La soluzione dei due Stati progettata per la soluzione del conflitto israelo-palestinese è l'ipotesi di accordo che è in discussione da parte degli attori chiave del conflitto.

Secondo tale ipotesi la soluzione dell'annoso conflitto risiederebbe nella creazione di due Stati separati nella parte occidentale della Palestina storica, uno ebraico e l'altro arabo. In tale proposta i palestinesi residenti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza diverrebbero cittadini del nuovo Stato di Palestina, cosa che verrebbe offerta anche ai rifugiati palestinesi; per quanto riguarda gli arabi israeliani, verrebbe loro data l'opportunità di scegliere quale cittadinanza avere: israeliana o palestinese.

Discussa soprattutto durante la conferenza di Annapolis del novembre 2007, è un'idea che, con varianti, ha una storia che risale agli anni '30.http://younation.bravehost.com/peace1.pdf ; "The land of Israel for the Israelites and the land of Philistine for the Palestinians"; by Rabbi Howshua Amariel

Storia La Commissione Peel del 1937 e la teorizzazione

La relazione della Commissione Peel riunita nel 1937, nel pieno della Grande Rivolta Araba (1936-1939), prevedeva una ripartizione dell'area del Mandato britannico della Palestina in tre sezioni: una araba, una ebraica e una piccola continuazione dell'area del Mandato (efficacemente sotto controllo internazionale) contenente Gerusalemme. La commissione, nel suo rapporto finale, suggeriva anche, per ridurre i possibili motivi di attrito, di trasferire parte della popolazione delle due etnie tra i due Stati (stimati in 225.000 arabi presenti nel territorio assegnato agli ebrei da trasferire nell'area assegnata agli arabi e viceversa per gli 1.250 ebrei presenti nel territorio assegnato agli arabi) creando due nazioni di popolazione etnicamente omogenea,Report of the Palestine royal commission , il rapporto della commissione Peel del 1937 sul sito dell'ONU come era avvenuto nel 1922 tra greci e turchi al termine della guerra greco-turca. La commissione prendeva atto che questo trasferimento avrebbe creato problemi, soprattutto nella parte araba, a causa della scarsità di territorio coltivabile disponibile che si sarebbe rivelato insufficiente a ricevere un così gran numero di nuovi residenti, esprimendo la speranza che questa situazione avrebbe potuto essere di stimolo per dare il via a un grande piano di irrigazione della regione, i cui elevati costi sarebbero però potuti essere sostenuti di fatto solo dal Regno Unito (potenza mandataria a cui era stato assegnato il governo della regione) e non dalla popolazione locale.

L'idea della partizione del territorio in due Stati venne ripresa l'anno seguente (1938) della Commissione Woodhead, che, partendo da quando pensato dalla commissione Peel, elaborò tre possibili scenari di partizione,Questi i tre piani di partizione proposti dalla Commissione Woodhead A   B   C sul sito del Dartmouth College. Il primo riprendeva quello della commissione Peel, mentre il terzo era quello ritenuto preferibile dalla commissione Woodhead. ma questi vennero respinti sia dalla popolazione araba che da quella ebraica, portando la commissione a ritenere praticamente impossibile applicare queste soluzioni.The Future of Arab Palestine and the Question of Partition , documento del 30 luglio 1949, sul sito dell'ONU

Al termine della rivolta araba, con il Libro bianco del 1939 il governo britannico rassicurò la popolazione arabo-palestinese che non era nelle intenzioni della potenza mandataria la creazione di una nazione ebraica, richiamando analoghe rassicurazione contenute nel Libro bianco del 1922. D'altro canto esso considerava la promessa della creazione di nazione araba, che sarebbe derivata da comunicazione epistolari svoltesi nel 1915 tra Sir Henry McMahon (in nome del governatore britannico) e lo sceriffo della Mecca, come frutto di un fraintendimento tra le parti, soprattutto per quello che riguardava la zona in cui questa nazione sarebbe sorta, che doveva escludere i territori ad ovest del Giordano. Oltre a questo la Gran Bretagna con il Libro bianco decise di mettere in atto alcune limitazioni all'immigrazione ebraica e annunciò la creazione di un unico Stato palestinese, da realizzare entro 10 anni, la cui creazione avrebbe posto termine al mandato. Nel testo del documento, relativamente al nuovo Stato unitario, si affermava che:

La seconda guerra mondiale e il conflitto arabo-israeliano Lo scoppio e il successivo evolversi della seconda guerra mondiale e la persecuzione degli ebrei in Europa (con il relativo aumento dell'immigrazione ebraica illegale e le pressioni internazionali per togliere le limitazioni a quella legale) resero però l'ipotesi dello Stato unitario di impossibile realizzazione.

Dopo la guerra e un'indagine conoscitiva portata avanti dall'UNISCOP (United Nations Special Committee on Palestine, il comitato dell'ONU comprendente 11 nazioni che aveva analizzato la situazione e proposto la soluzione a due Stati) la ripartizione in due nazioni divenne la proposta ufficiale del piano di partizione dell'ONU del 1947, che riprendeva quelli precedenti. Esso proponeva la suddivisione in tre aree, con Gerusalemme ancora sotto controllo internazionale, per via del valore religioso, storico e artistico della città. Anche questo piano fu respinto dalla leadership delle nazioni arabe e dalla leadership palestinese (con poche eccezioni), ma al contrario dei precedenti venne accettato dai rappresentanti ufficiali della popolazione ebraica (gruppi estremisti come il Lohamei Herut Israel e l'Irgun però lo rifiutarono). Lo Stato ebraico proposto avrebbe raggruppato una maggioranza di ebrei (498.000 a fronte di 407.000 arabi) e avrebbe occupato il 55% del territorio, mentre 10.000 ebrei invece presenti nell'erigendo Stato arabo, che sarebbe stato abitato dal 99% di arabi, con una comunità totale di 735.000 abitanti. Uno dei motivi che portarono all'assegnazione della maggioranza del territorio ai coloni ebrei, oltre alla prospettiva di prossime immigrazioni di massa dovute alla fine della guerra, fu la volontà di radunare sotto il futuro Stato ebraico tutte le zone dove i coloni erano presenti in numero significativo (seppur nella maggior parte dei casi etnia di minoranzaDistribuzione della popolazione nella Palestina del 1946) per scoraggiare possibili rappresaglie da parte della popolazione araba. Per fare questo fu assegnato al futuro Stato ebraico quasi tutto il territorio che era allora sotto la diretta gestione mandataria.

Tra i motivi del rifiuto portati dai rappresentanti della popolazione palestinese vi era l'assenza nello Stato arabo di sbocchi sul Mar Rosso e sul Mar di Galilea (quest'ultimo la principale risorsa idrica della zona), l'assegnazione di solo un terzo della costa mediterranea, oltre al fatto che alla popolazione ebraica minoritaria (33% della popolazione totale) venisse assegnata la maggioranza del territorio (anche se questo comprendeva zone improduttive come il deserto del Negev).

Nella sua relazione l'UNISCOP prendeva anche in considerazione la situazione economica che si sarebbe venuta a creare nei futuri due Stati (United Nations Special Committee on Palestine, Recommendations to the General Assembly, A/364, 3 September 1947 - PART I. Plan of partition with economic union justification), consigliando (nell'ambito di un più ampio elenco di raccomandazioni per realizzare questa soluzione e porre termine al controllo mandatario) di istituire una moneta comune e una rete di infrastrutture che si estendesse a tutta la Palestina indipendentemente dalle divisioni. Oltre a questo si evidenziava che agli ebrei sarebbe stata assegnata la parte più sviluppata economicamente, che comprendeva quasi del tutto le zone di produzione degli agrumi, ma si faceva presente come in questa lavorassero anche molti produttori arabi. Il comitato riteneva peraltro che con un sistema economico comune ai due Stati non sarebbe stato nell'interesse di quello ebraico far rimanere quello arabo in una condizione di povertà e di precarietà economica. Sempre per la parte economica l'UNSCOP prevedeva il possibile arrivo di aiuti internazionali per la costruzione di sistemi di irrigazione in entrambi gli Stati, in aiuto alle rispettive produzioni agricole.

La Gran Bretagna si astenne nella votazione e rifiutò apertamente di seguire le raccomandazioni del piano, che riteneva si sarebbe rivelato inaccettabile per entrambe le parti e annunciò che avrebbe terminato il proprio mandato il 15 maggio 1948.

Lo scoppio e lo sviluppo della guerra arabo-israeliana del 1948 (preceduta da mesi di scontri sia interni, sia frontalieri) il 14 maggio 1948 impedì la realizzazione del piano, mentre gli esiti di questa e della successiva guerra dei sei giorni (giugno 1967) portarono Israele ad occupare di fatto un territorio più vasto di quello previsto dal piano di partizione, comprendente anche la città di Gerusalemme.

La prima indicazione che l'OLP sarebbe stato disposto a una suddivisione del territorio in due Stati, almeno provvisoriamente, fu articolata da Said Hammami a metà degli anni '70.Ayoob, Mohammed. The Middle East in world politics. 1981, page 90Ḥusayn Āghā, Shai Feldman, Aḥmad Khālidī, Zeev Schiff. Track-II diplomacy: lessons from the Middle East. 2003, page 11

Il dopoguerra e le risoluzioni ONU

Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, risalenti al giugno 1976, sostengono la suddivisione dell'area in due Stati basata sulle linee pre-1967, su tali risoluzioni fu posto il veto dagli Stati Uniti.Cattan, Henry. The Palestine question. 1988, page 307 L'idea ha avuto il supporto schiacciante da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite fin dalla metà degli anni '70. Negli anni 1990 la necessità urgente di una pace nell'area ha riportato l'idea dei due Stati al centro della scena. Verso la fine del decennio il notevole lavoro diplomatico ha portato a un negoziato tra le due parti per raggiungere un accordo sulla soluzione dei due Stati, tale negoziato ha compreso gli accordi di Oslo e il summit di Camp David seguito poi da altri negoziati a Taba nel gennaio 2001. Tuttavia, non è ancora stato raggiunto alcun accordo definitivo.

La maggior parte dei palestinesi e degli israeliani, così come la Lega Araba, hanno dichiarato che accetterebbero la soluzione dei due Stati basata sulle linee pre-1967. Secondo un sondaggio condotto nel 2002, il 72% dei palestinesi e degli israeliani è favorevole a un accordo di pace basato sulle frontiere del 1967, a patto che ogni gruppo abbia la certezza che la controparte sia cooperativa nel fare le concessioni necessarie per un tale insediamento.

Tuttavia nessun governo di entrambe le nazioni avrebbe eventualmente accettato una linea di demarcazione che avesse previsto il controllo condiviso del Monte del Tempio.

L'assurdità della situazione ha portato il presidente degli Stati Uniti d'America Bill Clinton, in carica a quel tempo, a proporre di suddividere l'area verticalmente, proposta però inaccettabile per entrambe le parti.

Le variazioni al negoziato includevano uno Stato palestinese che avrebbe dovuto comprendere tutta la Cisgiordania e la Striscia di Gaza o solo alcune parti di quest'ultima. Alcune proposte sollevate durante i colloqui con i palestinesi promuovevano alcuni piccoli aggiustamenti territoriali comprendendo anche alcune aree dell'attuale territorio israeliano.

Alcuni politici israeliani, come Benjamin Netanyahu, erano favorevoli a una particolare forma della soluzione dei due Stati in cui allo Stato palestinese sarebbe stata concessa la maggior parte degli attributi di uno Stato indipendente, ma gli sarebbero stati negati alcuni aspetti della sovranità che avrebbero potuto permettergli di minacciare Israele. Benjamin Netanyahu sostenne, per esempio, che la capacità del futuro Stato di importare armi doveva essere limitata. La leadership palestinese non considerava tali proposte nel vero spirito della soluzione dei due Stati.