Lortografia della lingua italiana è l'insieme delle convenzioni che governano la scrittura della lingua italiana per quanto riguarda i grafemi (le lettere con cui si scrivono le parole) e i segni paragrafematici (accenti grafici, apostrofi, uso della maiuscola, divisione delle parole).
Alcune grammatiche considerano parte dell'ortografia anche la punteggiatura.
Caratteri generali
Nel caso dell'italiano, come per molte altre lingue moderne, "l'ortografia è uno dei settori più soggetti a censura sociale ed è quindi un aspetto particolarmente curato dall'insegnamento scolastico"Luca Serianni, Grammatica italiana, I, 11.. Non esiste comunque un'autorità centrale di controllo: la definizione della norma è affidata al consenso degli utenti, anche se particolare autorità è riconosciuta ai dizionari e alle grammatiche.
L'ortografia italiana contemporanea è stabile nella maggior parte dei casi; sono però presenti alcune oscillazioni in diversi ambiti, dalla rappresentazione dell'accento grafico alla divisione delle parole. Per esempio, il dizionario De Mauro registra la parola tuttora anche nella forma (considerata "variante") . In generale, il settore delle scrizioni unite e separate (del tipo rice-trasmittente / ricetrasmittente) "presenta tuttora grande variabilità" anche se all'interno di "una chiara tendenza generale all'unione"Maraschio, Grafia e ortografia, p. 141..
Evoluzione nel tempo in Italia L'ortografia italiana prosegue molte scelte del sistema di scrittura volgare sviluppato a Firenze e in Toscana alla fine del Duecento e durante il Trecento. Questo è particolarmente evidente nella scelta delle lettere dell'alfabeto base e nella scelta dei digrammi. Per esempio, l'ortografia italiana continua la scelta del sistema fiorentino di evitare alcune lettere, come la e la , ben vive nell'uso medievale e frequentemente impiegate, fino a oggi, nella scrittura di molti volgari prima e dialetti poi.
Il sistema attuale risale comunque, "nelle sue linee portanti, al Cinquecento e alle scelte che in quel secolo furono fatte dai grammatici, dai lessicografi, dai tipografi e in genere dai letterati"Maraschio, Grafia e ortografia, p. 139.. Particolarmente importante in questo periodo è stata la scelta di un'impostazione fonetica, molto diversa dall'impostazione etimologizzante che era stata di moda nel Quattrocento.
Nel corso del tempo, anche se l'assetto è rimasto stabile, alcune regole sono state modificate. Per esempio, l'uso di scrivere le preposizioni articolate come parole uniche si è affermato invece alla fine del Cinquecento (quando della ha cominciato a sostituire de la). A inizio Novecento era molto diffuso l'uso dell'accento grafico per distinguere alcune forme del verbo avere che oggi invece sono distinte con l'uso della h diacritica: la norma accettava quindi à, ànno al posto delle attuali ha e hanno. Altre modifiche sono ancora più recenti: per esempio, la grafia sopralluogo (al posto di ) si è stabilizzata solo negli anni sessantaCastellani, Neopurismo e glottotecnica, p. 31..
Sistema grafemico italiano
L'italiano moderno per la scrittura delle parole italiane usa 21 grafemi dell'alfabeto propriamente detto italiano più 5 grafemi aggiuntivi definiti "stranieri" (con cui forma l'alfabeto latino) nelle loro varianti minuscole e maiuscole.
Grafemi italiani Grafemi aggiuntivi Maiuscolo A B C D E F G H I L M N O P Q R S T U V Z J K W X Y Minuscolo a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z j k w x y
I grafemi cosiddetti stranieri, vengono definiti tali perché oggi usati solo per la scrittura di forestierismi, ma non sono sempre stati estranei all'ortografia italiana: per esempio, sino all'Ottocento era correntemente utilizzata la al posto della per indicare il fono /j/ intervocalico: noja.
Ai 21 grafemi propri, per completare il quadro del sistema grafemico, bisogna poi aggiungere le 9 unità grafematiche superiori, che essi compongono: 7 digrammi: , , , , , , ; 2 trigrammi: , .
Tali nessi grafici, però, così come possono rappresentare digrammi e trigrammi, possono anche rappresentare sequenze di singole lettere.
Regole ortografiche e corrispondenze fonologiche
La scrittura delle parole in italiano viene ritenuta un'operazione piuttosto semplice, specie se confrontata a quella di altre lingueNella tradizione di studi di lingua inglese l'italiano viene classificato tra le lingue con ortografia shallow, in cui i grafemi rappresentano prevalentemente fonemi e non morfemi: Rogers, Writing systems, pp. 176-177.: data la realizzazione fonetica di una parola italiana, il modo per scriverla è spesso del tutto prevedibile; e viceversa, data una parola scritta, la sua realizzazione fonetica è spesso intuibile. Tuttavia, anche in italiano il rapporto tra grafemi (21) e altre unità (10) e fonemi (30) non è sempre lineare e biunivoco.
Corrispondenza grafemi - fonemi
+ Corrispondenze grafemi - fonemi Grafemi Fonemi Limitazioni /a/ /b/ /k/ -e, -i /k/ /tʃ/ -[i]e, -i /tʃ/ -a, -o, -u /d/ /ɛ/ /e/ /f/ /ɡ/ -e, -i /ɡ/ /dʒ/ -[i]e, -i /dʒ/ -a, -o, -u - /i/ /j/ /j/, /i/ /k/ /l/ /ʎ/, /ʎʎ/1 -i /ʎ/, /ʎʎ/1 -a, -e -o, -u /m/ /n/ /ɲ/, /ɲɲ/1 -[i]a, -e, -i, -o, -u /ɔ/ /o/ /p/ /k(w)/ -u[a, e, i, o] /r/ /s/ /z/ /ʃ/, /ʃʃ/1 -[i]e, -i /ʃ/, /ʃʃ/1 -a, -o, -u /t/ /u/ /w/ /v/ /v/, /w/ /i/ /j/ /ts/, /tts/1 /dz/, /ddz/1 1Fonemi autogeminanti: fonemi che si pronunciano doppi in posizione intervocalica pur rimanendo grafematicamente scempi.
+ Corrispondenza fonemi - grafemi Fonemi Grafemi Nome /a/ /b/ /k/ C dura + e, i + u[a, e, i, o] /tʃ/ + e, i C dolce + a, o, u /d/ /ɛ/ E aperta /e/ E chiusa /f/ /ɡ/ G dura + e, i /dʒ/ + e, i G dolce + a, o, u /i/ i /j/ i /l/ /ʎ/ + i + a, e, o, u /m/ /n/ /ɲ/ /ɔ/ O aperta /o/ O chiusa /p/ /r/ /s/ S sorda /z/ S sonora /ʃ/ + e, i + a, o, u /t/ /u/ /w/ /v/ /ts/ Z sorda/dz/ Z sonora
Corrispondenza doppie - fonemi di grado intenso
+ Corrispondenze grafemi - fonemi Grafemi Fonemi Limitazioni -aa- /aa/ -bb- /bb/ -cch- /kk/ -e, -i: -cc- /kk/ /ttʃ/ -[i]e, -i -cci- /ttʃ/ -a, -o, -u -dd- /dd/ -ee- /ɛe/ /ee/ /eɛ/ -ff- /ff/ -ggh- /ɡɡ/ -e, -i -gg- /ɡɡ/ /ddʒ/ -[i]e, -i -ggi- /ddʒ/ -a, -o, -u -ii- /ii/ -ll- /ll/ -mm- /mm/ -nn- /nn/ -oo- /ɔo/ /oo/ /oɔ/ -pp- /pp/ -qq- /kk(w)/ -u[a] -rr- /rr/ -ss- /ss/ -tt- /tt/ -uu- /uu/ -vv- /vv/ -zz- /tts/ /ddz/
+ Corrispondenza fonemi - grafemi Fonemi grafemi /aa/ aa /bb/ bb /kk/ cc cch + e, i cq + u[a, e, i, o] qq + u[a] /ttʃ/ cc + e, i cci + a, o, u /dd/ dd /ɛe/ ee /ee/ ee /eɛ/ ee /ff/ ff /ɡɡ/ gg ggh + e, i /ddʒ/ gg + e, i ggi + a, o, u /ii/ ii /ll/ ll /ʎʎ/ gl + i gli + a, e, o, u /mm/ mm /nn/ nn /ɲɲ/ gn /ɔo/ oo /oo/ oo /oɔ/ oo /pp/ pp /rr/ rr /ss/ ss /ʃʃ/ sc + e, i sci + a, o, u /tt/ tt /uu/ uu /vv/ vv/tts/ zz z /ddz/ zz z
Regole ortografiche I gruppi , , e , , formano due sistemi complementari, e tra loro paralleli, di rappresentazione di due fonemi consonantici ciascuno: sordi il primo, /k/ (c dura) e /tʃ/ (c dolce), e sonori il secondo, /ɡ/ (g dura) e /dʒ/ (g dolce):
SordeSonore -e, -i C dura /(k)k/ -e, -i G dura /(ɡ)ɡ/ -a, -o, -u -a, -o, -u -[i]e, -i C dolce /(t)tʃ/ -[i]e, -i G dolce /(d)dʒ/ -a, -o, -u -a, -o, -u
questo per quanto riguarda il contesto vocalico; al di fuori di esso, e hanno invece pronuncia sempre dura, come si può dedurre dai nessi consonantici: /kr/, /kn/, /ɡr/, ecc.
Le lettere e rappresentano due fonemi vocalici ciascuno del medesimo timbro ma di diversa apertura: /e/ (e chiusa) ed /ɛ/ (e aperta) la prima, /o/ (o chiusa) e /ɔ/ (o aperta) la seconda; le aperte solo in sede tonica. La lettera non ha un corrispettivo fonetico, ma viene usata per modificare il suono originario nei nessi e in velare, e con funzione distintiva nelle voci del presenti del verbo avere e delle interiezioni. La lettera rappresenta i fonemi /i/ e il /j/, quest'ultimo solo in dittonghi ascendenti (ia, ie, io, iu); inoltre compare nei digrammi e e nei trigrammi e per modificarne la pronuncia, ma anche per ragioni puramente ortografiche in alcune parole nei nessi: , , e . La lettera compare quasi sempre nei nessi e , per indicare la nasale preconsonantica (/m/) davanti a bilabiale, fanno eccezione poche parole composte, per esempio panpepato. La lettera è sempre seguita da (semiconsonantica) più altra vocale, con valore /kw/, nei nessi: , , , ; il grado intensivo si scrive (/kkw/), e solo nelle parole soqquadro, beqquadro (o biqquadro) e derivati. La lettera rappresenta i fonemi /z/ (s sonora) e /s/ (s sorda), ma solo quest'ultima può avere grado intenso /ss/. La lettera rappresenta i fonemi /u/ e il /w/, quest'ultimo solo in dittonghi ascendenti (ua, ue, uo, uu), ed è l'unico valore che può avere nel nesso /kw/. La lettera rappresenta i fonemi /dz/ (z sonora) e /ts/ (z sorda) che hanno sempre grado intenso, /ddz/ o /tts/, in posizione intervocalica anche se scritti con lettera scempia , al posto di . I nessi e rappresentano il fonema /ʃ/ - sempre /ʃʃ/ in posizione intervocalica - il primo davanti a -e e -i, il secondo davanti alle altre vocali. I nessi e rappresentano il fonema /ʎ/ - sempre /ʎʎ/ in posizione intervocalica - il primo solo davanti a -i, il secondo davanti a tutte le altre vocali, ma se non preceduti da n. Il nesso rappresenta il fonema /ɲ/ - sempre /ɲɲ/ in posizione intervocalica - davanti a tutte le vocali. Le doppie rappresentano i fonemi quando pronunciati con grado intenso - con l'eccezione di /ʃʃ/, /ʎʎ/, /ɲɲ/ i cui nessi non mutano e di /ddz/ e /tts/ che possono essere anche rappresentati da lettera scempia , con le stesse restrizioni che valgono per le lettere scempie. Non possono però mai trovarsi in principio di parola, né in fine, ma solo in mezzo, quasi tutte in posizione intervocalica o tra vocale e liquida (-l- o -r-).
Alcuni nessi grafici già visti rappresentano una doppia possibilità di lettura:
, e possono rappresentare sia i fonemi semplici /tʃ/, /dʒ/ e /ʃ/, ma anche quelli articolati /tʃi/, /dʒi/ e /ʃi/: farmacia /farmaˈtʃia/, bugia /buˈdʒia/, sciare /ʃiˈare/. può rappresentare sia il fonema semplice /ʎ/, sia quello biconsonantico /ɡl/ glicine /ˈɡlitʃine/, tale pronuncia è di regola: quando preceduta da n, -ngl-: anglicano /anɡliˈkano/, ecc. in principio di parola con le sole eccezioni di gli /ʎi/ (articolo e pronome) e derivati (gliene, glielo, ecc.), e gliommero /ˈʎɔmmero/ nei derivati delle parole glifo /ˈɡlifo/ (aglifo, calcoglifia, diglifo, geroglifico, triglifo, ecc), negligere /neˈɡlidʒere/ (negligente, negligenza, ecc.), glicemia /ɡlitʃeˈmia/ (ipoglicemia, ipoglicemico, trigliceridi). in tutte le voci del verbo siglare: sigli /ˈsiɡli/, siglino /ˈsiɡlino/, ecc. può rappresentare sia il fonema semplice /ɲ/, sia quello biconsonantico /ɡn/ in alcune parole di origine straniera, wagneriano /vaɡneˈrjano/, e italiane gnosi /ˈɡnɔzi/, dal greco antico, ma in quest'ultima è considerata una pronuncia affettata, quella normativa è /ˈɲɔzi/. rappresenta normalmente solo il fonema /ʃ/, ma popolarmente è diffusa anche la dizione biconsonantica /stʃ/ quando il nesso è il composto di una prefissazione, scervellarsi /stʃerverlˈlarsi/, scentrare /stʃenˈtrare/, in luogo delle più corrette /ʃerverlˈlarsi/ e /ʃenˈtrare/.
Questioni ortografiche Elisioni con , e
L'elisione nello scritto - indipendente dalla sua realizzazione fonetica - è soggetta a limitazioni relative a questioni d'opportunità ortografica quando si è in presenza dei fonemi /k/ (-ch', -c'), /tʃ/ (-c'), /ʎ/ (-gl'), /sk/ (-sch', -sc'), /ʃ/ (-sc'), /ɡ/ (-gh', -g') e /dʒ/ (-g'). Non è semplice dare indicazioni di ordine generale, non coprendo la casistica concreta tutte le possibilità, tuttavia dagli esempi anche letterari, che verranno mostrati in seguito, si possono cogliere le seguenti indicazioni: l'elisione non muta il valore fonologico del fonema, cioè, per esempio, non muta da /k/ a /tʃ/; l'ortografia è generalmente quella che si adotterebbe se le parole fossero scritte in continuità.
Entrando nella specificità (ma non nei singoli casi per cui si rimanda alla pagina elisione) dei casi: