Tra i più forti giocatori del mondo già all'età di 21 anni, Alechin vinse negli anni venti la maggior parte dei tornei a cui partecipò; nel 1927 divenne campione del mondo sconfiggendo José Raúl Capablanca in quello che fu il più lungo match per il titolo mondiale tenutosi fino al 1984. Nei primi anni trenta Alechin continuò a vincere, a volte dominando nettamente, i tornei cui partecipava; col passare del tempo, tuttavia, i suoi risultati si fecero più altalenanti, per effetto secondo alcuni del suo alcolismo.
Partecipò a cinque olimpiadi degli scacchi come capitano della squadra francese, vincendo quattro medaglie e un premio di bellezza. Difese il titolo mondiale contro Efim Bogoljubov nel 1929 e nel 1934, prima di venire sconfitto da Max Euwe nel 1935. Due anni dopo Alechin riconquistò il titolo mondiale; lo scoppio della seconda guerra mondiale bloccò le trattative per un match con giocatori della nuova generazione, tra cui Paul Keres e Michail Botvinnik. Alechin morì a Lisbona nel 1946, ancora campione in carica.
Alechin è ricordato per il suo stile di attacco, unito a una grande abilità nel gioco di posizione e nei finali. Introdusse numerose innovazioni nel campo delle aperture, dando il suo nome alla difesa Alechin e altre varianti d'apertura.
Biografia Infanzia Alechin nacque a Mosca, il 31 ottobre (o secondo altri il 1º novembre) 1892Bill Wall, in una famiglia agiata. Suo padre, Aleksandr Ivanovič Alechin, era un nobile di provincia e consigliere della Duma; sua madre, Anesja Ivanovna Alechina, era figlia di un ricco industriale nel campo tessile.
Si dice che i genitori si occupassero poco dei figli: il padre sembra aver perduto, poco prima della Grande Guerra, un milione di rubli al casinò di Montecarlo, ed essere stato posto per questo motivo sotto tutela, mentre la madre morì a Basilea in una clinica per malattie mentali. Fu così la nonna a prendersi cura dei suoi nipoti. Gli scacchi gli furono insegnati dalla madre e dal fratello maggiore Aleksej.. Quest'ultimo era un buon giocatore dilettante: sono conservati alcuni quaderni in cui i due fratelli annotavano partite e analisi. Lo stesso Alechin disse di aver imparato a giocare a scacchi a sette anni, ma di esservisi dedicato seriamente a dodici. Precisò poi che questa decisione fu influenzata dalla profonda impressione ricevuta, quando aveva nove anni, vedendo al circolo di scacchi di Mosca, nel 1901, lo statunitense Harry Nelson Pillsbury giocare alla cieca una simultanea su 25 scacchiere. In seguito Alechin disse: «L'impresa mi lasciò stupefatto, come del resto stupì tutto il mondo degli scacchi.»
Primi passi Alechin partecipò a molti tornei per corrispondenza sponsorizzati dalla rivista Šachmatnoe Obozrenie e così la prima partita che ci è nota fu giocata in un torneo per corrispondenza iniziatosi il 3 dicembre 1902. Nel 1907, a quattordici anni, si classificò agli ultimi posti, 11º-13º, nel «Torneo di ottobre» del circolo dilettanti di scacchi di Mosca, mentre il fratello maggiore Aleksej si classificò 4º-6º; si prese tuttavia la rivincita l'anno seguente, vincendolo, mentre in agosto si classificò 4º-5º nel torneo di Düsseldorf. Ancora nel 1908 ebbe confronti individuali con forti maestri, tra cui Curt von Bardeleben (che sconfisse per 4,5 - 1,5), Benjamin Blumenfeld, sconfitto con il medesimo risultato, e Hans Fahrni (con il quale pareggiò 1,5 - 1,5). Si confermò il miglior dilettante moscovita vincendo ancora l'annuale torneo di Mosca del 1909. A 17 anni si affermò come il miglior giovane giocatore russo vincendo il campionato nazionale dilettanti a San Pietroburgo con 12 vittorie, una patta e 4 sconfitte, ottenendo così il titolo di maestro.
In quell'occasione conobbe Savelij Tartakover, che anni dopo disse di lui che già allora Alechin «manifestò quella volontà di vincere, quell'orientamento verso un obiettivo concreto, che caratterizzò tutta la sua vita». Aggiunse che i fattori che portarono Alechin al massimo livello furono: «1. La dedizione incondizionata agli scacchi, che egli considerò una vera arte. 2. Un'intelligenza molto sviluppata e una solida istruzione. 3. Una inesauribile fonte di idee. 4. Un costante lavoro di perfezionamento. 5. Il mezzo: porre problemi all'avversario in ogni fase della partita».
Il conseguimento del titolo di maestro gli permise di partecipare ai tornei internazionali. Giocatore di talento, ma non precoce e naturale come fu invece per esempio Capablanca, le sue prime prove non furono esaltanti. Nel 1910 si classificò 7º-8º nel torneo di Amburgo (vinto da Schlechter, nel 1911 fu 8º-11º in quello di Karlsbad (vinto da Teichmann) e 6º-7º a Vilna, dove si affermò Akiba Rubinstein. In compenso, nel 1912 si classificò al primo posto a Stoccolma, in un torneo peraltro di non altissimo livello. Si può dire che in questo periodo Alechin fosse un giocatore di seconda fila nel panorama internazionale, essendo la prima fila formata dal campione del mondo Lasker, da Rubinstein e da Capablanca.
Nel 1914 si tiene a San Pietroburgo un importante torneo internazionale il cui esito avrebbe designato lo sfidante al titolo di campione mondiale e fu proprio Lasker a classificarsi primo, vincendo l'ultima partita contro Capablanca, giunto secondo. Terzo fu Alechin, a rispettabile distanza dai due migliori giocatori del momento, ma riuscendo a imporsi a giocatori del talento di Rubinstein e di Nimzowitsch. Proprio in quella circostanza Alechin comprese che, data l'età ormai avanzata di Lasker, presto sarebbe stato Capablanca il prossimo campione e lui sarebbe divenuto il suo sfidante di diritto.
La pausa della Grande Guerra e della Rivoluzione Alechin si trovava in Germania, disputando il torneo di Mannheim assieme ad altri russi (tra cui Bogoljubov, Bohatyrčuk e Seleznëv), quando scoppiò la guerra: i giocatori russi furono internati ma dopo alcuni mesi alcuni di loro furono liberati, tra cui Alechin. Tornato in Russia, è destinato alla Sanità militare, operando sul fronte austriaco come autista di ambulanze: in seguito a uno shock da bombardamento viene ricoverato all'ospedale di Ternopil', dove non perde occasione di giocare a scacchi.
Le notizie che lo riguardano, a partire dal 1917, sono molto confuse: la Rivoluzione del febbraio del 1917 lo coglie a Mosca, mentre sembra che subito dopo quella di ottobre egli intendesse lasciare la Russia, imbarcandosi da Odessa. Sta di fatto che egli partecipò a due tornei magistrali a Mosca nel 1918 e nel 1919 e alla I Olimpiade panrussa, celebrata nel 1920, che vince, ottenendo il titolo di campione di Russia. Quello stesso anno è attestata la sua nomina a giudice istruttore della polizia criminale di Mosca, incarico corrispondente a quello di ispettore di polizia. Anche la notizia di un suo arresto come sospetto di simpatie controrivoluzionarie e persino di una sua condanna a morte per spionaggio, dalla quale sarebbe stato sottratto dall'intervento personale di Trockij, ha il sapore della leggenda: pur essendo dichiaratamente anticomunista, Alechin, più volte richiesto in merito, durante tutta la sua vita non confermò mai quelle circostanze.
Nel 1920 Alechin sposò la baronessa russa von Severgin, una donna più anziana di lui e già vedova: il matrimonio sarebbe stato celebrato solo allo scopo di legittimare la loro figlia Valentina, nata nel 1913. Poco dopo fu interprete presso il Comintern conoscendo, in questa occasione, Annaliese Rüegg, una giornalista svizzera piuttosto nota al tempo:Il 16 novembre del 1920 la Rüegg ottenne un'intervista da Lenin subito divorziato, Alechin la sposò il 15 marzo 1921 ed entrambi furono autorizzati a lasciare la Russia il 23 aprile 1921.Nel passaporto di Alechin risulta la nota: «Il Commissariato Nazionale degli Affari Esteri autorizza il cittadino Alechin Aleksandr Aleksandrovič a passare in Lettonia dal posto di frontiera di Soboš». In A. Kotov, cit., p. 17
Tutto per gli scacchi Da Riga, in Lettonia, si trasferisce subito a Berlino, dove gioca due match con i maestri tedeschi Richard Teichmann e Friedrich Sämisch. Deciso a dedicarsi interamente agli scacchi, dai quali deve ottenere anche il sostentamento economico, partecipa in rapida successione a tre importanti tornei a Triberg, a Budapest e a L'Aia, vincendoli tutti, intanto che all'Avana Capablanca si affermava nuovo campione mondiale battendo facilmente l'anziano Lasker. Si trasferisce a Parigi e sogna di presentarsi come il prossimo sfidante del cubano, il quale sembra un'autentica macchina costruita per vincere. Il torneo di Londra, tenutosi nell'agosto del 1922, è facilmente vinto da Capablanca che distanzia Alechin di 1 punto e mezzo: il loro confronto diretto finisce dopo mezzora con una patta proposta dal campione cubano dopo sole 17 mosse.
In quell'occasione, Capablanca stabilì - come aveva diritto, essendo il titolo considerato a quel tempo una «proprietà privata» del campione in carica - le regole del prossimo Campionato mondiale: l'incontro sarebbe terminato al conseguimento di 6 vittorie; il tempo di riflessione per giocatore in ogni partita veniva fissato in due ore e mezza per 40 mosse; lo sfidante doveva offrire una borsa di 10.000 dollari; il campione in carica era tenuto a mettere in palio il titolo entro un anno.
La cifra di 10.000 dollari era allora molto elevata - e occorreva preventivare tutte le spese di soggiorno durante un match che si prospettava di lunga durata - e per raccoglierla occorreva solo giocare e vincere i premi dei tornei, sperando anche nell'aiuto economico di qualche magnate appassionato di scacchi. E occorreva studiare, perfezionarsi in quella che Alechin considerava un'arte, nella quale egli sapeva di essere ancora inferiore al suo grande rivale: bisognava in particolare studiare le sue partite per scoprire i difetti del suo gioco. Naturalmente, occorre fare un'analisi dei propri difetti, per prenderne coscienza e superarli: è probabilmente a questo scopo - oltre a quello di presentare un aperto manifesto della sua maestria - che Alechin pubblicò un primo volume de Le mie migliori partite. 1908-1923 e un successivo volume di commenti a tutte le partite giocate nel Torneo di New York 1924: oltre alle sue capacità nel gioco di combinazione, che gli faceva scoprire in una partita varianti passate inosservate, «il merito principale dei commenti di Alechin consiste nel mettere in evidenza i bruschi cambiamenti della contesa, i momenti critici in cui da una posizione favorevole si passa a una posizione equilibrata o inferiore per poi mutare nuovamente».Nikolai Grigorjev, in A. Kotov, cit., p. 57.
Nel 1923 i risultati ottenuti sono modesti: separatosi dalla moglie, che non sopportava il suo modo di vivere, si unisce - ma solo per qualche anno - con Nadija Fabrižkaja, come al solito una donna più anziana, vedova del generale zarista Vasiljev, con la quale sembra aver condotto una vita familiare molto tranquilla. Nello stesso tempo, intenzionato a ottenere la cittadinanza francese, studia diritto per sostenere l'esame che gli permetta di ottenere il riconoscimento legale della laurea ottenuta in Russia.
Alla fine dell'anno partì per il Canada: il 29 novembre scrisse da Montréal a Capablanca, informandolo che negli Stati Uniti intendeva raccogliere il denaro necessario per sostenere il campionato. Non riuscì però nell'intento: giunsero finanziamenti solo per organizzare un torneo a doppio turno a New York, il vincitore del quale, o il meglio piazzato dopo Capablanca, avrebbe avuto il diritto di sfidarlo. A sorpresa, ma meritatamente, vinse il «vecchio» Lasker con 16 punti su 20, davanti a Capablanca con 14 1/2, che subì contro Réti la sua prima sconfitta dopo otto anni, e ad Alechin con 12. Svanivano così le possibilità di sostenere il match mondiale - un confronto tra Capablanca e Lasker era comunque escluso - e veniva ribadita la sua inferiorità rispetto al giocatore cubano, che gli vinse una partita e, non sfruttando una posizione vantaggiosa, pattò la seconda.