Niscemi (AFI: ; Nixemi in ) è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Caltanissetta in Sicilia.
Il comune rientra nella piana di Gela e nell'area gelese, e ne costituisce la sua parte nord-orientale, a contatto con il territorio di Caltagirone.
Geografia fisica Territorio Niscemi sorge su un altopiano collinare a , in un'area di raccordo tra i Monti Erei e le propaggini dei Monti Iblei. Il territorio comunale si estende per circa 96 km² e domina verso occidente la valle del fiume Maroglio e la Piana di Gela.
Dal punto di vista geologico, il territorio è caratterizzato da rilievi collinari costituiti prevalentemente da argille mioceniche, ricoperte da un'estesa coltre di sabbie plioceniche, tufi calcarei e conglomerati.
Clima Il clima di Niscemi è di tipo mediterraneo, caratterizzato da inverni miti ed estati calde. Le temperature medie mensili si attestano intorno ai nei mesi più freddi e superano i in quelli più caldi. Le precipitazioni sono concentrate prevalentemente tra l'autunno e l'inverno, mentre risultano particolarmente scarse durante la stagione estiva.
Origini del nome Il toponimo Niscemi, attestato in epoca medievale anche nella forma latinizzata Nixenum, è generalmente ricondotto a un'origine araba, sebbene la sua esatta etimologia non sia univocamente determinata.
Secondo l'interpretazione proposta da Gaetano Trovato, il nome deriverebbe dall'arabo našam (), termine riferito a una specie arborea e interpretato come «olmo» oppure identificato con la Grewia parviflora. Un'ulteriore interpretazione riconduce invece il toponimo a una voce contenente la radice araba , associata al significato di «essere macchiato di bianco e di nero».
Nella tradizione storiografica locale il nome è stato inoltre posto in relazione con l'antico toponimo Fata-nascim, interpretato come «passo dell'olmo», dal quale sarebbe successivamente derivata la forma Nasciam e, attraverso successive trasformazioni, l'attuale Niscemi.
Storia Preistoria e antichità La presenza umana nel territorio di Niscemi è attestata fin dalla Preistoria. Reperti e strutture funerarie scavate nella roccia documentano frequentazioni comprese tra il Neolitico e l'età del bronzo, con particolare diffusione di tombe a grotticella artificiale e di testimonianze riferibili alla cultura di Castelluccio.
Nel corso dell'età del bronzo il territorio fu interessato dalla presenza di piccoli insediamenti rurali, dei quali sono state rinvenute soprattutto testimonianze funerarie e materiali ceramici. La storiografia locale ha tradizionalmente ricondotto alcune di queste presenze alle popolazioni sicane e, in una fase successiva, ai Siculi, sebbene l'attribuzione etnica dei singoli insediamenti preistorici debba essere considerata con cautela.
A partire dall'VIII-VII secolo a.C., in seguito alla fondazione della vicina Gela da parte di coloni greci provenienti da Rodi e Creta, anche il territorio dell'odierna Niscemi entrò nell'area di influenza gelese. Le campagne furono progressivamente interessate dalla formazione di fattorie e insediamenti rurali legati allo sfruttamento agricolo del territorio. Le trasformazioni politiche e militari che interessarono la Sicilia centro-meridionale nei secoli successivi, comprese le guerre tra Greci e Cartaginesi, determinarono alterne fasi di occupazione e abbandono degli insediamenti rurali.
Per l'età romana è stata proposta l'identificazione del territorio compreso tra il Dirillo (Achates) e il Gela con la Plaga Calvisiana, ricordata dagli itinerari antichi. Tale identificazione, già discussa nella letteratura storico-geografica ottocentesca, è stata successivamente ripresa dalla storiografia locale. Nel territorio comunale sono stati rinvenuti resti di fattorie e materiali archeologici riferibili alla presenza romana.
Età medievale Durante il periodo islamico della Sicilia il territorio niscemese continuò a essere interessato da insediamenti e attività agricole. La tradizione storiografica locale ha ricondotto a questa fase la formazione di un abitato fortificato sulla collina dell'attuale centro urbano e il toponimo Fata-nascim o Nasciam; tale ricostruzione, tuttavia, non è unanimemente accolta dalla letteratura toponomastica e va distinta dalle diverse ipotesi sull'origine del nome della città.
Con la conquista normanna della Sicilia il territorio entrò nell'ordinamento feudale del Regno di Sicilia. La documentazione e la storiografia locale medievale attestano forme del toponimo quali Nixenum e, successivamente, Nixeme; l'area rimase tuttavia prevalentemente rurale e non corrispondeva ancora al centro urbano pianificato sorto nel XVII secolo.
Fondazione dell'abitato moderno L'origine dell'attuale centro urbano risale alla prima metà del XVII secolo. Nel 1624 Giuseppe Branciforte, ancora minorenne, entrò in possesso, nell'ambito della successione familiare, della baronia di Niscemi. Il 30 giugno 1626 il viceré di Sicilia Giovanni Doria concesse alla madre e tutrice Giovanna Branciforte Lanza, per conto del figlio, la licentia populandi per il feudo di Nixeme, consentendo la fondazione e il popolamento del nuovo borgo di Santa Maria di Niscemi. Il documento originale della concessione è conservato presso l'Archivio di Stato di Palermo, nel fondo della Real Cancelleria.
L'abitato fu impostato nei pressi del bosco di Castellana e delle preesistenze rurali della zona. Intorno al 1640 Giuseppe Branciforte promosse una pianificazione organica del nuovo centro secondo una maglia viaria ortogonale, costituita da isolati rettangolari e organizzata attorno alla piazza principale. Tale impianto presenta analogie con quello di numerose altre città siciliane di nuova fondazione sorte tra la fine del XVI e la prima metà del XVII secolo.
Con privilegio concesso da Filippo IV di Spagna il 25 marzo 1627 ed esecutoriato in Sicilia il successivo 18 maggio, Giuseppe Branciforte ottenne il titolo di principe di Niscemi. Il 25 giugno 1661 Branciforte cedette il titolo principesco a Vitale Valguarnera Lanza, duca dell'Arenella, mentre il feudo di Niscemi fu reintegrato nei possedimenti della famiglia Branciforte.
Il terremoto del Val di Noto dell'11 gennaio 1693 provocò danni anche a Niscemi. La successiva ricostruzione interessò numerosi edifici dell'abitato e, in particolare, le architetture religiose, senza tuttavia modificare sostanzialmente l'impianto urbanistico seicentesco.
Età contemporanea Il 19 marzo 1790 il versante meridionale dell'abitato fu interessato da un vasto movimento franoso, uno dei maggiori dissesti storicamente documentati nel territorio di Niscemi. Le cronache dell'epoca descrissero profonde fenditure nel terreno, rumori sotterranei, emissioni di calore e vapori e, al termine della fase più intensa, la comparsa di fuoriuscite di fango e fluidi in località Conciaria. Le manifestazioni furono allora interpretate come fenomeni di origine tellurica o vulcanica; gli studi moderni le inquadrano invece nel contesto del grande movimento franoso che interessò il versante.
Durante i moti rivoluzionari siciliani del 1848 anche Niscemi partecipò all'insurrezione contro il governo borbonico. Salvatore Masaracchio assunse il comando locale della Guardia nazionale. Nel maggio 1860, durante la Spedizione dei Mille, la città aderì al movimento insurrezionale antiborbonico e il 21 ottobre dello stesso anno partecipò al plebiscito delle province siciliane, che sancì l'annessione al nascente Stato italiano.
Nei primi decenni successivi all'Unità d'Italia le campagne furono interessate, come altre aree dell'entroterra siciliano, da episodi di brigantaggio e violenza rurale. Nel 1864 Salvatore Masaracchio, allora sindaco di Niscemi, fu assassinato da Matteo Di Benedetto, figlio del bandito Salvatore Di Benedetto detto Parachiazza.
Il 5 settembre 1891 fu costituito a Niscemi il Fascio dei lavoratori, una delle prime organizzazioni aderenti al movimento dei Fasci siciliani. Nato nel contesto della crisi agraria e delle rivendicazioni contadine della fine del XIX secolo, il Fascio niscemese promosse iniziative per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori e per la quotizzazione delle terre demaniali. Negli anni successivi le mobilitazioni contadine contribuirono anche alle operazioni di divisione e assegnazione di parte delle terre demaniali.
Il 1º novembre 1922, pochi giorni dopo la marcia su Roma, il socialista Salvatore Noto fu ucciso in piazza Vittorio Emanuele III durante una manifestazione fascista, dopo essersi opposto all'esposizione di cartelli offensivi nei confronti dell'ex sindaco socialista Giuseppe Crescimone.
Nel periodo compreso tra le due guerre mondiali la città fu caratterizzata da elevata disoccupazione, povertà e tensioni sociali, cui si accompagnarono episodi di criminalità e nuove mobilitazioni dei lavoratori per l'accesso alle terre incolte.
Durante lo sbarco alleato in Sicilia, nel luglio 1943, suor Angela Basarocco, religiosa e infermiera dell'ospedale civile di Niscemi, si oppose alla fucilazione di dodici militari tedeschi feriti che si trovavano ricoverati nella struttura, ottenendone la consegna come prigionieri anziché l'esecuzione.
Nel secondo dopoguerra il territorio di Niscemi fu interessato dal fenomeno del banditismo. Tra il 1945 e il 1947 operò la cosiddetta «banda dei Niscemesi» o banda Avila-Rizzo, guidata principalmente da Rosario Avila e Salvatore Rizzo, attiva tra Niscemi, Gela e Caltagirone e responsabile di rapine, sequestri e omicidi. La documentazione relativa alla banda è conservata nell'Archivio di Stato di Caltanissetta. Parallelamente ripresero le lotte contadine per l'applicazione della legislazione agraria e per l'assegnazione delle terre incolte, in un contesto di forte disoccupazione che negli anni successivi contribuì a una consistente emigrazione.
Tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo l'amministrazione comunale fu interessata da due scioglimenti per infiltrazioni e condizionamenti della criminalità organizzata. Il primo fu disposto con decreto del presidente della Repubblica del 18 luglio 1992. Un secondo scioglimento fu disposto con decreto del 27 aprile 2004, a seguito dell'accertamento di forme di condizionamento dell'amministrazione da parte della criminalità organizzata.
Le frane del 1997 e del 2026
Il 12 ottobre 1997 un vasto movimento franoso, esteso per circa 1,5 km², interessò una parte del centro storico di Niscemi e in particolare il quartiere Sante Croci, danneggiando o rendendo inagibili edifici pubblici e privati e diverse infrastrutture. L'evento non provocò vittime, ma determinò l'evacuazione di numerose famiglie e l'apertura di una lunga fase emergenziale. Tra gli edifici maggiormente colpiti vi fu la chiesa delle Sante Croci, successivamente demolita a causa delle lesioni riportate.
Negli anni successivi furono predisposti interventi per la demolizione e la delocalizzazione degli immobili situati nell'area instabile e per il consolidamento del versante. I lavori conobbero tuttavia numerosi ritardi e interruzioni; ancora nel 2025 risultavano irrisolte alcune delle problematiche connesse alla messa in sicurezza del fronte franoso e alla demolizione degli edifici rimasti nell'area a rischio.
Il 16 gennaio 2026, in seguito a intense precipitazioni, un nuovo movimento franoso interessò il settore occidentale dell'abitato, con un coronamento iniziale superiore a 1,5 km. Il successivo 25 gennaio si riattivò anche il fronte meridionale già interessato dal dissesto del 1997, determinando un'estensione complessiva della zona instabile di circa 4,7 km e scarpate di distacco generalmente comprese tra 25 e 30 metri, con valori superiori ai 50 metri in alcuni settori.