Nativo dell'Istria, all'epoca territorio dell'Impero austro-ungarico e pertanto suo cittadino, si arruolò durante la prima guerra mondiale nella Regia Marina italiana raggiungendo il grado di tenente di vascello e fu catturato nel luglio 1916 durante una missione. Condannato da una corte imperiale per alto tradimento, venne giustiziato a Pola il 10 agosto dello stesso anno e per tale motivo insignito di medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Fu tra le figure più importanti dell'irredentismo italiano e massimo rappresentante di quello istriano.
Biografia Origini e formazione Nacque a Capodistria — quando l'Istria era ancora parte dell'Impero austro-ungarico — da Giacomo, marittimo di ascendenza romana, e Anna Depangher, che apparteneva a una delle famiglie di più antica ascendenza capodistriana, e che lo formò ed educò allo spirito patriottico italiano. Nazario frequentò le scuole elementari con buoni risultati e tentò in seguito, per volere del padre, gli studi ginnasiali, ma non era quella la sua vera passione, che si rivelò invece il mare; passava molto del suo tempo su una barca a vela o su una lancia a remi dello storico Circolo Canottieri Libertas di Capodistria (che diventerà una vera fucina di irredentisti e la cui sede, il Casotto, verrà bruciata dalla polizia austriaca nel 1915).
Il suo carattere particolarmente ribelle e gli scarsi risultati scolastici spinsero così il padre a ritirarlo da scuola e a portarlo con sé a bordo delle navi. Iniziò molto giovane l'attività di marinaio, che lo portò all'età di vent'anni al suo primo comando su una nave mercantile. All'età di 24 anni s'iscrisse alla scuola Nautica di Trieste, ove ottenne il diploma di capitano marittimo di grande cabotaggio.
La carriera nella marina Dopo essere stato al servizio di varie società di navigazione, tra cui la Società austro-americana dei fratelli Cosulich, la Società Istria-Trieste e il Lloyd Austriaco, nel 1910 passò al servizio della Società cittadina di navigazione a vapore di Capodistria, che dopo la guerra sarà rinominata Compagnia di navigazione capodistriana. Nella sua vita di ufficiale marittimo, Sauro comandò diversi piroscafi passeggeri e da carico, tra i quali il Vittor Pisani, il Cassiopea, il Carpaccio (di proprietà della famiglia Sauro), lOltra, il Capodistria, il Quieto e soprattutto il piroscafo San Giusto (che dopo la guerra cambierà nome in Nazario Sauro), che faceva la spola tra Capodistria e Trieste.
Con il Capodistria effettuava spesso trasporti di carbon fossile e bauxite, facendo la spola tra il bacino del fiume Ausa e Trieste, Ravenna, Ancona, Chioggia o Bari. Durante le navigazioni nel mare Adriatico iniziò a prendere i primi contatti con altri irredentisti e a studiare e annotare ogni angolo della costa, i fondali, le insenature, le isole e le terre del Quarnaro e della Dalmazia, comprese le coste albanesi. Le navigazioni costiere e l'ingresso nei porti dell'Istria e della costa dalmata gli consentirono anche di raccogliere preziose informazioni sulle difese militari che l'Austria aveva realizzato e che stava predisponendo per prepararsi alla guerra, a protezione dei propri porti e lungo le coste. Egli era convinto che, prima o poi, avrebbe trovato l'occasione di mettere queste preziose informazioni a disposizione della Marina italiana.
Le idee politiche Nazario Sauro, di fede democratica e repubblicana, proveniva da una famiglia di tradizioni popolari e nella sua prima gioventù fu vicino al socialismo, perché il suo animo semplice e buono e la pietà verso le classi meno favorite dalla sorte lo attiravano per naturale inclinazione verso questa tendenza politica. Più tardi si staccò dal socialismo internazionalista (essendo questo contrario alla guerra contro l'Austria-Ungheria) e si accostò, perché meglio corrispondente ai suoi ideali politici, alla democrazia sociale di stampo mazziniano, che vedeva nella guerra non solo una soluzione nazionale per le terre istriane e trentine, ma la possibilità di più ampi sviluppi democratici, convinto che dal conflitto mondiale sarebbe uscita un'Europa di nazioni libere e indipendenti.
Lontano dalle posizioni di nazionalismo imperialista, impersonate da Ruggero Timeus, egli era vicino a quel volontarismo mazziniano e repubblicano che ebbe nelle sue file Scipio Slataper, i fratelli Giani e Carlo Stuparich, Gabriele Foschiatti e Giuseppe Pagano: gli ultimi due avrebbero concluso la loro vita, trent'anni più tardi, in un campo di concentramento nazistaMonica Rebeschini, La Trieste di Pincherle, Trieste, Comunicarte, 2008, pag. 42 e seguire.. È sempre in quegli anni che Sauro alimenterà e consoliderà il suo spirito idealistico e la sua visione di unità d'Italia, che avrebbe dovuto comprendere anche le terre d'Istria e della Dalmazia, oltre a Trento. Il sentimento patriottico di Sauro si formerà anche grazie agli insegnamenti della famiglia, in particolare della madre.
L'attività cospirativa in Albania Tra il 1908 e il 1913 Nazario Sauro, in conformità al principio mazziniano dell'indipendenza di tutti i popoli, svolse un'intensa attività clandestina a favore dell'Albania, guidando diverse spedizioni clandestine d'ingenti quantitativi di armi e munizioni destinate agli insorti di quel Paese, retto nel periodo da un governo provvisorio albanese, che aspiravano ad affrancarsi dal dominio ottomano e dall'influenza austriaca. Per svolgere queste attività clandestine, Sauro ricorse a diverse unità navali a vela, in particolare il trabaccolo Tacito, che gli fornivano amici fidati, tra cui l'armatore Costante Camali. In quegli anni moltissimi profughi albanesi affluirono a Trieste che, per la sua particolare posizione geografica e politica, divenne luogo di incontro di tutti gli agitatori e i pretendenti al trono di Albania.
Gli albanesi consideravano Sauro un amico fidato e sicuro, lo cercavano, gli chiedevano consigli; intorno a lui si era formato un quartier generale e Sauro li incontrava quando vi giungeva giornalmente con il piroscafo San Giusto. Nei circoli dei patrioti albanesi, Sauro era popolarissimo, tanto che un influente albanese, il giurista e politico Terenzio Tocci, ebbe a dire: «Un nome, quello di Sauro, che i veri albanesi non dovranno mai dimenticare»Mario Nordio, Inviato speciale in Europa, a cura di Manlio Cecovini, Trieste, Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione, 1992, pagg. da 119 a 128.. Tanto si appassionò alla causa albanese, da dare il nome di Albania a una delle sue due figlie, ultima di cinque figli, a tutti i quali Sauro dette nomi patriottici e di libertà: Nino (da Nino Bixio), Libero, Anita (da Anita Garibaldi) e Italo.
Il trasferimento in Italia
Molte furono le occasioni in cui Sauro manifestò la sua contrarietà all'occupazione asburgica del suolo istriano e l'avversità della polizia austriaca verso ogni manifestazione di italianità. Il 21 agosto 1913 furono emanati dal governatore di Trieste i «decreti Hohenlohe», che imponevano alle società e agli enti pubblici locali di licenziare gli impiegati italiani che non fossero sudditi austriaci.
Sauro, non potendo accettare questo programma di cancellazione dell'italianità della Venezia Giulia, entrò immediatamente in conflitto sia col governo marittimo di Trieste, sia con la compagnia di navigazione ove lavorava, continuando ad assumere e imbarcare sul piroscafo San Giusto solo marittimi italiani. Non si assoggettò mai a quella “legge anti-italiana”, né si piegò alle forti pressioni dell'autorità portuale triestina. Per tener testa a questa, dovette più volte subire multe e richiami, fino a che le autorità austriache, stanche delle sue attività contrarie all'Impero, nel maggio 1914 lo fecero dimettere dalla Società di Navigazione dove era impiegato.
Essendo scoppiata la prima guerra mondiale il 28 luglio del 1914, Sauro, che manifestava apertamente e da sempre sentimenti italiani, lasciò pertanto Capodistria il 2 settembre 1914 e in ferrovia raggiunse Venezia, dove insieme con altri esuli sostenne l'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria-Ungheria. Egli si pose così, in anticipo rispetto alla politica estera italiana ancora prudente e neutrale, nella duplice posizione sia di cospiratore – sempre pronto a proporre e partecipare ad azioni di «sbarco alla Pisacane» in territorio giuliano-dalmato – sia di informatore; quest'ultima posizione era molto rischiosa a causa del suo essere suddito austriaco: se fosse stato catturato e riconosciuto quando andava a Trieste clandestinamente, da solo o con il figlio, per portare passaporti falsi o per raccogliere informazioni militari sull'Austria, per lui sarebbe stata la forca.
Per questa attività impiegò anche il figlio Nino, che dal primo momento del loro trasferimento a Venezia incominciò a portare clandestinamente passaporti falsi presso il Consolato d'Italia a Trieste: travestito da mozzo si nascondeva nelle stive dei piroscafi che facevano la spola tra Venezia e Trieste. Per questa attività, il re d'Italia conferirà a Nino Sauro nel 1921 la medaglia d'argento al valor militare con la seguente motivazione: «Educato dal padre a forti sensi di Patria, non ancora dodicenne, sfidando il pericolo di inesorabili repressioni poliziesche portava a compimento con ardire e sagacia, superiori alla sua età, importanti missioni a Trieste e contribuiva efficacemente alla preparazione della guerra e della Vittoria» (Venezia-Trieste, settembre 1914-marzo 1915). A seguito del terremoto che colpì la regione della Marsica il 13 gennaio 1915, Sauro fu tra i primi a partire per dare conforto e soccorso ai superstiti. Una lapide a lui dedicata è esposta dall'8 febbraio 1931 presso il palazzo municipale di Avezzano e un'altra in via dei Serpenti a Roma.
L'arruolamento nella Regia Marina
Con l'entrata in guerra dell'Italia, Sauro si arruolò volontario nella Regia Marina, dove ottenne il grado di tenente di vascello di complemento (23 maggio 1915). Fu destinato alla Piazza Militare Marittima di Venezia e nelle missioni operò spesso con il nome di copertura di Nicolò Sambo, allo scopo di eludere eventuali sospetti della sua reale identità in caso di cattura. Nei primi mesi propose diversi progetti di azione in territorio istriano; egli intuì, col suo fare e proporre azioni e «sbarchi alla Pisacane», uno stile di combattimento che precorse i tempi, anticipando i corpi speciali e gli assaltatori della Marina di cui oggigiorno si avvalgono le forze armate moderne. Le sue idee in fatto di strategia militare non andavano però d'accordo con le strategie militari italiane dell'epoca, sia per mare sia per terra, ancora arroccate su un sistema di guerra di posizione e di logorante temporeggiamento.
La sua mente fervida non si esaurì nel progettare e proporre azioni di forza e di sabotaggio, ma si produsse anche in progetti tecnico-militari. Ideò e progettò, per uso bellico, una boa-vedetta-sommergibile di dimensioni tali da poter ospitare due persone per parecchi giorni, che sarebbe stata adibita, e impiegata da lui stesso, come posto di osservazione e segnalazione dei movimenti della flotta nemica davanti al porto di Pola. La boa, di forma ovoidale, aveva tutti i congegni di un moderno sommergibile per immergersi ed emergere a volontà ed era provvista di periscopio. Per mezzo di ancora e catena avrebbe dovuto mantenersi in una posizione fissa e stabilita, rendendo facile alle torpediniere italiane ritrovarla e rimorchiarla alla base allo scadere della missioneCarlo Pignatti Morano, La vita di Nazario Sauro e il martirio dell'eroe, Milano, Treves, 1922, pag. 54.Il progetto è conservato al Museo Centrale del Risorgimento di Roma..