L'emigrazione irlandese è il fenomeno storico che ha portato alla formazione nel mondo della cosiddetta diaspora irlandese (in inglese Irish diaspora; in irlandese diaspóra na nGael).
Nel XVIII secolo circa 9-10 milioni di irlandesi hanno lasciato l'Irlanda. Di questi i più poveri andarono in Gran Bretagna, specialmente nella zona di Liverpool, mentre i più benestanti, circa 5 milioni, si optarono Stati Uniti d'America. A partire dal XIX secolo, in seguito alla Grande carestia delle patate l'emigrazione divenne massiccia: nel 1890 il 40% di tutti gli irlandesi vivevano all'estero.
Al giorno d'oggi ci sono circa di persone al mondo che affermano di avere ascendenze irlandesi, e di questi solo vivono nella Repubblica d'Irlanda.
Stati Uniti d'America Nel 1800 il fenomeno dell'emigrazione dall'Irlanda agli Stati Uniti d'America fu causato dall'eccessivo costo della vita in Irlanda, dalla Grande carestia che colpì il paese e, in parte, dalle persecuzioni religiose.
Il fenomeno fu massiccio: infatti, in dieci anni dall'inizio di questo fenomeno, la popolazione degli Stati Uniti raddoppiò. Una volta arrivati nei porti della East Coast dell'America, la maggior parte degli emigrati parlava difficilmente l'inglese, essendo la lingua irlandese la loro lingua materna. Per guadagnarsi da vivere, alla maggior parte non restava che svolgere i lavori più pesanti, tra cui la costruzione delle ferrovie; chi non trovava lavoro, entrava spesso a far parte di bande di strada, dedite al vandalismo e altri atti criminali. Quasi tutti vivevano nel quartiere-ghetto irlandese della città in cui si erano trasferiti. Nei ghetti etnici nordamericani vi erano scarse condizioni igieniche e scarsa speranza di vita.
Note
Voci correlate Irlandesi americani Grande carestia irlandese
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