Aulularia ((Commedia) della pentola, adattato anche ne La pentola d'oro) è una commedia di Plauto.
Si tratta di una delle più celebri commedie plautine, benché a noi giunta mutila del finale: nel XV secolo l'umanista Urceo Codro le diede la conclusione poi divenuta classica. Inoltre l'autore del Seicento francese Molière si ispirò a questa commedia per L'avaro.
Trama Il vecchio Euclione ha scoperto sotto terra nella sua abitazione una pentola piena d'oro, nascosta da suo nonno, e vive nel costante terrore che gli venga sottratta. Sospetta, tanto per cominciare, della sua vecchia serva Stafila. Anche quando il suo ricco vicino Megadoro - su consiglio di sua sorella Eunomia - viene a chiedergli in sposa la sua figlia Fedria, Euclione sospetta che si tratti di una manovra per scoprire il suo oro; alla fine però accetta, precisando che Megadoro prenderà Fedria senza dote e pagherà tutte le spese della festa di matrimonio, prevista per il giorno stesso. Euclione non sa che sua figlia è stata violentata da Liconide, figlio di Eunomia e quindi nipote di Megadoro; è rimasta incinta, e Liconide vorrebbe sposarla. Intanto è arrivato Congrione, il cuoco chiamato per cucinare il banchetto nuziale, e Euclione, sentendolo più volte pronunciare la parola "pentola", pensa che sia un ladro e lo malmena, ma poi si rende conto della paranoia e lo lascia continuare a cucinare. Per sicurezza, però, Euclione decide di spostare la pentola d'oro nel tempio della dea Fede. Strobilo, servo di Liconide, vede Euclione nascondere la pentola e fa per prenderla, ma prima che possa farlo Euclione ritorna in scena, perquisisce Strobilo e poi decide di spostare la pentola nel bosco sacro al dio Silvano; questa volta il servo, che l'ha seguito anche lì, ruba la pentola e la nasconde in casa di Megadoro. Liconide intanto, con l'aiuto della madre Eunomia, ha spiegato a suo zio Megadoro la situazione ed ha ottenuto il consenso a chiedere in sposa Fedria. Quando va a parlare con Euclione, tuttavia, il vecchio è disperato perché si è accorto della sparizione della pentola, e tempesta di domande Liconide, il quale pensa che il vecchio stia parlando di sua figlia e della sua gravidanza. Strobilo, poi, offre la pentola a Liconide, cercando di comprarsi la libertà; qui il testo plautino si interrompe bruscamente.
Equivoci La commedia presenta una trama abbastanza semplice e lineare ed è caratterizzata dalla comicità scaturita dagli equivoci. L'acme si ottiene quando Liconide va da Euclione per confessargli di aver usato violenza contro la figlia. Il vecchio, che si era appena accorto che la pentola gli era stata rubata, viene trovato dal ragazzo a urlare per ciò che gli era accaduto. All'orecchio di Liconide che si sente in colpa, le frasi pronunciate da Euclione sembrano riguardare la violenza da lui stesso perpetrata su Fedria. Tuttavia, Euclione non sa niente delle vicende capitate alla figlia e Liconide non sa di quelle accadute ad Euclione. Perciò inizia un discorso equivoco e comico per il pubblico, che invece conosce entrambi gli accadimenti. Il tutto è giocato sull'utilizzo del pronome personale femminile, il quale indica per uno (Euclione) la pentola, per l'altro (Liconide) la fanciulla.
Prologo La commedia presenta un prologo che appare come un monologo esterno alla commedia vera e propria. Pertanto anche il personaggio che recita in esso, cioè il Lare domestico (Lar familiaris), non è coerente con gli altri personaggi. Infatti, il Lar familiaris non si presenterà nel resto della commedia; per di più è una figura propria della cultura e della religione romana: questo fatto risulta particolare in quanto la commedia, che è scritta sul modello di una greca, fa apparire in scena solamente personaggi greci, sebbene molteplici caratteristiche che appartengono loro siano tipicamente romane. Infatti, la decisione, da parte di Plauto, di far aprire la commedia ad un personaggio così vicino ai romani fa parte di quel processo, chiamato in latino “contaminatio”, conosciuto molto bene dall'autore, per il quale le commedie greche vengono adattate alla mentalità e sensibilità del popolo romano. Tuttavia, vengono mantenuti ambientazioni e personaggi greci cosicché gli accadimenti, purché irreali e offensivi verso figure di rilievo nella società, non vengano screditati per la loro poca veridicità o censurati da coloro i quali avevano potere. Così i romani si potevano immergere in un mondo fantastico, come poteva essere creduta da loro la Grecia.
Il Lare domestico ha una triplice funzione che è direttamente legata al corpo dell'opera, la stessa posizione di questa parte implica le sue finalità introduttive.
Innanzitutto, il prologo ha decisamente caratteristiche di un'introduzione. La trama della commedia è qui preannunciata, andando a cercare l'interesse e la curiosità degli spettatori. Ne sono rivelati i nuclei centrali, come le vicende amorose intorno alla fanciulla e l'interesse alla pentola con il denaro.
In secondo luogo, questa prima parte serve a presentare brevemente i personaggi principali, in modo che quando essi compariranno sulla scena, avranno una personalità già delineata e il pubblico potrà comprendere e apprezzare subito tutti gli effetti che ogni dialogo e ogni comportamento genera in quel particolare contesto.
Infine qui vengono resi noti alcuni fatti accaduti prima del punto d'inizio della narrazione, che durante la commedia non vengono ripresi o vengono solo accennati; ad esempio solo nel prologo è detto dell'incontro tra i due giovani durante la veglia in onore di Cerere. Anche la storia della pentola negli anni precedenti, pur di importanza abbastanza marginale, è rivelata solamente in questo primo monologo con lo scopo principale di inquadrare lo scenario nel quale si svolgerà la commedia. Tuttavia, queste informazioni sono assai importanti per tutta la rappresentazione, in quanto senza di essi, né gli effetti comici, né la narrazione stessa sarebbero comprensibili ed efficaci.
Qui di seguito è proposto il prologo recitato dal Lar familiaris:
(uscendo dalla casa di Euclione, rivolto al pubblico)
(Rientra in casa)
Argomento Precede il prologo un riassunto (argumentum) della storia, proposto in versi secondo lo schema dell'acrostico, attraverso il quale si legge il titolo dell'opera. Fatta eccezione per Bacchides e Vidularia, tutte le commedie di Plauto utilizzano questo accorgimento, probabilmente opera di grammatici di epoca più tarda rispetto all'autore. Le lettere evidenziate formano il titolo della commedia. Ne risulterebbe "AVLVLARIA", poiché nel latino classico non esisteva la lettera "u", ma la "v" poteva essere letta come "u".
Aulam repertam auri plenam Euclio Vi summa servat, miseris adfectus modis. Lyconides istius vitiat filiam. Volt hanc Megadorus indotatam ducere, Lubensque ut faciat dat coquos cum obsonio. Auro formidat Euclio, abstrudit foris. Re omni inspecta compressoris servolus Id surpit. illic Euclioni rem refert. Ab eo donatur auro, uxore et filio.
Sommario dei cinque atti Atto primo Euclione è un vecchio avaro che ha trovato nel giardino di casa una pentola d'oro, sepolta da suo nonno, avaro come lui. Dal momento del ritrovamento, la pentola con l'oro diventa l'unico pensiero di Euclione, un pensiero ossessivo che condiziona il suo modo di guardare gli avvenimenti e di comprendere ciò che gli viene detto. Euclione dapprima nasconde in casa propria la pentola, diffidando della stessa serva e recandosi al mercato.
Atto secondo Ma, proprio mentre sta uscendo di casa, incontra il vicino, Megadoro che, consigliato dalla sorella, Eunomia, gli chiede in moglie la figlia, essendo già avanti negli anni. Euclione pensa subito che il vecchio abbia saputo che egli ha rinvenuto una grande quantità d'oro e così rifiuta, ma viene poi convinto dal fatto che Megadoro è disposto a non ricevere la dote. Si reca dunque al foro, ignaro del fatto che sua figlia stia per partorire un bimbo frutto di una violenza subita da parte del giovane nipote di Megadoro, Liconide. Strobilo, servo di Liconide, si reca al mercato a fare provviste e ingaggia due cuochi, li guida poi a casa di Euclione, dove essi iniziano a cucinare per le nozze, previste per la sera stessa. Ma l'avaro, di ritorno dal foro, vedendo aperta la porta di casa sua e udendo un gran baccano, pensa che la sua casa sia messa al saccheggio.
Atto terzo Il terzo atto si apre con la disputa tra Congrione, il cuoco, ed Euclione. Quest'ultimo, pensando che Megadoro voglia sottrargli la pentola con la scusa del cuoco, porta fuori di casa le sue ricchezze e fa rientrare il cuoco. Sempre molto diffidente lascia il suo vicino, che aveva incontrato fuori casa, e medita di nascondere la pentola in un luogo più sicuro.
Atto quarto Il servo di Liconide, mandato in esplorazione dal padrone, vede Euclione che nasconde la pentola in un tempio, ma, scoperto, viene cacciato con violenza dall'avaro. Questi però non si arrende e, precedendo il vecchio, riesce a rubare la pentola che esso intanto aveva nascosto nel bosco di Silvano, fuori dalla città. Nel frattempo Liconide, con l'aiuto della madre Eunomia, riesce a rivelare l'accaduto a Megadoro, convinto poi di ottenere in sposa Fedria, come punizione. Uscito dalla casa dello zio incontra Euclione, disperato per la perdita della pentola; il giovane si decide ad ammettere la sua colpa e ne nasce un equivoco che costituisce uno dei passaggi di maggior effetto sul pubblico. I due alla fine si accordano ed Euclione concede sua figlia a Liconide.
Atto quinto Nel quinto atto, arrivato a noi incompiuto, il servo di Liconide rivela al padrone di aver trovato un'enorme ricchezza, che il padrone collega subito a quella di Euclione. Qui l'opera si interrompe ma si può verosimilmente credere che, in cambio della libertà, Liconide si facesse restituire il denaro dal servo; quindi lo restituiva a Euclione e questi gliela concedeva, quale dote, insieme alla figlia.
Personaggi Principali Euclione: rappresenta la tipica maschera del vecchio avaro; questa sua caratteristica principale, come succede spesso nelle commedie, è ingigantita per renderla evidentemente comica, in quanto il personaggio assume i tratti di pura e totale pazzia. La gelosia che ha per la sua pentola lo porta a diffidare di ogni persona che lo incontra e scambia qualche parola con lui. Nei suoi dialoghi dimostra anche di avere un'indole violenta e collerica con chiunque si frapponga tra lui e il denaro. Euclione rappresenta il vero protagonista della commedia di carattere (l'Aulularia) in quanto va oltre alla semplice macchietta comica e diventa un personaggio vivo e reale, mostrando caratteristiche che appartengono a tutti gli uomini: la paura della povertà, la diffidenza nei confronti degli estranei e l'attaccamento al denaro. Megadoro: questo personaggio è messo a confronto con Euclione in quanto sono entrambi di età avanzata, ma hanno un rapporto del tutto differente con il denaro. Euclione è povero e avaro; Megadoro è invece benestante e non si fa riguardi a spendere. Questa differenza è sottolineata in diverse situazioni che interessavano entrambi, come i preparativi per le nozze. Liconide: sarebbe forse il protagonista, ma il finale mancante ci impedisce di capire quanto sia lo spessore riservato a questo personaggio; infatti ha la sua entrata verso la parte finale del testo pervenutoci e le sue battute sono relativamente poche. Si trova a disputare per ottenere la fanciulla con lo zio, ma la parentela non sembra influenzare il corso degli eventi. È evidente la sua funzione di personaggio tipico delle commedie plautine, quella del giovane, coinvolto in una avventura amorosa e in lotta con avversari tipici come in questo caso il vecchio avaro.