Ponte Vecchio o Pontevecchio (Pont Vegg in dialetto milanese, AFI: , anticamente Ponte di Magenta) è una frazione del comune di Magenta, nella città metropolitana di Milano, distante circa 2 km dal capoluogo del comune. Essa consta di 3599 abitanti.
Geografia Geografia fisica
Il borgo di Ponte Vecchio è caratterizzato da un ambiente prevalentemente pianeggiante, tipico della Pianura padana, con avvallamenti solo nei pressi del Naviglio Grande e verso la valle del Ticino, prevalentemente adatto a boschi coltivazioni, che occupano quasi i 3/4 del territorio della frazione. Idrograficamente è da segnalare la presenza di una grande fonte d'acqua contraddistinta dalla presenza del Naviglio Grande che corre in centro al paese, tagliandolo in due parti.
Geografia politica Il territorio di Ponte Vecchio confina ad est con Magenta, a ovest col confine piemontese, a nord con la frazione magentina di Ponte Nuovo e a sud con Carpenzago, frazione di Robecco sul Naviglio.
Magenta è il centro di maggior rilievo più vicino alla frazione.
Storia Dalle origini all'Ottocento
L'appellativo di "Ponte vecchio" viene conferito al borgo per la prima volta nell'Ottocento, quando venne costruito un nuovo ponte sul Naviglio Grande. Il seicentesco ponte del borgo assunse quindi la denominazione "Ponte vecchio".
Le prime testimonianze dell'esistenza di un borgo abitato nell'area di Ponte Vecchio risalgono alla prima metà del I secolo d.C. come testimoniano i ritrovamenti emersi durante i lavori di scavo e dissodamento eseguiti nel 1896 in località Cascina Bovisa con anfore, urne cinerarie e monete coniate sotto Tiberio.AA.VV. Città di Magenta - l'Amministrazione Comunale ai suoi piccoli Cittadini, Comune di Magenta, 1982A. Palestra, Storia di Abbiategrasso, Abbiategrasso, 1956A. Colombo, Sotto le ali dell'aquila, Corbetta, 2001 L'area nel suo complesso appare tuttavia frequentata più o meno stabilmente almeno dal 2500 a.C.F. Sgarella, Pontevecchio e l'impronta dei monaci celestini nel magentino, Zeisciu, Magenta, 2006 L'area fu certamente coinvolta nella nascita del primo insediamento di Magenta stessa, come testimoniato dal ritrovamento avvenuto nel settembre del 1933 di una necropoli di epoca celtica.G. Sutermeister, Memorie storiche, n.2, Società Arte e Storia di Legnano, Legnano, 1934
Dai ritrovamenti è emerso inoltre che i primi insediamenti stabili nell'area di Pontevecchio risalirebbero perlomeno all'epoca medioevale quando, ancor prima della costruzione di un ponte in solido granito, si trovava una passerella di legno, sopravvissuta nei rapporti d'epoca sino al Seicento, con la creazione di un passaggio stabile ed obbligato che collegasse i commerci tra Piemonte e Lombardia, motivo per il quale il piccolo borgo conobbe un notevole sviluppo soprattutto agricolo e commerciale, conservando la propria sfera rurale sino alla prima metà del Novecento. L'escavazione dello stesso Naviglio Grande fu certamente tra i motivi che portarono alla nascita dapprima di semplici cantieri e poi di veri e propri insediamenti per i lavoratori impegnati nell'opera.
A partire dal 1396, ebbero notevole influenza sull'economia locale (come pure del borgo di Boffalora sopra Ticino, non distante) i certosini della Certosa di Pavia che in quell'anno ricevettero in donazione numerosi terreni nell'area di Magenta a ridosso del Naviglio, con vasti privilegi annessi. La tenuta principale di questo possedimento dei monaci pavesi era costituita da quella che successivamente divenne nota come Cascina Bergamasca, le cui terre erano affittate con cicli di nove anni a privati che le lavoravano per conto dei certosini. La frazione conobbe un proprio sviluppo consistente a partire dal XVII secolo, quando le prime case sparse sorte attorno al ponte costruito all'epoca dall'amministrazione spagnola del Ducato di Milano, portarono all'aggregazione ed alla costruzione delle prime corti rurali. La situazione rimase pressoché invariata sino al 1786 quando le disposizioni di Giuseppe II portarono alla soppressione dei certosini ed alla vendita dei loro possedimenti anche nel territorio pontevecchino, ed in particolare alle tenute delle cascine Bergamasca (820 pertiche milanesi in tutto), Giolla e Mainaga, con il lucrativo mulino della valle che era azionato da quattro ruote per far funzionare tre mole da grano ed una pila da riso. Tali beni verranno acquistati nel 1787 all'asta dal conte Alessandro Cicogna, il quale già possedeva diversi beni in zona ed era interessato ad acquisire i restanti diritti sullo sfruttamento della roggia Cornice, un corso d'acqua artificiale che aveva origine nel territorio di Boffalora sopra Ticino e che alimentava le cartiere di sua proprietà che sorgevano nel territorio.A. Balzarotti, Boffalora sopra Ticino - Arte e cultura lungo il Naviglio Grande, Amministrazione Comunale di Boffalora sopra Ticino, O.L.C.A. Grafiche, Magenta, 2008
Ancora nell'Ottocento, l'economia locale era fortemente condizionata dalla presenza del Naviglio Grande, con la maggioranza della popolazione pontevecchina impegnata nell'escavazione e nel trasporto via acqua di sabbia, ghiaia, ciottoli per muri e da selciato e mattoni da fabbrica.AA.VV. Genio Civile, estratto da Notizie statistiche intorno ai Fiumi, Laghi e Canali Navigabili..., Milano, Regia Stamperia Imperiale, 1833
La posizione strategica nella Battaglia di Magenta
Durante la battaglia di Magenta, la posizione strategica di Pontevecchio fu aspramente disputata dalle contrapposte forze austriache e franco-sarde, che più volte riuscirono a conquistarla e più volte dovettero cederla. Era fondamentale per gli austriaci mantenere il controllo dell'abitato di Pontevecchio allo scopo di aver una testa di ponte sulla riva destra del Naviglio Grande e tentare l'aggiramento dello schieramento francese. Allo scopo di rallentare il nemico, l'esercito imperiale giunse a far saltare l'antico ponte seicentesco a due arcate sul Naviglio Grande, dove però i francesi riuscirono a gettare delle predelle per oltrepassare il corso d'acqua.
Ormai privi delle forze necessarie per l'ennesimo assalto, dopo l'ultima riconquista francese, gli austriaci si affidarono alla personale iniziativa del colonnello Leopold Edelsheim che decise di tentare una carica di cavalleria, nonostante le strade dell'abitato non fossero il terreno adatto a questo tipo di operazione. Sotto il comando di Edelsheim, gli squadroni del 10º reggimento si lanciarono in una disperata carica all'arma bianca che riuscì a travolgere le linee nemiche, pagando però un impressionante prezzo di vite umane. Pochissimi tra gli ufficiali dei drappelli tornarono senza ferite. Molti non tornarono.
Senza il seguito della fanteria austriaca, i varchi causati dalle cariche di cavalleria vennero ben presto richiusi, rendendo vano il sacrificio del 10º reggimento. In verità, la vittoria venne comunque sfiorata, visto che uno degli squadroni penetrò tanto in profondità lo schieramento franco-sardo da investire lo stato maggiore del generale Canrobert, riuscendo a eliminare due alti ufficiali. Lo stesso Canrobert si salvò miracolosamente, lasciando nelle mani di un ussaro austriaco il colletto della sua divisa, grazie allo scatto e alla fuga repentina del suo cavallo imbizzarrito.
Edifici Notevoli Chiesa Parrocchiale dei Santi Carlo e Luigi
La chiesa Chiesa Parrocchiale dei Santi Carlo e Luigi nacque per sopperire alle esigenze della frazione di Pontevecchio di Magenta, situata molto distante dal centro cittadino. La prima pietra fu posta l'8 settembre 1908 su progetto dell'ingegner Carlo Castiglioni e su incoraggiamento del 1903 del Cardinal Ferrari; a causa della penuria di mezzi e per lo scoppio della Prima guerra mondiale la costruzione della chiesa venne interrotta nel 1913 per poi riprendere intorno al 1923 con alcune modifiche strutturali apportate dall'architetto Cecilio Arpesani; la chiesa venne quindi aperta ai fedeli la notte di Natale del 1928 ed elevata a parrocchia il 21 marzo 1936. Del 1937 è invece la posa della prima pietra del campanile.
La chiesa parrocchiale, riprende i canoni dello stile neoromanico, con una tipica facciata mista di mattoni e pietre calcaree a creare un gioco di toni chiaroscuri che accolgono il rosone centrale in vetri policromi.
Sempre sulla facciata si trovano dei mosaici che rappresentano i Santi Pietro e Paolo e nella lunetta sopra il portale d'ingresso, leggermente strombato, si trova San Carlo Borromeo con San Luigi Gonzaga nell'atto di comunicare un appestato.
L'interno, anch'esso in mattoni e pietre calcaree, è costituito da un prevalente stile romanico e da un altare in armonia con le decorazioni, realizzato in polvere di marmo con una grande statua rappresentante il Gesù del Sacro Cuore. Il soffitto è decorato con grandi capriate lignee e l'area del presbiterio è illuminata attraverso due grandi vetrate policrome che rappresentano Santa Maria Goretti e San Domenico Savio.
A completare la struttura, nel giardino presso il tempio cristiano, si trova il campanile, realizzato in mattoni a vista, alla cui base si trova un memoriale dei caduti delle guerre mondiali.
Storicamente, l'edificio ebbe una certa rilevanza durante la seconda guerra mondiale, quando divenne un nodo della rete clandestina dei partigiani grazie all'operato del coadiutore Virginio Colzani e della 168ª brigata "Garibaldi"
La chiesa possiede un concerto di 5 campane in Sib2 Maggiore crescente, fuso da Roberto Mazzola di Valduggia (VC) nel 1949. Le campane suonano a sistema ambrosiano e possiedono la tastiera manuale per il suono a festa.
Campana Nota nominale Dedicazione Fonditore e Anno di fusione Diametro I Fa3 Santa Maria Nascente e Angeli Custodi Roberto Mazzola nel 1949 1076 mm II Mib3 Santi Giuseppe e Giovanni Battista Roberto Mazzola nel 1949 1214 mm III Re3 Santi Carlo e Luigi Roberto Mazzola nel 1949 1293 mm IV Do3 Defunti caduti in guerra Roberto Mazzola nel 1949 1460,5 mm V Sib2 Sacri Cuori di Gesù e Maria Roberto Mazzola nel 1949 1641 mm
Oratorio della Beata Vergine Maria e memoriale della Battaglia di Magenta
Non distante dal medesimo asse dell'attuale chiesa parrocchiale di Pontevecchio, si trova l'antica chiesa parrocchiale del borgo, dedicata al culto della Beata Vergine Maria. L'edificio attuale è frutto della progettazione ed edificazione di Carlo Giuseppe Merlo, in un periodo precedente al 1740 e sulla base di un legato testamentario del cugino, il pellicciaio Bonifacio Merlo, risalente al 1710. La struttura risultava già in gran parte conclusa all'epoca della visita pastorale del cardinale Giuseppe Pozzobonelli nel 1760. La chiesa rimase aperta al pubblico ma di proprietà privata sino al 1848 quando venne completato il processo di cessione alla parrocchia di Magenta, essendosi ormai estinto il lascito del donatore e non essendovi eredi atti a sostenerne le spese, nemmeno tra la famiglia Clerichetti (all'epoca tra i principali possidenti della località). La visita del cardinale Andrea Carlo Ferrari nel 1896, evidenzia un nuovo patronato ascrivibile alla famiglia Albasini, pur rimanendo l'oratorio in uso pubblico. La sede della chiesa parrocchiale venne spostata nella nuova chiesa dei Santi Carlo e Luigi edificata nel 1928, di poco distante, quando la precedente divenne insufficiente a contenere il sempre maggiore afflusso di fedeli abitanti nella frazione. Essa assunse così il valore di memoriale e cappella dedicata ai defunti della Battaglia di Magenta, che anche a Ponte Vecchio ebbe degli scontri e negli anni immediatamente successivi quando rimase l'unica chiesa agibile del comune. Nella piazza antistante, infatti, una colonna granitica ricorda i nomi dei caduti a Ponte Vecchio durante gli scontri del 1859.