La battaglia delle Termopili fu uno scontro avvenuto durante l'invasione della Grecia nella seconda guerra mondiale fra le truppe britanniche e quelle tedesche, che avevano lo scopo di allentare la presa degli Alleati sul territorio ellenico dopo il fallimento della campagna italiana. In seguito allo sfondamento delle loro linee, le forze britanniche e del Commonwealth si trincerarono sul Monte Olimpo per tentare di fermare i tedeschi, ma dopo furiosi scontri vennero respinti dalla "Leibstandarte" dell'SS-Obergruppenführer Josef Dietrich, verso le Termopili (famose per la battaglia del 480 a.C.), dove riuscirono a bloccare temporaneamente l'avanzata tedesca permettendo in tal modo a gran parte del contingente Alleato di imbarcarsi e di sfuggire in tal modo alla cattura.

La sconfitta degli italiani, l'intervento tedesco e l'entrata in guerra della Grecia

Quando la guerra scoppiò nel 1939, il dittatore Ioannis Metaxas aveva da qualche anno iniziato una politica estera basata su orientamenti filobritannici. Gli eventi non cambiarono minimamente i suoi rapporti con il re Giorgio II. Metaxas fece di tutto per impedire che la Grecia entrasse in guerra, anche dopo che l'espansionismo di Benito Mussolini aveva preso di mira la Grecia per farne un ottimo avamposto militare nei Balcani. Nell'agosto del 1940 un sottomarino italiano colpì e affondò l'incrociatore greco Elli. Due mesi dopo, la mattina del 28 ottobre 1940, l'ambasciatore italiano ad Atene consegnò un ultimatum che Metaxas respinse all'istante. Nel giro di poche ore le truppe italiane attraversarono il confine greco-albanese e il governo di Atene fu costretto, suo malgrado, ad entrare in guerra. L'invasione cementò lo spirito di resistenza dei greci che respinsero gli italiani in territorio albanese, nonostante Metaxas avesse rifiutato l'aiuto offerto dalla Gran Bretagna pur di non provocare Hitler. Alla sua morte, nel gennaio del 1941, gli successe Alexandros Koryzis, che invece chiese e ottenne l'intervento delle truppe britanniche. Ma nel frattempo anche la Germania aveva deciso di muoversi nei Balcani e il 6 aprile 1941 invase la Grecia.

L'organizzazione della difesa Gli ultimi dieci carri armati del 4º ussari, gli unici degli alleati rimasti in Grecia, giunsero al passo delle Termopili insieme con sette autoblindo che avevano coperto la retroguardia della brigata corazzata durante tutto il ripiegamento superando quattro montagne, raccogliendo sbandati e rallentando la marcia per assicurarsi che tutti i ponti che si lasciavano alle spalle fossero saltati. Oltre alle Termopili era necessario mantenere il possesso di tutto il Peloponneso, perché sulle sue rive doveva prendere imbarco il grosso del corpo di spedizione. I carri armati e quelli da ricognizione del 4º ussari furono incaricati di proteggere un'ottantina di chilometri di costa da eventuali sbarchi nemici assicurando il transito d'importanza vitale sul ponte di Corinto poiché vi dovevano passare quasi tutte le forze britanniche. Un altro pericolo era rappresentato dalla possibilità di un lancio di truppe paracadutate, specie sulla pianura retrostante alle Termopili e il 3º reggimento carri, rimasto senza un solo carro armato, vi fu dislocato in funzione antiparacadutisti.

Al generale Bernard Freyberg era stato ordinato di difendere il passo costiero, mentre il Generale Mackay aveva il compito di difendere il villaggio di Brallos. Nel settore dei neozelandesi, la 5ª Brigata fu schierata lungo la strada costiera, a sud di Lamia e del fiume Spercheo. La 4ª Brigata era sulla destra, dove aveva stabilito delle pattuglie per sorvegliare la costa, mentre la 6ª era in riserva. Nel settore australiano, la 19ª Brigata, comprendente il 4º e l'8º Battaglione di Fanteria, difese Brallos. Il 19 aprile, il 1º e il 5º Battaglione furono piazzati sotto il comando del generale maggiore George Vasey, e durante questi due giorni anche l'11º si unì a loro. L'inizio dell'evacuazione era stato fissato per la sera del 24 aprile, il che significava che le unità di base dovevano attraversare il ponte sul canale di Corinto prima di questa data per lasciare il posto alle truppe combattenti.

Le Termopili perciò dovevano essere difese da tutte le forze disponibili soltanto fino al 23 aprile, quando i reparti destinati a imbarcarsi la sera successiva avrebbero dovuto cominciare a dirigersi verso la costa. Gli inglesi si aspettavano che i tedeschi sferrassero il primo attacco già il 20 aprile, vale a dire quando la posizione non sarebbe ancora stata completamente approntata, invece, con loro grande sorpresa, non comparvero. I tedeschi nella rapida avanzata avevano perso contatto con le colonne dei rifornimenti, e dovettero fare una sosta di quattro giorni per ristabilirlo. Il ritardo probabilmente fu determinante agli effetti di tutta la campagna, dato che l'evacuazione, come si seppe più tardi, evitò il disastro per una differenza di poche ore; ma nel frattempo i difensori delle Termopili poterono riposare, schierare i cannoni e apprestare le difese. Il 22 aprile artiglieri australiani aprirono il fuoco dal passo di Brállos: l'artiglieria tedesca di medio calibro rispose e altri cannoni australiani si unirono al coro; intervennero i cannoni campali di grosso calibro e si sviluppò una battaglia di artiglieria in piena regola, durante la quale gli inglesi respinsero un attacco della fanteria tedesca. Intanto il corpo di spedizione si stava raccogliendo e si dirigeva verso la costa e il 23 aprile le file dei difensori delle Termopili si diradarono. Una delle tre brigate neozelandesi, la 5ª, distrusse tutti i cannoni e l'equipaggiamento e, non appena si fece buio, si diresse verso il punto fissato per l'imbarco. La 4ª brigata venne mandata indietro di una decina di chilometri per formare l'ultima retroguardia all'altezza di Tebe. Il vecchio passo di Mólos sulle Termopili restò difeso dalla 6ª brigata neozelandese, oltre che da pochi ussari del Northumberland e dall'artiglieria a cavallo. Gli australiani che presidiavano Brállos rimasero anch'essi sul posto con una metà degli effettivi.

Mackay e Freyberg informarono i loro uomini che non ci sarebbero stati ritiri, entrambi inconsapevoli delle discussioni di alto livello sull'evacuazione. Dopo la battaglia, Mackay disse:

L'evacuazione e la resistenza I tedeschi attaccarono il 24 aprile alle 7:30, primo giorno dell'evacuazione. Incontrarono una feroce resistenza, persero 15 carri e subirono ingenti perdite. Allora i tedeschi tentarono di sfondare la posizione con un assalto massiccio di carri armati, una manovra che altre volte era riuscita. L'artiglieria neozelandese, quella a cavallo e gli ussari del Northumberland trascorsero tutta la giornata del 24 aprile postando pezzi, ammassando munizioni e sparando continuamente, paghi di sfruttare l'occasione che avevano atteso e i risultati furono più che soddisfacenti. Il poderoso attacco tedesco s'infranse mentre era in pieno svolgimento; più tardi, la stessa sera, gli artiglieri resero inservibili i cannoni asportando gli otturatori e si ritirarono passando silenziosamente attraverso l'ultima retroguardia. Tutto il giorno successivo si tennero nascosti per sfuggire alla Luftwaffe e la sera raggiunsero la costa, creando una retroguardia 11 km a sud di Tebe.. Era una buona posizione difensiva presidiata da unità neozelandesi, australiane e britanniche della forza complessiva di una brigata. L'ordine principale era di non farsi scoprire troppo presto, e per questo le artiglierie erano state mimetizzate e le comunicazioni radio sospese. I difensori delle Termopili attraversarono questa posizione la notte del 24 aprile per portarsi ai punti d'imbarco, ma i tedeschi comparvero soltanto la mattina del 26, alle 11, in una lunga fila di veicoli stipati di uomini che offrivano un bersaglio infallibile agli artiglieri in attesa. Il tiro ebbe effetti micidiali e, ancora una volta, l'avanzata tedesca fu stroncata.

La fine della ritirata e la vittoria tedesca Lo stesso giorno della battaglia delle Termopili il generale Papagos si dimise, l'esercito greco capitolò, il re partì per l'esilio, il quartier generale dell'ANZAC fu sciolto e i comandi australiani e neozelandesi ebbero l'ordine di abbandonare la Grecia. Il generale Wilson rimase ad Atene fino all'ultimo momento e arrivò al ponte di Corinto il 26 aprile, poco prima dell'alba. L'evacuazione era proceduta bene, fino ad allora: la 51ª brigata neozelandese, che era stata allontanata dalle Termopili, si era imbarcata la notte del 24 aprile con tutti i suoi effettivi, quasi unità. Il giorno seguente era partita circa la metà degli australiani. In due notti erano stati evacuati complessivamente più di uomini, ma ne rimanevano ancora circa . La zona del ponte sul canale di Corinto era, naturalmente, la più minacciata. Tuttavia, da quel momento il suo presidio si ridusse a soli tre carri armati e a un piccolo reparto di fanti australiani (erano presenti anche molti soldati greci, ma per loro la guerra era finita). Poche ore dopo che il generale Wilson e il suo stato maggiore avevano superato il ponte, un attacco aereo mise a tacere tutti i cannoni controcarro. Subito dopo apparvero gli Junkers 52, a volo radente, ed il cielo fu punteggiato di paracadute. Mentre un migliaio di paracadutisti scendevano, alcuni alianti atterrarono vicino al ponte, gli occupanti balzarono fuori, sopraffecero i picchetti di guardia e deposero rapidamente un certo numero di cariche esplosive che scoppiarono subito dopo, uccidendoli tutti. A sud del canale l'enorme superiorità numerica dei tedeschi costrinse i pochi difensori superstiti a desistere dall'azione, ma non prima di aver messo fuori combattimento 285 uomini, fra morti e feriti, del 2º reggimento paracadutisti. Ciononostante, si trattò di una netta vittoria dei tedeschi, che il 26 aprile entrarono trionfalmente in Corinto scortati da un carro armato che avevano catturato. L'occupazione del canale di Corinto significò che la 4ª brigata neozelandese, alcune unità della brigata corazzata e i fucilieri australiani che formavano la retroguardia di Tebe non potevano più imbarcarsi sulle coste del Peloponneso, e quindi dovevano essere avviati altrove. Dopo la partenza di Wilson il comando era stato assunto dal generale Freyberg, che si trovava però nel Peloponneso senza poter comunicare per radio con il gruppo attestato a Tebe. Ma nel porto di Rafina, a est di Atene e distante circa 120 km, si trovava il comando della brigata corazzata, che disponeva di un potente impianto radiotrasmittente e che poté inviare un messaggio alla retroguardia, con l'ordine di ritirarsi sulla costa vicino alla capitale. Dal momento dell'occupazione tedesca di Corinto fino all'evacuazione dell'ultimo contingente del corpo di spedizione trascorsero quasi tre giorni, durante i quali fu possibile imbarcare altri uomini, in parte inglesi in parte australiani, sia per merito dell'organizzazione e della disciplina degli inglesi, sia perché i tedeschi non seppero sfruttare le vittorie.

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