La Residenza di Monaco di Baviera (in tedesco: Münchner Residenz), situata nel centro cittadino di Monaco di Baviera, è stata per secoli il luogo di residenza e la sede del governo dei duchi, poi dei principi elettori e infine dei re di Baviera.
L'enorme struttura racchiude ben dieci cortili e si articola in tre complessi principali: il Königsbau (verso il Max-Joseph-Platz), la Maximilianische Residenz (chiamata anche "vecchia residenza", la cui facciata dà sulla Residenzstraße e che comprende gran parte dell'ala interna) e il Festsaalbau (verso l'Hofgarten). Dal punto di vista stilistico la Residenza presenta una mescolanza di stile rinascimentale, barocco, rococò e classicismo.
Storia della costruzione
La Neuveste gotica Nel luogo dove si trova l'odierna Residenza sorgeva già nel 1385 la Neuveste (letteralmente, "fortezza nuova"), che serviva da rifugio per il duca e la sua corte in caso di pericolo, dopo che le rivolte cittadine contro i duchi Giovanni II, Stefano III e Federico avevano dimostrato che il vecchio palazzo era diventato troppo insicuro.
La Neuveste era una fortezza gotica circondata da un fossato pieno d'acqua, raggiungibile soltanto attraverso un ponte fortificato. Significativamente la torre più possente non si trovava sul lato esterno, ma rafforzava il lato verso la città. Come sede ducale, tuttavia, la Neuveste sostituì il vecchio palazzo soltanto nella prima metà del Cinquecento, con il duca Guglielmo IV. Nel corso dei secoli l'edificio fu modificato e ampliato e gradualmente perse il suo carattere di fortificazione, che era diventato obsoleto a causa dell'avvento di cannoni sempre più potenti, capaci di sfondare le mura. Le fondamenta dell'antica fortezza sono visibili ancora oggi sotto l'Apothekenhof ("cortile della farmacia") della Residenza: la loro posizione è segnalata dalle pietre rosse del lastricato.
Il palazzo rinascimentale
Il duca Guglielmo IV fece rimpiazzare la Neuveste con il cosiddetto Rundstubenbau e fece realizzare il primo Hofgarten ("giardino della corte"). Nel padiglione del giardino venne collocata una serie di dipinti di soggetto storico, fra i quali la Battaglia di Alessandro e Dario a Isso di Albrecht Altdorfer.
Il duca Alberto V di Baviera fece allestire una Kunstkammer ("gabinetto artistico") nel Marstallgebäude ("scuderia"), dalla quale trassero origine parecchie collezioni oggi presenti a Monaco. Poiché là non c'era spazio a sufficienza per l'enorme raccolta di sculture, fra il 1568 e il 1571 Simon Zwitzel e Jacopo Strada realizzarono l'Antiquarium. Il nuovo edificio dovette essere eretto al di fuori della struttura originaria, visto che nella Neuveste non c'era più spazio. L'Antiquarium, che occupa l'intero piano terra dell'edificio, è la più grande sala in stile rinascimentale a nord delle Alpi. Al piano superiore del nuovo edificio venne ospitata la biblioteca di corte, che costituì il nucleo della successiva Bayerische StaatsbibliothekKurt Faltlhauser, cit., p. 17-29..
Nel 1580/1581 duca Guglielmo V fece fabbricare il Witwenstock ("piano della vedova") per sua madre la duchessa Anna e fra il 1581 e il 1586 venne realizzato il manieristico Grottenhof ("cortile delle grotte"), il cui architetto fu Federico Sustris. Il cortile prese il nome dalla facciata occidentale dell'Antiquarium, decorata con fontane e conchiglie Die zehn Höfe der Residenz, Verwaltung der Residenz München.. Verso il 1590 fu costruito lo Schwarzer Saal ("salone nero"), adiacente al lato sud-orientale dell'Antiquarium. Nel 1590, sotto la guida di Sustris, si iniziarono i lavori per la costruzione dell'Erbprinzentrakt ("ala del principe ereditario"), a nord del Witwenstock.
Per volere del duca Massimiliano I, divenuto principe elettore nel 1628, venne edificata sul lato occidentale la Maximilianische Residenz, che da lui prende il nome. Massimiliano fece ristrutturare e collegare gli edifici esistenti. Il Brunnenhof ("cortile della fontana") venne chiuso, mentre prima era un'area aperta, utilizzata come campo di addestramento: nel mezzo del cortile fu eretto nel 1610 il grande Wittelsbacherbrunnen ("fontana dei Wittelsbach"). Le figure che lì sono collocate, opera di Hubert Gerhard, sono rappresentazioni allegoriche dei quattro fiumi bavaresi (Danubio, Lech, Inn e Isar) ed erano state concepite per un altro progetto, così come la statua di Ottone I di Baviera. All'interno, fra il 1601 e il 1603, vennero realizzati la Hofkapelle ("cappella di corte") e gli appartamenti privati dei duchi. La Reiche Kapelle ("cappella ricca"), lastricata di marmo e sontuosamente decorata con la tecnica della scagliola, serviva come oratorio privato dei duchi. Inoltre, dal 1612 Massimiliano fece demolire ampie parti dell'ala meridionale e di quella occidentale della Neuveste.
Fra il 1611 e il 1619 fu realizzato, nella parte settentrionale, il Kaiserhof ("cortile imperiale"), con le Trierzimmer ("camere di Treviri") e Steinzimmer ("camere di pietra"), il Kaisersaal ("salone imperiale") e la Kaisertreppe ("scala imperiale"), che aveva la funzione di magnifico quartiere per gli ospiti e che testimonia le grandi ambizioni politiche di Massimiliano. Gli ambienti, realizzati sotto la guida di Hans Krumpper e Heinrich Schön e decorati fra l'altro da Peter Candid, non soltanto illustrano la visione del mondo di Massimiliano I, ma sono anche, con le loro porte splendidamente incorniciate, i loro soffitti affrescati e i loro arazzi, un eccellente esempio dell'architettura di inizio Seicento. Gli ampliamenti voluti da Massimiliano furono sufficienti per i suoi successori, che fino al XIX secolo si accontentarono di effettuare solo piccole modifiche interneKurt Faltlhauser, cit, p. 32-57..
Gli appartamenti barocchi e rococò
Fra il 1666 e il 1669 la principessa Enrichetta Adelaide di Savoia, dal 1650 moglie del principe elettore Ferdinando Maria, fece ampliare le piccole stanze di sua suocera, situate fra la Residenzgasse e il Grottenhof, trasformandole in un sontuoso appartamento. Esso consisteva del Saal der Garde ("sala della guardia"), due anticamere, una sala delle udienze (il Goldener Saal ["salone dorato"]), un grande gabinetto (Grottenzimmer ["camera delle grotte"]), la camera da letto con un'alcova, una piccola cappella e un altro gabinetto più piccolo (Herzkabinett ["Gabinetto del cuore"]). Questo appartamento fu completato con una galleria fra la Residenzgasse e il giardino meridionale e con una biblioteca. Per il suo progetto edilizio Enrichetta Adelaide si ispirò sia ai modelli della sua patria torinese, sia alle nuove mode parigine. L'appartamento era decorato con innumerevoli dipinti, i cui soggetti erano diversi per ciascun ambiente. Nel 1674 un incendio distrusse le prime tre stanze. Dopo la visita di papa Pio VI nel 1782 l'appartamento venne chiamato "camera papale". Nel 1944 quasi tutte queste stanze vennero distrutte: oggi solo l'Herzkabinett dà una qualche idea dell'ambizione e della cultura dimostrate da questo appartamento di una principessa bavarese.
Gli ampliamenti voluti da Massimiliano II Emanuele (gli ambienti di rappresentanza denominati Alexanderzimmer ["Camere di Alessandro"] e Sommerzimmer ["Camere d'estate"]) furono trasformati già prima della sua morte. Quello che ne restava, eccetto un locale oggi inaccessibile, andò distrutto nell'incendio del 1729.
Il suo successore, il principe elettore e futuro imperatore Carlo Alberto fece erigere al loro posto le Reiche Zimmer ("camere ricche"), con la Grüne Galerie ("galleria verde"), lo Spiegelkabinett ("gabinetto degli specchi") e la Paradeschlafzimmer ("camera da letto di parata"). Le loro ricchissime decorazioni sono dominate dagli ornamenti dorati sulle pareti bianche e dal velluto ricamato genovese color porpora. Solo nella Grüne Galerie, come già rivela il suo nome, fu impiegato un damasco di seta verde. La successione degli ambienti rispecchia quella delle "camere papali".
Al piano terra, fra il 1726 e il 1730, fu realizzata la Ahnengalerie ("galleria degli antenati"), con i suoi magnifici stucchi opera di Johann Baptist Zimmermann. Essa ospita più di cento ritratti di membri del casato dei Wittelsbach, fino a quello di Ludovico III, ultimo re di Baviera, destituito nel 1918. Questo ambiente doveva rafforzare le pretese di Carlo Alberto alla corona imperiale, giacché egli intendeva affermare di ereditare tale corona da Carlo Magno, da Ludovico IV e dal leggendario Teodone I, i cui ritratti vennero collocati in posizione centrale. Accanto alla Ahnengalerie, Carlo Alberto fece realizzare un altro sfarzoso gabinetto, destinato alla conservazione del tesoro, per il quale fino ad allora non c'era stata nessuna stanza speciale. Oggi, da quando fu costruita la Alte Schatzkammer ("antica camera del tesoro") per volere del principe reggente Luitpold nel 1897, questo gabinetto ospita la collezione delle porcellane.
Insomma, tutti gli ampliamenti voluti da Carlo Alberto e progettati dai suoi architetti di corte, Joseph Effner und François de Cuvilliés, miravano esclusivamente alla celebrazione del suo casato e all'ottenimento della corona imperiale, cosa che in effetti avvenne nel 1742, quando Carlo Alberto divenne imperatore del Sacro Romano Impero. Fra gli artisti coinvolti nei lavori, oltre al sopra citato Johann Baptist Zimmermann, ci furono anche Joachim Dietrich e Wenzeslaus Miroffsky. La facciata a due piani della Grüne Galerie, con le sei finestre ad arco a tutto sesto, sono un capolavoro di Cuvilliés.
Il figlio di Carlo Alberto, il principe elettore Massimiliano III abbandonò le pretese alla corona imperiale, come appare nelle Kurfürstenzimmer ("stanze del principe elettore") realizzate da François de Cuvilliés e Johann Baptist Gunetzrhainer. Questi ambienti furono costruiti in stile tardo-rococò sopra l'Antiquarium, dove fino ad allora si trovava la biblioteca di corte. Particolarmente significativa fu la costruzione dell'Altes Residenztheater ("vecchio teatro della Residenza", chiamato anche "Teatro Cuvilliés") un teatro all'italiana in stile rococò, riservato esclusivamente all'uso della corte. La costruzione di un teatro si era resa necessaria dopo che l'incendio del 5 marzo 1750 aveva distrutto il vecchio Georgssaal, che fino ad allora era servito come teatro. Il teatro Cuvilliés fu costruito come edificio praticamente a sé stante, collegato alla Residenza solo da un foyer, al fine di minimizzare la propagazione di eventuali incendi. Inoltre, le mura furono realizzate di particolare spessore e fu previsto un meccanismo capace di pompare acqua sulla travatura del tetto in caso di emergenza. Notevole era anche una struttura di leve, che permetteva di sollevare il pavimento del teatro, in modo tale da poter utilizzare lo spazio anche come salone per le feste.
L'ampliamento classicista di Ludovico I