolo a.C. In seguito, il comandante in capo veniva nominato direttamente dal Senato cartaginese.

L'esercito cartaginese si scontrò in numerose occasioni con gli eserciti greci per l'egemonia in Sicilia. Questo diede notevole impulso alle nuove tattiche e alle armi puniche, trasformando l'esercito in unità falangitiche. La guerra durò secoli in Sicilia (600 - 265 a.C. circa), tra Cartagine e Syrakousai (Siracusa), città mai conquistata dai punici.

Tuttavia la macchina da guerra cartaginese ebbe il suo più importante conflitto di fronte alle legioni romane nelle tre guerre puniche (264 - 146 a.C.). E sebbene Cartagine venisse finalmente sconfitta, il suo esercito raggiunse notevoli successi grazie a comandanti eccezionali come Annibale e il padre, Amilcare Barca.

Evoluzione storica

La caratteristica più evidente dell'esercito cartaginese era la sua composizione, dal momento che era costituito da un considerevole contingente di forze straniere. Cartagine aveva infatti una scarsa disponibilità di cittadini da cui arruolare truppe e mancava anche di una forte tradizione militare. Gli eserciti di terra venivano arruolati o aumentati di numero solo quando era necessario condurre nuove operazioni militari, al termine delle quali erano normalmente sciolti. I cittadini venivano chiamati solo per esercitazioni atte a difendere la città stessa in caso di minaccia diretta.Adrian Goldsworthy, La caduta di Cartagine, Barcellona 2008, p. 32. Questa mancanza di forze cittadine faceva sì che l'esercito fosse composto principalmente da truppe straniere: Libici, Numidi, Iberi, Galli, Greci, ecc.

Tra queste truppe straniere vi erano contingenti forniti da popolazioni alleate, come ad esempio alcune parti della Libia, o tributarie, nell'ambito di trattati bilaterali. Ciò risultò molto frequente, come ad esempio tra i regni di Numidia, che avevano forti relazioni politiche con i Cartaginesi. Un altro tipo di relazioni più strette fu il caso che legò intere popolazioni con il singolo generale cartaginese, come accadde con Annibale.Adrian Goldsworthy, La caduta di Cartagine, Barcellona 2008, p. 34. Oltre alle truppe cittadine e delle popolazioni alleate, la ricchezza di Cartagine permise anche di reclutare ingenti contingenti di soldati mercenari stranieri, venuti per soddisfare le esigenze specifiche di un esercito particolare.

Era implicito che, considerata la particolare natura dell'esercito cartaginese, un qualsiasi comandante cartaginese avesse sotto il suo comando una grande diversità di contingenti di truppe provenienti da paesi e culture assai diseguali. Questo rende impossibile parlare di un "tipico" esercito cartaginese, dal momento che ogni forza punica possedeva caratteristiche uniche.Fernando Quesada Sanz, De guerreros a soldados. El ejército de Aníbal como un ejército cartaginés atípico, in Lavori del Museo Archeologico di Ibiza e Formentera, n. 56 del 2005, pp. 129-162. D'altro canto la sua composizione comportò una serie di vantaggi e svantaggi: al generale era offerto un esercito molto versatile, costituito da truppe molto diverse tra loro, con un alto livello di professionalità, che oltretutto potevano essere arruolate rapidamente. Tuttavia, questo tipo di combinazione rappresentò per molti comandanti un motivo di grande difficoltà nel combinare tutti i reparti correttamente, al punto che un esercito formato dall'unione di diverse unità militari specializzate (vedi ad esempio l'esercito cartaginese durante la battaglia di Zama), incontrò numerosi problemi ad agire come una singola entità.Adrian Goldsworthy, La caduta di Cartagine, Barcellona 2008, pp. 37-38.

Esercito arcaico (VIII-VII secolo a.C.)

Sin dagli inizi, i Cartaginesi fecero affidamento su reparti armati di mercenari, quando la vita iniziale della città fu assicurata dagli stessi coloni fenici, almeno fino almeno alla fine del VII secolo a.C. Si trattava di un periodo di relativa calma dal punto di vista militare, dove Cartagine venne interessata da fermenti interni più che da attacchi esterni.

Nel VI secolo a.C. si ebbe la grande espansione della città in Nordafrica, con la conquista delle vicine popolazioni e la definizione dei propri confini territoriali. Le popolazioni sottomesse vennero quindi obbligate a fornire contingenti di truppe in caso di necessità. È molto probabile che in questo periodo siano stati utilizzati mercenari libici e numidi, facendo leva sulle rivalità che dividevano le varie tribù africane.

È questo il periodo in cui si gettarono le basi della creazione di una coalizione africana al cui vertice vi era Cartagine. Il modello era simile a quello adottato successivamente da Roma, dove ogni popolo sottomesso era tenuto a fornire soldati in caso di necessità. Da questo momento si ebbe una prima modifica nell'organizzazione militare cartaginese, passando da un esercito cittadino ad uno composto, per la quasi totalità, da Libi e, in minor numero, da Numidi. Sempre in questo periodo, Cartagine risultò particolarmente attiva anche oltremare, andando ad inglobare nello stato cartaginese anche le colonie fenice siceliote e sarde, a cui seguì una radicale espansione economica e dei commerci lungo numerose rotte marittime con le colonie fenice d'Iberia.

Tutte queste rotte commerciali extra-africane portarono all'acquisizione di nuovi centri di reclutamento dei mercenari, soprattutto durante la fase delle guerre greco-puniche dove troviamo, accanto a libi-fenici e numidi, mercenari iberici, balearici, nuragici, siculi, elimi, greci, etruschi e liguri.

Il nuovo scenario che andò delineandosi fu quello di un esercito composto per la maggior parte da popolazioni suddite e da mercenari di varia origine, i Cartaginesi non sono praticamente presenti in ambiente militare, se non in qualità di ufficiali e di generali, tale prassi rimarrà uguale fino all'epoca di Annibale.

Magone e il consolidamento del potere militare di Cartagine (VI secolo a.C.)

Attorno all'anno 550 a.C., il comandante dell'esercito punico, Magone, governò la città di Cartagine. Egli avviò una serie di riforme che consolidarono il potere e i regolamenti militari della città.Marco Giuniano Giustino, Historiarum Philippicarum T. Pompeii Trogi Libri XLIV, 19, 1.1.

Nucleo militare principale nel corso del IV secolo a.C. fu la falange oplitica, il cui nucleo era formato dai cittadini di Cartagine, che erano obbligati a servire nell'esercito. Secondo una breve menzione pervenutaci da fonti classiche su come combattevano i cartaginesi, essi utilizzavano le tradizionali formazioni serrate di lancieri, come l'esercito che si trovò di fronte a Timoleonte, in Sicilia, nella battaglia del Crimiso (341 a.C.).Plutarco, Timoleonte, 27.

Quando Cartagine si apprestò a cacciare i Greci dalla Sicilia, insofferente che Timoleonte operasse nella sua area di influenza, decise di raccogliere un immenso esercito di oltre uomini, tra cui circa cavalieri e componenti il cosiddetto battaglione sacro, composto da cittadini di Cartagine. Quest'ultima unità sembra sia stata creata sul modello tebano, composto da soli cittadini cartaginesi:

In seguito alla sconfitta del Crimisso, venne avviata una nuova fase di trasformazione dell'esercito cartaginese, che portò i punici ad emulare le novità proposte dai Greci in ambito militare. Non a caso è in questo periodo che risalgono le ripetute guerre contro i Siracusani di Agatocle, gli Epiroti di Pirro e successivamente contro i Romani (prima guerra punica).

Il numero massimo di truppe reclutate possiamo ricostruirlo sulla base della capacità dei forti posizionati nei tre anelli di mura che proteggevano la città, che offrivano alloggiamento a fanti, cavalieri e 300 elefanti. Probabilmente in questa cifra dobbiamo conteggiare anche un ampio contingente di mercenari e truppe alleate. D'altro canto, Appiano di Alessandria menziona una cifra di cavalieri, fanti pesanti e carri da guerra reclutati per opporsi all'invasione di Agatocle.Appiano di Alessandria, Le guerre puniche, 80.

Utilizzo massiccio dei mercenari Il Senato di Cartagine, dopo i disastri delle guerre siciliane dei secoli V e IV a.C., che condussero alla morte numerosi cittadini punici, scelse di modificare la composizione del suo esercito terrestre attraverso l'impiego massiccio dei mercenari, un metodo già utilizzato in misura minore alla fine del VI secolo a.C., con la riforma militare di Magone. A partire dal 480 a.C., i mercenari iberi e i frombolieri delle Baleari iniziarono a militare tra le file cartaginesi in Sicilia: nella battaglia di Imera, nell'assedio e distruzione della città di Selinunte (409 a.C.), nella conquista della città di Imera (409 a.C.), Agrigento (406 a.C.), Gela e Kamarina (405 a.C.), nell'assedio di Siracusa (397-395 a.C.) e nella prima guerra punica. La maggior parte delle fonti classiche sottolineano la multirazzialità dell'esercito di Cartagine, simile in questo a quello persiano.

L'utilizzo dei mercenari è documentato almeno durante la seconda guerra siciliana da Diodoro Siculo,. il quale menziona grandi contingenti di truppe mercenarie durante l'invasione di Imilcone II in Sicilia. I mercenari costituivano la maggior parte dell'esercito cartaginese, per questo motivo si trovavano carri da guerra e fanti libici-fenici. Dai dati forniti da Diodoro, quest'ultima rappresentava solo una piccola parte dell'esercito, che poteva essere ritirata utilizzando solo quaranta triremi. Tutta la flotta comprendeva «più di 600 navi». Anche se questa cifra è probabilmente esagerata, la differenza importante nel numero di navi coinvolte, senza dimenticare che le truppe puniche furono decimate dalla peste durante l'assedio di Siracusa.

Diodoro menziona l'esistenza di mercenari iberi nell'esercito cartaginese che invase la Sicilia al comando di Imilcone, gli unici che non furono fati prigionieri ed entrarono al servizio del tiranno Dionisio I di Siracusa.

I reclutatori punici andavano a cercare soldati mercenari fino ai più remoti confini del Mediterraneo, riuscendo a raggruppare una grande quantità di professionisti, avventurieri e schiavi fuggitivi. Essi costituirono, insieme alle popolazioni alleate, un esercito multietnico che ottenne grandi risultati sul campo di battaglia, quando il comandante in capo fu capace di rendere complementari la varie unità che, sebbene fossero eterogenee, furono in grado di seguire disposizioni tattiche complesse all'interno di grandi schieramenti, come accadde nelle guerre contro Roma.

I riferimenti all'utilizzo dei marcenari nella prima guerra punica sono innumerevoli: