Biografia Si laureò al Politecnico di Milano in Ingegneria meccanica nel 1952. Appena laureato entrò nella Cucirini Cantoni Coats di Borgomanero per poi passare in Montecatini nel 1953. Come molti tecnici della Montecatini, nel 1955 entrò nell'Anic, quando il gruppo Eni, sotto la guida di Enrico Mattei, aveva deciso di strutturarsi per dare un forte impulso allo sviluppo della petrolchimica a partire dal gas come materia prima. Con una task force di giovani ingegneri fu subito inviato a Houston per partecipare alla progettazione di impianti di raffinazione e petrolchimici negli Stati Uniti. Una scuola fondamentale per l'Anic e per lui stesso, che si concretizzò nel 1959 con la sua nomina a responsabile della divisione di chimica organica della Snamprogetti.
Cagliari divenne così nei primi anni '60 l'elemento di snodo operativo tra la società di progettazione impiantistica (Snamprogetti) e la società operativa di costruzione e gestione dei nuovi impianti petrolchimici dell'Eni (Anic). Fu lui a coordinare la realizzazione dei nove nuovi impianti petrolchimici che l'Anic realizzò in quegli anni, dal petrolchimico di Ravenna all'impianto fibre di Pisticci, continuando, anche dopo la scomparsa di Mattei, la missione che questi aveva dato all'Eni.
Terminate queste attività nel 1966 lasciò il gruppo Eni per entrare come socio operativo in Eurotecnica, società di progettazione e costruzione di impianti petrolchimici, che si distinse negli anni '60 e '70 del '900 nel trasferimento di tecnologie occidentali oltre cortina, in particolare in alcuni paesi del Comecon (Romania, Bulgaria, Unione Sovietica) e nella Repubblica Popolare Cinese. Tra il 1974 e il 1977 ci fu la parentesi durante la quale lavorò per il gruppo Liquigas, di Raffaele Ursini, diventando responsabile dei nuovi investimenti di Liquichimica e sviluppando tra gli altri l'impianto per la produzione di bioproteine (proteine per l'alimentazione animale derivate dalle n-paraffine), impianto che non entrò mai in esercizio , allora importatore leader della soia americana in Italia.
Nel 1981 rientrò in Anic, ricoprendo il ruolo di direttore generale e successivamente di amministratore delegato, per poi diventare vicepresidente e amministratore delegato di Enichimica e vicepresidente di Enoxy, joint-venture tra Eni e Occidental Petroleum. In questi ruoli si occupò di ristrutturare le attività petrolchimiche del gruppo Eni, il quale negli anni precedenti, su forti pressioni politiche, aveva dovuto salvare, acquisendole, numerose aziende del settore che erano in forte crisi e rischiavano la chiusura. Le acquisizioni portarono perdite e uno sfaldamento della compattezza organizzativa del gruppo. Contemporaneamente, il gruppo Eni, appena uscito dal capitale di Montedison, dovette gestire la competizione e la sovrapposizione di produzioni con Montedison stessa, fino all'accordo che Cagliari fece nel 1983 per la suddivisione delle principali produzioni chimiche tra i due gruppi.
Nel 1983 fu nominato membro della giunta esecutiva dell'ente petrolifero, su designazione del PSI, al quale era considerato vicino politicamente. Mentre fino a quel momento aveva svolto ruoli operativi, nei quali eccelleva per le sue competenze tecniche e per le sue capacità manageriali, questo fu il suo primo incarico con una valenza politica, mondo nel quale si muoveva invece con più difficoltà.
Nel novembre 1989, sempre su indicazione del PSI, fu nominato presidente dell'Eni. Questa scelta fu fortemente appoggiata anche dal management interno in quanto Cagliari era considerato tecnicamente molto preparato, era cresciuto in Eni e conosceva bene le società operative, con i cui vertici aveva ottimi rapporti. La precedente presidenza, che non aveva nessuna di queste caratteristiche, aveva riportato l'Eni in utile attraverso la cessione di aziende non strategiche e in perdita, ma non aveva dato una chiara direzione al gruppo per le ondivaghe pressioni del mondo politico, che ne determinava ormai le scelte in un clima di frequenti crisi di governo, con continui avvicendamenti di ministri e di decisioni sempre più tattiche e sempre meno strategiche. Come ci si aspettava, Cagliari si dimostrò un manager molto preparato, ma debole nel rapporto con il mondo politico, per la sua mancanza di forti contatti in quell'ambiente.
La sua politica fu quella di riportare il gruppo nella direzione strategica che gli aveva impresso Mattei, ma in un contesto molto più difficile, soprattutto a causa delle pressioni esercitate dalla politica italiana. Alla fine degli anni ottanta questo significava investimenti in direzioni che guardassero con lungimiranza al futuro: la compatibilità ambientale, le biotecnologie, la chimica fine. Per reperire le risorse finanziarie per questo ambizioso programma, nei primi due anni della sua presidenza razionalizzò le produzioni della chimica di base non più competitive e appesantite dalle acquisizioni di aziende estranee alle attività strategiche del gruppo, e ridusse i costi di raffinazione e di distribuzione dei prodotti petroliferi.
La sua presidenza riuscì anche a essere estremamente propulsiva nella direzione dell'internazionalizzazione dell'Eni per incrementare e diversificare le fonti di approvvigionamento, soprattutto di gas naturale. Discusse e concluse nuovi accordi in Africa, in Asia, nelle Americhe e in Unione Sovietica, aree povere di tecnologie ma ricche di risorse. Grazie anche alle esperienze maturate in Eurotecnica e in Liquichimica, la sua strategia prevedeva accordi di collaborazione con questi paesi per il trasferimento di tecnologie insieme con il coinvolgimento dell'Eni nella valorizzazione delle loro risorse. Grazie alla sua sensibilità pionieristica verso la sostenibilità e i temi della salvaguardia ambientale, sotto la sua presidenza Eni fu tra gli sponsor della Conferenza di Rio, un atto considerato di grande coraggio per quei tempi e per una major petrolifera.
Eni fu l'unica azienda italiana a partecipare alla Conferenza. Rio fu l'occasione per rafforzare i rapporti con i paesi con cui Eni aveva stretto o intendeva stringere nuovi accordi, sia quelli ricchi di risorse sia quelli ricchi di tecnologie, per lo sviluppo congiunto di nuovi processi e di nuovi prodotti. La sua strategia era di orientare tutto lo sviluppo dell'Eni verso la compatibilità ambientale. Nell'energia con l'incremento dell'uso del metano e delle energie alternative (solare e celle a combustibile per la mobilità stradale). Nella chimica, con la chimica fine a basso impatto ambientale e con le biotecnologie finalizzate a prodotti eco-compatibili (per il disinquinamento da petrolio e per la sostituzione della plastica). Per raggiungere questi obiettivi intendeva arricchire l'Eni di nuove competenze scientifiche, tecniche e manageriali e potenziarne le strutture di ricerca e di formazione. Come Mattei, pose quindi molta attenzione alla crescita dei giovani dirigenti nella storica scuola di formazione dell'Eni, anche perché si rese conto dell'impoverimento del management, in parte dovuto alle continue acquisizioni del passato, che portarono nel gruppo quadri e manager che non erano stati formati attraverso il tirocinio di chi era cresciuto all'interno. Dimostrò grande attenzione verso la cultura e verso l'allora quotidiano dell'Eni, Il Giorno, che Cagliari interpretava come una voce dell'industria pubblica, che si differenziasse da quella dell'industria privata che in quegli anni deteneva molte testate importanti, oltre ad avere un proprio quotidiano attraverso la Confindustria (Il Sole-24 ore).
Sotto la sua presidenza nel 1990 Eni diventò così la società italiana più profittevole, superando gli utili della Fiat, e nel 1991 divenne il terzo gruppo energetico europeo dopo la Royal Dutch Shell e la British Petroleum. Nel 1992 le sue speranze di affrancare la gestione dell'ente da un controllo troppo serrato da parte della politica e dello spoil system nazionale si concretizzarono con la trasformazione dell'Eni in SpA. Nonostante sperasse che l'accordo da lui sottoscritto con la Montedison nel 1983 non fosse messo in discussione, negli anni del suo mandato si trovò, suo malgrado, a dover portare avanti con il governo e con la Montedison le azioni e le complesse trattative che portarono all'acquisto da parte dell'Eni delle azioni Montedison nella joint venture chimica Enimont. Dopo essersi opposto, quando era ancora membro di giunta, alla quotazione di Enimont in borsa perché "in contrasto con quanto previsto dalla Convenzione (tra Eni e Montedison n.d.r.)", dopo aver vissuto le difficoltà di gestire aziende estranee al mondo Eni, ma soprattutto giudicando strategicamente obsoleti gli impianti che Montedison aveva conferito in Enimont, si oppose all'ipotesi di acquisto, ma dovette piegarsi alla volontà della politica. Una volta che l'Eni ebbe fatto il prezzo, Montedison, sull'orlo di una crisi finanziaria gravissima quanto mantenuta riservata, sorprendentemente decise di vendere.
Il 13 febbraio 1993 fu interrogato dalla Procura di Roma sul suo ruolo nella valutazione di Enimont, che era stata preparata, su incarico di Eni, da due banche internazionali e da un docente universitario, definita dalla giunta Eni e approvata dagli esperti nominati dal Ministero delle partecipazioni statali. Nella notte tra l'8 e il 9 marzo 1993 fu arrestato a seguito di un ordine di custodia cautelare emesso dal GIP Italo Ghitti, della Procura di Milano, su richiesta dei magistrati del cosiddetto pool di Mani Pulite, e accusato di avere autorizzato il pagamento di tangenti per fare aggiudicare, da parte di Enel, una commessa alla Nuovo Pignone, società del gruppo Eni. Il 27 aprile ricevette in carcere un secondo ordine di custodia cautelare, sempre da parte del GIP Italo Ghitti, per falso in bilancio.
Il 26 maggio, mentre era in carcere, fu raggiunto da un terzo ordine di custodia cautelare da parte del Gip Maurizio Grigo, su richiesta del sostituto procuratore Fabio De Pasquale (che non faceva parte del pool Mani Pulite), in merito a una presunta tangente pagata dal gruppo Ligresti al PSI per un contratto che avrebbe dovuto essere stipulato tra l'Eni e la Sai, società assicurativa che faceva capo a Salvatore Ligresti. Oltre a Gabriele Cagliari vennero raggiunti da un mandato di arresto anche Enrico Ferranti (direttore finanziario dell'Eni), Fausto Rapisarda (amministratore delegato della Sai) e il commercialista Aldo Molino (Molino e Rapisarda erano in quel momento latitanti).
Il 9 giugno ricevette l'ordinanza di scarcerazione relativa alla prima ordinanza di custodia cautelare. Il 17 giugno ricevette l'ordinanza di sostituzione della custodia cautelare con gli arresti domiciliari relativa alla seconda ordinanza di custodia cautelare.
Il 13 luglio Salvatore Ligresti dichiarò di avere trattato personalmente l'accordo Eni-Sai con Gabriele Cagliari, Severino Citaristi e Bettino Craxi. Il 15 luglio Cagliari chiese di essere interrogato motivando così la sua richiesta: