I Sanniti furono un antico popolo italico stanziato nell'area centromeridionale della Penisola. Da costoro prende il nome la regione storica del Sannio, corrispondente a parte delle attuali regioni Abruzzo, Molise, Campania nonché a talune aree marginali di Lazio, Puglia e Basilicata.
La storiografia antica, prevalentemente romana, descriveva i Sanniti come una popolazione dedita prevalentemente alla pastorizia, articolata in insediamenti sparsi (vicatim), organizzata in tribù federate in una lega. Particolarmente marcata era la loro bellicosità: secondo la tradizione Roma sarebbe riuscita a sconfiggere questo popolo soltanto dopo tre sanguinosissime guerre. La Regio IV Samnium, istituita in età augustea, corrispondeva solo parzialmente all'antico Sannio.
Etnonimo I Sanniti definivano Safinim (dalla radice italica Sab-/Saf- presente anche negli etnonimi "Sabini" e "Sabelli", ad esempio) il proprio territorio nazionale, e definendo se stessi con il nome di Safineis (in greco antico Σαφινείς). Le differenti denominazioni a noi giunte attraverso la lingua latina si spiegano con la circostanza che in latino arcaico la /f/ intervocalica non era presente, per cui Safinim divenne per assimilazione Samnium, da cui i Romani derivarono il toponimico SamnitesCalvert Watkins, Il proto-indoeuropeo, p. 49. per designarne gli abitanti.
Storia Il Ver Sacrum
Secondo quanto raccontato da Dionigi di AlicarnassoDionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 16.2., i Sabini, che avevano lungamente combattuto contro i vicini Umbri, non potendo prevalere, decisero di sacrificare i nati di quell'anno se avessero riportato vittoria sugli Umbri. Ottenuta la vittoria, ma essendo stati poi oppressi da grave carestia, per liberarsi da tale calamità decisero di dedicare agli dèi i loro figli, allo scopo di ritrovare l'abbondanza perduta. Questi, consacrati al dio Marte, una volta raggiunta l'età adulta furono mandati dai loro genitori a cercarsi una nuova dimora.
Questo schema appare replicato nelle altre leggende relative all'origine delle varie tribù sannitiche: in ognuna di esse compare la storia di un gruppo di giovani che abbandona la propria comunità d'origine al seguito di un animale totemico. Ad esempio, i sanniti Pentri avrebbero fondato la città di Bovianum seguendo un bue, mentre gli Irpini avrebbero seguito un lupo (in osco hirpus).
Il ver sacrum costituisce dunque l'evento che dà origine sia a nuovi centri abitati sia a intere popolazioni, probabilmente in seguito a sovrappopolazione dei territori d'origine
La Lega sannitica
I Sanniti costituivano una confederazione di popoli, la Lega sannitica, ed erano strettamente correlati agli Osci, popolazione indoeuropea del gruppo osco-umbro. In epoca storica i Sanniti risultano dispersi su un vasto territorio delimitato a nord dai monti della Maiella, in Abruzzo, al confine con i Marrucini (a nord-est), i Peligni (a nord) e i Marsi (a nord-ovest); a sud ed a est dal Tavoliere delle Puglie e dalle coste adriatiche; a ovest dal Mar Tirreno, dalle terre dei Volsci, degli Aurunci, dei Sidicini e dei Latini.
La formazione dellethnos sannita è avvenuta intorno al V secolo a.C.. I Sanniti si suddividevano in quattro tribù principali: Caudini, Irpini, Pentri e Carricini..
Le Guerre sannitiche
Il territorio occupato dalla confederazione sannita si espanse progressivamente, ma giunti a toccare il Basso Lazio e la zona di Napoli i Sanniti dovettero confrontarsi con i Romani, con i quali stipularono in primo luogo un patto di amicizia nel 354 a.C.Tito Livio, VII, 19.. Undici anni dopo, nel 343 a.C., la città etrusca di Capua fu occupata dai Sanniti e chiese aiuto al Senato romano, che accolse la supplica. La prima guerra sannitica fu breve e i Romani prevalsero, nonostante alcune difficoltà iniziali, grazie alla Battaglia di Suessula (341 a.C.) Le tensioni sociali interne e la preoccupazione per la possibile infedeltà di altri popoli italici appena sottomessi indussero però il Senato a stipulare un trattato di pace assai mite con i SannitiTito Livio, VII, 29-38..
Casus belli della seconda guerra sannitica fu la fondazione della colonia romana di Fregellae, in territorio sannitico; il conflitto divampò nel 326 a.C. e i Sanniti poterono contare sull'appoggio di altri popoli da poco sottomessi ai Romani e che mal ne tolleravano il giogo. Inizialmente la guerra fu favorevole ai Sanniti: guidati da Gaio Ponzio, umiliarono i Romani nelle Forche Caudine (321 a.C.), nei pressi di Caudium, che impose al Senato una tregua. Le ostilità ripresero nel 316 a.C. e i Sanniti ebbero di nuovo inizialmente la meglio, espandendosi verso il Lazio grazie all'appoggio della Lega Ernica; Roma tuttavia riuscì ad imporsi nei pressi di Maleventum (odierna Benevento), grazie alle truppe guidate dalle legioni di Papirio Cursore e di Bibulco, e quindi ad avere la meglio sulla Lega ed infine, nella battaglia di Boviano (305 a.C.), sugli stessi Sanniti, che l'anno seguente accettarono un trattato di pace i cui termini ricalcavano formalmente quello precedente, ma che di fatto aprì la strada a una sempre maggiore presenza romana nel SannioTito Livio, VIII, 22-IX, 45..
La definitiva sottomissione dei Sanniti a Roma fu sancita dalla terza guerra sannitica (298-290 a.C.). Preoccupati dall'espansionismo romano, i Sanniti si unirono in una nuova coalizione con Etruschi e Umbri, ma i Romani prevalsero nella battaglia di Sentino (295 a.C.); rimasti isolati i Sanniti subirono la sconfitta definitiva nella battaglia di Aquilonia del 293 a.C. e, confinati in un territorio ristretto, non furono più in grado di mettere seriamente in discussione l'egemonia romana, anche se conservarono un certo grado di autonomia e di identità.
Le ultime rivolte e la romanizzazione
La politica condotta da Roma sui Sanniti dopo il 290 a.C. fu dura; tra l'altro, a seguito della deduzione della colonia beneventana (268 a.C.), le due principali tribù sannitiche (i Pentri e gli Irpini) furono tra loro separate. Inoltre, nonostante il rispetto formale della loro autonomia, sostanzialmente i Sanniti furono integrati forzatamente nel sistema capitolino . Tuttavia ciò avvenne molto lentamente, poiché essi conservarono sempre una fiera ostilità nei confronti del dominio romano e non persero occasione di dimostrare il loro spirito di rivolta nei confronti degli oppressori: appoggiarono le Guerre pirriche (280-275 a.C.) e l'avanzata di Annibale in Italia (217-214 a.C.). Alcune parti del territorio sannita erano state comunque tempestivamente confiscate; nel 180 a.C. in quelle stesse terre furono poi fatti insediare i Liguri Bebiani e Corneliani, deportati dalla Lunigiana.
I sanniti inoltre parteciparono alla rivolta dei popoli italici nella guerra sociale del 90-88 a.C.; istituendo la loro capitale a Corfinium (Corfinio, AQ), con un governo autocratico, e alcuni capi sanniti, Quinto Poppedio Silone, Gaio Papio Mutilo e Mario Egnazio, guidarono con tenacia e abilità le forze della coalizione contro Roma. Alla fine i ribelli vennero sconfitti dai Romani e Lucio Cornelio Silla devastò con il suo esercito il territorio sanniticoT. Mommsen, Storia di Roma antica, vol. II, tomo I, pp. 274-296..
I Sanniti parteciparono anche alla guerra civile romana tra sillani e mariani dell'83-82 a.C. affiancando la fazione democratica contro l'aristocrazia guidata da Cornelio Silla; un grande esercito sannita, guidato dal valente condottiero Ponzio Telesino, marciò audacemente su Roma giungendo fino alle porte della città; Silla, accorso in soccorso della capitale con il suo esercito, riuscì, dopo una drammatica battaglia, a distruggere l'esercito sannita nello scontro della Porta Collina, Ponzio Telesino cadde sul campoT. Mommsen, Storia di Roma antica, vol. II, tomo I, pp. 389-396.. Questo comportò altra distruzione nel Sannio da parte di Silla, inserendo i sanniti nelle liste di proscrizione e, a chi lo accusava di crudeltà, secondo Strabone, "egli rispondeva di aver imparato che nessuno dei Romani sarebbe potuto vivere in pace finché anche un solo Sannita fosse sopravvissuto"Strabo, 5, 4, 11 C 249-250.
I Sanniti ricomparirono sulla scena politica anche nel corso della Terza guerra servile (73-71 a.C.) e della congiura di Catilina (62 a.C.). Soltanto a distanza di qualche secolo si ottenne una definitiva pacificazione poiché i Romani, per garantire la stabilità dei territori assoggettati nonché una valvola di sfogo contro ulteriori ribellioni, concessero lentamente la cittadinanza a tutte le popolazioni italiche. Con il tempo, i Sanniti si integrarono anche nella classe dirigente romana; uno dei più famosi fu Ponzio Pilato, Prefetto della Giudea ai tempi di Cristo, infatti il nome di Ponzio rimanda a origini sannite.
Suddivisione in tribù Le principali tribù sannitiche erano quattro.: i Carricini occupavano la zona settentrionale; le loro città principali erano Cluviae e Iuvanum; i Pentri occupavano l’area centrale del Sannio, con capitale Bovianum; i Caudini occupavano la zona sud-occidentale, con capitale Caudium; gli Irpini occupavano la zona sud-orientale; i loro centri principali erano Aquilonia, Aeculanum, Aequum Tuticum, Abellinum, Compsa e Vescellium.
Molte altre città (ad esempio Aufidena, Telesia, Maleventum) erano certamente sannitiche, ma non si sa con certezza a quale tribù appartenessero. La distribuzione geografica tribale appariva comunque strettamente connessa alla situazione orografica: ognuna delle quattro tribù era infatti organizzata attorno a un massiccio montuoso che poteva fungere da estremo rifugio in caso di pericolo: la Maiella per i Carricini, il Matese per i Pentri, il Taburno per i Caudini e i monti dell'Irpinia per gli stessi Irpini..
Società e vita quotidiana
Nel Sannio preromano esistevano pochi centri urbani di una certa grandezza. Quella sannitica era una società rurale e le città erano costituite principalmente da capanne di pastori. Abellinum, Aesernia, Aeclanum, Allifae, Aquilonia, Bovianum, Cubulteria, Maleventum, Saepinum, Telesia, Trebula Balliensis e pochi altri centri sembra siano state città di una certa importanza ai tempi in cui il Sannio era indipendente, ma la loro estensione rimase assai limitata fino all'epoca della colonizzazione romana. La società sannitica, priva di un governo centrale organizzato e organizzata in comunità rurali, deve aver avuto caratteristiche servili e feudali. Le classi inferiori dipendevano economicamente dagli aristocratici ma non sembra che la schiavitù vera e propria fosse molto estesa: il sannita medio non era uno schiavo ma è certo che la sua era una vita di lavoro e sacrificio, alle dipendenze del signore locale.
A causa del clima ostico e per la diffusione della pastorizia i Sanniti utilizzavano indumenti di lana. Per quanto riguarda invece gli accessori, nonostante i popoli dell'Italia meridionale in genere amassero molto i gioielli, i Sanniti non essendo ricchi potevano permettersene pochi: sono stati ritrovati più che altro orecchini e forcine, e più di tutti fibulae o coltelli che erano soliti attaccare alle cinture.
I Sanniti erano monogami ed il divorzio era consentito. Secondo Orazio il ruolo della moglie sannita era molto importante, si occupava della casa e dell'allevamento ed educazione dei figli.
Molto popolari erano i combattimenti tra gladiatori: fu probabilmente dai Sanniti che tale cruento passatempo venne importato a Roma. Per lungo tempo, infatti, il solo tipo di gladiatore conosciuto a Roma era quello noto come sannita. La scuola di gladiatori più famosa risiedeva nella città di Capua, come testimonia anche lo storico Valerio MassimoValerio Massimo, V. Maximi Factorum et Dictorum Memorabilium, II, 3, 2. Originariamente i combattimenti si svolgevano solo in occasione dei funerali.
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