I Vialardi sono una famiglia di origine longobardaArchivio di Stato di Biella, serie prima, mazzo 1, fasc. 9, Actum in curte Vuidalardi, 1147, noti in Piemonte dalla fine dell'XI secolo. Di fiera parte ghibellina, ebbero signorie, sia in Italia che in Francia, tutte derivate dalle tre linee principali (Verrone, Villanova Monferrato e Sandigliano), con le consignorie di Cerreto Castello, Quaregna (XII secolo), Candelo, Occhieppo, Mosso, Ysangarda, Villanova Biellese, Salussola (XIV secolo), Beatino, Borriana, Vettigné (XV secolo), Stroppiana, Cella Monte (XVI secolo), Gorbio, Frassinetto, Colcavagno (XVII secolo), Castellamonte, Lessolo (XVIII secolo).

Origine

La prima attestazione della famiglia risale a un "Vulardi", che nel 1031 (o 1032) è citato come teste in un atto della Cancelleria della Corte reale di Borgogna circa la dotazione dell'abbazia di TalloiresL'atto riguarda la dotazione dell'abbazia «in pago Albanense in villa quae vocatur Talueriis» (Talloires). L'atto venne sottoscritto dal conte en Maurienne Umberto I Biancamano d'ordine della regina Ermengarda, moglie (o vedova) di Rodolfo III di Borgogna: Hist. Patr. Mon. Chart. I, p. 496, n° 285 (ad ann. 1031). L'atto è del 1031-1032. Tradizionalmente, da Vulardi discende Casa Vialardi e dal conte Uberto, Biancamano nel tardivo obituario latino di Hautecombe (1342), la dinastia di Casa Savoia. Discendente di Vulardi fu Wid, figlio di Vialardi e Plusbella, nato intorno al 1090: al suo nome fu associato il soprannome alto-tedesco all hart ed egli divenne dunque noto come Wid-all-hart (Guido il Forte, Guido il Crudele), successivamente latinizzato in WidalardoE. W. Förstemann, Altdeutsches Namenbuch, Nordhahausen, 1856, v. I, Personennamen. Un'identica traslazione linguistica si riscontra nel nome della madre, plus bella, latinizzazione di un soprannome diventato d'uso a scapito di un nome alto-tedesco perduto nelle avvisaglie di una Chiesa in progressione. I Necrologi Eusebiani riportano la morte della madre Plusbella e dei suoi fratelli Manfredo e Lantelmo, che morirono dunque nel territorio di Vercelli, mentre il padre e il terzo fratello, Umberto, non sono menzionati in quanto la loro morte dovette avvenire fuori dal territorio vercellese.

Il primo documento locale in cui compare il nome di Widalardo, o forse ancora del padre (la lettura del documento è ambigua), è un atto del 1118, dove è tra i consiglieri laici del vescovo di Vercelli Anselmo. L'atto riguarda la cessione di una parte della curtis di Torcello (Casale Monferrato) ed altri beni intorno Casale: Widalardo dovette avere interessi nella zona e la collina su cui si trova Torcello porta infatti il nome di Vialarda. Nel 1142, Widalardo fu nuovamente a Vercelli come teste di un atto con cui il vescovo Gisulfo confermava ai canonici di Santa Maria di Vercelli tutte le decime della curia. Widalardo, come dimostrano i documenti successivi, era il maggiore proprietario laico intorno alla chiesa e poteva pertanto confermare diritti e proprietà.

Widalardo è ancora menzionato per un contenzioso che l'aveva opposto al potente capitolo di Santo Stefano di Biella, riguardante la proprietà della chiesa di Sant'Eusebio sulla collina biellese e delle sue pertinenze: si trattava probabilmente di un insieme di oratori privati e mansi dipendenti nati dalla trasformazione di una curtis dominica. Widalardo offrì una transazione che fu accettata dal decano capitolare e l'atto fu firmato il 4 dicembre del 1147 «in curte Vuidalardi». I sei testi laici di Widalardo, di Novara e di Milano, confermano l'ambito esterno a Vercelli della curtis, probabilmente in area lombarda. In questo atto sono citati anche altri membri della famiglia, di cui Widalardo è il decano«Vuidalardus et Rolandus pater filius, et Gonellus filius condam Manifredi et Ubertus filius condam item Uberti, et Iordanis invicem fratris sui, nepotes iamscripti Vuidalardi, qui professi sunt lege vivere Longobardorum». Archivio Comunale Biella, serie prima, mazzo 1, fasc. 9 che saranno nel secolo successivo i fondatori delle tre linee principali di discendenza.

Proprietà a Vercelli I documenti successivi citano proprietà nel Vercellese, Biellese e Casalese (castelli, torri, case, mansi, molini e terre)Tra questi «casamenta cum turris in ora sancta Maria iuxta platheam de Arengo».. I beni maggiori in Vercelli sembrano essersi consolidati al tempo di Attone e comprendevano, tra gli altri, la roggia vercellina, che forniva l'acqua alle difese della città, vendute dai Vialardi al comune di Vercelli con una serie di atti tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIIIQueste proprietà sono parti della corte regia longobarda, donata ai canonici di Vercelli da Berengario del Friuli nel 913: L. Schiaparelli (a cura di), I diplomi di Berengario I, Roma 1903, doc. LXXXVII, pp. 232-234. Il 21 giugno 1178 i Vialardi cedettero a Federico Barbarossa i diritti di pedaggio sul porto e sulle rive del Cervo e della SesiaD. Arnoldi, F. Gabotto, Le carte dello Archivio Capitolare di Vercelli, BSSS, LXXI (1914), vol. II, doc. CCCLXIX, pp. 65-67; fu il vescovo di Vercelli ad agire nell'acquisto per conto dell'imperatore.

Ascesa politica Nell'atto del 1147 si delineano i capostipiti delle tre linee principali dei Vialardi (Villanova, Verrone e Sandigliano):

da Roberto dei Vialardi di Vercelli, figlio di Rolando quondam Widalardo: la prima linea dei Vialardi di Verrone da cui: i Vialardi di Vettigné; i Vialardi di Salussola e Puliaco; i Vialardi di Rougemont (Canton Vaud); i Vialardi di Biella da cui i Vialardi di Lessolo e Castellamonte; i Vialardi di Verrone e Mongrando. da Gilio dei Vialardi di Villanova Monferrato e di Casale MonferratoBlaxonarium Casalense, figlio quondam Lantelmo, fratello di Widalardo: i Vialardi di Villanova da cui: i Vialardi di Candelo; i Vialardi di Ysangarda; i Vialardi di Casale, Mantova e Milano; i Vialardi di Stroppiana, Cella Monte, Frassinetto e Colcavagno; i Vialardi di Francia (de Villardi de Montlaur et Quinson). i Vialardi di Sandigliano, da cui: i Vialardi di Massazza; i Vialardi di Sandigliano e Villanova; i Vialardi di Sandigliano e Salussola; i Vialardi di Sandigliano, Borriana e Beatino; i Vialardi di Sandigliano Lascaris di Gorbio. da Giordano dei Vialardi di Villanova e di Vercelli, figlio quondam Lantelmo, fratello di Widalardo: la seconda linea dei Vialardi di Verrone.

Fino alla prima metà del Duecento la gestione delle relazioni politiche e militari continuò sulla linea del diritto alto-germanico della sippe, demandata agli anziani di ogni gruppo famigliare, cui competevano le relazioni degli incastellamenti con il territorio di insistenza. Le proprietà extraurbane appartenevano ai singoli gruppi familiari, mentre quelle urbane erano detenute collettivamente, garantendo in questo modo un peso monetario e politico unico.

Con l'affermazione del policentrismo di Vercelli sul territorio e la parallela formazione di un'associazione comunale, i Vialardi furono fin dagli inizi membri della Credenza, l'organo consultivo comunale e consoli, influendo sulla politica interna e sulle alleanze esterne della città grazie al peso dei propri sistemi difensivi. Questo potere non produsse nepotismi e in molti casi l'interesse del Comune prevaricò quello familiare: nel 1197 i consoli di Vercelli resero liberi («liber et absolutus») il castello e le terre di Villanova MonferratoDe facto Villenove, 15-8-1197 in G. C. Faccio, Il Libro dei Pacta et Conventiones del Comune di Vercelli, BSSS, XCVII (1926), docc. CXVI e CXVII, pp. 212-218 inizio dell'espansione comunale sul territorio extraurbano tanto in chiave difensiva quanto di influenza politica.

La creazione del borgo franco di Villanova Monferrato, decisa con il consiglio di Giacomo Vialardi «et sociorum quorum", decretava anche che «nullus dominorum debeat abitare in illo castro», compromettendo gli interessi dei cugini Vialardi proprietari del castello, altrettanto potenti in città per l'ampia presenza consolare. Alla crescita del peso politico della città, ne sarebbe corrisposto uno parallelo del potere familiare in un momento cruciale delle lotte interne tra fazioni dell'élite urbana, che stavano modificando le egemonie sul territorio.

Giacomo dominò la scena politica per quasi cinquant'anni influenzando con il coinvolgimento di tutto il gruppo familiare lo spostamento verso l'impero di Vercelli, cui diede coscienza del proprio peso di fronte a Milano, Pavia e Brescia. Ai figli ed ai cugini di Villanova Monferrato furono demandate le relazioni politiche esterne, mentre i cugini interni alla città fornirono l'appoggio della Credenza e quello delle cattedre ecclesiali di Santa Maria e di Sant'Eusebio, per oltre cent'anni in mano a longevi e politicizzati arcidiaconi Vialardi.

Un coinvolgimento così schierato dalla parte ghibellina richiese una presenza più compatta sul territorio, con un incastellamento meglio coordinato ai bordi delle zone di espansione della città. Giacomo guidò il cambio degli interessi familiari iniziando l'allentamento patrimoniale progressivo in città a favore del potenziamento dei castelli extraurbani, che assunsero un peso cruciale nelle scelte politiche dei Vialardi. Sono di questo periodo le grandi dismissioni immobiliari in Vercelli, che favorirono un avvicinamento più stretto al Comune, fornendo contemporaneamente la massa di denaro necessaria all'ammodernamento dei sistemi difensivi, alla costruzione di nuovi ed all'acquisto di terre da reddito per il loro mantenimento. Contemporaneamente, furono ceduti i beni extraurbani non vitali nel sistema degli incastellamenti, mentre si consolidarono attraverso nuovi acquisti ed investiture le presenze in Candelo, Ysangarda, Verrone, Villanova Monferrato e Sandigliano, posizioni che la lungimiranza di Widalardo aveva già individuato come strategiche.

Con la seconda metà del Duecento i gruppi famigliari dei Vialardi assunsero una fisionomia propria, sempre legati interfamiliarmente, ma con indipendenze maggiori.

La divisione in tre linee Il nuovo assetto familiare si consolidò su tre linee ben definite:

I Vialardi di Vercelli, che continuarono la gestione politica della famiglia, ora contrapposta ad altre famiglie emerse dall'ambito ecclesiale e mercantile con cui la convivenza non fu sempre facile. Questa linea si estinse alla fine del XVI secolo. I Vialardi dei castelli di Sandigliano (linea dei Vialardi di Sandigliano) e Ysangarda (linea dei Vialardi di Villanova), la cui forte capacità militare li portò ad essere i primi alleati viscontei nel Biellese e punto di appoggio delle scorrerie di Facino Cane, le cui truppe erano di stanza nei loro castelli. Il conflitto con gli incastellamenti limitrofi appartenenti a famiglie con posizioni politiche fluttuanti, in particolare con il composito sistema parentale degli Advocati Ecclesiae (Avogadro), fu immediato e causa principale della caduta del Biellese nelle mani del duca di Savoia. I Vialardi del castello di Verrone (linea dei Vialardi di Verrone), che mantennero posizioni attesiste che progressivamente li allontanarono dal gruppo familiare. Militarmente meno capaci, portati più all'equilibrio politico attento ai giochi territoriali, videro con poco favore l'alleanza stretta dei cugini di Sandigliano e Ysangarda con i Sovrani di Milano.