La famiglia Trissino (pronuncia Trìssino, ) è un'antica casata nobiliare del territorio vicentino. Di presunta origine germanicaGiambattista Pagliarino, Croniche di Vicenza, 1663, libro VI, pagg 250-252., la famiglia ricevette l'investitura feudale da parte sia del Sacro Romano Impero sia della Chiesa venendo insigniti del titolo di conte tra il X e l'XI secolo; i suoi domini comprendevano l'omonimo paese di Trissino, nell'attuale provincia di Vicenza, e i borghi vicini, come Valdagno, Cornedo Vicentino, Castelgomberto e Sarego, tanto che la Valle dell'Agno fu nota per diversi secoli come la Valle di Trissino.Bernardo Morsolin, Giangiorgio Trissino o monografia di un letterato del secolo XVI, 1878, pag 2.

I Trissino divennero influenti già attorno all'anno 1000 e per tutta la durata delle lotte tra Guelfi e Ghibellini, erigendo diversi castelli nella Valle di TrissinoAntonio Canova, Giovanni Mantese, I castelli medioevali del vicentino, 1979, pag 239 e seguenti., per poi essere considerati in epoca rinascimentale una delle famiglie più in vista della città di Vicenza.Franco Barbieri, Mario Saccardo, Scamozzi a Vicenza-Palazzo Trissino Baston, 1996, pag 9.Silvano Fornasa, Trissino, famiglia, in AA.VV., Dizionario Biografico della Valle dell'Agno, 2012. Da essi si generò il ramo collaterale dei conti Trissino da Lodi, blasonata famiglia radicata tra Milano e Piacenza, che ebbe uno sviluppo storico del tutto autonomo.

L'esponente più celebre della dinastia fu l'umanista Gian Giorgio Trissino dal Vello d'Oro (1478-1550), noto per essere stato il più illustre intellettuale vicentino del Cinquecento e il mentore di Andrea Palladio.

Un suo omonimo e discendente diretto, Gian Giorgio Trissino dal Vello d'Oro (1877-1963), fu il primo italiano a vincere alle Olimpiadi, precisamente ai Giochi della II Olimpiade, a Parigi nel 1900: il 31 maggio, piazzandosi al secondo posto nel salto in lungo a cavallo, vinse la prima medaglia azzurra in assoluto e il 2 giugno, arrivando primo nel salto in alto a cavallo, si aggiudicò il primo oro olimpico italiano.

La famiglia è ancora fiorente a Milano e nel comune di Gaiole in Chianti col ramo primogenito dei Trissino dal Vello d'Oro, i cui ultimi nati rappresentano la quarantaquattresima generazione della stirpe, e tra Vicenza e il paese di Trissino col ramo cadetto dei Trissino di Paninsacco.

Storia Origini Le origini della famiglia Trissino si perdono nell'Alto Medioevo. Diversi storici e studiosi tra il XVII e il XIX secolo hanno delineato varie possibili ipotesi, basandosi anche sull'interpretazione dei numerosi documenti conservati dai Trissino stessi. Bernardo Morsolin nella monografia su Gian Giorgio Trissino ne riprende alcune, ossia che i primi Trissino appartenessero ai Drepsinates (cioè gli antichi abitanti della zona) o fossero arrivati coi Cimbri ai tempi delle invasioni barbariche; nel successivo saggio Trissino ricordi storici del 1881Bernardo Morsolin, Trissino ricordi storici, 1881, pagg 16 e seguenti. concorda però con le affermazioni di Giambattista Pagliarino, secondo il quale discesero dalla Germania intorno al secolo XI ("con l'uno o l'altro degl'Imperatori della Casa di Franconia"Bernardo Morsolin, Trissino ricordi storici, 1881, pag 35.) e costruirono l'antico castello di Trissino, che poi diede il nome al borgo e a tutta la valle. Lo storico Gaetano Maccà nel saggioGaetano Maccà, Della Zecca Vicentina, 1802. riguardo all'esistenza di un'antica zecca a Vicenza ricostruisce le vicende di Nicolò Trissino, figlio di Paolo, che nel 1013 venne eletto Governatore di Vicenza e confermato nella carica dall'Imperatore Enrico II il Santo con l'autorità di battere moneta recante lo stemma della propria famiglia, privilegio poi ulteriormente concesso anche da Corrado II il Salico.Gaetano Maccà, Della Zecca Vicentina, 1802, pagg 19 e seguenti e successivamente ripreso in Francesco Schröder, Repertorio genealogico delle famiglie nobili venete, 1830, pag 330.

La narrazione tradizionale vuole invece che i Trissino discendano da un eroe leggendario, Achille figlio di Alcasto, che viveva nella città di Trezene nel Peloponneso, il quale all'età di diciotto anni avrebbe seguito in Italia il generale Belisario in occasione della guerra gotica. Al termine dei combattimenti, Achille si sarebbe stabilito nella valle di Trissino, che avrebbe ricevuto questo nome proprio in ricordo di Trezene, ponendo così le basi della famiglia. Gian Giorgio Trissino inserì le vicende di questi personaggi nel poema L'Italia liberata dai Goti del 1547, ambientato appunto ai tempi della guerra gotica. Nel 1624 Paolo Beni ricostruì la discendenza della famiglia nel suo Trattato dell'origine et fatti illustri della famiglia Trissina, nel quale riportò il testo di un antico documento che ne ripercorre tutta la storia, partendo appunto da Achille.Paolo Beni, Trattato dell'origine et fatti illustri della famiglia Trissina, 1624, capitolo III, pagg 16 e seguenti. La tesi dell'origine greca è ripresa da Giovanni Pietro Romani in Corona della nobiltà d'Italia, dove ritiene comprovata la narrazione di Paolo Beni grazie al ritrovamento di alcune monete tra le rovine di un'antica casa a Castelvecchio di Valdagno, che ritraevano personaggi in antiche vesti greche e la dicitura dei Nobili di Trezeno.Giovanni Pietro Romani, Corona della nobiltà d'Italia ovvero compendio dell'istorie delle famiglie illustri, 1639, pag. 584-586. L'elencazione della discendenza tradizionale dei primi Trissino si ritrova ancora nel manoscritto di Parmenione Trissino del XVIII secolo, conservato tra le carte del cosiddetto Archivio Trissino – deposito Trissino dal Vello d'Oro del 1919 – presso la Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza.

I personaggi più rappresentativi della discendenza tradizionale sonoL'elenco completo è pubblicato in Federico Bauce, La famiglia Trissino e la costruzione delle genealogie, in Claudio Povolo e Mattea Gazzola (a cura di), Immagini di distinzione. Gli archivi della famiglia Trissino, 2012, pagg 72-73.: Alcasto, nato probabilmente nel 482 d.C., sposò Ericinia, figlia di Timoteo signore di Atene; Achille (506-559), figlio di Alcasto, coppiere presso l'imperatore bizantino Giustiniano I e capitano nella guerra contro i Goti, si stabilì nelle terre tra i fiumi Agno e Chiampo, sposò Carienta, figlia di Verulando, Goto sottomesso, ed ebbe due figli: Giustino e Verulando; Giustino (545-608), figlio di Achille, sposò la figlia del signore di Castelgomberto, ingrandendo così i propri dominii; Bonifacio, figlio di Ulieno, sposò Gisulfa, figlia di Gisulfo II, duca del Friuli; Alessandro, figlio di Alcasto, capitano sui vascelli di Venezia marittima nelle rivolte di questa contro l'Esarcato e i Longobardi (sec VII), sposò Alessia figlia di Orso (✝ 737), terzo doge della Repubblica di Venezia; Giorgio, figlio di Alessandro, primo con questo nome, visse 103 anni; Antonio, figlio di Claudio, i cui possedimenti di Chiampo e Arzignano subirono le devastazioni degli Ungari (sec IX); Corrado, figlio di Antonio, combatté per Enrico duca di Baviera, fratello dell'imperatore Ottone il Grande (sec X); Nicolò, figlio di Paolo, nominato vicario imperiale, nel secolo XI fece coniare monete dalla zecca cittadina citata da Gaetano Maccà nel suo lavoro Della Zecca Vicentina, 1802; Eugenio, figlio di Nicolò, visse 48 anni. Cacciato da Vicenza nel 1054 sarebbe il possibile capostipite della famiglia Trissino da Lodi. Enrico, figlio di Olderico, "militò sotto Rodolfo figlio d'Henrico imperatore"; Olderico II, figlio di Teobaldo, ospitò il 3 novembre 1154 Federico Barbarossa, che gli confermò la signoria sulle terre della valle dell'Agno e il titolo di conte; Olderico III, figlio di Uguccione, il primo personaggio di cui siano rimaste tracce documentali primarie riconosciute dagli storici.

Medioevo Il primo membro della famiglia di cui si abbia evidenza storica tramite fonti primarieRosa Maria Gregoletto, Una famiglia signorile vicentina nei secoli XIII e XIV: i Trissino, in Gherardo Ortalli e Michael Knapton (a cura di), Istituzioni, società e potere nella marca trevigiana e veronese (secoli XIII e XIV), 1988, pagg 179-197. fu Olderico (Olderico III secondo la storiografia familiare redatta da Parmenione Trissino) figlio di Uguccione.Franco Barbieri, Mario Saccardo, Scamozzi a Vicenza-Palazzo Trissino Baston, 1996, pag 9 e relative note. È documentato infatti che Olderico fosse tra i nobili vicentini che ricevettero il giuramento di fedeltà da parte del Comune di Bassano nel 1175.Bernardo Morsolin, Trissino ricordi storici, 1881, pag 135.Rosa Maria Gregoletto, I Trissino cit., pag 181. Secondo uno studio che analizza il veloce progredire dell'attività economica nella seconda metà del XII secolo per impulso dei Trissino, si ipotizza che Olderico possa essere il fondatore del villaggio che oggi è la città di Valdagno.Giorgio Cracco, Valdagno: alle origini di una storia e di un nome, in Storia della Valle dell'Agno. L'ambiente, gli uomini, l'economia, a cura di G. A. Cisotto, 2001.

A giudicare dai documenti più antichi oggi disponibili sembra che il potere nella Valle dell'Agno attorno all'anno 1000 fosse gestito solo da enti ecclesiastici, come la curia vescovile vicentina e i monasteri veronesi di San Zeno e di Santa Maria in Organo.Silvano Fornasa, Territorio, economia e società nella Valle dell’Agno del XIII secolo, 2010, pagg 5-6. L'abilità dei Trissino è stata verosimilmente quella di sapersi destreggiare tra i poteri forti (Impero e Chiesa) in modo da accrescere il proprio. Già nel sec XI è plausibile che facessero parte della curia vassallorum vicentina: è del 1219 la più antica investitura vescovile ricevuta dai Trissino di cui resti memoria scritta, nella quale si fa riferimento a un'altra precedente, probabilmente concessa dal vescovo Pistore a Olderico nella seconda metà del XII secolo.Silvano Fornasa, L'età medioevale, in Giorgio Trivelli (a cura di), Storia di Trissino, 2003, pag 66.Federico Bauce, La famiglia Trissino e la costruzione delle genealogie, cit., pag 58. Le investiture feudali comprendevano ampi diritti e giurisdizioni, come la riscossione delle decime, l'amministrazione della giustizia, la nomina del decano, il diritto di pascolo. Il fatto che Grifolino figlio di Olderico sia citato nel Decreto Edilizio del 1208, riportato da Giovanni da Schio, come proprietario della turris domus grandis nei pressi del Duomo di Vicenza (la medesima area dove venne edificato il Palazzo Trissino al Duomo tre secoli più tardi), può essere un'ulteriore testimonianza degli stretti rapporti, anche politici, tra i Trissino e la curia vescovile.

Olderico sposò la veronese Chiara di San BonifacioFederico Bauce, La famiglia Trissino e la costruzione delle genealogie, cit., nota 5 a pag 59., esponente di una delle principali famiglie di quella cittàAndrea Castagnetti, Le due famiglie comitali veronesi: i San Bonifacio e i Gandolfingi-di Palazzo, in Studi sul Medioevo veneto, 1981., a testimonianza dei buoni rapporti tessuti dai Trissino anche coi rappresentanti dei poteri imperiali (a quel tempo Verona era capoluogo della marca, suddivisione del Sacro Romano Impero, che comprendeva tutto il Triveneto). Da Chiara, Olderico ebbe otto figli, quattro dei quali considerati capostipiti o colonnelliSull'origine del termine colonnello per designare i rami familiari si veda Sante Bortolami, Colmellum, Colonellum, in Gherardo Ortalli e Michael Knapton (a cura di), Istituzioni, società e potere nella marca trevigiana e veronese (secoli XIII e XIV), 1988, pagg 221-234. dei rispettivi rami: Miglioranza (ramo di Miglioranza); Paninsacco (ramo di Paninsacco); Arnoaldo (ramo Dalla Pietra); Corrado (ramo di Castelmaggiore).