Cortina d'Ampezzo (, ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Belluno in Veneto, posto nella regione storico-geografica della Ladinia.

Nota località turistica invernale ed estiva, nonché teatro di numerosi eventi sportivi di rilevanza internazionale legati alla montagna e agli sport invernali, è stata sede delle Olimpiadi invernali del 1956 e dei Campionati mondiali di sci alpino del 1932, del 1941 (in seguito annullati) e del 2021, ha ospitato i XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina e i XIV Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026

Geografia fisica Territorio

Il capoluogo nonché località da cui prende nome il comune, Cortina, è situata al centro della Conca d'Ampezzo, nell'alta Valle del Boite, che fu il bacino terminale di un antico ghiacciaio quaternario,. ed è posizionata tra il Cadore (a sud) e la Val Pusteria (a nord), la Val d'Ansiei (a est) e l'Alto Agordino (a ovest). Con i suoi , Cortina d'Ampezzo è il terzo comune più esteso del Veneto (dopo il capoluogo Venezia e Porto Tolle in provincia di Rovigo).

Le formazioni geologiche presenti all'interno del parco naturale regionale delle Dolomiti d'Ampezzo sono di chiara origine sedimentaria, risalenti ad un periodo compreso tra il Triassico medio (230 milioni di anni fa) e il Cretacico superiore (90 milioni di anni fa) dell'era mesozoica, costituite principalmente da rocce quali la dolomia e il calcare.

Orografia Cortina d'Ampezzo è circondata a 360° dalle Dolomiti Ampezzane, facenti parte della sottosezione delle Dolomiti di Sesto, di Braies e d'Ampezzo, nelle Alpi Orientali, che conferiscono alla vallata una bellezza unica al mondo. Tra le montagne più famose si ricordano le Tofane a ovest, il Pomagagnon a nord, il Cristallo a nord-est, il Faloria e il Sorapiss a est, il Becco di Mezzodì, la Croda da Lago e il gruppo del Nuvolau a sud. Il territorio comunale varia d'altitudine da un minimo di a un massimo di , con un'escursione altimetrica pari a . Il centro urbano, invece, si trova all'incirca a d'altitudine.

Idrografia Numerosi sono i corsi e i bacini d'acqua che vanno a formare l'insieme idrografico ampezzano: le fonti del Rufiédo, del Felizón e del Boite rappresentano vere e proprie peculiarità idrologiche sul suolo ampezzano, essendo accomunate dalla derivazione da condotte sotterranee di tipo carsico; i torrenti Boite e Fanes scorrono in alvei spaziosi e ricchi di vegetazione, andando a formare, sul proprio percorso, splendide cascatelle (Gola di Fanes); il rio Travenanzes e il rio Felizón, al contrario, scorrono in profondissimi orridi naturali, scavati nella dolomia dal costante fluire delle loro acque nel corso dei secoli. Molto diffusi sono anche i ruscelli e i torrentelli che scorrono lungo le pendici rocciose dei monti e nei boschi, come la Ruoiba e il Ru dei Cavai. La quasi totalità delle acque del bacino idrografico della valle, comunque, risulta prima o poi affluire nel torrente Boite, il maggiore della zona per portata idrica e per lunghezza del corso ( complessivi).

Di modestissime dimensioni sono invece i laghetti alpini, a causa dell'accentuata acclività dei versanti e dell'alta permeabilità delle rocce dolomitiche. Vi sono, tuttavia, alcuni piccoli invasi lacustri, situati sia ad alte quote che a fondovalle, la cui formazione è stata resa possibile da un naturale processo d'impermeabilizzazione del fondo di alcune depressioni o dallo sbarramento artificiale di torrenti. Ad ogni modo, essi costituiscono dei biotipi di elevato interesse naturalistico. Piccoli ghiacciai di modeste superfici si nascondono invece nei recessi più freddi e ombrosi del Cristallo, delle Tofane e di altre vette ampezzane, a quote comprese tra i ed i d'altitudine, talvolta sepolti sotto una spessa coltre di detriti. Benché in costante ritirata a causa del progressivo aumento della temperatura estiva e autunnale, continuano ad alimentare i torrenti e i ruscelli del fondovalle, garantendo ad Ampezzo un livello minimo di acqua anche in casi di scarsità o assenza di precipitazioni.

Clima

Il clima ampezzano è intermedio fra il clima oceanico, che è tipico della zona subalpina meno distante dall'Adriatico, ed il continentale, tipico delle vallate alpine più interne e riparate, con estati fresche ma brevi ed inverni assai lunghi e rigidi. Come già affermato, le precipitazioni annue si aggirano attorno ad una media di 1.100 mm d'acqua all'anno, con punte massime nei mesi estivi di giugno e luglio e minime nel mese di febbraio. Tra la fine di dicembre e i primi di gennaio di ogni anno, si registrano alcune delle temperature più basse d'Italia, in particolare all'altezza del passo Cimabanche, zona di confine tra le province di Belluno e Bolzano. Le mezze stagioni, invece, sono generalmente piuttosto umide e piovose, fredde e molto ventilate.

Secondo i dati raccolti nell'arco del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a  °C, mentre quella del mese più caldo, luglio, è di +15,4 °C.

Classificazione sismica: zona 3 Classificazione climatica: zona F, 4433 GG

Origini del nome Secondo lo studioso Mario Toller, il toponimo "Ampezzo" trarrebbe le proprie origini dal latino: o dalla locuzione ad piceum, ossia "presso l'abete", o dalla parola amplitium (a sua volta derivante da amplus, "ampio"), cioè "luogo aperto e spazioso". Lorenza Russo, invece, ritiene che tale etimologia sia sorpassata e che sia piuttosto da ricercare più indietro nel tempo «risalendo a una radice prelatina amp-/amb- che designa piante selvatiche da cui si estrae un liquido atto alla fermentazione, dalla quale sia il nome italiano che le denominazioni atesine del lampone: ampomola (Vallagarina), ampoma (Val di Sole) e ampomes (Val Gardena)»., in .

Per quanto riguarda la parola "Cortina" si ritiene derivi dal diminutivo di curtis (dal latino tardo, "corte"), che nell'Alto Medioevo indicava piccole unità territoriali facenti parte di un feudo, e comprendenti case e terre, alcune delle quali usufruibili liberamente dai paesani, altre invece proprietà private del signore. "Cortina" poteva però anche indicare una "piccola corte", cioè uno spazio delimitato da un muretto, utilizzato in passato per le funzioni religiose e come cimitero. Forse già in epoca romana poteva esistere un centro abitato in Ampezzo - ma non vi sono testimonianze certe a sostegno di questa tesi - ove sorgeva per l'appunto questa "cortina".

Da un punto di vista prettamente storico, la prima testimonianza del nome di questa località montana nonché della presenza in Ampezzo di una comunità stabile, risale a un antico documento notarile datato 15 giugno 1156, data secondo la quale due fratelli, Giovanni e Paganello, acquistarono un appezzamento di terra da un possidente trevigiano. Artroto, il notaio che stilò il rogito di compravendita, specificò che il nome del luogo in cui si trovavano tali terreni era Ampicium Cadubri, "Ampezzo del Cadore".: lo Spampani attesta, invece, la dicitura in territorio de Ampicio. La più vecchia testimonianza dell'accostamento di queste due denominazioni, Curtina ampitii, si riscontra invece in un documento del 1317, conservato nell'archivio della Regola Alta di Lareto..

Storia

La prima attestazione della località risale al 1156 e se ne evince che già all'epoca Ampezzo era parte del Cadore, di cui costituiva una circoscrizione amministrativa detta "centena". Nei secoli successivi esso continuò ad essere sottoposto al Patriarcato di Aquileia, uno dei feudi del Sacro Romano Impero, pur godendo di una notevole autonomia. Questa situazione durò fino al 1420, quando venne conquistato dalla Repubblica di Venezia, senza che però l'Impero vi rinunciasse formalmente, e mantenendo i propri privilegi.

Nel 1511, in seguito alla Guerra della Lega di Cambrai, la questione venne risolta: Massimiliano I rinunciò alle sue pretese sul Cadore, trattenendo però Ampezzo. Durante il periodo asburgico il comune entrò a far parte della Contea del Tirolo, godendo però di notevoli autonomie per concessione imperiale.

Ampezzo fu scosso da un periodo calamitoso a cavallo tra i secoli XVIII e XIX, a causa di diverse vicissitudini: la privazione dell'autonomia da parte di Giuseppe II, le guerre napoleoniche, le avversità climatiche. Con la restaurazione della monarchia asburgica inizio però un periodo fiorente: si sviluppò notevolmente l'artigianato, e la località inizio ad essere frequentata da turisti altolocati provenienti da tutta Europa.

Il periodo aureo si interruppe bruscamente nel 1914, con la prima guerra mondiale, che colpì duramente il territorio ampezzano. Nel 1918 fu annessa all'Italia, mentre nel 1923 venne separata dal resto della Venezia Tridentina e inglobata nei confini della Provincia di Belluno. Durante il fascismo Ampezzo subì una pesante opera di italianizzazione, volta ad uniformare il territorio ladino circostante alla cultura italiana. La seconda guerra mondiale colpì marginalmente il territorio ampezzano, che durante il dopoguerra visse una rinascita culminata nelle Olimpiadi del 1956. Al referendum istituzionale del 1946, inseriti nella circoscrizione elettorale Udine-Belluno, gli elettori ampezzani assegnarono 851 voti alla Repubblica (53,2%) e 747 alla monarchia (46,7%). Nei decenni successivi la località si affermò definitivamente come meta internazionale del turismo estivo ed invernale.

Nel 2007 la popolazione locale ha espresso attraverso un referendum, rimasto inascoltato, la volontà di essere riannessa al territorio della Regione Trentino-Alto Adige. Nel 2021 ha ospitato i Mondiali di sci alpino, mentre nel 2026, insieme a Milano e ad altri centri dell'Italia settentrionale, tra i quali Bormio e Livigno, è una delle sedi in cui si disputano le Olimpiadi invernali.

Simboli Lo stemma del Comune, riconosciuto con decreto del Capo del governo del 28 novembre 1928, viene così descritto in linguaggio araldico:

Il motto ampezzano, scritto a caratteri maiuscoli su un nastro dorato posto sotto scudo, recita:

Le origini del blasone risalgono alla separazione d'Ampezzo dalla Magnifica comunità di Cadore, nel 1511. In seguito a questo episodio si rese necessario l'utilizzo di un nuovo stemma, che tuttavia venne plasmato direttamente partendo da quello cadorino. In quest'ultimo è raffigurato un pino (la Comunità stessa) affiancato da due torri incatenate (i castelli di Pieve e Botestagno), ma in quello ampezzano le figure sono invertite: al centro una torre (che rappresenterebbe quella che svettava sul sasso di Botestagno, facente parte dell'omonima rocca) e ai lati due pini incatenati (le regole alte di Lareto e Ambrizzola).

L'emblema locale viene posto al centro della bandiera d'Ampezzo, troncata, cioè formata da due bande orizzontali d'egual misura: la superiore di colore celeste, bianca l'inferiore. Altro vessillo ampiamente utilizzato in Ampezzo è, inoltre, il celebre tricolore a bande orizzontali blu, bianco, verde, bandiera ufficiale dell'area ladina.

Il gonfalone è un drappo di rosso terminate al ventame in coda di rondine.

All'epoca dell'amministrazione austriaca lo stemma della "Magnifica comunità d'Ampezzo" era caricato in petto all'aquila bicipite nera degli Asburgo, impugnante spada e scettro (simboli del potere regale) e sormontata dalla corona imperiale.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Basilica dei Santi Filippo e Giacomo La basilica minore dei Santi Filippo e Giacomo, dedicata agli apostoli Filippo e Giacomo, patroni del paese, è sede della parrocchia e del decanato di Cortina d'Ampezzo. Costruita tra il 1769 e il 1775 sul luogo in cui erano sorte due precedenti chiese del XIII e del XVI secolo, è il vanto della comunità.

Chiesa della Madonna della Difesa