La Dieta della Dalmazia (in tedesco Dalmatinischer Landtag, in croato Dalmatinski sabor, in serbo Далматински сабор) fu il parlamento del Regno di Dalmazia all'interno dell'Impero austro-ungarico.

Storia Le premesse

Nell'ambito delle riforme costituzionali promosse dall'imperatore Francesco Giuseppe col Diploma imperiale del 20 ottobre 1860, l'Impero venne in qualche maniera "federalizzato", seguendo l'opinione della maggioranza dei componenti del Consiglio dell'Impero: in base a tali determinazioni, ogni provincia del regno avrebbe ricostituito - o costituito ex novo - una propria Dieta, alla quale sarebbero stati demandati molti poteri legislativi e giudiziari.

In Croazia la legge imperiale, accompagnata dalla prima convocazione della locale Dieta, venne accolta molto favorevolmente, e fin dalle prime riunioni i rappresentanti invocarono l'unione con la Dalmazia: un'antica questione periodicamente sollevata di fronte alle autorità imperiali.

Un autografo imperiale del 5 dicembre creò a Vienna un "Dicastero Aulico" (ministero) per la Croazia-Slavonia (dal 1862 al 1869 la Regia Cancelleria Aulica Croato-Slavona), introdusse la lingua croata nell'amministrazione di quei territori e dichiarò di tener conto delle richieste di ricostituzione dell'antico triregno croato-slavone-dalmato, rinviando però una decisione definitiva al momento in cui la Dalmazia, ancora priva di Dieta provinciale, sarebbe stata in grado di esprimere una propria volontà politica. Si stabilì inoltre che una rappresentanza politica della Dalmazia sarebbe stata inviata a Zagabria per discutere la questione in una conferenza presieduta dal bano di Croazia, la massima autorità politica nel territorio croato-slavone.

L'autografo imperiale produsse varie rimostranze nelle città dalmate: fu in particolare la congregazione municipale di Spalato - guidata da Antonio Bajamonti - a distinguersi per l'asprezza delle proteste, inviando un appello a Francesco Giuseppe perché convocasse la Dieta provinciale della Dalmazia prima di prendere alcuna decisione riguardo all'assetto costituzionale della provincia all'interno dell'Impero. Nella relazione allegata all'appello, Bajamonti scrisse alcune frasi poi divenute famose: "Il Dalmata quand'anche dovesse essere Slavo, non sarà mai Croato per elezione!".

Gran parte dei municipi dalmati, sulla scorta di Spalato, rifiutò di inviare i propri rappresentanti a Zagabria, decidendo invece di formare una delegazione che andasse a Vienna per perorare le tesi antiannessionistiche.

Nel frattempo, alla corte imperiale si iniziò a temere che la concessione di poteri troppo estesi alle Diete avrebbe facilitato lo scatenarsi di forze nazionali centrifughe, riducendo l'autorità dell'imperatore.

Nel febbraio del 1861 si tennero numerose riunioni del Consiglio dei ministri austriaco, nel corso delle quali si discusse a lungo il problema della Dalmazia e della sua possibile riunione con la Croazia: Ivan Mažuranić, presidente del Dicastero Aulico per la Croazia-Slavonia, perorò appassionatamente la causa, spalleggiato dal ministro degli esteri Bernhard von Rechberg, che riteneva l'unione necessaria per contrastare un presunto "pericolo italiano" nei confronti della Dalmazia: era necessario - spiegò Rechberg - rafforzare l'elemento slavo in Dalmazia, fedele all'Austria, di fronte ai sogni secessionisti di una minoranza italiana molto influente. Le posizioni degli autonomisti dalmati furono invece sostenute dai politici liberali di lingua tedesca, che riuscirono a convincere l'imperatore a rinviare la decisione, convocando una Dieta provinciale dalmata che avrebbe successivamente negoziato con i rappresentanti croati sull'eventualità dell'unificazione.

La creazione della Dieta Consigliato dai liberali di lingua tedesca, Francesco Giuseppe emanò una patente il 26 febbraio 1861 con la quale si creava un Parlamento imperiale (Consiglio imperiale), composto da Camera e Senato con vasta competenza legislativa, riducendo drasticamente i poteri precedentemente previsti per le Diete provinciali. All'interno di questa patente, vennero approvati 15 statuti delle ricostituite Diete provinciali, con i relativi regolamenti dietali, che prevedevano un sistema elettorale che concedeva il diritto di voto solo a chi era in possesso di un pur minimo censo.

Il sistema elettorale era fondato su quattro curie, rappresentanti diversi corpi sociali: Gli alti censiti (che in Dalmazia eleggevano dieci rappresentanti) Le città (otto rappresentanti) Le camere di commercio (tre rappresentanti) I comuni rurali (venti rappresentanti) Oltre a questi, per il Regno della Dalmazia era previsto che fossero deputati di nomina imperiale l'Arcivescovo di Zara e il vladika (metropolita) ortodosso per la Dalmazia, Istria e Albania pro tempore. La sede della Dieta sarebbe stata Zara.

Questo sistema favoriva le classi borghesi e aristocratiche, nonché le popolazioni cittadine rispetto a quelle contadine: se nel resto dell'Impero rafforzava il peso politico del gruppo tedesco, nelle regioni orientali dell'Adriatico (Istria, Quarnero e Dalmazia) favoriva le popolazioni di lingua e cultura italiana, tradizionalmente più ricche e concentrate nelle città della costa.

Fra i rappresentanti della Dieta veniva eletta la Giunta, composta dal Presidente (anche presidente della Dieta) e da quattro assessori, più quattro assessori-sostituti che intervenivano nei lavori di giunta in assenza dei titolari.

La prima Dieta del 1861

Sulla base di queste premesse, fra il 24 e il 30 marzo 1861 si tennero le prime elezioni per la Dieta provinciale della Dalmazia.

Queste sancirono un'eclatante vittoria del movimento liberale autonomista (Partito Autonomista) rispetto alla formazione avversa del Partito del Popolo croato (Partito Popolare, dal 1889 Partito Popolare Croato o Partito Nazionale Croato) chiamato anche "Annessionista" o "Nazionale" (croato: Narodna stranka, dal 1889 Narodna hrvatska stranka). Gli autonomisti conquistarono 29 seggi su 43.

PartitoSeggiPartito Autonomista 29Partito del Popolo 12Di nomina imperiale2Totale43 NOTA: In questa e nelle successive tabelle sono esclusi dal conteggio i seggi assegnati di diritto

Eletti per Partito Autonomista: Antonio Bajamonti, Cosimo de Begna Possedaria, Vittorio Bioni, Francesco BorelliIl conte Francesco Borelli di Wrana viene spesso ricordato per il suo fiero discorso contrario all'unione del Regno di Dalmazia col Regno di Croazia e Slavonia, tenuto il 26 settembre 1860 di fronte al Consiglio dell'Impero. In risposta ai rappresentanti del partito croato che citava degli antichi diritti sulla Corona della Dalmazia, egli fra l'altro dichiarò: "Dal trattato di Campoformio la Dalmazia non riconosce derivante verun diritto sulla sua corona, perché l'armi francesi non la possedevano allora, e ciò che non si ha, non si può dare; e pella medesima ragione impugna qualunque pretesa fondata sopra qualunque anteriore o posteriore concessione di diritti sulla nostra Corona, non sostenuti dal fatto di un anteriore possesso", cit. in C. de Cerineo Lucio, Studi critici sulle condizioni politiche e civili della Dalmazia, Spalato, Tipografia V.Oliveti e Giovannizio, 1861, p. 81, Simeone Bujas, Antonio Buljan, Vincenzo degli Alberti, Giuseppe Descovich, Melchiorre Difnico, Leonardo Dudan, Vincenzo Duplancich, Antonio Fanfogna, Natale Filippi, Antonio Galvani, Giacomo Ghiglianovich, Giorgio Giovannizio, Luigi Lapenna, Giovanni Battista Macchiedo (o Machiedo), Girolamo Macchiedo (o Machiedo), Giovanni Marassovich, Niccolò Mirossevich, Spiro Petrović, Antonio Radman, Giovanni Radmilli, Luigi Serragli, Giovanni Smerchinich, Antonio Smirich (sostituito nel 1863 da Giovanni Salghetti-Drioli), Giacomo Vucovich, Girolamo Vusio.

Eletti per il Partito del Popolo: Marino Giorni, Josip Gjurović (sostituito nel 1863 da Kosta Vojnović), Miho Klaić, Krsto Kulisić, Krsto Jerković, Stjepan Mitrov Ljubiša, Mihovil Pavlinović, Djure Pulić, Petar Radulović, Pane Sablić, Bernardo Verona (sostituito nel 1863 da Josip Banović-Damianović), Luka Tripković.

Presidente della Dieta: Spiro Petrović (serbo Autonomista.)

In questa prima elezione non si era ancora radicalizzata l'identificazione fra il Partito Autonomista e il Partito del Popolo rispettivamente con gli italiani e i croati (o più in generale gli slavi della Dalmazia): l'idea della Nazione Dalmata - cara al Tommaseo - e cioè di una nazione-ponte fra Slavia e Italia - aveva fatto breccia anche fra i dalmati di etnia slava, tanto che fra gli autonomisti risultarono eletti alcuni esponenti serbi (Petrović) o bilingui ma di madrelingua croata (Buljan, Bujas, Marassovich e Mirossevich). Allo stesso tempo, fra gli annessionisti tutti conoscevano la lingua italiana ed alcuni (Giorni e Verona) erano pure etnicamente italiani: le cronache del tempo segnalano addirittura che alcuni deputati annessionisti venivano derisi per la loro incapacità d'esprimersi in croato.

Il 18 aprile 1861, la Dieta votò una mozione presentata da Bajamonti e Galvani per respingere la richiesta di unione della Dalmazia alla Croazia e Slavonia. Solo due furono i voti contrari.

La Dieta del 1864 Partito SeggiPartito Autonomista 32Partito del Popolo 9Di nomina imperiale2Totale43 Eletti per il Partito Autonomista (NB: Si riportano i nomi che si è riuscito a repererire): Girolamo Alesani (1864-1866), Antonio Bajamonti, Cosimo de Begna Possedaria, Vittorio Bioni, Orsatto Bonda, Giuseppe Descovich (1866-1867), Melchiorre Difnico, Pietro Doimi, Stefano Doimi, Giovanni Fanfogna, Natale Filippi (1866-1867), Antonio Galvani, Giacomo Ghiglianovich (1866-1867), Nicola Lallich, Francesco Lanza, Luigi Lapenna (1864-1866), Giovanni Battista Macchiedo (o Machiedo), Pietro Doimo Maupas, Luigi Mery, Simeone Michieli Vitturi, Andrea Nicolich, Spiridione Petrovich, Giuseppe Piperata, Valerio Ponte, Giovanni Radmilli, Simeone Rossignoli, Luigi Serragli, Antonio Stermich, Giacomo Vucovich, Vincenzo Vuletich, Giovanni Zaffron, Francesco Zanchi.

Presidente della Dieta: Spiro Petrović (serbo del Partito Autonomista).

La Dieta del 1867

Partito SeggiPartito Autonomista 26Partito del Popolo 15Totale41 Eletti per il Partito Autonomista (NB: Si riportano i nomi che si è riuscito a repererire): Girolamo Alesani (1869-1870), Antonio Bajamonti, Cosimo de Begna Possedaria, Vittorio Bioni, Agostino Cindro, Giuseppe Descovich (1867-1868), Stefano Doimi (1867-1869), Giovanni Fanfogna, Gaetano Frari, Luigi Frari, Giacomo Ghiglianovich, Giorgio Giovannizio, Stefano Knezevich (precedentemente nel Partito del Popolo), Luigi Lapenna, Enrico Matcovich, Pietro Doimo Maupas, Andrea Nicolich, Spiridione Petrovich, Giuseppe Piperata, Antonio Radman, Antonio Rolli, Simeone de Rossignoli, Giovanni Salghetti-Drioli, Luigi Serragli, Giacomo Vucovich, Vincenzo Vuletich, Giovanni Zaffron.

Presidente della Dieta: Spiro Petrović (serbo del Partito Autonomista).

La Dieta del 1870

Partito SeggiPartito del Popolo 25Partito Autonomista 16Totale41

Membri di diritto: Pietro Doimo Maupas (Arcivescovo di Zara, Primate della Dalmazia), Stjepan Knežević (Vescovo greco-orientale per la Dalmazia). Eletti per il Partito Autonomista (NB: Si riportano i nomi che si è riuscito a repererire): Vincenzo Alesani, Antonio Bajamonti, Cosimo de Begna Possedaria (1870-1873), Valerio de Ponte (1870-1870), Natale Filippi (1870-1873), Gaetano Frari, Matteo Gligo, Stefano Knezevich, Andrea Krussevich (1872-1873 e 1875-1876), Francesco Lanza di Casalanza (1870-1874), Luigi Lapenna (1872-1873), Luigi Mery, Francesco Milcovich (1874-1876), Giuseppe Mladineo (1871-1874), Luigi Nutrizio (1875-1876), Giuseppe Piperata (1871-1873), Giuseppe Radman (1874-1876), Simeone Rossignoli (1874-1876), Niccolò Trigari (1874-1876), Vincenzo Vuletich (1871-1876).