Le avventure dell'ultimo Abenceragio è una novella pubblicata solamente dopo venti anni dalla sua ultima stesura dello scrittore francese François-René de Chateaubriand.

Lo stesso autore, nelle note introduttive giustifica questa lunga attesa, addebitandola alla intricata situazione politica europea degli inizi del XIX secolo.Jole Pascerelli, Introduzione a L'ultimo abencerage, Roma, Paoline, 1966, pp. 5-10.

Trama Il racconto è anche un pretesto - come scrisse lo stesso autore nella sua prefazione - a trattare delle motivazioni che spinsero i popoli Zegris, di origine berbera, e gli Abenceragi, con le loro innumerevoli ostilità, a partecipare attivamente allo sviluppo storico dell'Andalusia, dall'invasione del XIII secolo da parte delle forze musulmane fino alla riconquista avvenuta il 2 gennaio 1492, con l'espulsione dell’ultimo dei governanti moreschi.

I protagonisti sono i due rappresentanti delle casate più in vista in quegli anni, con il difetto di essere per lo più nemiche: da una parte Bianca, discendente addirittura del condottiero spagnolo dell'XI secolo El Cid, già vincitore dei Mori, e dall'altra Aben-Hamet, erede degli Abenceragi, signori di Granata.

La narrazione non si sofferma tanto sui riferimenti storici o sugli episodi guerreschi, quanto sulla intricata e sofferta passione amorosa, dolorosa e tormentata, dei due protagonisti, impossibilitati a un'unione a causa delle insormontabili clausole religiose. Oltre alla fede, altri elementi concorrono all'intreccio, quali la tradizione, la famiglia e la Patria.

Il loro amore è destinato a fallire, e della protagonista si perderanno lentamente le tracce, mentre del suo amoroso rimarrà una tomba indicata dai turisti come quella dell'ultimo valoroso degli Abenceragi.

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