Biografia Figlio di un imbianchino e di una serva della gleba, rimase presto orfano di madre e fu educato insieme con i numerosi fratelli con durezza. Fin dall'infanzia fece piccoli lavori, e a nove anni era fattorino di una fabbrica tessile di Ivanovo, cittadina di provincia destinata a diventare il maggior centro dell'industria tessile della Russia. In questa città dove non c'era «mai nulla di nuovo - scriveva nel 1864 - soltanto il fango immenso», Nečaev studiò nella scuola privata di Vasilij Demet'ev, uno scrittore di racconti ispirati alle tradizioni della vita popolare.
Conobbe anche un altro scrittore, Filipp Diomidovič Nefëdov (1838-1902) il quale, figlio di servi agiati, aveva potuto trasferirsi a Mosca per studiare e iniziarvi una carriera di scrittore, dedicata alla descrizione della vita dei contadini e degli operai della sua terra di origine. Con Nefëdov si tenne in corrispondenza, scrivendogli della sua volontà di lasciare Ivanovo, e fu lo scrittore ad aiutarlo a sistemarsi a Mosca, nell'agosto del 1865, dove Nečaev diede gli esami per ottenere il diploma di maestro.
Fu respinto, ma l'anno dopo li ripeté, questa volta con successo, a San Pietroburgo, diventando insegnante in una scuola della capitale. Il 4 aprile di quell'anno Karakozov aveva sparato allo zar Alessandro II, mancando il bersaglio. Tre anni dopo Nečaev scriverà che «l'inizio della nostra santa causa è stato posto da Karakozov il mattino del 4 aprile 1866. Il suo atto dev'essere considerato come un prologo. Operiamo, amici, perché venga presto il dramma stesso».«Narodnaja Rasprava», 1, 1869.
Divenuto uditore all'Università di San Pietroburgo nell'autunno del 1868, ispirandosi alle figure di Babeuf e di Filippo Buonarroti, Nečaev era entrato in contatto con Z. K. Ralli e con Tkačëv, entrando a far parte con quest'ultimo di un piccolo gruppo clandestino formato di studenti, che avrebbe dovuto influenzare in senso rivoluzionario il movimento studentesco. Era convinto che una sollevazione di contadini fosse imminente: il 19 febbraio 1870 scadeva infatti il termine previsto dalla riforma che nel 1861 aveva liberato i servi. Dopo nove anni, milioni di contadini liberati avrebbero dovuto scegliere se continuare a pagare il riscatto al signore su quella parte supplementare di terra loro assegnata, oppure restituirla.
Tali concetti erano indicati nel Programma di azioni rivoluzionarie, scritto da Nečaev e Tkačëv. Poiché il regime sociale presente era «una massa di bassezze, viltà e ingiustizie», era naturale che «un simile ordine non potesse durare eternamente», essendo «legge storica» la rivoluzione, e perciò occorreva «creare la maggior quantità di tipi rivoluzionari, sviluppare nella società la coscienza d'una eventuale e inevitabile rivoluzione quale mezzo per raggiungere un migliore ordine di cose».F. Venturi, Il populismo russo, I, 1952, p. 591.
Nel gruppo clandestino si sarebbero temprati i veri rivoluzionari: «coloro che entrano a far parte dell'organizzazione dovranno abbandonare ogni proprietà, occupazione o legami familiari», in modo da essere concentrati nell'unico scopo. Il gruppo sarebbe stato formato nello «spirito del decentramento e della legge del movimento», nel senso che i rivoluzionari avrebbero avuto autonomia d'azione rispetto al centro dell'organizzazione, e avrebbero cambiato luogo d'azione in qualunque momento, nello spirito dell'anarchismo bakuniniano.
Entro il maggio del 1869 si sarebbe dovuto formare un primo nucleo di rivoluzionari operanti a Mosca e a Pietroburgo, successivamente l'agitazione si sarebbe dovuta svolgere nelle province, fino alla rivoluzione generale nella primavera del 1870. Per cercare collegamenti in Europa, Nečaev partì il 4 marzo 1869 per Ginevra, dove raccontò pubblicamente di essere stato arrestato in Russia per due volte e per due volte essere riuscito a evadere. Si trattò di una sua invenzione, adatta a presentarlo come un modello di grande rivoluzionario.F. Venturi, cit., p. 593.
La sua personalità e i suoi racconti sui movimenti in atto impressionarono gli ambienti dell'emigrazione russa. Ogarëv gli dedicò una poesia, che fu diffusa in Russia in ottobre, mentre Bakunin scrisse di Nečaev con entusiasmo a James Guillaume, il 13 aprile: «uno di quei giovani fanatici che non conoscono dubbi, che nulla temono e che hanno deciso in modo assoluto che molti, moltissimi di loro dovranno perire sotto i colpi dei governi, ma che non per questo si fermeranno, sino a quando il popolo russo insorgerà. Sono magnifici questi giovani fanatici, credenti senza dio, eroi senza frasi».A. A. Gambarov, Le discussioni su Nečaev. Sul problema della riabilitazione storica di Nečaev, 1926, p. 85.
Il Catechismo del rivoluzionario
Con Bakunin scrisse il Catechismo del rivoluzionario. Erano idee da tempo maturate negli ambienti rivoluzionari - Išutin le aveva già espresse costituendo il suo Inferno - la novità stava piuttosto nella forma scandita e perentoria utilizzata da Bakunin, cui il Catechismo è soprattutto da attribuire.B. P. Koz'min, P. N. Tkačëv e il movimento rivoluzionario degli anni 60, 1922. Il rivoluzionario «è un uomo perduto» che non ha «interessi propri, né cause proprie, né sentimenti, né abitudini, né proprietà, nemmeno un nome». Il suo unico ed esclusivo interesse è la rivoluzione. Egli è in rotta con le leggi e le convenzioni della società, disprezza ogni dottrinarismo, poiché la sua unica scienza è «quella della distruzione», disprezza l'opinione pubblica e odia l'etica sociale, perché «è morale tutto ciò che permette il trionfo della rivoluzione, immorale tutto quello che l'ostacola». Il rivoluzionario è un uomo implacabile, severo con sé e con gli altri, pronto alla tortura e alla morte. La sua natura «esclude ogni romanticismo, ogni sentimentalismo, ogni entusiasmo e ogni seduzione. Essa esclude pure l'odio e la vendetta personale. La passione rivoluzionaria, diventata per lui passione d'ogni giorno, d'ogni minuto, deve congiungersi al freddo calcolo».
Il rivoluzionario vive nella società «fingendo di essere ciò che non è». Egli dividerà le persone in sei categorie. La prima categoria è costituita da coloro che devono morire subito: «è necessario distruggere coloro che possono fare più male per l'organizzazione rivoluzionaria». La seconda è formata da coloro che possono vivere temporaneamente, «perché i loro terribili atti porteranno il popolo a una rivolta inevitabile». La terza categoria comprende le persone altolocate, ricche e influenti, che devono essere ricattate sfruttando «i loro sporchi segreti», così che il loro potere diventi «un tesoro e un grande aiuto per molte imprese rivoluzionarie». La quarta categoria è costituita dai «politici ambiziosi e liberali di varie sfumature», che possono essere condizionati «in modo che danneggino lo stato con le loro stesse mani». La quinta categoria consiste nei dottrinari, nei rivoluzionari a parole, che devono essere spinti in manifestazioni pratiche, in modo che «la maggior parte di loro periranno, mentre alcuni diventeranno veri rivoluzionari». La sesta categoria è formata dalle donne. Se «vuote e senz'anima», saranno trattate come gli uomini della terza e quarta categoria; se «appassionate ma inconsapevoli», come gli uomini della quinta categoria, se interamente dedite alla causa rivoluzionaria, saranno «il nostro tesoro più prezioso senza il cui aiuto non possiamo avere successo».
Infine, il Catechismo enunciava il programma politico dell'organizzazione: «L'unica rivoluzione che salverà il popolo sarà quella che distruggerà alla radice ogni cosa stabilita, che annienti in Russia tutte le tradizioni statali, gli ordini e le classi». Per questo, occorreva unirsi a quegli elementi del popolo che sempre avevano protestato con i fatti «contro tutto quanto fosse direttamente o indirettamente legato allo stato: contro la nobiltà, la burocrazia, i preti, le ghilde, i kulaki».F. Venturi, cit., pp. 597-599.
Nello stesso periodo, nel maggio del 1869, Bakunin lanciò il manifesto dell'«andata al popolo», secondo il quale la gioventù colta doveva essere «la levatrice dell'autoliberazione popolare, l'unificatrice delle energie e degli sforzi del popolo». Per ottenere questo scopo, essa avrebbe dovuto «sprofondarsi, affogarsi nel popolo».S. G. Svatikov, Il movimento studentesco del 1869. Bakunin e Nečaev, 1907, p. 233. Nella successiva Posizione del problema rivoluzionario, Bakunin ribadiva la necessità della «distruzione totale di tutte le condizioni e le forme dello Stato», contro le posizioni dei «rivoluzionari libreschi» i quali «giocano alla rivoluzione, ma sono incapaci di farla», non comprendendo che «la vera scuola è il popolo».F. Venturi, cit., p. 601.
Bakunin e Nečaev scrissero insieme I principi della rivoluzione, dove rifiutavano l'idea di un'organizzazione rivoluzionaria diretta dall'alto. La distruzione dello Stato doveva avvenire per opera dell'iniziativa spontanea delle forze popolari, mentre il compito dei cospiratori era quello di «nascondersi nella massa», collegando le folle insorte, «imprimendo loro una medesima direzione e dando al movimento un carattere e uno spirito comuni». Per la prima volta Bakunin accettava il terrorismo come mezzo di lotta politica, portando Karakozov come esempio di rivoluzionario coerente.F. Venturi, cit., pp. 602-603.
La Narodnaja Rasprava
Nell'estate del 1869 Nečaev fondò l'organizzazione Narodnaja Rasprava, che può tradursi con Giustizia popolare o meglio Giustizia popolare sommaria, ovvero Jacquerie o, in russo, Pugačëvščina, che aveva per simbolo un'ascia contornata dalla scritta "Comitato della narodnaja rasprava del 19 febbraio 1870. Sezione russa della società mondiale rivoluzionaria".F. Venturi, cit., pp. 604 e 618. Contemporaneamente, veniva pubblicato il primo numero della rivista omonima, che proclamava l'imminente insurrezione popolare e contadina. Bandito ogni dottrinarismo, «stracci scientifici e pseudo scientifici», vi si scriveva, «senza risparmio di vite, senza arrestarci di fronte a nessuna minaccia», occorreva «buttarsi nella vita del popolo» e risvegliarvi «la fede nella sua potenza» per spingerlo «verso il trionfo della sua causa».
Il popolo, i mužiki, non avevano bisogno di «maestri non richiesti» per «spazzare dalla faccia della terra i potenti e gli oppressori», come aveva dimostrato Sten'ka Razin, quando l'obiettivo dell'eguaglianza sociale fu realizzata molto meglio che «nei falansteri di Fourier, nelle istituzioni di Cabet, di Louis Blanc e di altri dotti socialisti, meglio che nelle associazioni di Černyševskij». Anche i decabristi avevano indicato la giusta via, e più recentemente Išutin e Karakozov: «con loro apparvero gli uomini del fatto, dell'azione».
Nečaev si diceva sicuro che il 19 febbraio 1870, l'atto finale della riforma, «l'odio meditato scoppierà come una tempesta sulla nobiltà che affoga nei vizi e nell'abbondanza». Il capo dei gendarmi Mezencov, il governatore Trepov e «altri porci» pagheranno per i loro crimini, agli scrittori reazionari come Katkov bisognerà «strappare la lingua, onde liberarsi dalla menzogna sistematica, dal tradimento nella letteratura e nella scienza». Infine, lo zar Alessandro sarà consegnato al tribunale contadino.F. Venturi, cit., pp. 604-608.