Sorella di Giacomo Leopardi, fu autrice di diverse traduzioni dal francese e di una biografia di Mozart.
Biografia Paolina Leopardi fu la terzogenita - dopo Giacomo e Carlo - e unica figlia femmina dei dieci figli del conte Monaldo e di Adelaide Antici.
Gioventù Fu battezzata nella chiesa recanatese di Santa Maria Morello con il nome di Paolina Francesca Saveria Placida Blancina Adelaide. Nacque settimina, secondo quanto ella stessa scrisseAll'amica Marianna Brighenti nel settembre 1831., perché la madre, «gravida di sette mesi, cadde dalle scale, ed io mi affrettai tosto di uscire fuori per godere di questo bel mondo, di cui ora mi affretterei di uscire, se potessi».
Era «piccola e gracile, aveva capelli bruni e corti, occhi di un azzurro incerto, viso olivastro e rotondetto: era brutta, ma di una gentilezza, di una bontà, che potean farla parere graziosa a chi la conoscesse intimamente»E. Boghen-Conigliani, La donna nella vita e nelle opere di Giacomo Leopardi, Firenze 1898, p. 62-63.. In presenza di estranei, parlava pochissimo, dando loro un'impressione di scarsa cordialità, ma era in realtà molto timida e «aveva vissuto troppo lontano dalla società per sapervi stare con disinvoltura: ma nelle circostanze in cui vide sé oggetto di delicate ed amorevoli attenzioni, la sua gratitudine fu profonda e durevole. Non era prodiga della sua amicizia; quando però l'aveva concessa, era fida e sicura»T. Teja Leopardi, Note biografiche sopra Leopardi e la sua famiglia, in A. Panajia, Teresa Teja Leopardi. Storia di una 'scomoda' presenza nella famiglia del poeta, Pisa, 2002..
Compagna di giochi dei fratelli maggiori, era da loro soprannominata don Paolo perché, essendo sempre vestita di nero e portando i capelli corti, le veniva affidato il personaggio del parroco.G. Fagioli Vercellone, Leopardi, Paolina, in «Dizionario Biografico degli Italiani», 2003. Adulta, collaborò col padre nella redazione delle riviste La Voce della Ragione e La Voce della Verità: stava a lei l'incarico di recensire e tradurre articoli dei giornali francesiM. Leopardi, Memorie della «Voce della Ragione», Roma, 1886.. Anch'essa, come i fratelli, era sottoposta dai genitori a un regime "reclusorio" in casa Leopardi, all'interno del quale essi erano totalmente schiacciati dal sistema delle vincolanti decisioni genitoriali sulla loro vita.Elio Gioanola, Leopardi, la malinconia, Jaca book, 1995, p.59 Le proposte di matrimonio Come era allora d'abitudine, i genitori si posero presto il problema di accasare la figlia, valutando anche le spese necessarie al suo matrimonio. Ne era ben informato anche Giacomo, che il 5 gennaio 1819 scriveva all'amico Pietro Giordani che i genitori avrebbero riservato a lei una dote non superiore alle 40.000 lire - cifra per altro rispettabile - e non avrebbero sollevato obiezioni contro un marito di casato non nobile, purché di «civiltà competente»G. Leopardi, Epistolario, Torino 1998, p. 230.. La notizia del primo fidanzamento e del previsto matrimonio fu però data da Giacomo al Giordani solo due anni dopo, il 13 luglio 1821: «La mia Paolina questo gennaio sarà sposa in una città dell'Urbinate, non grande, non bella, ma con persona comoda, liberissima ed umana»G. Leopardi, cit., p. 514..
In vista del matrimonio con tale Pier Andrea Peroli, di Sant'Angelo in Vado, già vedovo con un figlio di un anno, Giacomo compose la canzone Nelle nozze della sorella Paolina che è in realtà, come costume retorico del tempo, un pretesto per celebrare le presunte virtù di un passato vivo solo nei libri di storia. Lo ammette indirettamente lo stesso poeta, dando al Giordani il 1º febbraio 1823 la notizia del fallimento del progetto matrimoniale: «Paolina non fu più sposa. Voleva, e ciò (lo confesso) per consiglio mio e di Carlo, fare un matrimonio alla moda, cioè d'interesse, pigliando quel signore ch'era bruttissimo e di niuno spirito, ma di natura pieghevolissimo e stimato ricco. S'è poi veduto che quest'ultima qualità gli era male attribuita, e il trattato, ch'era già conchiuso, è stato rotto»G. Leopardi, cit., p. 644..
Paolina cercava nel matrimonio principalmente il mezzo per allontanarsi da casa Leopardi, come testimoniano le sue lettere: «[...] il paese dove vivo io è casa Leopardi; e voi sapete meglio di me come vi si vive. In somma io sono disperata [...]»Lettera di Paolina a Giacomo, 13 gennaio 1823..
La possibilità di un nuovo accordo matrimoniale capitò dopo poche settimane: il fratello Carlo conobbe un tal Ranieri (o Raniero) Roccetti, bel giovane elegante, colto e di buone maniere, e lo propose come possibile fidanzato a Paolina, alla quale piaceva molto, anche se ne temeva la fama di libertino e forse si sentiva anche, al suo cospetto, priva di lusinghe: e infatti il Roccetti scelse già il mese dopo un altro partito, una vedova benestante, «giovane però, e bella»Lettera di Carlo a Giacomo, 19 marzo 1823.. Quel giovane restò a lungo nel cuore di Paolina: «Io ho amato un giovane signore marchigiano» - scriverà quasi dieci anni dopoLettera di Paolina ad Anna Brighenti, 14 aprile 1832. - «di nome Ranieri [...] l'ho amato tu non puoi immaginare con quale ardore; io era sua sposa, perché tutto era combinato [...] ed egli era quale lo avevo desiderato nei miei sogni».
Sfumato subito un altro pretendente, tale Osvaldo Carradori, sembra per l'opposizione dei genitori di Paolina, ancora in quel 1823 fu la volta del Cavaliere Luigi Marini, direttore generale del catasto di Roma, circa cinquantenne, vedovo con figli già adulti di una moglie «zoppa e brutta», da lui amata «svisceratamente»Le espressioni sono di Giacomo Leopardi, nella lettera a Carlo del 2 aprile 1823.. Accertate le qualità morali ed economiche del Marini, come al solito non si chiese nemmeno a Paolina di conoscerlo, ma la ragazza era prontissima al matrimonio, «incantata» all'idea di andare a vivere a Roma e non vedendo l'ora di allontanarsi da Recanati: «Giacomuccio mio, fino a che vi è in me una ombra di speranza di poter conchiudere con questo, non voglio sentir parlare di altri [...] aspetto le vostre lettere con un palpito terribile. Se sapeste quanto piango!»Lettera di Paolina a Giacomo, 14 aprile 1823..
In luglio fu tutto finito, perché il Marini concluse un contratto di matrimonio con una vedova, Barbara Clarelli, figlia ed erede di Giuseppe Clarelli Marchese di Vacone. Per Paolina si riprospettò la possibilità del matrimonio con quell'Andrea Peroli, che sembrava essere svanita all'inizio dell'anno, ma le trattative si trascinarono invano per tre anni, anche perché i Leopardi avevano difficoltà a racimolare una dote che potesse convincere il Peroli.
Le prime traduzioni
Così passarono, insieme con i pretendenti, anche gli anni e Paolina continuò la sua vita di clausura domestica. «Essa visse chiusa in una stanza schiava delle antiche abitudini e di sua madre che la trattava come una ragazzina»:lettera di Giovanni Dalla Vecchia, cappellano di Paolina, del 31 marzo 1869, in E. Teja Leopardi, Note biografiche sopra Leopardi e la sua famiglia, p. 17.: non a caso tradusse dal francese un libro come la Expédition nocturne autour de ma chambre di Xavier de Maistre e la sua traduzione le fu pubblicata nel 1832 da un editore di Pesaro. Unico sfogo, mentre si diradava la corrispondenza con Giacomo, erano le lettere che scambiava, dal 1829, con le sorelle Marianna e Anna Brighenti: «Fra gli altri motivi che hanno renduto così triste la mia vita e che hanno disseccato in me le sorgenti dell'allegrezza e della vivacità, uno è il vivere in Recanati, soggiorno abominevole ed odiosissimo; un altro poi è l'avere in Mamà una persona ultrarigoristaLettera del 26 maggio 1830. [...] Io voglio ridere e piangere insieme: amare e disperarmi, ma amare sempre, ed essere amata egualmente, salire al terzo cielo, poi precipitareLettera del 13 luglio 1831. [...] Mi pare di esser divenuta un cadavere, e che mi rimanga solo l'anima, anch'essa mezza morta, perché priva di sensazioni di qualunque sortaLettera del 22 luglio 1831.».
Sempre a Recanati, nel 1837, la raggiunse la notizia della morte di Giacomo. In omaggio alle nozze Carradori-Simonetti, la famiglia Compagnoni Marefoschi, pubblicò una sua Vita di Mozart in versione elegantissima e numerata. In una lettera ad Anna Brighenti, Paolina lascerebbe intendere il suo scritto come una traduzione e riduzione di un'opera francese, che in corso di stampa, con suo grande disappunto, la famiglia bolognese aveva emendato dagli episodi più piccanti. La breve biografia di Paolina non è una testuale traduzione della Vie de Mozart di Stendhal - che è, peraltro, un plagio di una nota giornalistica di Théophile Frédéric Winckler, a sua volta una traduzione del necrologio mozartiano di Friedrich von Schlichtegroll - ma è uno scritto ricavato anche dagli Anedoctes sur Mozart di Carl Friedrich Cramer del 1801 e dalla Biographie W. A. Mozarts di von Nissen, pubblicata nel 1828 e indicata dalla stessa Paolina come sua fonte.G. Vigliar, Paolina Leopardi e Mozart in un dimenticato documento recanatese, "Studi leopardiani", IX (1997), pp. 67-98; E. Benucci, Io gli studi leggiadri talor lasciando e le sudate carte. La biblioteca di palazzo Leopardi a Recanati, 2001, pp. 201-203.
Dieci anni dopo, nel 1847, morì il padre - sul quale scrisse una memoria, Monaldo Leopardi e i suoi figli - e nel 1857 la madre Adelaide.
Gli ultimi anni Fu una rivoluzione per la vita di Paolina: smessi gli abiti neri, partì da Recanati per Ancona, poi a Grottammare: nel 1863 fu a Firenze, l'anno dopo visitò l'Emilia e conobbe finalmente di persona, a Modena, le sorelle Brighenti. Non c'è anno in cui non viaggiasse nelle più diverse città italiane: nel 1867 rese omaggio alla tomba del fratello, a Napoli, e l'anno dopo si stabilì presso l'Hotel Royal Victoria di Pisa, la città più amata da Giacomo, dove ne ripercorse i luoghi e vi conobbe un'amica di lui, Teresa Lucignani.
Da Pisa si spostava ogni tanto nella vicina Firenze. Nel febbraio del 1869 tornò a Pisa con la febbre: si parlò di bronchite e fu forse una pleurite dalla quale non si riprese. Morì alle due di notte del 13 marzo, assistita dalla cognata Teresa: i suoi resti, riportati a Recanati, sono inumati nella chiesa di Santa Maria di Varano, presso il cimitero civico.
Opere Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti, con giunta di cose inedite e rare, a cura di Giuseppe Piergili, Firenze 1878; Lettere a Marianna ed Anna Brighenti, a cura di Emilio Costa, Parma, Battei, 1887 Lettere inedite, a cura di Giampiero Ferretti, introduzione di Franco Fortini, Bompiani, Milano 1979; Io voglio il biancospino. Lettere 1829-1869, a cura di Manuela Ragghianti, Rosellina Archinto Editore, Milano 2003 ISBN 978-88-7768-382-3 Mozart, a cura di Alessandro Taverna, Il Notes Magico Editore, Padova 2010 ISBN 978-88-88341-24-8 Lettere ad Anna e Marianna Brighenti 1829-1865, a cura di Floriano Grimaldi, A. Livi Editore, Fermo 2012 ISBN 88-7969-302-6 Il mondo non è bello se non veduto da lontano. Lettere 1812-1835 (con Giacomo Leopardi), a cura di Laura Barile e Antonio Prete, Nottetempo, Roma 2014 ISBN 9788874525171 Mozart, a cura e con un saggio introduttivo di Elisabetta Benucci, Venosa, Edizioni Osanna, 2018, pp. 110. Lettere (1822-1869), a cura e con un saggio introduttivo di Elisabetta Benucci, Sesto Fiorentino (Fi), apice libri, 2018 (421 lettere di Paolina Leopardi, con circa 50 inediti). Roberta Turchi, rec. a Paolina Leopardi, Lettere (1822-1869), «Studi Italiani», 2019, XXXI, 1, pp. 158-162. Lettere di Paolina Leopardi a Teresa Teja dai viaggi in Italia 1859-1869, a cura di Lorenzo Abbate e Laura Melosi, Introduzione di Gloria Manghetti, Olschki, Firenze, 2019. ISBN 9788822266293