Cazzo è una parola della lingua italiana di registro colloquiale basso che indica, in senso proprio, il pene. Non è un semplice sinonimo del termine anatomico, bensì rappresenta una forma dell'espressività letteraria e popolare. Talvolta nella lingua parlata può essere utilizzato per il compiacimento nell'uso di un termine proibito o di registro eccessivo, il che non può essere reso dal semplice uso di «pene!».. «si usano le parole proibite in una sorta di iperuso (es. esclamazioni come cazzo!...». Il termine è usato piuttosto spesso nella lingua parlata anche senza correlativo semantico, con la funzione linguistica di "rafforzativo del pensiero", ovvero come un intercalare con funzione emotiva per rendere un'espressione colorita o enfatica. L'uso come intercalare sembra essere più diffuso in Italia che nel Canton Ticino. Viene frequentemente usato anche come sinonimo o rafforzativo di "niente", "nessuno" o per indicare cosa di scarsa o nessuna importanza.

Presumibilmente di origine lombarda ma in uso già nella letteratura in italiano in periodo rinascimentale,. L'autore cita Machiavelli, Lettere. ha il suo omologo femminile in fica (o figa), frutto della stessa selezione fra le definizioni locali regionali.

Etimologia L'etimologia della parola è stata dibattuta da molti.. «L'etimo di questa parola costituisce una questione molto controversa». Sono citate quasi tutte le ipotesi presentate nella voce. L'ipotesi più documentata e meno "fantasiosa" è quella, formulata da Angelico Prati.. e ribadita, con puntuali riscontri filologici, da Glauco Sanga,. entrambi linguisti esperti di gergo. Si tratterebbe di semplice estensione metaforica dell'uso del termine lombardo cazz significante mestolo, derivato dal latino cattia "mestolo". Indicativo, in questo senso, un verso di un sonetto di Luigi Pulci, "cazz e cuccé - quel primo in cul ti stia!" contenente un'espressione lombarda dal senso di "mestoli e cucchiai", dove il primo termine rimanda con evidenza anche al significato osceno.. Il termine, originariamente in forma femminile, cazza è ancora attestato in un sonetto di Rustico Filippi: "Fastel, messer fastidio della cazza" (ciò che oggi corrisponderebbe all'epiteto volgare "rompicazzo"). Tale ipotesi è ribadita anche da Alberto Nocentini che ipotizza una derivazione diretta dal latino cattia(m), senza intermediari altoitaliani, che deriverebbe , diminutivo di , kýathos..

Un'ipotesi ripresa da Antonio Lupis. è che cazzo sia connesso col verbo latino capitiare da cui anche cacciare, con valore di "infilare, mettere dentro con forza". Si tratterebbe di un nome deverbale analogo a lancio da lanciare.

Una proposta etimologica che ha avuto una certa fortuna è quella che fa derivare cazzo con aferesi da (o) cazzo, a sua volta derivato da oco, voce dialettale per indicare il maschio dell'oca. Tale ipotesi è stata accolta da diversi autori. ma è attualmente rigettata da altri linguisti.. «degna del Diario minimo di Umberto Eco».. L'autore sottolinea la tardività cronologica e limitatezza geografica di attestazioni di ocazzo rispetto a quelle di cazzo.

Ugualmente rigettata dai linguisti odierni l'etimologia (greco tardo), termine nautico che starebbe a indicare che la voce sarebbe "nata nel linguaggio dei marinai sempre eccitati per la mancanza di donne"... L'autore la definisce «goliardica».. «del tutto improbabile sia foneticamente, geograficamente e storicamente, sia soprattutto per l'ingenuità della motivazione».

Altre etimologie, perlopiù improvvisate da non specialisti, sono:

che "cazzo" derivi da cazza che è la "gazza ladra", uccello chiamato anche pica, termine che è una delle tante denominazioni dialettali che indicano il membro virile. Un'altra ipotesi è che derivi da capito nome latino del capitone per affinità di forma (il capitone è un'anguilla con grossa testa).

Le varie ipotesi sono riassunte, in tono più scherzoso che scientifico, in Ercole Scerbo..

Uso del termine

Esempi d'uso in letteratura Come riportato nella citazione in testa alla voce, Giacomo Leopardi utilizzò il sostantivo, in una lettera indirizzata al fratello, per esprimere colloquialmente il concetto di perentoria negazione.

Il termine è ampiamente utilizzato all'interno dei Sonetti lussuriosi di Pietro Aretino.

In letteratura uno dei testi più noti correlati con questo termine è il sonetto Er padre de li santi, che Gioachino Belli scrisse il 6 dicembre 1832 insieme con l'analogo La madre de le sante (relativo all'omologo termine femminile). Il sonetto riporta in romanesco una lunga serie di sinonimi e perifrasi del termine.

Sempre in letteratura, l'organo genitale maschile assurge al ruolo di protagonista nel romanzo di Alberto Moravia Io e lui, dove il protagonista si trova a colloquiare – in un curioso confronto tra istinto e ragione – con il proprio pene.

La parola fu detta in diretta in una trasmissione della Radio Rai nel 1976 da Cesare Zavattini.

Esempi d'uso in ambito cinematografico Il termine cazzo, virtualmente prima persona singolare del verbo di uso velico cazzare, è anche all'origine di un facile calembour sfruttato a fini di gag – sia pure di grana grossa – in diversi film, fra i quali uno della serie di Fantozzi. Di analogo tenore è la celebre supercazzola, tormentone e leitmotiv del conte Lello Mascetti (interpretato da Ugo Tognazzi) nel film di Mario Monicelli, Amici miei.

Dal romanzo di Moravia precedentemente citato sono stati ricavati due film: uno italiano e omonimo nel titolo rispetto al romanzo, Io e lui, del 1973, diretto da Luciano Salce, e uno di coproduzione Stati Uniti/Germania, del 1988, Lei, io e lui, diretto da Doris Dörrie.

Varianti parafoniche Di seguito alcune varianti parafoniche della parola:. càcchio, càkkio, kàkkio; cànchero; càpperi; càppita; càspita, caspiterìna; catinàzzu (reggino); càvolo; càzega (veneto); catanazzo (campano); càzzica; kàiser; cazzaròla. Vengono usate al posto dell'originale per evitarne l'utilizzo.

Detti

Il termine è utilizzato in numerosi modi di dire prettamente regionali, che non hanno una diffusione – e quindi una comprensione – più ampia sul territorio nazionale. Potrebbero essere assimilati ai proverbi dai quali invece si distinguono nettamente, sia per la loro brevità, sia perché mancano della profondità ed arguzia tipica dei proverbi. Il carattere principale di questi detti infatti è soprattutto quello di essere improntati sull'immediatezza e sul divertimento. È probabile infatti che molti di essi siano nati semplicemente come battute. Chiḍḍu si senti nu cazzu e menzu (siciliano): detto di una persona che si dà delle arie, che si sopravvaluta, mentre vale poco o niente; Col cazzo e col pensiero: (estensione della locuzione "col cazzo che...") si intende "non se ne farà nulla"; E mò màgnete 'sta capa 'e cazzo (napoletano): e ora subisci le conseguenze non vantaggiose o spiacevoli per te; Faciteve 'e cazze vuoste (napoletano): occupatevi degli affari vostri, non dei miei; Grazia, Graziella e grazie al cazzo: espressione di risposta ad un'affermazione considerata ovvia ed assolutamente inutile; Il cazzo non vuol pensieri: espressione (spesso usata in maniera dialettale) per indicare la condizione di agio e serenità (e quindi per evidenziare l'importanza della componente mentale e sentimentale) necessaria per lo svolgimento di un'appagante e non conflittuale vita sessuale; Il cazzo non vuol sapere ragioni (napoletano): espressione usata per indicare la supremazia del rapporto fisico e dell'istinto sessuale sul sentimento e sul raziocinio; Quando il cazzo fa l'unghia: espressione cutrese per dire "non succederà mai"; Un cazzo pieno d'acqua (palermitano, napoletano): espressione che sta ad indicare In siciliano è molto più diffusa la variante “Na minchia china 'i acqua”, una minchia piena di acqua.

Proverbi

Il termine ricorre in numerosi proverbi diffusi nelle diverse regioni d'Italia. In essi la salacità, una buona dose di humour ed un'attenta osservazione della quotidianità, si mescolano in un tutt'uno con la saggezza popolare. Si riportano alcuni di questi proverbi: (napoletano) A 'o cazzo, 'o culo e 'a fessa fanne felice 'o stesso (per il soddisfacimento sessuale va bene sia il davanti che il di dietro. Detto quando non importa la scelta che si deve fare) (campano) Cazze, cavalle e donne fanno chello che vonne (tre categorie di indisciplinati che non si possono tenere a freno) (napoletano) Chiù leggera è 'a fatica quanno se fa pe' cazzi propri (quando si lavora per sé stessi non si accusa la fatica) (napoletano) Ha pigliato 'o cazzo p'a lanterna do muolo (ha preso i fischi per i fiaschi; oppure ha sopravvalutato la situazione) (napoletano) Ha pigliato 'o cazzo p'o buttigliell'e 'll'uoglie (ha preso fischi per fiaschi; variante del proverbio precedente) (napoletano) Ha pigliato 'o cazzo p'a banc e'll'acqua (ha preso fischi per fiaschi; variante del proverbio precedente) (napoletano) Senza sapè n'è comm, e n'è comm cazz' (senza sapere né il come né il perché di un accadimento) (napoletano) L'ommo troppo sapute addeventa scassacazze e fesso (chi fa troppo il saccente diventa fastidioso e fa pure brutte figure) (napoletano) Nu bello cazzo arrecrea 'a figliola (una bella sorpresa fa sempre piacere) (napoletano) O cazze nun vò sapè raggione (detto per giustificare l'eccessiva irruenza o passionalità di una persona molto intraprendente) (napoletano) O cazzo nun vò penziere (un diniego sessuale esplicito quando si è consapevoli di non essere in perfetta forma sia fisica che mentale per un amplesso) (napoletano) O cazze s'addrizze cu nu pare 'e zizze (tante volte un epilogo o una conseguenza positiva vengono da sé) (napoletano) O sole ammoscia 'e fiche e tu m'ammusce 'o cazze! (il sole fa appassire i fichi e tu mi fai ammosciare: detto a chi è veramente noioso) (napoletano) Pe' dispiette d'a mugliera s'è tagliato 'o cazze (per chi, avendo preso una decisione riguardo ad una persona, infine ha danneggiato prima di tutto sé stesso) (napoletano) Pure 'o cazzo è piccerillo e po' se fa gruosse (avere pazienza; lasciare che le cose si sviluppino da sé, col tempo) (napoletano) Quann'o cazze è muscio, 'a femmena nun t'o perdona (quando l'hai fatta grossa, non credere che non vi siano conseguenze per te) (napoletano) Si stu culo tujo fosse nu Monte 'e Pietà, me 'mpegnarria 'o cazzo e stracciasse 'a cartella (grande complimento per un bel sedere: se il tuo culo fosse il banco dei pegni, mi impegnerei il cazzo e strapperei la cartella) (napoletano) Stanne cumme a cazzo e culo (stanno affiatati, stanno molto bene insieme) (veneto) El buso xé buso e el casso no ghà oci (detto a chi fa il difficile e si perde in inutili distinguo, letteralmente "il buco è buco ed il cazzo non ha occhi") (genovese) Dove l'é passòu carne e osse, no ghe ciù belin ch'o no posse, (Dove sono passate carne e ossa, non c'è più cazzo che non possa, cioè dopo il parto la donna non ha più problemi di misura del membro) (genovese) O belin o l'è comme o speziä, o l'à bezeugno do mortä, (Il cazzo è come il farmacista, ha bisogno del mortaio, cioè deve sfogare le sue esigenze sessuali).

Locuzioni comuni Questo termine si collega, nella lingua italiana moderna, ad una numerosa serie di derivati, molti dei quali hanno un tono di volgarità minore, tanto da essere usati, o quantomeno tollerati, da molte persone, seppur solo in conversazioni informali.

La maggior parte delle locuzioni di uso comune che utilizzano questo termine ha una valenza negativa,. «Cazzo è una parola fortemente interdetta, ma tuttavia ben viva». tanto se si tratta di persone quanto di situazioni; ben poche sono le locuzioni dove invece il termine acquista un senso positivo.