Scandàle (IPA: , Σχανδάλη in greco, Scandali in calabrese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Crotone in Calabria.

Geografia fisica

Origini del nome

Storia

Il comune di Scandale si trova su una montagna al centro del Marchesato, in provincia di Crotone, tra il mar Jonio e le montagne della Sila. Il nome Scandale (Σχανδάλη) deriva dal greco ed è precisamente il “legno della trappola nel quale si attacca l'esca”. In senso generale significa “trappola”. Un comune omonimo si trova sull'isola greca di Lemno (Σκανδάλι). Il paese è di remote origini, nel territorio sono stati trovati alcuni reperti antichi, quali una grande ascia neolitica di pietra scura, reperti litici e fittili che si possono ammirare nel museo di Crotone.

In particolare il materiale che fu rinvenuto in contrada Prebenda, già segnalato dall'archeologo Paolo Orsi, proveniente dalla stipe votiva di un santuario rurale del IV-III secolo a.C.

Tra le offerte votive alcune statuette con symplegma, una veste indossata in modo particolare, figure femminili in terracotta del tipo tanagrine e busti fittili con corone di foglie. Ragguardevole, per le dimensioni, è la parte inferiore di una statuetta in terracotta con schiniere, adornata da un corto mantello. Alla fine dell'Ottocento, intorno a Scandale, il marchese Armando Lucifero trovò una ventina di tombe che gli studiosi collocano tra il VI e il III secolo a.C.

In località La Lustra sono stati rinvenuti resti di una fattoria ellenistica e diversi reperti archeologici, che testimoniano lo svolgimento di attività legate alla lavorazione tessile e allo stoccaggio di prodotti agricoli. I reperti sono risalenti al IV secolo a.C., quindi riferibili al periodo brettio.

Nell'odierno comune di Scandale sorgeva il centro di San Leone, sede diocesana già attestata nel IX secolo, andato distrutto durante l'assedio di Siberene dell'840 ad opera degli arabi.

Il vecchio paese, che si trovava poco distante dall'attuale Scandale, scomparve nel Quattrocento, finché dal XIII al XV secolo divenne feudo della nobile famiglia Sanfelice. L'odierna Scandale è stata fondata nel 1555 dal conte Galeotto Carafa di Santa Severina, su una collina popolarmente conosciuta col nome di Gaudioso.

I suoi abitanti godevano di tutti i privilegi, le immunità e le giurisdizioni contenuti nei diciannove capitoli concessi nel 1555 al tempo della fondazione del Casale. Secondo la documentazione del tesoriere di Calabria Ultra, Turino Ravaschieri, nel 1561 in questo paese abitavano 25 famiglie di lingua arbereshe e una sola italiana. Dal 1555 fece parte del territorio di Santa Severina, insieme a San Mauro, quindi ebbe come feudatari i Ruffo, i Carafa, gli Sculco di Crotone e infine i Grutther.

Essendo il paese filoborbonico, nel 1799 gli scandalesi furono i primi ad unirsi all'esercito della Santafede del cardinale Fabrizio Ruffo: dopo aver assaltato Crotone e confiscato i beni dei cosiddetti "giacobini", molti seguirono il cardinale fino a Napoli. Il 26 luglio 1806 il comune di Scandale rispose negativamente alla richiesta di viveri fatta dalle truppe francesi comandate dal generale Reynier. Quest'ultimo, per vendetta, mandò vari reparti di cavalleria e fanteria al comando del generale Berthier e del famoso Guglielmo Pepe, allora giovane ufficiale di Napoleone, a saccheggiare il paese. Nello scontro che seguì, morirono 25 scandalesi ed un numero imprecisato di soldati francesi.

Nel terremoto del 1832 crollarono decine di case, tre persone morirono e molte rimasero ferite. Le case crollate furono ricostruite dal barone Drammis e dal comune.

Le due chiese più antiche sono: la chiesa madre dedicata a San Nicola, costruita subito dopo il 1555, e la chiesa dell'Addolorata, anticamente chiesa dell'Annunziata, fondata nel 1571.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 12 novembre 1965.

Lo stemma civico di Scandale raffigura su campo azzurro un vescovo con una lunga stuola fregiata sopra la veste, che tiene nella mano destra un pastorale. L'immagine affonda le proprie radici poco tempo prima del periodo corrispondente ai secoli XVII-XVIII, ordinata e fatta tra il 1951 ed il 1971 secondo la ricostruzione dei dati in possesso dell'Archivio Storico di Napoli e secondo anche il catasto onciario dell'anno 1743, n. 7008, dati esistenti nello stesso archivio, dov'è conservato lo stesso stemma. Vi figura un vescovo o un santo e, poiché patrono della cittadina di Scandale è san Nicola vescovo, si presume che sia proprio lui ad essere raffigurato. Prima di aderire alla blasonatura dello stemma e alla sua ricostruzione, l'Amministrazione Comunale pro tempore suggerisce – per una maggiore rispondenza della blasonatura allo stemma stesso, già usato nel 1790 – la modifica della figura del vescovo, nel senso che il pastorale dovesse essere impugnato dalla mano sinistra e non da quella destra (come risultava), la quale doveva invece piegarsi in atto benedicente.

Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di azzurro.

I baroni Drammis

La famiglia Drammis discende dal colonnello Salvatore Drammis, che venne in Italia al tempo della calata degli spagnoli in questo paese. Egli vi si stabilì e prese in acquisto le terre di Fota, come pure la Baronìa che ne dipendeva. Tutti i dipendenti di questo Salvatore Drammis si sono distinti per le virtù sociali, la loro intelligenza ed il loro patriottismo. Nicola Drammis sposò la nobile signorina Donna Domenica Orsini; da questo matrimonio è nato il barone Salvatore Drammis. Per dieci anni, Nicola fu a capo del partito liberale e vi restò fino alla restaurazione. Ebbe per amici e corrispondenti, lo storico Pietro Colletta e Giuseppe Poerio.

Salvatore ereditò dai suoi le virtù patriottiche, che sono ereditarie nella famiglia, e per le quali ebbe a soffrire discretamente, da parte del Governo d'allora, che non essendo riuscito a guadagnarlo col terrore, fece ricorso all'onore ed alla lusinga: ma tutte le sue offerte furono respinte con dignità. Nell'anno 1832, che vide il terribile terremoto della Calabria, Salvatore Drammis fece costruire a sue spese 40 case a Scandale, suo paese, e le diede in proprietà a dei poveri del luogo, senza chiedere altra ricompensa che quella che dà la coscienza per aver adempiuto un dovere di filantropia.

Nel 1843 la carestia decimò le popolazioni della Calabria Ulteriore, ma gli abitanti di Scandale furono eccettuati, perché Salvatore Drammis procurò loro grano e farina che egli comprava al mercato di Crotone ad un prezzo meno elevato di due terzi che questo, dai venditori. Atti di beneficenza sotto un gran numero di aspetti riempirono tutta la sua esistenza. Nel 1860 egli fornì, a suo rischio e pericolo, un gran numero di giovani al generale Garibaldi e li equipaggiò a sue spese. Nel 1861, alla testa di cento uomini circa, tutti pagati da lui, Salvatore Drammis vinse la reazione e preservò dalle invasioni, non solo la sua località, ma anche parecchi villaggi: a Sua Maestà sembrò che ciò fosse meritorio della Croce di Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e della medaglia d'argento al valor militare. Il barone Drammis si occupò dell'allevamento ed inoltre della coltura delle graminacee. Avendo introdotto nella sua proprietà dei soggetti esteri di razza bovina ed ovina, ottenne dall'incrocio che fece fare di ciascuna di queste razze, un tipo che, a buon diritto, si ritiene esser superiore a quelli calabresi. Dopo tanti stenti e lunga esperienza finì per acclimatare parecchi cereali di prima qualità, per i quali ottenne la Medaglia di bronzo all'Esposizione Internazionale di Londra e del Re Vittorio Emanuele II, una promozione all'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, Corrispondente della Società Reale di Catanzaro, il barone Salvatore si occupò, dopo due anni, della coltura dei cotoni esteri. Dal suo matrimonio con Mariangela Fazio, discendente da illustre famiglia albanese, stabilitasi da cinque secoli in questo paese, nacquero sei bambini. Uno di questi, la futura donna Mica, andò a Napoli a studiare e frequentò la stessa scuola della figlia del Re Ferdinando II, con la quale intrecciò rapporti di affettuosa e fraterna amicizia, come il padre barone Drammis aveva fatto con il Re, illustre genitore della ragazza. Andava spesso a trovarlo alla corte. Lo annunciavano: «Viene il barone delle Calabrie», ed otteneva subito il passo; il sovrano lo riceveva da amico. Se pur forse in diversa misura, la stessa cosa fu con i suoi successori ed in seguito, il barone di turno con i principi e sovrani di Casa Savoia, fino all'ultimo erede al trono, lo sfortunato Principe di Piemonte che il barone don Guglielmo Drammis, di ancora fresca memoria, padre e nonno degli eredi don Antonio e figli, fu il primo a ricevere a fianco del podestà pro tempore, quando negli anni trenta Umberto II di Savoia passò per Scandale.

Nacquero solidi rapporti tra nobili e funzionari, tant'è che il barone Drammis progettava di consolidare ulteriormente il matrimonio della figlia Domenica con un nobile marchese napoletano alla corte di Ferdinando II, amico del Re. Ma donna Mica non si sentì di amare il Marchese, poiché amava proprio uno degli amministratori del padre, sin da quando egli era alle sue dipendenze ed anche dopo, quando il giovane emerse socialmente.

Il noto patriota, poeta ed educatore Vincenzo Gallo-Arcuri, un fine intellettuale vissuto nell'Ottocento, ebbe a dedicare alla nobile signorina scandalese, Mica dei Baroni Drammis, la tragedia in cinque atti Vanetta Orseolo con nota biografica di Benedetto Croce, edita da Barbera di Firenze nel 1870.

Monumenti e luoghi d'interesse

Chiesa di San Nicola Vescovo Non è facile stabilire con sufficiente certezza a quando risale la parrocchia di San Nicola Vescovo di Scandale. Fonti riportano che probabilmente venne costruita nel 1631, come da una pietra murata all'ingresso centrale, mentre un atto del 1783 riporta che essa sarebbe stata costruita in tale periodo e finita nel 1792, notizia che potrebbe riguardare il suo ripristino, dopo che il terremoto della Calabria del 1783 aveva provocato danni notevoli nella zona.

Soltanto l'altare maggiore è del secolo XVIII, come ricorda una lapide del tenore che segue: "Questo altare è stato costruito nel 1765 a spese di Don Nicola Romano, Sindico e di Don Nicola Brescia, Procuratore della Cappella".

Si ammirava sul retro altare il quadro a muro di San Nicola, Patrono della Parrocchia, che nel 1934 fu rimpiazzato da un quadro identico del pittore Alfonso Grasso di Lucca. Altre significative e belle opere pittoresche si ammiravano nella cappella di Sant'Antonio di Padova ed in quella dedicata al santo calabrese Francesco da Paola, prima di andare distrutte nel corso dei lavori di ripristino della chiesa, alluvionata negli anni sessanta. Raffiguravano i più celebri miracoli dei due grandi Santi, specie di quelli di San Francesco, disegnati in tredici spazi ovali che conferivano alla cappella un fascino ascetico, suggestivo, quasi mistico, oltre ad un certo valore artistico. In un angolo, sulla sinistra entrando nella chiesa, era sistemato il battistero in pietra, chiuso in uno stipo di legno pregiato, che veniva aperto solo quando si amministravano i battesimi. Battistero ora composto dal solo fonte e dal leone che lo regge sulle proprie spalle (in restaurazione), probabile resto della cattedrale di San Leone, in territorio di Scandale, poi scomparsa. Liberati dagli intonaci sovrapposti, sono stati portati alla luce altri due altari, sormontati da stupende colonne di pietra bianca, dedicati uno alla Vergine del Rosario di Pompei, quadro di non poco valore; l'altro alla Madonna del Carmine, fattura in pietra di artigiano del Seicento della Scuola di Umbriatico. Belle e magnifiche altre colonne di stessa pietra, nella parte esterna della chiesa, sormontano il portale del centro; altre ancora, ma più modeste, sormontano i due portali laterali.