Partecipò, fra il 1897 e il 1899, alla spedizione belga in Antartide, diretta da Adrien de Gerlache. Nel 1906 sostiene di aver raggiunto insieme con Edward Barrill la vetta del Monte McKinley, in Alaska, la montagna più alta del continente nordamericano ( metri). Cook sosteneva anche di aver raggiunto per primo il Polo nord, il 21 aprile 1908, un anno prima di Robert Edwin Peary.

Biografia

Frederick Albert Cook, penultimo di cinque figli (quattro maschi e una femmina), nacque il 10 giugno 1865 a Hortonville, nella contea di Sullivan, Stato di New York, dal dottor Theodore Koch e da Magdalena Long, entrambi nati in Germania. Il padre era emigrato negli Stati Uniti, alle falde dei Monti Catskill, nel 1848. La famiglia della madre si era trasferita da New York City in seguito a un'epidemia di colera.

La famiglia viveva in una fattoria circondata da basse colline. Il dottor Theodore, che una volta arrivato in America aveva cambiato il proprio cognome nell'equivalente inglese Cook, svolse la professione di medico legale per l'esercito unionista durante la guerra civile. Spesso i suoi pazienti, gente di campagna molto povera, preferivano pagare in natura. Theodore morì di polmonite nel 1870, quando Frederick aveva cinque anni. Fu per lui un grosso trauma che lo accompagnò per tutta la vita. I fratelli tentarono di coltivare il terreno circostante la fattoria, ma senza successo, poiché era roccioso e poco fertile.

L'amore per la natura Frederick, sin da bambino, amava la natura, la libertà e l'avventura. Non potendo acquistare una slitta per scendere lungo i pendii dei Monti Catskill, durante i nevosi mesi invernali, ne costruì una tagliando alberi dei boschi vicini. Divenne talmente bravo che le sue slitte erano considerate le migliori e più veloci della regione.

Il trasferimento a Brooklyn, la scuola e il lavoro Quando il fratello maggiore William riuscì a trovare lavoro a New York, tutta la famiglia si trasferì a Brooklyn sperando che in una grande città si potessero trovare maggiori opportunità. La madre inoltre decise che Frederick dovesse seguire le orme del padre e diventare anche lui medico. Nonostante frequentasse la scuola, Frederick continuò comunque a sostenere la famiglia, lavorando dapprima in un mercato all'ingrosso di prodotti agricoli. Malgrado lavorasse sino a mezzogiorno, riuscì comunque a diplomarsi alla Public School Number 37.

Successivamente lavorò come fattorino presso una società immobiliare e quindi aprì una tipografia. Una volta venduta quest'ultima, rilevò un servizio di consegne di latte a domicilio. Progettò e costruì con l'aiuto dei fratelli un carro, trainato da un cavallo comprato da lui stesso, adatto al trasporto delle bottiglie in vetro per il latte. Quando incominciò a frequentare all'università le lezioni di Medicina, dovette assumere diversi autisti. Le consegne incominciavano all'una di notte e terminavano verso le dieci del mattino, dopodiché Frederick si recava in aula ad assistere alle lezioni sino alle quattro del pomeriggio.

Alla sera, a casa, studiava sino a quando non riprendeva le consegne. Quando nel 1888 a New York City vi fu una tempesta di neve, montò una barca di cinque metri su dei pattini da slitta, attaccò un paio di cavalli e incominciò a consegnare a domicilio il carbone. Frequentò il Columbia's College of Physicians and Surgeons per due anni e quindi si trasferì alla New York University. L'anno successivo, a ventiquattro anni, si fidanzò con Mary Elizabeth Forbes, detta Libby, che lavorava presso un calzaturificio di Manhattan e già nell'anno seguente la sposò.

La morte della moglie e della figlia Nel 1890, Libby diede alla luce una bambina, che però visse solo poche ore. La donna, a causa di una grave infezione sistemica, morì qualche giorno dopo fra le braccia del marito, che solo poco prima aveva ricevuto la notizia dell'idoneità alla professione medica da parte dell'università. Fu un duro colpo per Frederick, che preferì andare a vivere a Manhattan insieme con la madre e la sorella. Vendette la ditta di consegne a domicilio al fratello William e aprì un ambulatorio medico. Cercò di risollevarsi dalla perdita della moglie e della figlia incominciando a leggere libri sulle esplorazioni artiche.

Incomincia l'avventura

Fu nell'inverno del 1891 che, leggendo un articolo del New York Herald, Cook venne a sapere che l'ingegnere Robert Edwin Peary, tenente della marina americana presso il Philadelphia Navy Yard, stesse reclutando degli uomini per la sua prossima esplorazione nell'Artico e cercasse anche un medico. Peary aveva già tentato di attraversare la calotta artica nell'estate del 1886, ma era rimasto bloccato da forti tempeste, per cui aveva dovuto rinunciare all'impresa. Erano molti anni che l'ingegnere cercava di organizzare un nuovo viaggio in Groenlandia. Quando, nel 1888, di ritorno dal "Grande Nord", aveva letto sui giornali la notizia che l'esploratore norvegese Fridtjof Nansen avesse attraversato da costa a costa la Groenlandia, ciò lo aveva fatto cadere in uno stato di forte depressione e sfiducia in sé stesso.

Cook non perse tempo e il giorno stesso scrisse una lettera a Peary in cui si offriva di partecipare alla spedizione in qualità di medico, avendo i requisiti necessari. Due mesi più tardi arrivò un telegramma in cui veniva invitato a Philadelphia per un incontro.

A Philadelphia, Peary illustrò a Cook il programma della prossima spedizione, della durata di un anno, e gli spiegò che oltre a svolgere la funzione di medico, avrebbe dovuto impegnarsi anche nelle attività scientifiche di etnologo e antropologo. A tale riguardo, consigliò a Cook di leggere diversi libri di antropologia. A sera, prima di congedarsi, i due strinsero l'accordo verbale che sanciva l'assunzione del dottore con una paga di cinquanta dollari, uguale a quella di tutti gli altri membri della spedizione. Sarebbe seguita la firma del contratto scritto, due giorni prima della partenza.

Prima spedizione in Groenlandia

Un caldo pomeriggio del 6 giugno 1891, la goletta Kite, di 280 tonnellate, con la prua e lo scafo rinforzati in ferro per poter affrontare i ghiacci dell'Artico, partì da un molo di Brooklyn percorrendo l'East River. A bordo vi era anche una donna, la prima americana a partecipare a una spedizione in territorio artico; si trattava di Josephine, la moglie di Robert Peary. Il fatto di dividere l'angusto spazio con una coppia sposata per un anno intero non aveva riscosso l'entusiasmo degli altri membri della spedizione, tutti giovani e celibi. Anche Cook non era d'accordo, ma si guardò bene dal parlarne.

Facevano parte dell'equipaggio anche un ventenne campione norvegese di sci di nome Eivind Astrup, che aveva risposto, come tutti gli altri, a un annuncio apparso su un giornale; un certo Longdon Gibson, ventiseienne cacciatore e scalatore di Flushing nello Stato di New York, che aveva recentemente esplorato il Grand Canyon; e John M. Verhoeff, un venticinquenne di St. Louis laureatosi all'università di Yale in geologia ed esperto anche in meteorologia. Durante l'incontro con Peary, quest'ultimo aveva asserito che le probabilità che tornassero vivi da un viaggio del genere fosse pari al 10%. L'ultimo membro del gruppo era un ragazzo di colore nato da genitori liberi, originari del Maryland, ma rimasto orfano a sette anni, il ventiquattrenne Matthew Henson; sarebbe stato il cameriere personale dei coniugi Peary.

L'arrivo in Groenlandia Dopo qualche settimana la goletta giunse in prossimità della Groenlandia, un'isola scoperta dai navigatori norvegesi circa cinque secoli prima dell'arrivo di Cristoforo Colombo. Solo in seguito si scoprì che aveva una forma simile a una pera lunga circa 2.400 chilometri e larga circa 1.440 nel punto di larghezza massima. Era ricoperta da uno spesso strato di ghiaccio, tranne nell'estremità meridionale e in alcune zone rocciose.

Si fermarono dapprima presso un insediamento danese sull'isola di Darko, a Godhavn per una breve sosta quindi a Upernarvik, l'insediamento danese più settentrionale, costituito da alcune case e una piccola chiesa. Qui, non essendoci un medico, il dottor Cook fece alcune visite a domicilio prestando cure ad alcuni ammalati e anche un piccolo intervento chirurgico. Il giorno dopo la Kite riprese il viaggio verso nord, avanzando a fatica fra i ghiacci della baia di Melville.

L'incidente di Peary Il 14 luglio 1891, improvvisamente, un blocco di ghiaccio bloccò il timone, la ruota sfuggì dalle mani del timoniere, e ruotando velocissima colpì la gamba destra di Peary fratturandogli, al di sotto del ginocchio, sia la tibia sia il perone. Cook intervenne subito, constatò la frattura biossea e rinchiuse la gamba in una scatola imbottita di cotone, immobilizzandogliela con una stecca. A causa del forte dolore, Cook fu costretto a somministrare a Peary morfina, antidolorifici e sedativi, in modo che lo potessero aiutare a dormire.

Il timore di quasi tutti i componenti dell'equipaggio fu che quell'infortunio avrebbe potuto mettere a repentaglio il viaggio. Cook invece rispondeva che sarebbe riuscito a guarire entro la primavera, cioè quando avrebbe avuto inizio il lavoro più importante e impegnativo. Il 26 luglio 1891 il capitano della goletta informò Peary che si trovavano nella baia di McCormick e che il viaggio era impedito da grossi lastroni di ghiaccio per cui avrebbe invertito la rotta. L'ingegnere, invece, ordinò ai componenti della spedizione di sbarcare e di allestire l'accampamento per trascorrervi l'inverno. Montarono una casa prefabbricata lungo la costa nord occidentale della Groenlandia, che chiamarono "Red Clif House" per via di alcune colline rossastre che s'intravedevano a sud. Era costituita da una stanza più grande adibita a dormitorio per l'equipaggio e da una cucina; vi era anche un banco da lavoro e un piccolo magazzino e da una stanza più piccola per i coniugi Peary con un letto matrimoniale nascosto da alcune tende. Si trovavano a 78° Lat. Nord, a circa 1.500 dal Polo nord. Peary nel precedente viaggio in Groenlandia era arrivato circa 800 chilometri più a sud, e si era fermato solo cinque mesi, evitando di trascorrere l'inverno nell'artico. Gli uomini cacciavano, mentre Josephine cucinava sulle stufe a kerosene del rifugio.

L'aiuto degli inuit Cook oltre a occuparsi delle condizioni di Peary, costretto ancora a letto, si interessò anche di trovare degli inuit disposti ad affiancarsi ai componenti della spedizione per la caccia e le esplorazioni. A tal proposito il dottore era convinto che era importante capire i loro usi e costumi. Usando una vecchia baleniera, Cook, Gibson, Astrup e Verhoeff fecero il giro della baia alla ricerca di insediamenti inuit, mentre Henson rimase alla Red Cliff House con Josephine.

Il gruppo trovò alcuni insediamenti indigeni costituiti da tende estive situate su un'isola a poca distanza dalla costa, riuscendo a convincere venticinque tra uomini, donne e bambini insieme con un centinaio di cani ad andare con loro e ad accamparsi vicino al quartier generale della spedizione. Durante il periodo estivo i cacciatori eschimesi si spostavano, portandosi dietro sia la moglie sia i figli e i loro cani. Gli uomini cacciavano e pescavano, mentre le donne cucinavano e curavano i figli. I componenti delle famiglie non si separavano mai per lunghi periodi, in quanto in quelle lande desolate ricoperte da ghiacci, avevano bisogno l'uni degli altri per il sostentamento.

Gli usi e i costumi degli inuit

Peary fu molto felice e si congratulò con Cook per essere riuscito a ottenere l'aiuto degli inuit. Vivevano in iglù costruito vicino alla Red Cliff House, alla quale avevano comunque accesso e ottimamente riscaldata. I membri della spedizione riuscirono a comprendere molto delle usanze degli indigeni. Ad esempio era comune tra gli Inuit condividere la propria moglie con i visitatori, o anche con altri componenti della loro comunità se vi era tra loro un accordo.