La tomba della Pania è una tomba a camera etrusca dell'orientalizzante recente, scoperta nel 1873 presso Chiusi, nota soprattutto per il suo corredo principesco e in particolare per la pisside in avorio con scene dellOdissea, oggi nel Museo archeologico nazionale di Firenze... È la sola tomba a camera chiusina costruita in blocchi di travertino e non scavata nella roccia; smontata alla fine dell'Ottocento, fu ricostruita nel parco della villa Terrosi a Cetona, dove ancora si trova.. Compare nei repertori della pittura etrusca fra le tombe dipinte di Chiusi, delle quali si contano circa una ventina...
Scoperta La tomba si trovava in località Melagrano-La Macchia-Pania, a poca distanza dall'abitato, su una collinetta isolata del pianoro, in località «le Biffe», lungo la strada fra Chiusi Stazione e Cetona, in un podere di Giulio Terrosi, ricco proprietario terriero e collezionista. La data del 1873 viene da una lettera dello stesso Terrosi; la prima relazione è quella che Wolfgang Helbig, dopo aver visto la tomba e gli oggetti, allora custoditi nella villa Terrosi di Cetona, pubblicò nel Bullettino dell'Instituto di corrispondenza archeologica del 1874, seguita da una presentazione dei materiali negli Annali del 1877; per questo Stephan Steingräber data la scoperta al 1874. George Dennis vide i materiali a Cetona nel 1876. Alessandra Minetti, che ha ripubblicato il complesso nel 1998, ha aggiunto alla relazione di Helbig alcune piante e alcuni schizzi inediti, disegnati da Terrosi nel 1900, quando la tomba era già stata smontata e ricostruita nel parco della sua villa.
Il corredo fu presto disperso: passò nella collezione di Giovanni Paolozzi di Chiusi, che vendette la fibula d'oro (poi risultata falsa) al marchese Strozzi di Firenze, da cui giunse al museo di Berlino; la pisside entrò nella collezione Castellani di Roma e nel 1889 fu acquistata dal Museo archeologico di Firenze, che nel 1890 comprò anche la grande situla e l'ossuario di bronzo; il resto delle ceramiche passò nel 1907, alla morte di Paolozzi, al Museo di Chiusi. Nel 1944 il bombardamento del museo di Chiusi e nel 1966 l'alluvione di Firenze danneggiarono i due lotti; per un secolo solo la pisside ebbe fortuna negli studi, mentre gli altri materiali giacevano nei magazzini..
Struttura La camera, quasi quadrata (3 per 2,60 metri, alta al centro 2,20), è fatta di blocchi di travertino, con muri spessi 50 centimetri e un tramezzo centrale di circa 40 centimetri, staccato dalla parete di fondo: è l'unica, fra le tombe chiusine di questa pianta, in cui il tramezzo non arriva al fondo. Il tetto, a doppio spiovente, è fatto di lastre che poggiano sul tramezzo e sui muri perimetrali; lo sostenevano anche due travi di legno, di cui restano gli alloggiamenti. Un breve dromos largo 2,20 metri, con due nicchiotti laterali, conduce a una porta trapezoidale alta 1,20 metri; in un incavo quadrangolare sopra la porta si vedevano resti di una decorazione geometrica dipinta, l'unica traccia di pittura documentata. Sopra la camera si alzava un tumulo di terra, con un cippo in cima.. Giovannangelo Camporeale la cita fra le più antiche tombe a camera chiusine, della fine del VII secolo a.C., formate da un piccolo vano che un tramezzo, perpendicolare alla parete di fondo, divide in due, un tipo che nel corso del VI secolo perde il tramezzo e acquista le banchine laterali.. Per Minetti il tipo a tramezzo centrale compare nel chiusino negli ultimi trent'anni del VII secolo a.C.; a Poggio Renzo se ne conoscono due, e in una correva un fregio dipinto di animali di gusto tardo-orientalizzante.
Sul lato destro della camera stava un letto funebre di travertino, ricostruito da Terrosi; secondo Helbig il pavimento fra il letto e il tramezzo era coperto da lastre di bronzo decorate, che Minetti ipotizza appartenessero piuttosto a un carro, l'unico elemento assente nel corredo rispetto agli altri corredi principeschi chiusini del tardo orientalizzante.. Sul fronte del tramezzo, secondo i disegni di Terrosi, erano appesi una patera di bronzo, un elmo e uno scudo..
Corredo e sepolture Sul letto funebre fu trovato uno scheletro in pezzi, ai suoi piedi unguentari di vetro, alabastra e aryballoi. Nell'angolo di fondo a destra una situla di bronzo di grandi dimensioni racchiudeva l'ossuario globulare di bronzo con le ceneri del defunto, avvolto in una stoffa rossa con sfoglie d'oro; accanto, verso il tramezzo, una «sedia di bronzo battuto», andata in frantumi alla scoperta, con figure di animali, e cinque punte di lancia di ferro; nel compartimento di destra due dadi d'avorio e altri avori, fra cui testine di leone. Nel compartimento di sinistra, davanti al tramezzo, stava la pisside d'avorio, con vasi di bucchero e d'impasto, perline di pasta vitrea e un'ascia di ferro. Altri incinerati, in ossuari d'impasto, erano deposti nei due nicchiotti del dromos.
Dall'analisi dei materiali Minetti conclude che nella camera si trovavano tre sepolture: la più antica, intorno al 620 a.C., del principe con le armi e il trono di bronzo, cremato nell'ossuario bronzeo con un rituale di tipo eroico; la seconda, verso la fine del secolo, forse di una donna, cui apparteneva la pisside d'avorio, che poteva essere l'inumata sul letto; la terza alla fine del primo quarto del VI secolo a.C., nella fase conclusiva dell'orientalizzante recente. Nello stesso mezzo secolo rientrano le sepolture dei nicchiotti.. Il corredo comprende, oltre ai bronzi e agli avori, buccheri decorati a cilindretto, unguentari etrusco-corinzi, anfore di bucchero grigio e ceramiche d'impasto, fra cui una «caldaia» con sette teste di grifo descritta da Helbig e non più rintracciata.. Minetti ritiene che la pisside, con la sua iconografia maschile, appartenesse con ogni probabilità alla madre di famiglia e non al principe.
Note
Bibliografia
Voci correlate Situla della Pania Chiusi (città antica) Pittura etrusca
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